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Intervista a Fabio Celoni

conosciamo meglio il disegnatore
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Intervista a Fabio Celoni
 


Intervista a Fabio Celoni


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Anteprima

Anteprima

Recensione

Dopo qualche domanda sul suo nuovo lavoro, il gentilissimo Fabio Celoni è stato così disponibile da rispondere a qualche altra domandina sui suoi gusti, e su cosa lo ha portato alla paz... cioè al lavoro di disegnatore.

1) Un po' di dati anagrafici: nato, cresciuto, vissuto, imparato, scuole dell'obbligo e del divieto, scuole d'arte/illustrazione/fumetto, scuole di vita varie, autovettura, bicicletta, motoratto, smarmittare, cani, gatti, congiunti a carico, amici da scarico, eccetera.

Questa domanda basterebbe per un'intervista intera!
Mi piacerebbe partire dall'eccetera, ma diciamo che vidi la luce nel settembre del 1971, in un giorno di passaggio da un segno a un altro. Cuspide di Bilancia ascendente Bilancia: pura follia. Non ricordo molto di quei giorni ma alcuni sostengono che ero tutto intento a fissare il soffitto della camera dell'ospedale, nel silenzio più assoluto!
Poi una classica trafila da anormale, le mie giornate da bambino erano divise tra ore passate in biblioteca a leggere di tutto e ore passate in strada con la mia banda di amici in bici o in pattini. Divoravo i grandi romanzi d'avventure, e i miei amici dovevano subire le loro trasposizioni durante i giochi del pomeriggio in cui li trascinavo. Questa voglia di inventare storie è sfociata col tempo verso il genere fantasy: ricordo con nostalgia le grandi partite a Dungeons&Dragons, anche se i miei "compagni d'avventura" dovevano sorbirsi partite di settimane! Ma ero un Master generoso!

Paperinik
disegni di Fabio Celoni

(c) aventi diritto

Paperinik<br>disegni di Fabio Celoni<br><i>(c) aventi diritto</i>

Sono sempre andato a scuola di malavoglia, odiavo dover imparare cose a memoria, non ne vedevo il senso, anche se in realtà ho sempre avuto voti piuttosto buoni. Le mie materie preferite erano disegno, musica, e matematica. Visto che ho avuto la fortuna di aver da subito le idee molto chiare: a 8 anni decisi categoricamente che avrei fatto il disegnatore di fumetti, li disegnavo già da due ma presi tempo per preparare mia madre alla notizia! Sfruttavo le ore di artistica per disegnare le mie storie. Ottenni un permesso dalla professoressa di allora per poter disegnare i miei fumetti durante la sua ora, invece che fare disegno dal vero. In cambio lei me ne rubava qualcuno ogni tanto. Avevo anche assoldato un mio compagno di banco, tale Stefano, perché mi aiutasse nel lettering, visto che l'ora scorreva sempre troppo veloce!
A 13 anni, appena finite le medie, mi iscrissi alla Scuola del Fumetto di Milano, fu un ritorno alla vita dopo l'opprimente periodo della scuola dell'obbligo. Ma mi facevo quel che si dice un mazzo quadrato, dopo scuola tornavo a casa e disegnavo fino quasi all'ora di andare a dormire. In quegli anni vinsi una borsa di studio che aiutò un po' la mia famiglia a pagarmi la retta visto che avevo appena perso mio padre. Quando a 17 anni mi diplomai, lavoravo già saltuariamente in vari posti, in piccole realtà. Collaborai a Mostri, una rivista horror della Acme, e a 18 anni mi presentai in Disney. L'anno dopo pubblicai la mia prima storia su Topolino: Massimo Marconi mi disse che ero il più giovane ad aver pubblicato sul giornale da quando era nato.
C'erano ancora delle domande? Già, autogatto e topomoto...! Da qualche mese ho un micio in casa, trovato nel parco del Ticino l'unica volta che ci sono andato. Mi ha seguito fino all'auto e una signora mi ha detto che l'avevano abbandonato due giorni prima, così gli ho detto di salire (al gatto, non alla signora). E' nero e completamente pazzo, l'ho chiamato Faust.

2) Per chi lavori, o hai lavorato, oltre a Disney e Bonelli?

De Agostini, Mondadori, Acme, Kinder Ferrero, Nestlè, agenzie pubblicitarie varie, Esseffe Edizioni, Twenty-Century Editions, Rainbow Company (ditta di moda - a Hong Kong, sul posto!), diverse piccole case editrici per lavori saltuari... e mi starò senz'altro dimenticando qualcosa. Recentemente ho sviluppato il logo della Squadra Omicidi di Milano!

Un bizzarro ciclista
illustrazione di Fabio Celoni

(c) aventi diritto

Un bizzarro ciclista<br>illustrazione di Fabio Celoni<br><i>(c) aventi diritto</i>

3) Cosa fai quando non lavori? Ovvero: hobby o altre passioni oltre al disegno/illustrazione.

Ho sempre scritto molto, mi diverto con racconti, poesie (che non ho mai fatto leggere a nessuno!), semplici riflessioni e pensieri. Detta così può sembrare una sparata ma ho scritto 5 libri (anche se sui primi due sorvolerei!), il primo appena finito di leggere Moby Dick: a 8 anni! Titolo suggestivo: "L'elefante di Giada", un intricatissimo affare di contrabbando a bordo di una petroliera, la Maxidam, in viaggio dallo stretto di Bering alle coste della Spagna. Mai finito! Ne scrissi un 200 pagine circa. Poi scrissi un libro a puntate per mio padre, quando stava in ospedale, avevo circa 12 anni. Ogni volta che lo andavo a trovare ne scrivevo una parte nuova e gliela leggevo, lui era molto orgoglioso. Era un viaggio all'interno del corpo umano da parte di quattro scienziati miniaturizzati (ma il film non l'avevo ancora visto!), chissà che fine ha fatto. Qualche anno dopo scrissi "In viaggio per Bareesh", il primo di una quadrilogia di librigame fantasy che avrei voluto completare, anche con illustrazioni. Anni dopo scrissi il secondo, "La regione delle Nebbie". Un malloppo di più di 400 pagine, solo per accorgermi che i librigame non li voleva più nessuno!
Ma per parlare di cose un po' più serie, ho appena terminato di scrivere e illustrare un libro che non è un romanzo, né un libro di illustrazioni, né un fumetto: è una cosa non classificabile, credo... perdonatemi se rimango un po' sul vago, un po' è scaramanzia e un po' il desiderio di non rovinare la sorpresa (che credo notevole) a chiunque avrà il desiderio di sfogliarlo!

Un'illustrazione per un (possibile) libro
disegno di Fabio Celoni

(c) aventi diritto

Un'illustrazione per un (possibile) libro<br>disegno di Fabio Celoni<br><i>(c) aventi diritto</i>

Altri hobby? Suonare la chitarra, fare lunghe escursioni tra le montagne, viaggiare, andare in bici, snowboard, pattini, guardare il fuoco del camino (ma è un hobby? Forse no...), distillare olii essenziali, giocare con la playstation, ri-scervellarmi con quelle vecchie avventure grafiche dei tempi del C64 tipo Monkey Island, fare gare di kart, raccogliere piante da simil-monaco cistercense, dipingere, e naturalmente leggere. Ragazzi, quant'è corta la vita!

4) Quale futuro per pennelli, pennini, chine, acquerelli, pantone, spugnette, raschietti, e tutto quel materiale fisico per colorare ed inchiostrare nella moderna era di Adobe Photoshop e dei suoi fratelli?

Guarda, personalmente credo che non potrei mai fare a meno della "fisicità" della carta, del contatto tattile con la grana del foglio, con l'odore della china, con le dita sporche d'inchiostro... amo colorare "a mano" ...diciamo così... perché le sensazioni che ti dà lo spargere il colore sul foglio non sono replicabili, a mio parere. Ma non è soltanto una questione emozionale, è il risultato ad essere diverso (forse proprio perché "ispessito" da quelle emozioni...), difficilmente si può ottenere a computer la stessa cosa.
Certo, i programmi grafici si evolvono a velocità impressionanti, e oggi sono in grado di fare cose impensabili solo pochi anni fa, ormai con la penna ottica e un buona piattaforma grafica si possono realizzare dei dipinti, in fondo sono solo degli strumenti e ciò che conta è la mano che li dirige. Siamo destinati a vedersi assottigliare sempre più i risultati finali, penso. In più, hanno l'enorme vantaggio di poter tornare indietro e correggere. Ma ripeto, credo che un'opera realizzata "alla vecchia maniera" possieda qualcosa in più, dettata anche forse dalle imperfezioni, dalla carta che si gonfia, forse la differenza è destinata a spostarsi più su un piano metafisico, di percezioni. Ma rischia di diventare un discorso troppo lungo, la natura dell'arte. Comunque ogni strumento possiede un suo valore, ognuno ha una sua specificità, un suo senso, un suo vantaggio. Dunque più strumenti si hanno e meglio è, a patto da non farsi accecare da loro.

5) Quali differenze per te nel realizzare una sceneggiatura disneyana, una bonelliana o altre?

Beh, direi che alcune modalità sono simili, il senso di consequenzialità è identico in tutti i fumetti ad esempio, poi entrando nello specifico bisogna calarsi nelle particolarità della serie in questione, valutarne le caratteristiche, conoscere i personaggi il meglio possibile. Una grossa differenza tra il fumetto realistico e quello umoristico è dato dalla "regia", cioè dall'impostazione delle sequenze, dalle varie inquadrature.
In un fumetto realistico sono gestibili primi piani e mezzibusti, magari in una scena di dialogo, puntando l'attenzione su dettagli. Questo nell'umoristico funziona difficilmente, primo perché la sintesi è ovviamente maggiore e primi piani eccessivi rischiano di impoverire la tavola, poi perché un personaggio umoristico recita con tutto il corpo, l'intera sua struttura fisica è una linea dinamica che suggerisce un sentimento, uno stato d'animo. Perciò vengono privilegiate inquadrature più aperte, campi medi-lunghi, anche se è un discorso riduttivo, in realtà ogni linguaggio ha sue caratteristiche peculiari che possono essere assimilate solo con il tempo, è un po' come "sentire il ritmo" per i musicisti.
Poi c'è il discorso della "fotografia", cioè dell'uso delle luci di scena, che è completamente diverso (nel realistico è molto più importante, naturalmente in linea di massima, poi ci sono le eccezioni) e la recitazione, che nell'umoristico è molto più caricata, esasperata.

6) Composizione della tavola, matite e stesura dei neri? Come ti organizzi il lavoro? Qual è la tua "filosofia" sulla distribuzione dei pieni?

Dunque, realizzo un layout della tavola che devo disegnare su un foglietto, poi passo a realizzare direttamente sul foglio definitivo la matita, sulla quale poi inchiostro direttamente, con pennello e pennino. Cerco di realizzare una tavola al giorno, ma non ci riesco quasi mai, molto spesso faccio solo una tavola a matita. Lavoro a casa, 8-10 ore al giorno a seconda delle consegne, e può capitare tranquillamente di dover tirare le due-tre di notte per finire qualcosa! Ma d'altro canto sono un nottambulo convinto... la mia filosofia sulla distribuzione dei pieni? Beh, una tavola dev'essere ben bilanciata, armonica, tento di dare una struttura all'intera pagina, quando è possibile. Credo che questa capacità si formi con il tempo e sia qualcosa che travalichi le regole scritte, si bilancia con il gusto personale che lavorando si affina, capisci quando qualcosa è di troppo e quando la tavola è sballata, vacillante, un po' come un cuoco che sa mettere la dose di sale giusta, quanto basta.

Credo che se il pubblico accoglierà positivamente la formula delle miniserie e dei romanzi a fumetti, o graphic-novel, si potranno vedere cose davvero interessanti e nuove.

7) L'uso di un "fondale" su cui poi provare varie soluzione per la collocazione e la postura dei personaggi è una tecnica che in qualche modo si avvicina alle basi dell'animazione: ti piacerebbe lavorare nel mondo dei cartoni o comunque del cinema?

Sì, molto, adoro il cinema e il mondo dell'animazione. Ho studiato a fondo i grandi animatori Disney e Warner qualche anno fa, i loro studi sul movimento, sulla dinamica dei corpi, sulla plasticità delle forme, che tentavo di riversare nel fumetto. Lavorare nel cinema è un sogno proibito, ma se proprio vogliamo sognare, mi piacerebbe poter lavorare alla creazione di personaggi, o costumi, o ambienti in film come Il mistero di Sleepy Hollow (ti cito il primo che mi viene in mente perché Tim Burton è uno dei miei registi preferiti: quando è uscito Nightmare before Christmas sono tornato 4 volte al cinema a rivederlo), o alla stesura di qualche storyboard. Ho anche iniziato a lavorare ad un cartone animato, l'anno scorso, ero stato contattato per lo studio dei personaggi. Purtroppo il progetto è ora in stallo per problemi economici, ma mi auguro davvero che si possa trovare uno sbocco, in qualche modo.

Un inquietante demone
illustrazione di Fabio Celoni

(c) aventi diritto

Un inquietante demone<br>illustrazione di Fabio Celoni<br><i>(c) aventi diritto</i>

8) Quale è il tuo genere narrativo preferito?

Leggo davvero un po' di tutto, ma sono un grande appassionato del fantastico-fantasy. E dell'horror-gotico.

9) Ora che sei conosciuto come il creatore grafico di Brad Barron tutti a dire "Celoni qua, Celoni là" ma Fabio Celoni è sulla breccia da un bel po' di anni. Da dove viene artisticamente Fabio Celoni (primi passi nel mondo del fumetto) e soprattutto, dove stai andando? Evoluzioni di stile e carriera.

Anche se ho 33 anni, ormai sono già 17 che lavoro professionalmente... cominciano a essere tanti! E' interessante la domanda che proponi, da dove vengono le suggestioni che formano un disegnatore? Dalle cose che si sono lette e studiate, certo, ma anche da tutto quello che si è immagazzinato nel corso della vita... ti racconto un aneddoto, tre o quattro anni fa sono tornato a Vezzo, un microscopico paesino vicino al lago Maggiore dove mi portarono i miei per qualche anno, nelle mie prime estati da bambino. Dall'età di 8 anni non ci ero più tornato, ma passeggiando per le stradine del paese sono stato colto da flash violentissimi, mi ritrovavo a fissare angoli e arcate e sottotetti. E mi sono reso conto, oltre ai ricordi che quei luoghi mi portavano, di come il mio primo stile, quello sviluppato in Disney, poi sfociato nel grottesco, comunque l'impronta della deformazione che si muove sempre forte dentro di me, fosse nato in quei vicoli: quelle linee, quelle ombre, erano quelle che poi avevo trasformato e filtrato da grande, contaminate certo da altre suggestioni, ma ai miei occhi perfettamente riconoscibili.

Numero 1 - Tavola 67
disegni di Fabio Celoni

(c) 2007 Edizioni Star Comics

Numero 1 - Tavola 67<br>disegni di Fabio Celoni<br><i>(c) 2007 Edizioni Star Comics</i>

I primi passi nel mondo del fumetto li ho fatti con poche tavole a matita per un numero dei Fantastici tre Supermen, e poi con qualche storia realistica per Mostri. Ma indubbiamente ciò che mi ha formato sul campo è stato tutto il lavoro fatto per la Disney. Lì ho iniziato studiando Gottfreddson, Iwerks, Barks, i maestri dell'animazione, Carpi, Scarpa, Cavazzano: da questi nomi ho tentato di sviluppare uno stile mio, che risentiva anche di altre influenze, e si è trasformato in qualcosa di molto personale, anche se sono convinto, intimamente legato alla tradizione. Sono stati degli anni credo irripetibili in quanto a fermento creativo e a nuove strade intraprese, è stato colmato un buco generazionale con un gruppo di giovani artisti che hanno dato vita a una nuova era nel fumetto Disney.
Per il futuro mi auguro di poter continuare a lavorare per la Bonelli e per la Disney, due case editrici che mi hanno dato enormi opportunità, che spero di avere almeno in parte ripagato. In Bonelli, Dylan è il personaggio che sento più vicino, graficamente e come tematiche, e spero davvero di poterlo disegnare ancora a lungo. Poi Dampyr per le atmosfere, Brendon per l'ambientazione e naturalmente Brad Barron!
Credo che se il pubblico accoglierà positivamente la formula delle miniserie e dei romanzi a fumetti, o graphic-novel, si potranno vedere cose davvero interessanti e nuove. La Disney credo abbia delle enormi potenzialità in questo senso, sia come struttura che come possibilità grafiche attuabili. Sarei entusiasta di poter portare avanti qualcosa in questo senso. Mi piace sperimentare, cercare strade nuove e alternative. Se un progetto mi appare interessante e stimolante, mi ci butto a testa bassa, con tutta la passione che ho in corpo.
Ho parecchi progetti personali in cantiere, su alcuni sto già lavorando, altri sono solo embrioni. Oltre al libro che ho appena terminato di cui parlavo prima, nei ritagli di tempo lavoro a Zoath, su testi e disegni, un cartonato stile francese ma in numero unico, che uscirà per l'italiana EssEff.

La copertina di Zoath
disegni di Fabio Celoni

(c) aventi diritto

La copertina di Zoath<br>disegni di Fabio Celoni<br><i>(c) aventi diritto</i>

Non sono molti gli editori, anche all'estero, che ti permettono di fare esattamente ciò che vuoi, è l'occasione per avere finalmente mano libera, totalmente, e poter spaziare in uno stile che non deve fare i conti con esigenze editoriali di realtà già avviate. Lo stile che sento più vicino a me: di genere grottesco e un po' barocco. Poi farò un mazzo di tarocchi per lo Scarabeo, le bellissime edizioni d'arte di Pietro Alligo. Se il mercato fosse un po' più elastico forse ci sarebbe la possibilità di portare avanti il progetto che nacque qualche anno fa con Paolo Mottura, mio grande amico e grandissimo artista: l'idea per una rivista di concezione completamente diversa, per dirla alla Monty Phyton maniera, di cui non dico di più per ovvi motivi! In fondo, nella vita non si sa mai...

10) Altre domandine di prassi: su quali disegnatori ti sei formato?

Alberto e Enrique Breccia, Toppi, Battaglia, Tacconi, Cavazzano, Moebius, Nine, Munoz, Boucq, Mandrafina, Uderzo, Raymond, Gottfredson, Barks, Carpi, Scarpa, Micheluzzi, e tantissimi altri. Kay Nielsen, Frank Thomas, Ollie Johnston, Giger, Frazetta, Rockwell, nella pittura Chagall, Kandinskij, Toulouse-Lautrec, Mirò, Dalì, Degas, Picasso. E non posso non includere Gaudì.


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