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Cinquant'anni di Tex
Intervista a Claudio Nizzi

di Marco Zucchi e Marco Migliori


Tex compie cinquant'anni. Quanti ne aveva, quando lei ha cominciato a scriverne le sceneggiature?

Ne aveva trentacinque, visto che la mia prima storia, "La valanga d'acqua", è stata pubblicata nel n.273, uscito nel luglio 1983. In realtà questa era la seconda storia che avevo scritto: la prima era "Il ritorno del Carnicero", pubblicata alcuni numeri dopo.

"La valanga d'acqua" era disegnata da Erio Nicolò, vero?

Esatto. Fu l'ultima storia completa realizzata da Nicolò. La successiva, "Un mondo perduto", restò incompiuta a causa della sua morte e fu in seguito portata a termine da Monti.

Le piaceva Nicolò?

Moltissimo. Sono davvero felice di avere fatto in tempo a scrivere una storia per lui. Nicolò era uno dei miei disegnatori preferiti fin da quando ero ragazzo e leggevo "Il principe Chiomadoro" e "Forza John". La sua caratterizzazione di Tex era deboluccia, ma nell'insieme funzionava a meraviglia. E poi, per me, il suo "segno" suscitava antiche e care emozioni.

 
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Claudio Nizzi
   
A tutt'oggi quante storie di Tex ha scritto?

Non faccio fatica a rispondervi perché numero le sceneggiature: l'ultima, che ho scritto per Fusco, è la novantunesima. Per un totale, grosso modo, di 250 albi, conteggiando anche quelli in lavorazione.

Un bel numero! Le scrive ancora volentieri o dopo quindici anni sente il peso della routine?

Le scrivo ancora volentieri. Sono un fondista. Inoltre oggi, avendo Mauro Boselli che fa una parte del lavoro, posso realizzarle con più calma, mentre fino al 1992, quando per anni ero rimasto praticamente da solo a scriverle, dovevo saltare da una storia all'altra con la velocità di un razzo. Questo era faticoso e snervante.

Il 1992 fu l'anno di una sua profonda crisi creativa, in seguito alla quale vennero chiamati in causa altri sceneggiatori. Cosa le era successo?

Al novanta per cento si trattò di una crisi di stanchezza dovuta al superlavoro, con l'aggiunta di un dieci per cento di malumori personali. Fatto sta che da un giorno all'altro mi trovai in pieno black-out creativo. Scrivere una sola riga mi ripugnava. Così lanciai l'SOS e fu subito allestita una squadra di soccorso chiamando all'opera Sergio Bonelli (che qualche Tex aveva comunque continuato a scriverlo), Decio Canzio, Mauro Boselli, Michele Medda, lo spagnolo Segura e Gianfranco Manfredi. Questi ultimi cinque erano alla loro prima prova con Tex.

La storia di Manfredi che fine ha fatto?

Prima o poi vedrà la luce su un MaxiTex. È stata disegnata dall'argentino Repetto.

I Maxi Tex vengono fatti per smaltire materiale che non si ritiene adatto per la serie mensile?

Almeno finora è stato così, a partire da quello di Berardi. Ma in futuro si realizzeranno storie mirate a tale collana. Io ne ho già scritta una per Repetto, di 350 pagine.

Il Tex di Berardi le era piaciuto?

A me piace tutto quello che scrive Berardi. Nella sua storia, il personaggio di Tex era stato pienamente rispettato. Quello che ci aveva resi perplessi era il non completo abbandono di certi stilemi kenparkeriani che uscivano decisamente dai canoni narrativi dettati da G.L.Bonelli, che per noi, specie a quel tempo, erano la Bibbia.

C'è altro materiale che verrà destinato a questo tipo di utilizzazione?

Uscirà almeno un altro MaxiTex di Segura-Ortiz ed uno di Segura-Repetto.

Tornando agli sceneggiatori chiamati a sostituirla, a darle man forte è rimasto solo Boselli. Perché?

Sergio Bonelli e Decio Canzio intervennero quel tanto che bastava per superare il momento critico, essendo molto affaccendati con le cose della casa editrice. Di Sergio c'è ancora una storia scritta parzialmente per Galep, successivamente completata da Boselli e ridisegnata da Ticci, in uscita il prossimo anno. Per quanto riguarda Medda bisogna dire due cose: la prima è che le sue prove su Tex non ci avevano completamente convinto, la seconda è che lui stesso non sembrava granché interessato a continuare. Il caso Segura è diverso: non conosceva a sufficienza il personaggio, motivo per cui le sue storie erano troppo lontane dalla tradizione e molto lacunose soprattutto nei dialoghi, che infatti vengono riscritti prima della pubblicazione. Del Tex di Manfredi so poco, ma in ogni caso lui è fin troppo impegnato con Magico Vento e con la collaborazione a Nick Raider. Così è rimasto solo Boselli.

Forse è una domanda imbarazzante, ma possiamo chiederle che cosa ne pensa del modo in cui Boselli scrive Tex?

Nessun imbarazzo, perché il primo a sapere ciò che penso delle sue storie è lo stesso Boselli. Ne parliamo ogni volta che ne abbiamo l'occasione. Quindi non mi resta che ripetere a voi quanto dico sempre a lui. E ciò che penso è che stia procedendo in modo piuttosto pericoloso.

Pericoloso in che senso?

"Boselli lo sta notevolmente cambiando, sia nella forma sia nei contenuti."    

Parliamoci chiaro. Tex ha felicemente superato i cinquant'anni di vita basandosi al novanta per cento sull'impostazione che gli ha dato il suo creatore. I canoni narrativi bonelliani sono molto precisi e molto rigidi: la caratterizzazione psicologica del protagonista e dei suoi stessi avversari è ben definita e ben scolpita nella mente del lettore tradizionale. La sua griglia narrativa è inconfondibile. Quando, quindici anni fa (anzi, di più, considerando il tempo di lavorazione delle mie prime due storie), fui chiamato a scrivere Tex, lo stile di G.L. mi venne proposto come l'ineludibile modello da seguire. Mi trovai d'accordo e mi sforzai di seguirlo. E resto tuttora convinto che "quello" sia il modo di scrivere Tex. Boselli lo sta notevolmente cambiando, sia nella forma sia nei contenuti. Ed è questo che io giudico pericoloso.

In che modo, secondo lei, lo sta cambiando?

Nelle sceneggiature di G.L.Bonelli, come nelle mie (ma anche in quelle di Sergio Bonelli), Tex è assolutamente centrale nella storia. È lui il protagonista indiscusso. Tutto gira attorno a lui, anche i cattivi. Tex è la colonna portante della narrazione. Questo nelle storie di Boselli non avviene: fateci caso, il vero protagonista della storia è sempre un altro. Per brevità cito solo due casi. Nella storia "Gli Invincibili", il vero eroe è il ribelle irlandese. Nel Texone "Gli assassini" il vero protagonista è il giovanotto che cerca la sua vendetta. Toccano a loro i colpi migliori. Tex si vede rubare la scena e passa in secondo piano. Per me è un errore. A lungo andare potremmo pagarlo con l'appannamento del personaggio e la sua perdita di carisma.

Però la storia "Gli Invincibili" è risultata vincente in un referendum indetto dalla rivista Dime Press...

Non me ne stupisco. L'anno prima a vincere fu una delle mie storie che considero meno fedeli al modello tradizionale. Parlo del Texone "L'ultima frontiera", disegnato da Parlov. Anche in quella storia il vero protagonista non era Tex, ma il terzetto di giovani (il ragazzo bianco, la giovane indiana ed il meticcio). È chiaro che se riesci a mettere Tex in un angolo, puoi sviluppare in maniera molto più approfondita le vicende dei co-protagonisti, e se queste vicende sono interessanti o commoventi, la storia può risultare più intrigante. Ma, ripeto, è un gioco pericoloso. Non si può mettere Tex in un angolo. Lo si può fare in una storia su dieci, ma se lo fai troppo spesso rischi di mettere in secondo piano il personaggio e di giocartelo. E se ti giochi Tex, buonanotte! Io temo appunto che Boselli si occupi troppo, e troppo spesso, delle vicende dei co-protagonisti, a scapito di Tex. Potranno venirgli fuori delle storie apparentemente più belle, ma, nella filosofia, texiana, "sbagliate". Abbiamo già un celebre esempio di storie bellissime, ma il cui protagonista - parlo di Ken Parker - si limitava troppo spesso a fare da "testimone", e sappiamo come è andata a finire.

E tuttavia Ken Parker era il personaggio prediletto dai curatori di riviste…

Chiaro come il sole a mezzogiorno, direbbe Tex! I "fanzinari" sono una razza di lettori "a parte". Molto preparati, molto esperti, molto puntigliosi, ma anche molto velleitari. Il fatto che Tex continui ad avere successo dopo tanti anni sembra quasi che gli dia fastidio. Vogliono a tutti i costi tirarlo per la giacca, modificarlo, stravolgerlo, dimenticando che alla stragrande maggioranza dei lettori, Tex va bene così com'è, e le tirature stanno lì a dimostrarlo. Io chiedo ai "fanzinari" di fare un piccolo sforzo è ben più vasta rispetto al loro piccolo e colto orticello. E con esigenze diverse. Ragioniamo: quanti "fanzinari" possono esserci nel mezzo milione di lettori che tra inedito e ristampe comprano Tex? Massimo il cinque per cento. E noi dovremmo stravolgere un personaggio che viaggia ancora magnificamente in edicola solo per vellicare i gusti di una sia pur rispettabile e sofisticata minoranza? Se lo facessimo saremmo da ricovero.

Un'altra osservazione che si può fare sulle storie scritte da Boselli è la maggiore importanza che assumono i ruoli femminili. A Carson è stata addirittura trovata una compagna dalla quale (forse) ha avuto una figlia... Lei che ne pensa?

"È un'ulteriore conferma che Boselli non ricalca la filosofia di G.L.Bonelli, per il quale quello di Tex è sempre stato un universo prettamente maschile."    

È un'ulteriore conferma che Boselli non ricalca la filosofia di G.L.Bonelli, per il quale quello di Tex è sempre stato un universo prettamente maschile. Tex ha avuto una donna, lo sappiamo tutti, ma Bonelli ha avuto la felice idea di farla sparire alla svelta. Supponendo che l'avesse lasciata in vita, ve lo immaginate Tex che torna a casa la sera, dopo una terrificante missione, e deve sorbirsi i rimproveri di Lylith perché si è fatto uno strappo nei calzoni? Le donne, in Tex, funzionano solo come "cattive". Anche Sergio Bonelli, con me, si è sempre dichiarato contrario ad un uso troppo frequente delle donne, specialmente se la loro presenza offre il destro per sconfinare nel sentimentalismo. Non dico che non si possa fare. Tutto si può fare. Ma bisogna chiedersi se è opportuno farlo. Lo stesso vale per l'introduzione della psicologia, quando non addirittura della psicanalisi. I cattivi di G.L. erano cattivi e basta: lo si sapeva subito. Oggi Boselli introduce dei personaggi molto più sfumati, che partono da "cattivi" e poi si scopre che sono "buoni". Apparentemente è un passo avanti. Può sembrare un approfondimento: in realtà è un verme che entra nella mela e alla lunga rischia di farla marcire. Il mondo di Tex è sempre stato manicheo. Quello che è bianco è bianco, quello che è nero è nero: Tex di fronte al grigio resta spiazzato, non sa cosa fare. Non è psicologicamente costruito per affrontare il grigio. Lui ha sempre vissuto in un mondo di certezze. Un Tex "dubbioso" non è più Tex. Lo stesso lettore non sa più in che mondo si trova. È il discorso che facevo prima a proposito di Ken Parker. Tex deve essere più importante delle storie in cui si trova coinvolto. Si deve sapere rinunciare ad una bella storia se questa rischia di mettere in secondo piano Tex. Se cambiamo troppo il quadro di fondo, se introduciamo l'elemento sentimentale, la psicologia, i dubbi, trasformiamo Tex in un qualcosa di diverso, in un altro personaggio. E poiché credo fermamente che Tex sia vissuto cinquant'anni proprio perché ha saputo rimanere fedele a sé stesso (intendo anche come canoni narrativi, non solo come personaggio), ogni novità che vada in senso opposto mi preoccupa. Se a non cambiare si rischia la ripetitività, pazienza. È il male minore rispetto al rischio della disintegrazione di un mito.

Cambiamo discorso. Parliamo dei pards di Tex: qualcuno dice che lei trascura troppo Kit Willer e Tiger Jack a favore della coppia Tex-Carson.

Sì, questo mi viene detto quasi ogni volta che partecipo ad un incontro e cercherò di spiegarmi come posso. Per quanto riguarda Kit Willer, credo che alla base di tutto ci sia un grande equivoco. G.L.Bonelli introdusse il personaggio di Kit negli anni Cinquanta per arricchire la serie con un eroe-ragazzino come andava di moda in quel periodo. Tex a quei tempi non aveva grande successo di vendite (sappiamo tutti che il vero successo arrivò parecchi anni dopo), mentre, per esempio, il Piccolo Sceriffo andava per la maggiore. Bonelli tentò anche questa carta, e all'inizio sembrava proprio che il piccolo Kit promettesse sfracelli. Poi, in seguito, la faccenda dell'eroe-ragazzino si sgonfiò: avvenne, penso, perché andandosi via via caratterizzando sempre più a fondo il personaggio di Tex, del ragazzino non c'era più bisogno. La verità è che Kit non è mai stato ben definito psicologicamente ed è rimasto un'appendice al personaggio di Tex. Via via che Tex cresceva in carisma, il ruolo di Kit si impoveriva. Ma ormai esisteva e bisognava tenerserlo. Lo stesso Galep mi confidò un suo disagio nei confronti di Kit. Con lui non sapeva mai come regolarsi: doveva disegnarlo come un ragazzino o come un giovanotto? Insomma Kit nacque da un equivoco e di questo equivoco è rimasto prigioniero. Sfido chiunque a dimostrarmi che Kit sia mai vissuto di vita propria. Funziona solo come completamento del quartetto dei pards (ed in questo funziona bene), ma destinato fatalmente a restare in seconda linea.

Qualche eccezione però c'è stata. Una per tutte, la storia scritta proprio da lei e disegnata da Villa, in cui Kit si innamora della giovane indiana...

Sì, in quella storia Kit è abbastanza protagonista. E può ancora succedere, ma episodicamente. Se accadesse troppo spesso ruberebbe la scena al padre, e questo non è ammissibile. In realtà, per affrancarsi, Kit avrebbe bisogno di una serie sua. Negli anni cinquanta se ne era parlato, ma poi finì in un nulla di fatto. Purtroppo, finché vivrà con Tex, resterà coperto dalla sua ombra. La stessa cosa vale in qualche misura anche per Tiger Jack, vittima anche lui della potente personalità di Aquila della Notte, ma per lui sono più facili le possibilità di riscatto. Il solo Carson si è salvato dalla tirannia psicologica di Tex, perché ne è il perfetto completamento. Io infatti non potrei mai fare a meno di Carson e le rare volte in cui costringo Tex ad agire da solo (in qualche storia che deve essere breve o brevissima), ne sento acutamente la mancanza.

C'è chi sostiene che ultimamente Carson sta diventando troppo macchietta.

"Io nutro un affetto sconfinato per Carson, e sono pronto a sfidare a duello chi mi accusi di averlo fatto diventare un "vecchietto del West"!"    

Per quanto mi riguarda respingo fermamente l'accusa. Io ho il più sacrosanto rispetto per il vecchio Carson. Ammetto però che la caratterizzazione che ne ho fatto è leggermente diversa da quella di G.L.Bonelli: un po' più spinta verso tonalità umoristiche, ma che non sconfinano mai nella macchietta. Nelle storie di G.L. trovavo che Carson e Tex fossero spesso intercambiabili: i discorsi dell'uno poteva farli l'altro. Una maggiore differenziazione dei caratteri, ottenuta attraverso il dialogo, mi sembrava giusta. Io nutro un affetto sconfinato per Carson, e sono pronto a sfidare a duello chi mi accusi di averlo fatto diventare un "vecchietto del West"!

Resta il fatto che i lettori amano molto le storie con tutti e quattro i pards in scena.

Lo so e sono d'accordo. I quattro pards, insieme, funzionano a meraviglia, e, appena ne capita l'occasione (nel caso per esempio di storie a largo respiro) ce li metto. Badate che sarebbe facile ficcarli dentro sempre, ma se la loro presenza non è strategicamente necessaria sarebbe un sadismo verso i disegnatori, costretti a portare avanti quattro personaggi per vignetta anziché due.

Ma una volta questo problema non esisteva?

Una volta i disegnatori erano degli sgobboni tremendi, oggi meno. Ed in ogni caso la volontà di papà Bonelli era legge divina, mentre io sono più... abbordabile.

Intende dire che resta condizionato dalle esigenze dei disegnatori?

Non è questione di restarne condizionato, diciamo che mi metto nei loro panni. E poi i tempi sono cambiati: una volta c'era poco dialogo tra G.L.Bonelli ed i disegnatori. C'erano poche occasioni di incontro. G.L. scriveva le storie e loro le disegnavano. Punto e basta. Oggi ci si incontra alle varie manifestazioni, ci si telefona, si parla, e fatalmente sono portato a farmi carico delle loro ragioni.

Tornando a Tex, nella versione che lei ne ha fatto risulta meno manesco, meno gradasso, più ragionatore. Questo fa parte di un suo preciso intento o le viene "semplicemente" così?

L'una e l'altra cosa. Certa aggressività di Tex mi ha sempre dato un po' fastidio: nella versione di G.L. bastava una occhiata di traverso da parte del cliente di un saloon perché Tex menasse subito le mani. Io aspetto che venga seriamente provocato, prima di fargli fare a cazzotti. Quanto al fatto che sia più ragionatore, questo deriva certamente dal mio carattere, che inevitabilmente contamina anche quello di Tex. G.L. era più impulsivo ed anarchico, con una punta di goliardia. Poi tenete conto del tanto tempo che è passato e della diversa tecnica con cui viene realizzato dai disegnatori. Certe risse disegnate da Galep erano davvero goliardiche; i disegnatori di oggi sono più rigorosi, e i soggetti delle storie molto meno garibaldini. Senza contare che oggi dobbiamo anche fare i conti con il "politicamente corretto". Gli epiteti che Tex distribuiva allegramente a negri, cinesi e messicani (tuttavia senza ombra di razzismo) oggi no ce li possiamo permettere. Insomma è tutto un insieme di cose che è cambiato e che in qualche modo ha fatto dare una calmata anche a Tex.

Abbiamo notato che è sempre Boselli a scrivere le storie di Letteri e di Marcello. È una cosa voluta?

Voluta, perché Letteri e Marcello sono due disegnatori molto prolifici, e dal momento che Boselli doveva alleggerirmi del carico di lavoro era giusto che pensasse lui a rifornirli.

A parte questi due casi, e' stata fatta un'altra "spartizione" di disegnatori, tra lei e Boselli? Per esempio, perché il Texone di Font lo ha scritto Boselli?

Perché Font si rese disponibile in estate, ed io, da qualche anno, in estate tiro i remi in barca. Lavoro molto tra autunno e primavera, ma per non avere ricadute di stanchezza in estate mi risparmio. Per me l'estate e' sempre stata la stagione meno produttiva. Rispondendo alla prima domanda, non c'e' stata una ulteriore spartizione "programmata" di disegnatori: dipende molto dal carico di lavoro che si ha in quel momento. Per Ortiz ad esempio ho sempre scritto io, ma essendosi reso disponibile in un momento in cui ero molto occupato, l'ultima sua storia (di prossima uscita) l'ha scritta Boselli. Casi Letteri e Marcello a parte, si decide di volta in volta.

I prossimi Texoni li ha scritti lei? Può dirci di chi sarà il Texone del prossimo anno?

Ci sono quattro Texoni al forno, tutti scritti da me. Quello ormai celeberrimo di Kubert, dalla nascita avventurosa e dalla lenta realizzazione da parte del disegnatore...

Perché "nascita avventurosa"?

Perché, per il mercato americano, si pensava inizialmente di farne cinque cartonati a colori. Dunque la storia doveva essere una sola (destinata in Italia appunto al Texone), ma con cinque finali per giustificare l'uscita dei singoli albi. E cosi' ho fatto. Poi le cose sono cambiate e si è deciso che anche in America la storia uscirà in un unico librone, a colori. Questo pero' è stato deciso quando la storia io l'avevo già scritta tutta. Sicché avremo un Texone un po' sui generis, dove ogni quarantacinque pagine la storia subisce una specie di pausa. Pero' non credo che il lettore ne resterà disturbato, giacche' Tex (che agisce da solo) da' la caccia a quattro assassini ed ogni quarantacinque pagine ne becca uno.

Perché nella storia di Kubert ha rinunciato all'apporto di Carson?

Perché gli americani non conoscono Tex e sarebbe stato difficile spiegare che il nostro Kit Carson si chiama così ma non ha niente a che vedere con il Kit Carson storico. Così come mi sono ben guardato dallo spiegare che Tex, un bianco, è il capo dei Navajos: sarebbe stato troppo lungo e faticoso. In realtà, in questa storia, Tex agisce come un vendicatore solitario. Al limite, in America, potrebbe perfino chiamarsi con un altro nome, anche se non accadrà. Ma oltre a queste ragioni ve n'è un'altra che mi ha spinto a trasformare Tex in un personaggio insolitamente duro e solitario: la stessa caratterizzazione che fin dai bozzetti ne ha fatto Kubert, con quegli occhiacci sempre foschi che ricordano il suo Tarzan. Un Tex così non avrebbe mai potuto civettare con Carson. Non ne avrebbe avuto il tempo né la disposizione d'animo, troppo impegnato a braccare gli assassini ai quali per tutta la storia dà la caccia.

Quante tavole ha realizzato Kubert fino ad oggi?

Un centinaio, mi sembra. Procede molto lentamente, come dicevo, il ché ci impedisce di fare previsioni sulla sua uscita.

Invece chi uscirà il prossimo anno? Sappiamo che sono al lavoro Colin Wilson, Ivo Milazzo e Bruno Brindisi... chi arriverà per primo?

Forse Wilson, o forse Milazzo. Non lo sappiamo ancora. Il più indietro è Brindisi, perché non gli abbiamo messo fretta. Lui realizza Tex in contemporanea con Dylan Dog.

Circolano già altri nomi per i Texoni del terzo millennio?

Accidenti, fa quasi paura spingersi così in là! Circolano dei nomi, ma è prematuro parlarne perché non è ancora cosa fatta. Meglio dire gatto quando è nel sacco.

L'ultima domanda riguarda necessariamente l'attesissimo ritorno di Mefisto. Quando potremo leggerlo? Si parla del duemila...

È una previsione ottimistica, temo che andremo più in là. Villa è molto lento in questo periodo: se volete saperlo, sono preoccupato. Quando una storia si aspetta per anni e anni, deve proprio essere un capolavoro per non scontentare chi si è sottoposto ad una tale sfibrante attesa.

A giudicare dai disegni visti in anteprima sarà certamente un capolavoro...

Per quanto riguarda Villa, senz'altro. Mi chiedo se anche la storia che ho scritto sarà all'altezza. Storia che peraltro non ho ancora finito. Ho completato due albi. Il terzo aspetto a scriverlo quando Villa mi sarà arrivato a ridosso, così potrò trarre idee ed ispirazione da ciò che nel frattempo lui avrà realizzato.

Immaginiamo che sarà inutile chiederle come ha fatto a fare risorgere Mefisto... perché tornerà in carne ed ossa, no?

Sì, tornerà in carne ed ossa alla fine del primo albo. C'è voluto un albo intero, e molti sforzi, per riuscire a strapparlo dall'aldilà. Non è mica facile fare miracoli!

È vero che tornerà anche Lily, la bella sorella di Mefisto?

Verissimo. Ma qui mi fermo, tutto il resto è segretissimo.
 

 


 
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