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Intervista a Stefano Casini

i 10 anni di uBC
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Intervista a Stefano Casini
 


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uBC ha contattato Stefano Casini in occasione del decennale della sua nascita, e ha posto a lui (come ad altri noti esponenti del mondo del fumetto) una serie di domande per analizzare questi 10 anni appena trascorsi, e provare ad immaginare insieme i prossimi 10.

1) 1996-2006... pensando rapidamente agli ultimi dieci anni come è cambiato il fumetto e il suo mondo editoriale (in Italia e/o all'estero)?

Non mi sembra sia cambiato molto nei suoi aspetti più esteriori: ha chiuso qualche testata, è apparso sulla scena qualche nuovo editore, è emerso qualche nuovo autore ma tutto nella normale logica del ricambio. La vera differenza è che sono cambiati i suoi numeri, sono calate le vendite, si è polverizzato il mercato ed è diminuito lo spazio dedicato al fumetto nelle edicole, in compenso le fumetterie sono sempre più caotiche e non sono state in grado di affiancare le edicole proponendosi come alternative, ma si sono sovrapposte a loro creando forse ancora più confusione. In compenso alcune case editrici sono di nuovo riuscite a ritagliarsi degli spazi nelle librerie, pur rimanendo un mercato ancora ostico da conquistare.
All’estero mi pare che anche gli Stati Uniti stiano facendo fatica a uscire da una lunga crisi, mentre la Francia dopo un periodo di vacche grasse sia appena agli inizi della sua.

2) Finito il boom di Dylan Dog si è iniziato a parlare di crisi del fumetto italiano. Ma la cosiddetta "crisi" oggi c'è veramente? In caso di risposta positiva, direbbe che la crisi riguarda principalmente quale tra le seguenti ipotesi?

  1. a) l'età media dei lettori
  2. b) il numero di copie vendute
  3. c) le idee degli autori
  4. d) il coraggio degli editori di fare nuove proposte
  5. e) il fumetto come medium

La crisi c’è, inutile nasconderselo, basta contare le copie vendute e, se proprio vogliamo rimanere in tema facendo dei parallelismi, confrontarli con quelli di 10 anni fa.
Sinceramente la voce che lascerei fuori da quelle da te contemplate è quella riguardante le idee degli autori, quelle non credo che manchino, bisogna domandarci semmai quanti nuovi editori -lascerei fuori Bonelli o Disney o Eura che hanno politiche e programmi definiti da tempo e che comunque i loro tentativi continuano a farli- si sono affacciati sul mercato e quanti di questi hanno avuto o hanno la forza e le capacità di essere innovativi e se tra questi ne esistano in grado di sviluppare programmi per il grande pubblico e se, eventualmente, ancora esiste un pubblico numericamente importante per ridefinire un nuovo successo come quello di Dylan Dog.
Le eventuali considerazioni le lascio a voi.
Inoltre, in Italia non esistono (a parte Topolino) testate a fumetti per l’infanzia, testate cioè che prendano per mano lettori da bambini e li traghettino fino all’adolescenza o addirittura la maturità. E’ un mio vecchio pallino questo, sarà che sono cresciuto con Il Corriere dei Piccoli, Tiramolla, Soldino, Geppo, fino all’Intrepido, Il Monello, e difficilmente riesco a discostarmi da questi esempi, ma oggi la mancanza di fumetti di questo tipo (ovviamente attualizzati) immagina di contemplare un parco lettori che arrivi all’amore verso il fumetto non si sa per quale strana alchimia, visto che l’intrattenimento dei bambini passa attraverso altri tipi di attività ludiche…e, nonostante tutto, non è detto che sia una possibile soluzione.

Gli occhi di uno sconosciuto
disegno di Stefano Casini

(c) aventi diritto

Gli occhi di uno sconosciuto<br>disegno di Stefano Casini<br><i>(c) aventi diritto</i>

3) A questo proposito la recente tendenza (in Italia) di allegare ristampe di fumetti a quotidiani o riviste come va valutata?

Io parto dal presupposto che qualsiasi iniziativa “pro” fumetto va sempre lodata, tanto più quando si da l’opportunità di conoscere alle nuove generazioni autori come Pratt, Pazienza e Giardino, però mi inquieta non poco questa parola che oggi sembra l’unica applicabile: ristampa.
Mai uno che “produca” qualcosa, tutti ristampano tutto, quando forse sarebbe meglio rimboccarsi le maniche e produrre qualcosa di nuovo, creando nuovi spazi a larga diffusione e dando lavoro a qualche giovane autore, così tra i tanti supplementi settimanali (uno assimilabile all’altro), perché ad esempio non fare un bel magazine a fumetti da allegare ad un quotidiano?
Visto che questi investimenti comunque si fanno, perché non rischiare mai di mettersi in gioco, invece ripiegare sempre su cose fatte da altri, su sicurezze che non mettono mai in discussione le nostre scelte?

In giro per la rete


Stefano Casini - Official Site
il sito ufficiale di Stefano Casini

4) Immaginiamo di andare a cercare un fumetto nel 2016. La prima cosa che mi viene in mente è...

  1. a) mi vedo andare in edicola come oggi
  2. b) me lo scarico in un qualche tipo di dispositivo digitale mobile
  3. c) mi vedo da un antiquario specializzato

Ah, guarda, proprio non avrei idea, in edicola penso di no, vista la velocità con cui il fumetto progressivamente perde spazio in questo punto vendita, già mi accontenterei di trovarne ancora qualcuno da un antiquario. Difficilmente sarebbero on-line o su qualsiasi supporto che non sia la carta, anche perché non sarebbe più un fumetto.

5) Qual è oggi il rapporto del fumetto con gli altri media come cinema, videogiochi…?

Di sudditanza.
Forse qualcuno mi accuserà di non sapere uscire da quello stato di ghettizzazione in cui certi fumettari si sentono rinchiusi, escludendosi così dalle logiche create da nuovi contesti o nuove realtà -mai nulla di più sbagliato- ma anche in questo caso lascio parlare i numeri, perché le cifre non tradiscono mai.
Guarda, si può anche prendere da un fumetto, l’idea, la situazione o il personaggio da applicare ad un film o ad un videogioco, ma mentre questi riescono a produrre fatturati incredibili da questo sfruttamento (quando l’idea è buona), quasi mai questa utilizzazione riesce a ricadere sul fumetto con la medesima portata, e anche se si parte direttamente da un’idea multimediale (che contempli già in partenza lo sfruttamento di più medium), i risultati se ci saranno vedranno sempre il fumetto minoritario negli introiti.

Digitus Dei
disegno di Stefano Casini

(c) aventi diritto

Digitus Dei<br>disegno di Stefano Casini<br><i>(c) aventi diritto</i>

6) A metà degli anni '80 abbiamo opere come Watchmen o Dark Knight Returns che influenzano schiere di autori. Nel periodo considerato esistono opere (non solo italiane) dall'impatto equivalente o comunque significativo?

Non me ne viene in mente nessuna, ma può essere un problema anche mio, mentre vent’anni fa ero più influenzabile, forse oggi lo sono molto meno.

7) Sono ormai quasi vent'anni che i manga vengono pubblicati in Italia.
Ci hanno influenzato come autori o come lettori? E in termini positivi o meno?

Propendo sempre ad immaginarlo in termini positivi, ogni contaminazione non può che portare ad un risultato migliore, perchè nasce dalla miscela di nuovi contenuti.
Detto questo però, devo anche constatare una invadenza nel gusto grafico piuttosto massiccia che ha omologato il segno di molti giovani autori, secondo me impoverendolo. C’è anche da dire però che a livello di contenuti, le tematiche narrative sono cambiate spostandosi più verso l’introspezione e la riflessione generazionale, in certi casi allontanandosi dall’avventura che era stata il cardine portante di tutto l’universo narrativo, e questo è stato un cambiamento da non sottovalutare.

8) Italia / Francia: fuga di cervelli (e matite) o possibili sinergie editoriali per cambiare anche il mercato italiano?

Sinergie non ne vedo, perché contenuti, formati e mercati sono diversi tra loro e spesso poco compatibili, questo parcellizza il mercato dividendo i relativi prodotti su canali distributivi diversi rendendo tutto molto più complicato.
Che poi l’interscambio culturale non serva in futuro a far scaturire nuove sinergie, be’, questo non posso che augurarmelo, ma non vorrei rimanesse una speranza.

Il buio alle spalle
disegno di Stefano Casini

(c) aventi diritto

Il buio alle spalle<br>disegno di Stefano Casini<br><i>(c) aventi diritto</i>

9) Nel 1995 inizia a diffondersi internet come fenomeno di massa. Nel 2001 appaiono nella rete italiana i primi esperimenti di "fumetto elettronico" (nato per il web e non trasposto dalla carta).
Nel 2006 la giapponese NTTSolmare dichiara che in un mese vengono scaricati a pagamento nei cellulari "3 milioni di manga digitali".
I cosidetti webcomics sembrano però ancora cercare una propria identità e molti autori sembrano tuttora non riconoscergli una vera dignità.
C'è futuro per questa particolare forma di fumetto?
E si può parlare di fumetto senza carta?

Non potendo fare un’analisi universalmente oggettiva mi limito a farne una strettamente personale: per me il fumetto è imprescindibile dalla carta.
Su un mezzo come il video che mi permette suono e movimento, troverei curioso provare interesse per delle immagini fisse, sarebbe come andare al cinema ed accontentarsi di vedere delle diapositive. Per cui non si tratta di riconoscergli vera dignità, perché per quello che troverà spazio sul web bisognerà coniare un neologismo che lo definisca, ma non sarà sicuramente un fumetto.

10) Le fanzine cartacee dalla incerta diffusione e certissima passione dei produttori sono scomparse. Al loro posto le varie web-zine. Abbiamo perso o guadagnato qualcosa nel cambio?

Probabilmente la comodità di trovarle con uno sforzo minore, e avendo a disposizione agili programmi per l’impaginazione, sicuramente anche grafiche più accattivanti. Sui contenuti non mi sbilancio, quelle ben fatte lo sono sul web come probabilmente lo sarebbero state anche su carta, ma a volte la semplicità e la facilità di mettere on-line uno spazio privato costruendosi così uno pulpito da cui sparare le proprie verità, spesso può produrre un risultato di cui forse non si sente sempre la necessità.

Moonlight Blues
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(c) aventi diritto

Moonlight Blues<br>disegno di Stefano Casini<br><i>(c) aventi diritto</i>

11) Internet pone un'altra domanda: quale rapporto tra autori e "forum di discussione"? L’interazione tra autore e lettore non è mai stata così facile e pubblica come oggi. Fermo restando il diritto di ognuno di scegliere la propria “politica” in questo senso, se doveste consigliare un collega, suggerireste come Clifford D.Simak al neoscrittore Asimov: "Isaac, ora che sei dall'altra parte della barricata non puoi più battibeccare con i lettori sulla pagina della posta delle riviste"?

Penso che una risposta a questi nuovi costumi stia in un’eccessiva ricerca di sovraesposizione da parte di tutti, un eccesso di protagonismo che la nostra società ci impone con i suoi modelli, nessuno ne è immune, sottoscritto compreso. L’interazione tra autore e lettore può oltre che utile anche essere importante per entrambi ma, mi verrebbe da dire, se fatta con moderazione, e siccome la moderazione è difficilmente quantificabile, preferisco che l’autore lasci parlare le proprie opere. Come in molti altri aspetti della nostra vita, quelli che fanno sono in pochi, mentre quelli che ci chiacchierano sopra sono in troppi.

12) Uno sguardo al passato. Recentemente è stato finalmente ristampato il Commissario Spada. Ci sono altri fumetti italiani immeritatamente sepolti di cui le ultime generazioni di lettori non hanno potuto usufruire?

Io a suo tempo rimasi folgorato da Lo Sconosciuto di Magnus nel formato pocket, ma mi pare che qualcuno si stia apprestando a ristamparlo.

Mambo cubano
disegno di Stefano Casini

(c) aventi diritto

Mambo cubano<br>disegno di Stefano Casini<br><i>(c) aventi diritto</i>

13) Uno sguardo al futuro. Tra i nuovi autori italiani pubblicati negli ultimi 10 anni, salta in mente qualche nome come possibile nuovo Pratt / Bonvi / Caprioli / Bonelli...?

Guarda caso mi hai fatto i nomi di quattro autori “popolari”, autori che pubblicavano su pubblicazione di larghissima diffusione, mentre oggi a me viene in mente solo Gipi ad esempio, che popolare non è, e questa è una grande discriminante che sottolinea non solo di differenze temporali ma di percorsi narrativi ben precisi, vorrà pur dire qualcosa, no?

14) 2006-2016... pensando ai prossimi dieci anni che linee di tendenza si possono vedere nel futuro dei fumetti (in Italia e/o all'estero)?

Credo che procederà verso una continua parcellizzazione dei lettori in nicchie sempre più piccole di mercato e con prodotti sempre meno popolari, mettendo così in crisi di conseguenza tutto il settore, anche se segretamente mi voglio cullare nell’illusione che ancora esisteranno e garantiranno lavoro per chi li fa, chi li produce e tutto l’indotto circostante.
Ma il timore reale è che i fumetti scompaiono dalle edicole e che comunque, i pochi rimasti, non darebbero da mangiare a quello sparuto gruppo di autori che, ostinatamente, non hanno mollato il loro medium preferito per orizzonti creativi ben più allettanti.

Le creature di Stefano Casini
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Le creature di Stefano Casini<br>disegno di Stefano Casini<br><i>(c) aventi diritto</i>


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