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Intervista a Giuseppe Palumbo

i 10 anni di uBC
Intervista di uBC staff |   | interview/


Intervista a Giuseppe Palumbo
 


Intervista a Giuseppe Palumbo

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Recensione

uBC ha contattato Giuseppe Palumbo in occasione del decennale della sua nascita, e ha posto a lui (come ad altri noti esponenti del mondo del fumetto) una serie di domande per analizzare questi 10 anni appena trascorsi, e provare ad immaginare insieme i prossimi 10.

1) 1996-2006... pensando rapidamente agli ultimi dieci anni come è cambiato il fumetto e il suo mondo editoriale (in Italia e/o all'estero)?

Come per tutta l'editoria (ma non solo l'editoria...), anche per gli editori di fumetto, le decisioni dettate dal marketing hanno prevalso su quelle dettate dalla pura creatività. In Italia come all'estero, hanno prevalso i format seriali, molto spesso legati a generi e format il cui successo era già stato sancito da media più potenti come cinema, tv e multimedia. Unica alternativa di successo nel campo dell'editoria non seriale, alle velleitarie e romantiche avventure di piccoli editori, è il romanzo a fumetti, diventato a sua volta un format subito fagocitato dalle case editrici più importanti (operazione questa che rischia di mettere in serio pericolo la produttività delle piccole e medie case editrici che ne hanno decretato il successo, vedi L'association e simili in Francia). Ma ancora è un terreno virtualmente libero.

2) Finito il boom di Dylan Dog si è iniziato a parlare di crisi del fumetto

Il fumetto vive di carta: fare un fumetto pensato per la carta e poi ripensarlo per il web o peggio per l'Umts è impresa difficile se non impossibile. Personalmente ci ho provato...
italiano. Ma la cosiddetta "crisi" oggi c'è veramente? In caso di risposta positiva, direbbe che la crisi riguarda principalmente quale tra le seguenti ipotesi?
  1. a) l'età media dei lettori
  2. b) il numero di copie vendute
  3. c) le idee degli autori
  4. d) il coraggio degli editori di fare nuove proposte
  5. e) il fumetto come medium

La crisi è un dato fluttuante.
Direi che tutte le possibili risposte concorrono, tranne il fumetto come medium che credo sia ancora fuori discussione come problema. Ma ripeto, la crisi è un dato fluttuante; da quando sono autore di fumetti, esiste e ci sono luoghi, prima cartacei ora elettronici, in cui se ne discute.

3) A questo proposito la recente tendenza (in Italia) di allegare ristampe di fumetti a quotidiani o riviste come va valutata?

Crea un interesse vago e confuso, non struttura il lettore e non ne crea di nuovi: convoglia su di sé il lettore occasionale, quello che solo a volte compra un fumetto solo per avere qualcosa da leggere e che in passato magari un po' alla volta diventava lettore abituale. Quel lettore lì ora compra un po' di Diabolik con Panorama, Batman con il Corriere dello sport, Persepolis con Repubblica. Nonostante le sezioni critiche che accompagnano queste pubblicazioni è l'insieme dell'offerta che mi sembra più museale che realmente produttivo in termini di lunga scadenza (nell'immediato mi sembra che i numeri fatti siano molto interessanti se non alle volte sorprendenti). Come ho già detto in un'altra intervista (su Mondo Naif): da molto tempo, anni, sostengo che il fumetto deve ritrovare il suo spazio sui quotidiani; sto seguendo con interesse i successi di vendite dei Classici di Repubblica (come anche quelli delle monografie allegate a Panorama e Espresso), ma temo molto che, vendite a parte, si stia più musealizzando il fumetto che incentivarne la promozione, la produzione di nuove esperienze creative e di lettura. Avrei auspicato l'affiancamento alle monografie di un supplemento a fumetti a colori come in passato e tutt'oggi accade negli Stati Uniti (XL non può e forse nemmeno vuole assolvere a questo compito); un supplemento in cui dare nuova visibilità a molte produzioni valide altrimenti nascoste perché distanti dalle forme editoriali più popolari e diffuse.

4) Immaginiamo di andare a cercare un fumetto nel 2016. La prima cosa che mi viene in mente è...

  1. a) mi vedo andare in edicola come oggi
  2. b) me lo scarico in un qualche tipo di dispositivo digitale mobile
  3. c) mi vedo da un antiquario specializzato

Ne ordino una copia su internet; magari un "print on demand" legato all'editore, la stampa e poi me la recapita con un corriere a casa... Ma tra dieci anni ci rideremo sopra, vedrai.

Uno studio per Desdy Metus
disegni di Giuseppe Palumbo

(c) Free Books

Uno studio per Desdy Metus<br>disegni di Giuseppe Palumbo<br><i>(c) Free Books</i>

5) Qual è oggi il rapporto del fumetto con gli altri media come cinema, videogiochi…?

Di sempre maggior scambio e connessione, vista la logica di marketing che tutto muove orizzontalmente.

6) A metà degli anni '80 abbiamo opere come Watchmen o Dark Knight Returns che influenzano schiere di autori. Nel periodo considerato esistono opere (non solo italiane) dall'impatto equivalente o comunque significativo?

Ramarro, no? e poi a metà degli Ottanta c'era ancora Pazienza o sbaglio? E poi ci vogliamo dimenticare di Eisner e di Otomo? E ti cito due esempi che sono le pietre miliari dei due eventi più rilevanti di questi dieci anni sul mercato mondiale: il romanzo a fumetti e i manga.

7) Sono ormai quasi vent'anni che i manga vengono pubblicati in Italia.
Ci hanno influenzato come autori o come lettori? E in termini positivi o meno?

In giro per la rete


Inkoline - Palumbo
un'intervista a Giuseppe Palumbo
Sergio Bonelli Editore
sito ufficiale della casa editrice
Kappa Edizioni - Palumbo
la biografia di Palumbo Io lo sono come lettore e come autore. In entrambi casi lo sono in termini positivi. Non nego i guasti, però: il manga ha coperto sempre di più un mercato povero di idee (idee che abbiano un riscontro reale di pubblico) e di denaro per produrne, finendo per assuefare una larga fascia di pubblico. Ma ogni buon evento porta i suoi guai...

8) Italia / Francia: fuga di cervelli (e matite) o possibili sinergie editoriali per cambiare anche il mercato italiano?

Come fenomeno è ancora in corso: difficile tracciarne i confini. Finora il mercato francese è stato sempre in crescita e ha offerto una sponda agli autori (o meglio ai disegnatori) che non trovavano spazio in Italia per sviluppare progetti legati ad una idea di serialità "minore". Tutti si augurano che la propria serie abbia successo e che duri il più a lungo possibile; tutti sono spaventati dall'idea di disegnarla per sempre: avere la possibilità di tentare serie brevi, di due tre albi, è quello che la Francia ha offerto ai disegnatori italiani... per adesso...

9) Nel 1995 inizia a diffondersi internet come fenomeno di massa. Nel 2001 appaiono nella rete italiana i primi esperimenti di "fumetto elettronico" (nato per il web e non trasposto dalla carta).
Nel 2006 la giapponese NTTSolmare dichiara che in un mese vengono scaricati a pagamento nei cellulari "3 milioni di manga digitali".
I cosidetti webcomics sembrano però ancora cercare una propria identità e molti autori sembrano tuttora non riconoscergli una vera dignità.
C'è futuro per questa particolare forma di fumetto?

No. Il fumetto vive di carta. Internet è un supporto e un allargamento del bacino di utenza. Ma fare un fumetto pensato per la carta e poi ripensarlo per il web o peggio per l'Umts è impresa difficile se non impossibile. Personalmente ci ho provato: Cut, il personaggio creato per Kodansha, è dal 1996 uno dei primi "e-manga" scaricabile a pagamento dal sito MorningOnLine, ma la sua versione web ha molto di più dell'animazione che del fumetto (trovo l'esperimento molto interessante...).

CUT
la copertina del volume di Palumbo

(c) aventi diritto

CUT<br>la copertina del volume di Palumbo<br><i>(c) aventi diritto</i>

Sul sito www.gomma.cx/dumdad, trovate la serie che avevo pensato per permetterne una lettura su carta ma anche sul web (in animazione, però) e sui cellulari (alcuni anni prima dell'UMTS)...

10) Le fanzine cartacee dalla incerta diffusione e certissima passione dei produttori sono scomparse. Al loro posto le varie web-zine. Abbiamo perso o guadagnato qualcosa nel cambio?

Guadagnato. Sono di sicuro più leggibili e raggiungibili. Questa è la funzione di supporto che attribuisco a internet: rendere possibile operazioni utili che viceversa avrebbero costi alti e ricavi incerti se non nulli.

11) Internet pone un'altra domanda: quale rapporto tra autori e "forum di discussione"? L’interazione tra autore e lettore non è mai stata così facile e pubblica come oggi. Fermo restando il diritto di ognuno di scegliere la propria “politica” in questo senso, se doveste consigliare un collega, suggerireste come Clifford D.Simak al neoscrittore Asimov: "Isaac, ora che sei dall'altra parte della barricata non puoi più battibeccare con i lettori sulla pagina della posta delle riviste"?

Questa interazione così stretta mi disturba e la evito: troppo rumore per nulla, come direbbe il Bardo. Internet mi piace per la sua natura di scambio e per l'idea di community (e in tal senso la

Internet mi piace per la sua natura di scambio e per l'idea di community (e in tal senso la uso), ma l'autore cresce nel silenzio, non con i blog.
uso), ma l'autore cresce nel silenzio, non con i blog.

12) Uno sguardo al passato. Recentemente è stato finalmente ristampato il Commissario Spada. Ci sono altri fumetti italiani immeritatamente sepolti di cui le ultime generazioni di lettori non hanno potuto usufruire?

Basta con il passato. Pensiamo al presente...

13) Uno sguardo al futuro. Tra i nuovi autori italiani pubblicati negli ultimi 10 anni, salta in mente qualche nome come possibile nuovo Pratt / Bonvi / Caprioli / Bonelli...?

Ho detto presente. Non passato o futuro... Bisogna lavorare, con quotidiana caparbietà, su un'idea senza tempo, quell'idea che cerca il modo di essere messa su carta e che poi si incide nella testa del lettore.

14) 2006-2016... pensando ai prossimi dieci anni che linee di tendenza si possono vedere nel futuro dei fumetti (in Italia e/o all'estero)?

E che so' Mandrake?

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