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Intervista a Massimo Bonfatti

i 10 anni di uBC
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Intervista a Massimo Bonfatti
 


Intervista a Massimo Bonfatti

IT-Bonfatti, Massimo

uBC ha contattato Massimo Bonfatti in occasione del decennale della sua nascita, e ha posto a lui (come ad altri noti esponenti del mondo del fumetto) una serie di domande per analizzare questi 10 anni appena trascorsi, e provare ad immaginare insieme i prossimi 10.

1) 1996-2006... pensando rapidamente agli ultimi dieci anni come è cambiato il fumetto e il suo mondo editoriale (in Italia e/o all'estero)?

La cosa più evidente è il cambiamento delle condizioni del mercato, dell’editoria a fumetti e non solo in Italia. Noi tutti, come lettori e come “addetti” abbiamo visto diminuire negli anni certi spazi dedicati al fumetto e abbiamo visto aprirsene altri.
C’è da chiedersi se gli spazi nuovi valgano tutto quello che ci è venuto a mancare e io ho dei grossi dubbi, perché penso che si sarebbe potuto fare di più per mantenere certe tradizioni se l’editoria dei fumetti fosse stata più sana e tanti editori che abbiamo visto negli anni avessero saputo fare bene il loro lavoro.
Questo lo penso non solo riguardo l’editoria a fumetti ma anche per l’editoria tutta. Un deficit dell’imprenditoria in generale italiana, cosa peraltro evidente date le condizioni economiche del paese.
Ricordate lo scandalo P2-Rizzoli? Il lodo Mondadori? La fuga dei capitali? Il conflitto di interessi dell’editore Berlusconi? Ma oltre l’editoria lo scandalo e il malaffare (Cirio, Parmalat, Telecom ecc.) avvelena tutt’oggi l’economia italiana. E questo malcostume non riguarda solo le alte sfere, anche i livelli più bassi ne sono a volte condizionati.
Di marciume se n’è visto un bel po’ e continueremo a vederne, temo.

Mi sembra ridicolo che gli autori vadano in pellegrinaggio ad Angoulème o Francoforte e gli editori non si siano invece internazionalizzati...

2) Finito il boom di Dylan Dog si è iniziato a parlare di crisi del fumetto italiano. Ma la cosiddetta "crisi" oggi c'è veramente? In caso di risposta positiva, direbbe che la crisi riguarda principalmente quale tra le seguenti ipotesi?

  1. a) l'età media dei lettori
  2. b) il numero di copie vendute
  3. c) le idee degli autori
  4. d) il coraggio degli editori di fare nuove proposte
  5. e) il fumetto come medium

Sappiamo tutti che ci sono stati casi in cui certi fumetti si sono dimostrati grandi successi commerciali. Mi chiedo quanta di questa ricchezza sia stata reinvestita in nuovi e validi progetti fumettistici e quanta sia finita su investimenti più facili e sicuri.
Sia chiaro che è lecito investire i propri soldi dove si vuole, ma secondo me è anche un po’ immorale; significa tradire tutte le persone dalle quali è scaturita questa ricchezza, e la mancanza di capitali reinvestiti dissangua il settore, riduce il numero di competitori e alla fine i pochi editori veri di un certo livello, ad esempio Bonelli o Disney si trovano loro malgrado a fare da ufficio di collocamento per tutti i disegnatori e sceneggiatori che rimangono a spasso e non essendoci posto per tutti salta sempre fuori qualcuno che ne approfitta.
Anche le istituzioni hanno le loro belle responsabilità.
Quanti decenni ci vorranno ancora per capire che i fumetti sono un patrimonio culturale da tutelare, valorizzare e difendere? Ciò che in altri paesi è ormai una conquista consolidata in Italia sembra ancora un tabù.
Questa estate ho passato le vacanze a Termoli e quindi sono andato alla ricerca delle tracce di Jacovitti. Ci si poteva aspettare di trovare un museo multimediale dedicato ad uno dei più grandi artisti italiani o almeno una raccolta civica del comune o al limite una pubblicazione su di lui. Invece tutto ciò che ho visto è stata una semplice targa sulla sua casa natale (nemmeno posata dal comune bensì dal fan-club Jacovitti), l’istituto d’arte a lui dedicato in periferia, e una gelateria (tanto di cappello ai gestori) intitolata a Coccobill con esposti disegni e fotografie. Per il resto l’oblio assoluto, nella migliore libreria non c’era niente di Jacovitti, neppure i libri più recenti. Eppure tutti conoscono Jacovitti almeno di fama, non solo a Termoli, ma in tutta Italia e in gran parte di Europa e oltre.
La decisione di Veltroni di dedicare alcune strade di Roma ad autori di fumetti è stato solo un piccolo passo simbolico che merita apprezzamento, ma dovremmo essere molto più avanti. Lo stato dovrebbe dare vitalizi ad autori che hanno dato tanto ad un’arte che ha coinvolto milioni di lettori e prestigio al loro paese. Jacovitti lo avrebbe meritato, ma anche Magnus o altri.

Al di là dell’editoria e delle istituzioni, il fumetto come mezzo espressivo gode invece di ottima salute, basta guardarsi intorno. In televisione, nel cinema, nella pubblicità, nella moda, perfino in teatro sta girando lo spettacolo su Lupo Alberto. Un giornalista come Vincenzo Mollica ha fatto molto di più per fare uscire il fumetto dal ghetto della sottocultura di tanti ministri ai beni culturali.

Vincenzo Paperica
la parodia Disney del noto Vincenzo Mollica

(c) aventi diritto

Vincenzo Paperica<br>la parodia Disney del noto Vincenzo Mollica<br><i>(c) aventi diritto</i>

Il fumetto è vivo e vivace ovunque, quello che va male è l’editoria che è il settore dove il fumetto ha la sua collocazione ideale. Il problema di fondo credo che sia questo: l’editore deve essere un uomo capace di coniugare le capacità imprenditoriali (ricavare guadagni) con le capacità culturali (fare ciò che ama con metodo e determinazione) e capacità umane (entrare in sintonia con chi collabora con lui).
Invece spesso chi si avventura nell’editoria a fumetti lo fa mettendo in gioco solo alcune di queste capacità e facilmente fallisce. Dai tempi di editori come Einaudi, Mondadori, Rizzoli, e altri sono cambiate molte cose in Italia. Decenni di corruzione, di maneggi politici, di trame occulte e di imbecillità seminata a piene mani hanno influito negativamente su tutto, con danni enormi nei settori più delicati e non tutelati come quello dei fumetti.

3) A questo proposito la recente tendenza (in Italia) di allegare ristampe di fumetti a quotidiani o riviste come va valutata?

Mi sembra congeniale al modo di intraprendere sterile dell’editoria italiana di oggi.
Conviene ristampare, anche perché nella stragrande maggioranza dei casi non vengono riconosciuti i diritti d’autore oppure vengono remunerati pochissimo e comunque si fanno pagare queste edizioni troppo care; praticamente chi compra un albo o una raccolta ne paga contemporaneamente molte altre che poi finiranno al macero.
Pazienza se questa logica di bassa contabilità fosse al servizio della valorizzazione culturale, della riscoperta filologica degli autori o dei generi, ma spesso assistiamo a edizioni incomplete, raffazzonate mal stampate o introvabili e costosissime.
Se poi i lettori si indignano e si stancano e il bacino dei lettori di fumetti si restringe sempre di più si dà la colpa alla televisione. Se questo è il modo di fare gli imprenditori penso che non ci sia da vantarsene. Le belle iniziative di Repubblica-Panini non hanno ottenuto l’effetto che speravo, anzi hanno confermato i miei timori. Anziché fare da volano ad una ripresa di una editoria che produca nuovi fumetti hanno venduto metri cubi di carta stampata a gente che forse quei fumetti non li leggerà mai. Meglio di niente, una volta entrati nelle case forse verranno letti, o magari rubati, da qualcuno che vorrà leggerli.
Riuscire ad allargare il bacino degli acquirenti di fumetti è comunque un passo utile per arrivare ad allargare il bacino dei futuri lettori di fumetti ma quello che mi chiedo è: data la conferma del successo dei fumetti come prodotto vendibile, dato lo sdoganamento culturale di quotidiani di prestigio, data la mancanza in edicola di una sufficiente varietà di proposte; perché Repubblica, l’Espresso , Panorama, il Sole 24 ore ecc. non sono capaci di progettare una vera rivista che svolga la sua funzione di stimolo e ricerca culturale per il fumetto? Se non lo fanno loro che ci guadagnano fior di quattrini chi lo può fare? Si fanno magazine di tutti i tipi e non si ha il coraggio di farne uno come si deve per i fumetti? Capisco che serva una redazione e che questa costi molto, ma se si sceglie gente in gamba si possono fare miracoli.

Castelli e Silver riuscirono a fare di Eureka una bella rivista, ed erano solo in due e senza soldi. Dopo la chiusura del Corriere dei ragazzi nessun grande editore in Italia ha più avuto il coraggio di fare una rivista fatta come si deve, Perché? Gli autori non mancano, i lettori ci sono o ci sarebbero (o forse c’erano) e allora di chi è la colpa?
Se riviste come Orient Express o Frigidaire avessero avuto un minimo di capitale alle spalle ora sarebbero ancora in edicola, avrebbero stimolato la diffusione della cultura e creato ricchezza.
Ma oggi sembra impossibile addirittura parlarne.

Orient Express e Frigidarie
due cover delle riviste

(c) aventi diritto

Orient Express e Frigidarie<br>due cover delle riviste<br><i>(c) aventi diritto</i>

Siccome le riviste hanno chiuso si pensa che non funzionino e qualche ceffo dell’ufficio marketing (al tempo dei grandi editori non esistevano) dice che il fumetto non attira la pubblicità (anche se la pubblicità fa da sempre grande uso del fumetto) o qualche contabile convince gli editori che, conti alla mano, il rischio minore e il guadagno più immediato passa per la via di scimmiottare le idee che si sono dimostrate vincenti, e questo nell’editoria come altrove,col risultato che di questo passo la cultura, la qualità di vita e addirittura la libertà di espressione di un paese si riduce sempre di più. La colpa è anche di noi autori che spesso sottovalutiamo il valore, anche economico, di quello che facciamo. Se fosse più diffusa tra noi la consapevolezza che i nostri fumetti sono un vero capitale da sfruttare al meglio, anche gli editori sarebbero indotti a sfruttarlo bene e sarebbe un vantaggio per tutti.

4) Immaginiamo di andare a cercare un fumetto nel 2016. La prima cosa che mi viene in mente è...

  1. a) mi vedo andare in edicola come oggi
  2. b) me lo scarico in un qualche tipo di dispositivo digitale mobile
  3. c) mi vedo da un antiquario specializzato

Non saprei, ogni modo di fruire un prodotto ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.
Le abitudini di vita della gente cambiano con le trasformazioni tecnologiche e sociali ma spesso le consuetudini che prima appartenevano a tutti sopravvivono in pochi che continuano a coltivarle.
C’è ancora gente che si fa il pane in casa, o che coltiva l’orto e mi piace pensare che ci sarà sempre gente che scrive, disegna, pubblica e legge i fumetti nello stesso modo in cui sono mi sono abituato io.
Come autore sono capace ad adattarmi a tutto, se ne trovo dei motivi di stimolo e soddisfazione.

Approfondimenti @ uBC


uBC intervista
intervista a Massimo Bonfatti
Leo Pulp n.1
scheda dell'albo
Leo Pulp n.2
scheda dell'albo

5) Qual è oggi il rapporto del fumetto con gli altri media come cinema, videogiochi…?

Si influenzano a vicenda ma in fondo ognuno fa la sua strada. Il fumetto è nato come cinema su carta o letteratura disegnata e sia il cinema che la letteratura che il fumetto si sono evoluti per conto loro. A me piace tutto in modo diverso e mi piace che ci siano diversi modi di “leggere”.
E’ come in natura, la diversità biologica è una necessità per la vita stessa e così anche per la cultura. Più modi ci sono di esprimere pensieri e meglio è per la varietà e la qualità dei pensieri.

6) A metà degli anni '80 abbiamo opere come Watchmen o Dark Knight Returns che influenzano schiere di autori. Nel periodo considerato esistono opere (non solo italiane) dall'impatto equivalente o comunque significativo?

Nello stesso periodo abbiamo avuto anche noi autori e opere di prima grandezza, solo che il nostro mercato non è riuscito a imporli a livello mondiale (e nemmeno ha mai pensato di provarci).
Mettiamoci in testa che il valore di un artista non è proporzionale alla fama e alla diffusione delle sue opere; questi sono fattori che dipendono dal contesto sociale ed economico. Per limitarmi agli anni ’80 mi vengono in mente autori come Pazienza, Micheluzzi, Pratt, Magnus, Scozzari, Liberatore, Manara, Sclavi, Castelli e tantissimi altri che non hanno nulla da invidiare come potenza creativa ai più famosi artisti d’oltreoceano. Anzi, direi proprio che la produzione fumettistica statunitense che va per la maggiore, quella legata ai super-eroi, è talmente stereotipata e conformista che ogni vero talento non può che averne risalto.
Io sono un ammiratore di autori come Eisner, Spiegelman, Wallace Wood, e tanti altri americani. In genere vado per innamoramenti e ora sono innamorato degli autori degli anni ’50 e ’60. Il fatto che alcune opere influenzino tanti autori è spesso un effetto di moda e non sempre è positivo. Io considero tutti gli autori di fumetti come membri di una comunità globale. Il fatto di amare le stesse cose ci accomuna tra di noi e coi lettori di tutto il mondo e come in una grande famiglia impariamo e ci lasciamo influenzare l’uno con l’altro. L’importante è che l’opera di un autore venga assimilata da qualche altro autore al punto di evolversi in qualcosa di diverso e sentito.

7) Sono ormai quasi vent'anni che i manga vengono pubblicati in Italia.
Ci hanno influenzato come autori o come lettori? E in termini positivi o meno?

L’unico difetto dell’abbondanza dei manga pubblicati in Italia sta nel fatto che sono uno dei pochi generi presenti. Ci sono i fumetti di super eroi, quelli Disney, i bonelliani o bonellidi mentre sono spariti (per il grande pubblico) i fumetti franco belgi, gli umoristici italiani e gli avventurosi vari. Gli erotici, gli horror, i satirici alla Mad vanno e vengono secondo le mode o sono di nicchia. Si salvano i mostri sacri come Diabolik e alcuni di Bonelli che non hanno mai deluso i lettori e perciò sono diventati dei classici. Leggo pochi manga, ma anni fa mi piacevano Lupin III e Dott. Slump&Arale. A proposito, perché nessuno pensa di pubblicare integralmente i manwa di Hokusay? Non sono veri e propri fumetti, ma i manga nascono da lì.

all'opera
incontro sul fumetto umoristico, Castelnuovo R. 2006


(c) degli aventi diritto

all'opera<br>incontro sul fumetto umoristico, Castelnuovo R. 2006<br><i>(c) degli aventi diritto</i>

8) Italia / Francia: fuga di cervelli (e matite) o possibili sinergie editoriali per cambiare anche il mercato italiano?

Siamo nella comunità europea o sbaglio?
Mi sembra ridicolo che gli autori vadano in pellegrinaggio ad Angoulème o Francoforte e gli editori non si siano invece internazionalizzati associandosi o fondendosi con altri editori d’oltralpe per meglio affrontare il mercato.
Voglio vedere se la categoria degli imprenditori italiani sapranno approfittare dei vantaggi della finanziaria di Prodi per ingrandirsi e rendersi competitivi.
Io lo spero ma temo che rimarremo un’editoria in gran parte dilettantesca, provinciale e stracciona, verremo superati dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Croazia e dalla Turchia. E i francesi ci respingeranno dalla frontiera, come hanno fatto coi nostri spumanti per difendere i loro champagne, e i loro interessi. Se non fosse che in Francia veri talenti li sanno spesso riconoscere e valorizzare, molti bravi autori italiani se la vedrebbero grigia. D’altra parte i francesi si sono dati delle leggi a tutela del patrimonio culturale nazionale (fumetto compreso) il che ha permesso il mantenimento di una forte tradizione, questa ha fatto bene al mercato, il bacino dei lettori si è ingrandito sempre di più e di conseguenza c’è spazio anche per altri tipi di fumetto.

9) Nel 1995 inizia a diffondersi internet come fenomeno di massa. Nel 2001 appaiono nella rete italiana i primi esperimenti di "fumetto elettronico" (nato per il web e non trasposto dalla carta).
Nel 2006 la giapponese NTTSolmare dichiara che in un mese vengono scaricati a pagamento nei cellulari "3 milioni di manga digitali".
I cosidetti webcomics sembrano però ancora cercare una propria identità e molti autori sembrano tuttora non riconoscergli una vera dignità.
C'è futuro per questa particolare forma di fumetto?
E si può parlare di fumetto senza carta?

Non amo i fumetti elettronici. Anche se apprezzo e utilizzo con moderazione e diffidenza i nuovi sistemi di comunicazione.
Per me i fumetti è bello leggerli sulla carta, i film fatti per il cinema è bello guardarli nelle sale e gli spettacoli teatrali e di burattini vanno visti in teatro o nelle piazze.
I videogiochi invece sono perfetti per il computer, come Internet è un bellissimo gioco pieno di meraviglie e anche di schifezze, come la vita del resto.
E’ possibile che si sviluppino i fumetti elettronici fino a distillare una peculiarità tutta loro e in questo caso diventeranno un’altra cosa con pari dignità. È importante, quando si crea qualcosa, sapere come questa cosa verrà fruita. E’ questo ciclo funzionale che distingue un’arte dall’altra. Le varie tecnologie possono far nascere nuovi modi per godere le informazioni, i pensieri,le immagini e le storie, ma sono queste le cose che veramente contano e conteranno sempre.

10) Le fanzine cartacee dalla incerta diffusione e certissima passione dei produttori sono scomparse. Al loro posto le varie web-zine. Abbiamo perso o guadagnato qualcosa nel cambio?

A me sembra che ci siano ancora le fanzine su carta. Ne ho visto nascere di recente due molto interessanti: Whalalla e Sottosopra ma ce ne sono tante altre. Certo è più comodo fare una web-zine, si fa la stessa fatica a metterle in piedi ma si evitano le fatiche e i costi di stamparle e distribuirle. Eppure, com’è bello tra appassionati incontrarsi, discutere, vedere le copie fresche di stampa e portarle ad amici e negozianti, venderle nelle occasioni più disparate e magari riuscire ad esaurirle. Fare una fantine su carta può essere un’avventura ma anche l’esperienza più completa e

Il fumetto è vivo e vivace ovunque, quello che va male è l’editoria... l’editore deve essere un uomo capace di coniugare le capacità imprenditoriali con le capacità culturali e capacità umane.
formativa per i futuri autori, redattori ed editori. Ma non è detto che, per chi le fa, le web-zine non siano una palestra e un divertimento altrettanto utile, basta capirne i limiti e darsi da fare per lavorare al meglio.

11) Internet pone un'altra domanda: quale rapporto tra autori e "forum di discussione"? L’interazione tra autore e lettore non è mai stata così facile e pubblica come oggi. Fermo restando il diritto di ognuno di scegliere la propria “politica” in questo senso, se doveste consigliare un collega, suggerireste come Clifford D.Simak al neoscrittore Asimov: "Isaac, ora che sei dall'altra parte della barricata non puoi più battibeccare con i lettori sulla pagina della posta delle riviste"?

A differenza di chi, ad esempio, lavora in teatro, un autore di fumetti può aver bisogno di entrare in contatto coi suoi lettori e i forum sono un’occasione come un’altra per farsi un’idea circa una certa tipologia di suoi lettori.
Ma non esiste il ”lettore tipo” e un forum non può essere l’unica finestra sul mondo dei lettori, né si può credere che essi ne rappresentino la totalità, anzi, in genere sono una minoranza.. I lettori di fumetti appartengono alle più disparate categorie sociali: uomini, donne, bambini, anziani, studenti, semianalfabeti, professionisti, pensionati, laureati, operai, intellettuali e non tutti scrivono nei forum, molti li incontri per caso nella vita quotidiana o non li incontri mai. E poi l’autore ha anche il bisogno fisiologico di estraniarsi, di tanto in tanto, dal mondo intero, se vuole trovare la concentrazione per fare ciò che gli è peculiare.

12) Uno sguardo al passato. Recentemente è stato finalmente ristampato il Commissario Spada. Ci sono altri fumetti italiani immeritatamente sepolti di cui le ultime generazioni di lettori non hanno potuto usufruire?

Poco tempo fa ho disegnato per l’ARCI di Roma un omaggio ad uno dei fumetti “dimenticati”del passato. Ho scelto Superbone di Erio Nicolò perché da piccolo trovai in una cantina un pacco di albetti de “Il Monello” e tra i tanti personaggi bellissimi Superbone era uno dei miei preferiti. Oggi bisognerebbe celebrare grandi autori come Terenghi, Peroni, Bottaro, Rebuffi, che hanno fatto e possono ancora fare bellissimi fumetti. E tra quelli che non ci sono più sarebbe bello riproporre Pierlambicchi di Giovanni Manca che certamente piacerebbe anche ai bambini di oggi ma anche tutta l’opera di Buzzelli, la “Rivolta dei racchi”sarebbe degna di una tesi di laurea o di una pubblicazione prestigiosa.
Ma se ci fosse più cultura, non solo letteraria, sarebbero moltissimi gli autori da studiare e riproporre in modo dignitoso e utile. Sarebbe bello se si facesse una collana del tipo dei Classici del Fumetto dedicata ai fumetti di una volta e scoprire che piacciono anche ai giovani, ma figuratevi se si farà mai, si avrebbe troppa paura di non centrare il target. Ci vorrebbe proprio di un’opera enciclopedica sui fumetti curata da uno come Umberto Eco con vero intento culturale ed estrema attenzione filologica. Quando è uscita in edicola “L’enciclopedia delle strisce” mi ero quasi illuso. Poi ho scoperto che non era affatto una vera enciclopedia. Non c’era nemmeno Totaro, che oggi è uno dei pochissimi in Italia a coltivare con grande dedizione e maestria l’arte della striscia a fumetti (con Nirvana e altre serie). Roberto Totaro è un autore italiano ma guarda caso pubblica soprattutto in moltissimi paesi esteri.

le strisce di Cattivik
Cattivik n.100

(c) 1998 Macchia Nera

le strisce di Cattivik<br>Cattivik n.100<br><i>(c) 1998 Macchia Nera</i>

La striscia a fumetti è un’arte peculiare che ha una storia gloriosa e che ci si ricorda di menzionare solo quando si tratta di celebrare le Sturmtruppen, Lupo Alberto, Zio Boris o Nilus. E questo solo perché le strisce non sono più di moda, e non lo sono solo perché non ci sono più riviste a fumetti e questo perché viviamo tutti in un pantano di conformismo e di superficialità. A chi dice che non ha più senso fare le strisce perché i giornali non le pubblicano più rispondo che non dovrebbe aver più senso nemmeno scrivere poesie in rima, ma la rima poetica la usa anche Francesco Guccini per le sue canzoni e non mi sembra che dispiacciano alla gente.

13) Uno sguardo al futuro. Tra i nuovi autori italiani pubblicati negli ultimi 10 anni, salta in mente qualche nome come possibile nuovo Hugo Pratt / Bonvi / Caprioli / Sergio Bonelli...?

Quanti decenni ci vorranno ancora per capire che i fumetti sono un patrimonio culturale da tutelare, valorizzare e difendere?
Ogni generazione produce i suoi autori, alcuni dei quali diventano grandi col tempo (e le opportunità, se no cambiano mestiere). Ci sono autori della generazione di Bonvi, Magnus e Pratt ancora attivissimi come Giardino, Serpieri, Castelli, Nizzi, Panebarco, Staino, Nidasio, Mattioli… La generazione successiva ha già visto affermarsi autori come Silver, Manara, e dopo Enoch, Ortolani, Ziche… Ce ne sono di più giovani come Casty, Artibani, Bacilieri, Gualdoni, Palumbo, Vinci, Toffolo e Ghermandi che fanno cose bellissime e autori ancor più giovani che già si fanno valere. E questi sono solo i primi che mi vengono in mente perché mi è capitato di leggere di recente qualcosa di loro. Insomma, l’Italia continua a partorire talenti; speriamo che non continui a soffocarne la maggior parte, come ha fatto fin’ora.

14) 2006-2016... pensando ai prossimi dieci anni che linee di tendenza si possono vedere nel futuro dei fumetti (in Italia e/o all'estero)?

Preferisco stare a guardare e lasciare che cose vecchie e nuove mi appassionino che cercare di immaginarmi le line di tendenza del fumetto futuro. Quello che merita di essere fatto non è la cosa che tutti vorranno fare un domani, ma fare la cosa che a noi piace e in cui crediamo e farla con sufficiente abilità e tenacia da convincere e coinvolgere un pubblico sempre più vasto di lettori appassionati.

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IT-Bonfatti, Massimo

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