Intervista a Elena Mirulla
Pagine correlate
- Crazy Tribe
Anteprima - I Piccoli Eroi di Ho Lan
Annotazioni su Anteprima - Il ritorno degli squinternati
Critica - Una tribù di matti
Critica
Recentemente, sempre per i tipi di Salvatore Taormina, ha pubblicato "Crazy Tribe", un bell’albo di genere umoristico demenziale, che avrà comunque un seguito. Ha collaborato anche per un sito americano “vietato ai minori” con una strip dal titolo "Sugar Ink". Le sue strip di "WeirdVampy" invece vengono pubblicate dalla rivista "Brand New" (edita dalla Free Books).
La cosa che colpisce di questa ragazza è la sua completa autonomia di autrice. Per "Crazy Tribe", ad esempio, è stata sceneggiatrice, disegnatrice, si è occupata della colorazione (rigorosamente a mano) e credo che abbia fatto anche il lettering. È così?
Sì, è quasi tutto così. Il progetto "Sugar Ink" si è fermato da tempo, purtroppo. Non so neanche se nel sito potete trovare le strip. Riguardo il lettering, essendo io completamente negata, dopo il secondo numero de "I Piccoli Eroi di Ho Lan" è stato deciso di comune accordo di affidarlo a Maurizio Clausi (che mi sopporta pazientemente, visto che scrivo dei dialoghi abbastanza lunghi).
Per quanto riguarda “Sugar Ink”, sono andato a guardare subito nel sito (ehm, ehm) e purtroppo i tuoi fumetti non sono più presenti. Allora ci fai diventare morbosamente curiosi. Che razza di strip erano? Le vedremo mai in Italia?
Mi sa che sul sito non ci sono mai state. Il fatto è che avevo preparato più di 20 strip (che mi avevano pagato) ma poi il progetto si era fermato per il più stupido dei motivi: poca organizzazione e altri impegni da parte dell'editore, dello sceneggiatore e della sottoscritta... Peccato, magari riprenderemo. Non credo si vedranno mai in Italia e io non posso mostrarle essendo di proprietà dell'editore. Era la storia di alcuni ragazzi mezzi artisti, molto divertente e un po’ sexy.
Come procedi nella realizzazione di un fumetto? Stendi prima la sceneggiatura, fai le bozze a matita e poi le passi a china? Oppure ti getti d’impulso un po’ come faceva Jacovitti?
In giro per la rete
Elena Mirulla
sito ufficiale dell'autrice
Blog
blog di Elena Mirulla
Cronaca di Topolinia
sito ufficiale della rivista di Salvatore Taormina
Un tempo mi gettavo a bomba (non con gli stessi risultati del Jacovitti, of course) disegnando direttamente a china le mie tavole. Poi pian piano, mentre imparavo la tecnica, ho dovuto anche accantonare la fase più "istintiva" per ottenere risultati più professionali. All'inizio tutti i disegnatori pensano di essere gli unici a non avere bisogno di fare storyboard o di schemi per costruire le masse, invece poi, acquisendo esperienza, si ci trova davanti alla dura realtà. Al momento procedo così: scrivo una bozza della storia più o meno dettagliata. Da quella faccio degli storyboard abbozzati (piccolissimi, che capisco solo io) e al contempo scrivo la mia sceneggiatura. Poi la correggo e la aggiusto dove occorre. Così posso passare a fare i miei storyboard più precisi (di solito su un A4 o metà dello stesso) dopo, a seconda delle necessità, o ridisegno tutto a matita oppure ricalco lo storyboard al tavolo luminoso. Poi chino [cioè la passa a china, n.d.r.] la tavola e se serve faccio i colori.
Quanto tempo ci metti a fare una tavola?
Per una tavola in bianco e nero (dallo storyboard alla china) ci metto circa metà giornata. Per una tavola completa (dallo storyboard al colore) ci metto una giornata intera.
Perciò "Crazy Tribe" lo hai completato in…
"Crazy Tribe" è stato realizzato su tavole in A3 colorate a mano e per completare una tavola dallo storyboard al colore finito ci mettevo un giorno intero (cioè dalle 8 del mattino fino alle 3 di notte, senza pause se non per mangiare o andare in bagno, ehm). Quindi posso dire che ci ho messo circa un mese e mezzo o due (calcolando di aver lavorato ogni giorno).
Ma tutte quelle situazione e battute demenziali ti vengono di botto o magari ci hai anche pensato sopra?
Di sicuro mi vengono di botto, magari poi ci ragiono sopra per trovare la soluzione migliore e affinare la battuta. A certi il mio umorismo piace perchè non è particolarmente "acido" invece ad altri non piace proprio per lo stesso motivo. Mi hanno detto che sono troppo "zuccherosa". Io non credo, ma ognuno la pensa come vuole.
Ma come ti è saltata in mente l’idea di fare fumetti e magari di guadagnarci anche di che vivere?
Eheh, non lo so, mi sa che è perchè non so fare proprio nient'altro! Fin da bambina (come tutti i sacrosanti disegnatori) ero "quella brava a disegnare" a scuola e visto che amavo tanto disegnare ho pensato "sarebbe figo se fosse anche ciò che mi dà da mangiare". Geniale, no? Peccato che non sia così facile riuscirci. Comunque vorrei precisare che ho scelto di fare soprattutto fumetti piuttosto che illustrazione o altro perchè amo in particolare raccontare storie e creare dei personaggi che poi diventano per me dei figli di inchiostro. Il senso del mio lavoro è trasmettere qualcosa di me al lettore ed entrarci in qualche modo in contatto. Quando vedo qualcuno che ride sfogliando i miei fumetti per me è una soddisfazione immensa che mi ripaga di tante cose (potessi anche mangiarci con la soddisfazione!). Posso dire che la maggior parte dei lettori che più mi apprezzano sono ragazze della mia età, a cui infatti mi rivolgo maggiormente. In alcune occasioni, per un disegnatore o sceneggiatore mostrare il proprio lavoro è come mostrarsi nudi e vulnerabili.
Personalmente non ho paura a dire che temo il giudizio degli altri anche se credo che le critiche costruttive possano aiutare a migliorarsi e a cercare di dare di più
Personalmente non ho paura a dire che temo il giudizio degli altri anche se credo che le critiche costruttive possano aiutare a migliorarsi e a cercare di dare di più. Non capisco invece quelli che si divertono (è proprio il caso di dirlo) a stroncare completamente il lavoro di qualcuno che magari ci ha messo l'anima. A me è capitato tante volte, ma ogni volta, dopo la rabbia e la tristezza, pensavo "Ok, dimostrerò che si sbaglia". Poi non so se ci riesco, ecco. In ogni caso io trovo che i complimenti (sinceri) siano anche un modo per dare più coraggio a qualcuno, per dirgli "Forza che ce la fai!". Alcuni disegnatori invece non amano i complimenti perchè li considerano inutili per il loro progresso artistico... Secondo me non è così, è sempre bello vedere che c'è qualcuno che apprezza ciò che fai, ti sembra che il tuo lavoro abbia un senso e ti spinge a tenere duro.
Quali fumetti hanno rappresentato la tua iniziazione culturale?
Innanzitutto mio padre è un lettore di fumetti e quindi li ho amati presto, dal classico
In "Crazy Tribe", volutamente ispirato al Manga demenziale, ho trovato però gli echi del fumetto di casa nostra (o dei cugini d’oltralpe) da "Umpah-Pah" (Goscinny e Uderzo) a "Lucky Luke" (Morris e Goscinny), sino a personaggi come Legs, Sprayliz, Gea. Quali di questi personaggi ti hanno veramente influenzata? E ce ne sono altri che non ho citato?
Uhm... "Crazy Tribe" non è volutamente ispirato al Manga demenziale. Certo, ha dei riferimenti a questo, è evidente... Però io cerco di rielaborare i vari stili che mi piacciono e creare qualcosa di mio e personale, poi non so se ci riesco. Non so dirti a quali fumetti mi ispiro (è una cosa inconscia, credo...). Di certo cerco di raggiungere la naturalezza e l'espressività della mia adorata Silvia Ziche.
Tu hai citato Silvia Ziche. A me vengono in mente anche Vanna Vinci e Laura Scarpa. Sono tante le autrici donne in un mondo che, nel secolo scorso, era rigorosamente maschile. E sono numerose anche le protagoniste femminili nei fumetti di alto livello da
Sono tantissime le disegnatrici donne anche in Italia. Ho partecipato alla manifestazione "Casa Comix" svoltasi a Bologna questa primavera (di cui si può trovare il catalogo in alcune fumetterie) dedicata appunto alle donne del fumetto (disegnatrici, sceneggiatrici, coloriste, e anche organizzatrici di diecimila cose come Valentina Semprini di "Fumo di China") e penso che le donne non hanno assolutamente nulla da invidiare al lavoro degli uomini. Solo fra le ospiti al Casa Comix c'erano dei talenti veri e propri. Se posso dire la mia certe persone credono che noi donne non siamo in grado di fare fumetti. Lo so perchè lo vedo coi miei occhi. Ovvio che non tutti la pensano così, ma è innegabile che alcuni ne siano convinti. Tra l'altro alcuni escono fuori con battute tipo "lavora perchè ha le tette" cosa davvero idiota, perchè secondo me nel disegno conta ciò che sai fare (anche se è vero che, se sei un disegnatore famoso, qualche porticina aperta in più la trovi, ammettiamolo). Il fatto è che generalmente le donne hanno un segno più aggraziato e gentile mentre gli uomini più crudo e diretto (non sempre è così, ovviamente). Ma è anche bello che ci siano queste differenze, no?
Una storia a fumetti che ti ha fatto piangere e una che ti ha fatto ridere a crepapelle
Piangere? Ehm... nessuna. Piango più facilmente per i cartoni animati stile Disney (tipo la scena di
Ti sei mai cimentata nella realizzazione di un personaggio “realistico”? Ti piacerebbe farlo?
Sì, ogni tanto disegno qualche personaggino realistico, per cambiare un po’, ma credo che ognuno debba fare ciò per cui è più portato. Personalmente mi sento nel mio disegnando il genere umoristico/sentimentale (deformed e non). Lascio fare il realistico a chi è capace davvero. Io cerco di far bene (se posso) ciò che mi riesce meglio, naturale e divertente. A me piace anche il genere realistico ma non mi ispira particolarmente disegnarlo.
Cosa pensi degli autori e in genere del fumetto italiano?
Penso che la gente con talento ci sia in Italia sia fra i professionisti che fra gli esordienti. Il problema è che pochi leggono fumetti (soprattutto fatti da italiani... In Italia) e quindi gli editori non ci vogliono neanche investire sopra. E così noi disegnatori cerchiamo fortuna all'estero. È un circolo vizioso e bisogna che succeda qualcosa di davvero importante per riportare i lettori al fumetto. Magari cercare di avvicinare le giovani generazioni.
E delle attuali politiche editoriali del fumetto in Italia?
Posso parlare dell'unico editore (anche se poi è un'associazione culturale) con cui ho collaborato e che mi ha pagata: Salvatore Taormina. In tanti lo criticano ma alla fine a me sembra che nel suo piccolo stia facendo un gran lavoro per promuovere il fumetto italiano e ha dato la possibilità a tanti esordienti di mettersi alla prova e vedere i propri lavori pubblicati. Non siamo diventati ricchi perchè in pratica ci paga l'originale, ma è preciso e sicuro nei pagamenti (al contrario di tanti altri che non pagano o lo fanno se e quando vogliono loro). E nonostante tutte le cose che si possano dire lui mette una gran passione in ciò che fa. Se le case editrici "grosse" facessero ciò che sta facendo Salvatore sarebbe già un gran passo avanti. Il fatto è che per noi fumettisti è un lavoro e non si può pretendere di non ripagare (anche se poco) un lavoro. Uno non va dal panettiere a dirgli "Dammi 3 chili di pane a gratis, grazie". Perchè con noi invece sì? Capisco all'inizio come gavetta... Ma poi basta!
Beh acquistare l’originale non è molto rispettoso dei diritti dell’artista.
Lui è un collezionista e non vedo cosa ci sia di male ad acquistare l'originale. Io lavoro anche su commissione e la differenza è questa: lui compra l'originale e me lo pubblica anche (ovviamente col mio consenso). Poi alle fiere del fumetto io cerco di esserci sempre per pubblicizzare il mio lavoro. Alla fine per me è un'opportunità per farmi conoscere. In fondo da un piccolo editore mica si può pretendere la Luna. E poi c’è da chiarire che molte delle serie le ha inventate lui, sono nate dalla sua fantasia.
Non c’è ovviamente nulla di male nel comprare l’originale. Il vizio sta nel fatto che comperando l’originale si vuole comprare l’opera intellettuale e poi farne quello che si crede, senza più dare i diritti all’artista. È stata fatta una lunga battaglia negli anni scorsi per affermare il principio per cui l’opera intellettuale dovrebbe rimanere di proprietà dell’artista, ma ora, in base a quello che mi dici, mi pare si stia tornando indietro.
Sì, è vero ciò che dici. È giusto che l'originale e i diritti restino all'autore, però la politica editoriale del Tao è questa e se non fosse così non so se potrebbe farcela a continuare (e morirebbero tutte le sue pubblicazioni). Non ha certo i soldi dei grossi editori per finanziarsi e quindi da qualche parte deve pur rientrare nelle spese. Noi collaboratori lo sappiamo, dipende solo se accettare o no. Io in questa determinata situazione mi sento di accettare queste condizioni. Essendo io esordiente ho bisogno di fare gavetta e rifarmi un minimo dei costi. E poi sono grata a Taormina perchè è il primo che mi ha permesso di mettermi alla prova e lavorare. Cosa molto importante: lui si fida di me e mi permette di avere (quasi) il totale controllo sulle sceneggiature e disegni che faccio e quindi io mi affeziono un sacco a questi progetti e li sento proprio "miei".Comunque, certi "grossi" editori non ti pagano neanche l'originale, pensa te! Alla fine certe leggi non mi pare che vengano seguite per davvero.
L’operazione condotta da Salvatore Taormina è in parte meritoria. Senza la sua attività molti artisti magari non esisterebbero neanche. Il fatto è che la scelta degli albi cartonati e patinati, introvabili anche nelle migliori fumetterie, si può adattare solo a prodotti di altissimo livello. Esistono ancora (ed esisteranno, ancora per un po’, sino all’inevitabile estinzione) i soliti acquirenti, estimatori, nostalgici, con qualche capello bianco in testa e qualche soldino in tasca disposti all’acquisto. Ma opere come la tua come potranno mai arrivare, stante certe elitarie linee editoriali, al suo pubblico più consono? Cioè, come potranno arrivare, ai giovani, che con opere di tale livello potrebbero tornare ad appassionarsi a questo mondo di fumetti che noi amiamo?
Anch'io preferirei che i miei fumetti fossero presenti in ogni edicola d'Italia ma visti i costi, la distribuzione e mille problemi burocratici non penso che Taormina potrebbe farcela. Il problema è che le autoproduzioni o simili non si trovano di certo in edicola (e neanche in fumetteria dove ormai ci sono al 90% manga o videogiochi) quindi è difficile "accalappiare" un lettore distratto che magari vede per caso un fumetto e pensa "Toh, mi piace, lo compro!" ma altrimenti non l'avrebbe mai cercato.
È triste dirlo ma un lettore che cerca un determinato prodotto deve proprio andarselo a cercare ben bene e non con facilità. Quindi il fumetto diventa sempre più di nicchia...
È triste dirlo ma un lettore che cerca un determinato prodotto deve proprio andarselo a cercare ben bene e non con facilità. Quindi il fumetto diventa sempre più di nicchia perchè viene comprato solo da chi è già interessato ai fumetti senza incrementare nuovi lettori o quasi.
In base alla tua diretta esperienza di appassionata, prima che di autrice, come è possibile fare in modo che i giovani si avvicinino, conoscano e amino i fumetti e il loro mondo.
Bisognerebbe fare delle piccole lezioni alle scuole elementari per spiegare come si fa un fumetto e avvicinare i bambini. Ma è un'utopia perchè tanti "grandi" non ritengono che il fumetto valga l'attenzione delle scuole, considerandolo una cosa dozzinale. Poi alcuni bambini di oggi sono poco avvezzi al fumetto, preferiscono videogiochi o altre cose e sono super-impegnati. Una bambina una volta ad una fiera mi ha detto "Io non ho tempo per leggere fumetti". Ci sono rimasta con un palmo di naso! Personalmente vorrei creare qualche progetto mio, indirizzato ai giovani (lettori di manga, magari) per avvicinarli al fumetto nostrano. Il problema è trovare un editore che mi paghi il giusto e che permetta la distribuzione in tutta Italia. Un sogno, insomma.
Come autrice ti senti di più un meccanico o un costruttore di diligenze?
Ehhh?!?
Ti spiego. Andrea Cascioli, in un suo intervento su uBC, ha spiegato che il fumetto, di fronte ai nuovi media, che di fatto lo stanno soppiantando, si presenta metaforicamente come una diligenza degli inizi del novecento di fronte all’entrata sul mercato delle automobili. In quel caso sicuramente i più bravi di coloro che facevano diligenze non si misero a fare automobili. Tu, che tra l’altro pubblichi tanto su Internet, cosa ne pensi? Il fumetto si potrà riconvertire in qualcosa d’altro o rimarrà la buona, vecchia rivista cartacea?
Ah, capito! Beh, io sono per il fascino del cartaceo, poter sfogliare, leggere (magari al gabinetto! I fumetti da cesso sono i migliori secondo me) e conservare un fumetto non ha paragoni col leggere lo stesso su un freddo schermo, seppur a gratis. Internet può servire e serve senz'altro come mezzo per farsi pubblicità ma io spero che non diventi l’unico mezzo per noi fumettisti.
Con una metafora (neanche tanto metaforica, poi) hai colto l’essenza del fumetto che ha la sua indiscutibile forza nell’essere nazionale e popolare. Il fatto è che, al contrario di quanto si è sempre ritenuto in Italia, un’opera, può essere popolare ma al tempo stesso di altissimo livello artistico. Tu come la vedi?
Boh, io sono accusata di fare fumetti "commerciali" da alcune persone. Io faccio semplicemente ciò che mi piace e mi diverte. Secondo me un'opera "popolare" può essere di ottimo livello, dipende dal caso, ovviamente. Però qui si entra nel discorso "Che cos'è l'Arte?" e ognuno la pensa diversamente. Io credo che l'Arte sia qualcosa che stimola determinate emozioni e sentimenti. Io sono più attaccata a un'Arte che mi fa "star bene" che mi fa sognare, divertire, emozionare, ecc. Alcuni invece preferiscono l'esatto contrario. Quindi è molto vago come discorso, secondo me. Perchè alcuni possono dire che una cosa è artistica e un'altra no, ma ognuno ha il suo metro di giudizio, giusto? È come definire a priori chi è "bello" e chi è "brutto" (ci sono alcuni canoni comuni ma io per esempio mi innamoro di più dei tipi "particolari" o cessi piuttosto che dei classici belloni) anche qui è un discorso piuttosto relativo secondo il proprio gusto. Se poi parliamo a livello tecnico (cioè quanto è perfetta un'opera) non credo si parli più di "Arte", perchè ci sono opere considerate artistiche dei tipi più svariati: dai quadri di Michelangelo ai lavori futuristi! Stessa cosa nel fumetto: c'è chi fa opere straordinarie di grande valore, magari iperrealistiche con colori stupendi e c'è chi con 4 linee ti crea un capolavoro. Magari i fumetti underground possono sembrare (e in alcuni casi lo sono) senza basi tecniche, eppure non si può dire che non siano opere artistiche.
È evidente che emerge la Mirulla appassionata d’arte e laureata all’Accademia. Ma dove trovi il tempo per fare tutte queste cose? E adesso quali sono i progetti di Elena Mirulla?
In realtà sono ignorantissima anche se sono laureata! Sto facendo varie prove per vari progetti (sono scaramantica e non ne parlerò fino a quando non saranno sicuri, eheh... In questo campo sono più le false illusioni che le certezze). Poi sto preparando "Crazy Tribe 2", e vorrei finire il progetto "WeirdVampy". E qualche commissione ogni tanto. Ovviamente se riuscissi a fare il progetto dei miei sogni che desidero fare da sempre sarei ben felice. Continuo a sognare ancora un pò ;-) Nel frattempo vi saluto tutti e grazie per aver letto i miei deliri.
Vedere anche...
- Crazy Tribe
Anteprima - I Piccoli Eroi di Ho Lan
Annotazioni su Anteprima - Il ritorno degli squinternati
Critica - Una tribù di matti
Critica

























