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Intervista a Francesco Artibani

i 10 anni di uBC
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Intervista a Francesco Artibani
 


Intervista a Francesco Artibani

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uBC ha contattato Francesco Artibani in occasione del decennale della sua nascita, e ha posto a lui (come ad altri noti esponenti del mondo del fumetto) una serie di domande per analizzare questi 10 anni appena trascorsi, e provare ad immaginare insieme i prossimi 10.

1) 1996-2006... pensando rapidamente agli ultimi dieci anni come è cambiato il fumetto e il suo mondo editoriale (in Italia e/o all'estero)?

Se ne parla tanto ma se ne legge sempre di meno. Allo stesso tempo, rispetto un decennio fa, le proposte si sono moltiplicate; se ci fossero anche i lettori vivremmo davvero in un mondo perfetto. L’editoria italiana mi pare che stia attraversando un periodo di incertezza; l’erosione dei venduti porta i grandi editori ad andare sul sicuro, proseguendo su sentieri già battuti. Si rischia con prudenza e questo è il paradosso che stiamo vivendo in questi giorni.

2) Finito il boom di Dylan Dog si è iniziato a parlare di crisi del fumetto italiano. Ma la cosiddetta "crisi" oggi c'è veramente? In caso di risposta positiva, direbbe che la crisi riguarda principalmente quale tra le seguenti ipotesi?

  1. a) l'età media dei lettori
  2. b) il numero di copie vendute
  3. c) le idee degli autori
  4. d) il coraggio degli editori di fare nuove proposte
  5. e) il fumetto come medium

Andando per esclusione, direi che la crisi è degli editori e non del fumetto in quanto tale. Gli editori non riescono a stanare il pubblico immenso dei non-lettori che, occasionalmente, si fa vivo e va in edicola. Gli autori hanno le idee ma si trovano a fare i conti con un’editoria impaurita, schiava del marketing o della cosiddetta “tradizione”. Nel nostro paese inoltre esiste una legge sul diritto d’autore antiquata e distante dalla realtà; la mancanza di una tutela adeguata della professione è responsabile del pantano in cui gli autori annaspano (e qualche editore sguazza). Bisognerebbe interrogarsi di più su queste anomalie e piantarla di cercare altrove le cause della famigerata “crisi”. Della televisione, della playstation, di internet: sembra di vivere in un paese di capri espiatori in cui è sempre e comunque colpa di qualcun altro.

La copertina del vol. 1 di "Monster Allergy"
serie creata da Centomo-Artibani-Barbucci-Canepa

(c) Disney - Soleil per la Francia

La copertina del vol. 1 di "Monster Allergy"<br>serie creata da Centomo-Artibani-Barbucci-Canepa<br><i>(c) Disney - Soleil per la Francia</i>

3) A questo proposito la recente tendenza (in Italia) di allegare ristampe di fumetti a quotidiani o riviste come va valutata?

È un’ottima iniziativa per i quotidiani e le riviste (oltre che per gli editori e gli autori che vendono i diritti per quella nuova edizione) ma non mi sembra che abbia smosso le acque del mercato fumettistico o creato nuovi lettori. In ogni caso, se portano la gente a leggere, sono comunque operazioni utili.

In giro per la rete


Kylion
sito ufficiale della serie
Disney
sito ufficiale della casa editrice
Soleil
sito ufficiale della casa editrice

4) Immaginiamo di andare a cercare un fumetto nel 2016. La prima cosa che mi viene in mente è...

  1. a) mi vedo andare in edicola come oggi
  2. b) me lo scarico in un qualche tipo di dispositivo digitale mobile
  3. c) mi vedo da un antiquario specializzato

d) Avrò chiuso il gas? Ovunque vada a cercare un fumetto nel 2016, la prima cosa che mi verrà in mente uscendo di casa sarà quella.

5) Qual è oggi il rapporto del fumetto con gli altri media come cinema, videogiochi…?

È un rapporto unilaterale, nel senso che il fumetto dà molto ma riceve poco in cambio. Mentre da una parte abbiamo le major cinematografiche che pescano storie e personaggi dal mondo dei fumetti e, dalla parte opposta abbiamo montagne di fumetti in cui si cerca di riprodurre quello che si vede al cinema, in termini di meccanismi narrativi, regia della storia e dialoghi che non funzionano mai nello stesso modo. La maggior parte dei fumetti soffre della sindrome del cognato povero (o del fratello scemo, a scelta).

La cover del n.1 di "Kylion"
serie creata da Artibani e De Vita

(c) Buena Vista Comics

La cover del n.1 di "Kylion"<br>serie creata da Artibani e De Vita<br><i>(c) Buena Vista Comics</i>

6) A metà degli anni '80 abbiamo opere come Watchmen o Dark Knight Returns che influenzano schiere di autori. Nel periodo considerato esistono opere (non solo italiane) dall'impatto equivalente o comunque significativo?

Andrea Pazienza di influenza ne ha avuta parecchia, così come Moebius. Manara, Pratt e Giardino hanno allo stesso modo segnato quegli anni. Per la scrittura, in Italia Sclavi e Castelli ha stabilito dei nuovi standard qualitativi per gli anni a venire. A mio parere, in quegli anni più che un autore o un’opera c’è stata una rivista a segnare un momento storico, e quella rivista, dal 1982 al 1985 è stata “Orient Express”.

7) Sono ormai quasi vent'anni che i manga vengono pubblicati in Italia.
Ci hanno influenzato come autori o come lettori? E in termini positivi o meno?

Ne ho letti troppo pochi per dare una risposta sensata. Ma per par condicio chiedimi se preferivo “Guerra d’eroi” o “Super Eroica” e darò la stessa risposta.

...la maggior parte dei fumetti soffre della sindrome del cognato povero (o del fratello scemo, a scelta).

8) Italia / Francia: fuga di cervelli (e matite) o possibili sinergie editoriali per cambiare anche il mercato italiano?

Credo che l’immagine della fuga di cervelli sia inesatta tanto quanto quella dell’autore italiano che parte in cerca di fortuna con la sua valigia di cartone. Un autore va dove vuole e se in Francia, o in qualunque altro paese c’è l’opportunità di fare cose che in Italia, per le ragioni più varie, non è possibile realizzare, non vedo davvero dove sia il problema. Perché le sinergie di cui parli si attuino occorre prima avere editori svegli e recettivi, in grado di comprendere quello che avviene intorno a loro.

9) Nel 1995 inizia a diffondersi internet come fenomeno di massa. Nel 2001 appaiono nella rete italiana i primi esperimenti di "fumetto elettronico" (nato per il web e non trasposto dalla carta).
Nel 2006 la giapponese NTTSolmare dichiara che in un mese vengono scaricati a pagamento nei cellulari "3 milioni di manga digitali".
I cosidetti webcomics sembrano però ancora cercare una propria identità e molti autori sembrano tuttora non riconoscergli una vera dignità.
C'è futuro per questa particolare forma di fumetto?
E si può parlare di fumetto senza carta?

Le nuove forme tecnologiche devono ancora essere applicate al fumetto e non è detto che il connubio funzioni se limitato alla semplice trasposizione della tavola da un supporto a un altro. Questa operazione, per avere un senso deve portare qualcosa di nuovo, dando alla tavola qualcosa che al momento non ha (e non mi riferisco al suono e al movimento – per quello ci sono già i cartoni animati). Le possibilità sono enormi e, considerata con quanta velocità un’innovazione segue l’altra, è facile dire che non abbiamo ancora visto niente. Per quello che riguarda il fumetto senza carta credo che rieducare una popolazione di lettori e collezionisti sia un’impresa difficile. Si può però sempre sperare nelle future generazioni.

Studi per i personaggi di "Monster Allergy"

(c) aventi diritto

Studi per i personaggi di "Monster Allergy"<br><i>(c) aventi diritto</i>

10) Le fanzine cartacee dalla incerta diffusione e certissima passione dei produttori sono scomparse. Al loro posto le varie web-zine. Abbiamo perso o guadagnato qualcosa nel cambio?

In termini di reperibilità e diffusione sicuramente c’è stato un miglioramento. Per gli autori che vengono proposti c’è una visibilità maggiore e questo non può che essere un fatto positivo.

11) Internet pone un'altra domanda: quale rapporto tra autori e "forum di discussione"? L’interazione tra autore e lettore non è mai stata così facile e pubblica come oggi. Fermo restando il diritto di ognuno di scegliere la propria “politica” in questo senso, se doveste consigliare un collega, suggerireste come Clifford D.Simak al neoscrittore Asimov: "Isaac, ora che sei dall'altra parte della barricata non puoi più battibeccare con i lettori sulla pagina della posta delle riviste"?

Il confronto, non solo in questo mestiere, è fondamentale ma perché questo sia anche produttivo dipende molto dagli attori in scena. Un forum di discussione è un luogo effimero fatto di interventi senza voce e senza volto –se escludiamo la vasta gamma di emoticons e altre faccine

...la crisi è degli editori e non del fumetto in quanto tale. Gli editori non riescono a stanare il pubblico immenso dei non-lettori che, occasionalmente, si fa vivo e va in edicola...
più o meno animate– e per questo non mi appassiona più di tanto. E poi a voler seguire come si deve un forum o un blog ci vuole tempo e costanza, due risorse che già fatico a dedicare alle persone in carne e ossa.

12) Uno sguardo al passato. Recentemente è stato finalmente ristampato il Commissario Spada. Ci sono altri fumetti italiani immeritatamente sepolti di cui le ultime generazioni di lettori non hanno potuto usufruire?

Credo che, in generale, l’opera di riesumazione, per quanto meritevole e ammirevole, non interessi granché le ultime generazioni. Ammiro molto gli editori che scommettono nelle riproposte ma l’orrenda verità è che non c’è nessuna possibilità per la quale un adolescente sano di mente e di corpo possa avvicinarsi a un fumetto di trenta o più anni. Questo genere di operazioni finisce inevitabilmente per rivolgersi al solito pubblico dei nostalgici o dei semigiovani, come il sottoscritto. Comunque rispondo alla domanda: anche se ne sono un fiero possessore, mi piacerebbe vedere ristampata in un’edizione fedele all’originale quell’opera essenziale che è stata “Un uomo, un’avventura”: i migliori autori di un momento creativo e artistico altissimo riuniti in 30 volumi. Una roba oggi impensabile.

13) Uno sguardo al futuro. Tra i nuovi autori italiani pubblicati negli ultimi 10 anni, salta in mente qualche nome come possibile nuovo Pratt / Bonvi / Caprioli / Bonelli...?

Ammiro molto Alessandro Barbucci e Giulio De Vita. Non sono esattamente di primissimo pelo, ma in un paese in cui si è giovani autori fino a 40 anni direi che possono andar bene.

14) 2006-2016... pensando ai prossimi dieci anni che linee di tendenza si possono vedere nel futuro dei fumetti (in Italia e/o all'estero)?

Riparliamone tra dieci anni qui, alla stessa ora.

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