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Intervista a Giancarlo Alessandrini di Fabrizio Gallerani Per la biografia dell'autore vedere la Scheda del Database.
Nel 1997 ha celebrato i primi 25 anni della sua carriera. Praticamente ha contribuito a "disegnare" la storia del fumetto in Italia, dal Corriere dei Ragazzi alla Bonelli, passando per le riviste d'autore. Il suo segno nervoso, incisivo, ma morbido allo stesso tempo, ha accompagnato i ragazzi che negli anni '70 si avvicinavano al fumetto "da grandi" (rispetto a Topolino, che era maldestramente considerato fumetto "per i più piccoli") per i tortuosi percorsi del fumetto "d'autore" degli anni '80 fino alla robusta "serialità" degli albi Bonelli, che in questo ultimo decennio sembrano aver ereditato tutto il peso della tradizione a fumetti italiana.
Ed in ognuna di queste esperienze, fra loro anche molto differenti, il segno di Alessandrini si è sempre distinto per eleganza e originalità, testimoniando l'entusiasmo di un autore che, nonostante tutti gli anni di professione alle spalle, non è ancora stanco di disegnare.
Questo è l'aspetto del suo carattere che maggiormente si legge tra le righe dell'intervista, ma, prima di lasciarvi alla lettura, c'è anche un'altra cosa che mi preme sottolineare, e che va di pari passo con la bravura, la sua estrema disponibilità e gentilezza, merce rara quasi quanto l'arte di fare buoni fumetti.
Nell'arco della tua carriera hai lavorato, praticamente, con tre distinte generazioni di sceneggiatori: i grandi vecchi degli anni '60 (penso soprattutto a Milani), i rinnovatori degli anni '70 (Castelli, Berardi) e le nuove, giovani leve della Bonelli (Beretta). Che differenze hai rilevato fra il loro modo di scrivere fumetti? Milani era un grande professionista e mi stupiva il fatto che mi desse grande libertà anche se ero giovanissimo. Aveva principalmente una cultura giornalistica e fu lui, per primo, a fornirmi del materiale per la documentazione. Erano una serie di libri bellissimi con tutte le divise dell'esercito inglese per Lord Shark. L'incontro con Berardi, è stato invece un po' traumatico. Da un lato io non avevo mai disegnato una storia così lunga [le 96 tavole di Ken Parker, ndr] e dall'altro lui è un tecnico che progetta ogni cosa nei minimi dettagli e pretende lo stesso dai suoi collaboratori. Ricordo che commisi qualche piccola ingenuità nel mio primo numero [il n.6 Sangue sulle stelle, ndr], ad esempio, la croce dell'ultima tavola che doveva essere di legno (Ken gli appunta la stella da sceriffo) ed invece io l'avevo disegnata di pietra, ma Berardi non lasciò sfuggire niente.
Beretta è giovane ma molto preparato. Scrive delle sceneggiature precise, dettagliate. Segue assiduamente internet e con lui condivido numerosi interessi, non ultimo quello dei videogiochi. Purtroppo non ci si frequenta molto. Io vivo isolato qua a Falconara e mi capita raramente di passare in redazione, a Milano. Hai accennato rapidamente ai tuoi trascorsi fumettistici. Come ricordi la nascita di Martin Mystère? Castelli aveva fatto fare delle prove ad altri, [Zaniboni e Bagnoli, ndr] che però non gli erano piaciute. Quando lo chiese a me, avevo in mente la fisionomina di Allan Quatermain che ne aveva costituito, diciamo, la prima "versione", ma Castelli chiese esplicitamente di dimenticarmelo. Voleva un americano sui 40/50 anni, bello, biondo e vagamente somigliante a Lord Shark. Le mie prove gli piacquero subito, preparammo addirittura una brochure di presentazione per la Fiera del Libro per Ragazzi e l'anno seguente la serie partì. Nel primo numero il mio segno era ancora molto ispirato dai miei modelli americani.
Martin Mystère rappresenta un po' un punto di svolta della Bonelli, fino a quel momento ancorata a serie western (in fondo anche Mister No può essere considerato un western sui generis) e d'altra parte in quegli anni [i primi anni '80, ndr] c'era un grande fermento nel mondo del fumetto italiano. Sembrava che la formula della rivista alla francese e dell'albo cartonato dovesse sfondare anche da noi. Tutti, Bonelli compreso, con Pilot e Orient Express, si gettarono a capofitto nell'impresa, ma la cosa si sgonfiò velocemente come era nata.
Già, ma che ritorno! Ricordo che quando vidi L'uomo di Mosca su Torpedo rimasi letteralmente folgorato. Quello era senza ombra di dubbio l'Alessandrini che conoscevo su Martin Mystère, ma il grande formato donava alle tavole un incredibile respiro narrativo.
In effetti sono piuttosto soddisfatto di come ho realizzato quelle tavole. Fu proprio grazie a quel racconto che cominciai a pubblicare anche in Francia. Moliterni riuscì a pubblicarlo addirittura sui quotidiani [uscì a puntate su France Soir, ndr] anche se, per quella edizione dovetti "annerire" le tavole che erano effettivamente troppo pulite (le avevo pensate soprattutto per il colore). A proposito, che fine ha fatto il seguito preventivato e tutte le altre serie in cantiere all'epoca (penso soprattutto a Lacrime d'oppio sempre su testi di Dal Prà) ? Purtroppo non se ne è fatto più niente. Malgrado la discreta accoglienza ricevuta, siamo capitati in Francia nel periodo peggiore. Anche da loro c'era crisi e Moliterni ha dovuto abbandonare la maggior parte dei suoi progetti. Poi, anche Dal Prà, per suoi problemi personali ha rallentato molto la sua attività (che ha ripreso di recente) e, a parte Anastasia Brown, non ho più fatto niente con lui. Moliterni però, pochi anni dopo, ti propone di disegnare alcune storie, con protagonista Indiana Jones, per il mercato francese. Come andarono di preciso le cose? Moliterni ci teneva tantissimo. Era riuscito ad ottenere l'esclusiva per pubblicare le avventure di Indiana Jones in Europa (all'inizio si doveva trattare del giovane Indiana, ma poi ottenne di poter utilizzare proprio il personaggio interpretato da Harrison Ford) ed ne aveva scritto personalmente le sceneggiature che erano state inviate alla LucasFilm in America per l'approvazione. Ne sono usciti tre albi cartonati. Non ti dico la fatica per disegnare Harrison Ford, ha una faccia di plastica ed è difficilissimo da riprodurre. Ho fatto il disegno tutto in linea chiara (Moliterni mi aveva chiesto espressamente di rifarmi allo stile di Jacobs ed Hergè ancora molto amati in Francia) e loro poi avrebbero dovuto colorarlo con tonalità piatte. Le cose sono andate diversamente ed infatti hanno colorato tutto usando solo sfumature (ombre comprese). Un risultato troppo pesante, a mio avviso. A proposito di questi albi ricordo un aneddoto simpatico. Alla presentazione in Francia, allo stand delle edizioni Bagheera eravamo in tre tutti italiani, uno a fianco all'altro: io con Indiana Jones, Sicomoro con Rouletabille e Eleuteri Serpieri con Druuna. Fuori dallo fiera si vedeva questa fila enorme che entrava nello stand e si fermava davanti a… Eleuteri Serpieri. Davanti a me e a Sicomoro il deserto. Ogni tanto, qualche padre di famiglia veniva trascinato dal figlioletto che aveva fiutato Indiana Jones, ma lo vedevi subito che con la coda dell'occhio scrutava le tavole di Druuna a fianco. D'altra parte Serpieri è molto amato dai francesi. Nonostante la crisi è ancora uno degli autori che vende di più, insieme a Giraud e Bourgeon. Pensi ci sia la speranza di vederle pubblicate anche in Italia in un futuro prossimo?
Malgrado le aspettative di Moliterni, credo che non abbiano sfondato nemmeno in Francia. Ora so che li vende allo stand di Indiana Jones ad Eurodisney. Per pubblicarli in Italia sia era interessato Piero Alligo [titolare delle Edizioni Lo Scarabeo, ndr] ma so che si è dovuto scontrare con i costi (salatissimi) dei diritti della LucasFilm.
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Parliamo un po' del tuo modo di disegnare. Tu, e Milazzo, siete forse gli ultimi esponenti della gloriosa categoria degli "impressionisti". Castelli ha addirittura detto che il tuo stile può essere considerato il tratto di unione fra fumetto d'autore e fumetto popolare, in controtendenza con l'attuale voga dei disegnatori dal tratto iperrealistico. In realtà, a chi ti sei ispirato nell'arco della tua carriera e cosa pensi invece dei tuoi colleghi dal tratto quasi fotografico? Io ho avuto dei modelli ispiratori molto eterogenei. Agli inizi Pratt, Di Gennaro e Uggeri erano il mio faro di riferimento. Poi ho scoperto anche i loro maestri americani, Toth, Caniff, e Robbins. Ma è stato l'incontro con Moebius quello che mi ha stimolato di più. Per cui oggi, il mio tratto tiene conto di tutti queste suggestioni e non riesco facilmente ad identificarlo in una precisa scuola. Sicuramente sono molto lontano dall'"iperrealismo" di molti giovani disegnatori che, probabilmente, sono influenzati dall'abitudine al rigore delle immagini di videogiochi, cinema e televisione. Anche quando mi capita di ispirarmi ad una determinata immagine fotografica o sequenza cinematografica (a volte è necessario perché i luoghi delle sceneggiature di Martin Mystère devono essere rappresentati con precisione) cerco sempre di trovare la giusta maniera per rappresentarla con il mio stile.
Le tue ultime cose per la Bonelli denotano una notevole voglia di sperimentare. Penso allo speciale di Martin Mystère su Escher... Disegnarlo è stato divertente ma anche molto stressante… avevo delle copie dei disegni originale di Escher che ho spudoratamente ricalcato (d'altra parte Escher è quello non puoi inventare nulla) ma il difficile era poi dover disegnare la vignetta successiva con una differente inquadratura… un supplizio. Poi mi sono ritrovato a fare tutto all'ultimo momento (come al solito) quando stava per arrivare anche il caldo. …ma soprattutto all'ultima storia di ZonaX, "Il segreto del Re degli Elfi". Con quella invece mi sono divertito moltissimo. Lì ci sono citazioni da Moebius, Mezieres ma anche da Dorè. Ho ancora le fotocopie delle illustrazioni dell'Orlando Furioso che Beretta mi ha mandato. Hai in mente di tentare altre sperimentazioni grafiche di questo tipo? Come le vede l'editore (in pratica: ti sarebbero concesse su Martin Mystère) ?
Con la prossima pubblicazione delle serie Bonelli negli Stati Uniti sbarcherai anche oltreoceano. Come pensi venga accolta l'operazione e, soprattutto, i tuoi disegni? Mah, nutro ragionevoli dubbi. Le caratteristiche del fumetto Bonelli sono molto differenti da quelle del fumetto americano e, nel mio caso particolare, il segno è anche un po' datato. Se me lo avessero chiesto, sarei stato eventualmente disponibile anche a ridisegnare quelle storie. Ad ogni modo, visto che si è prospettata l'opportunità, credo che per la Bonelli valga la pena di tentare. Chi ti piace dei tuoi colleghi?
Dei più giovani mi piace Nicola Mari, un vero talento naturale. Probabilmente è quello che mi più stupito, già dalle prime sue cose era bravissimo. Anche se su di lui ci sono giudizi contrastanti, perché ha questo disegno estremamente artistico che molti giudicano di difficile lettura. Limitando il discorso alla serie di Martin Mystère, Filippucci è molto migliorato. Ora ha una suo segno caratteristico che mi piace. Mi diceva che lui vorrebbe sperimentare ancora, ma siccome è abbastanza lento non ne trova sempre il tempo. Apprezzo anche Torti che ha un segno classico, ma che si adatta bene alla serie. Quali sono i tuoi fumetti preferiti? Leggo Dylan Dog quando è scritto da Sclavi, ma non tanto altro. Figurati che a fatica rileggo le storie che io ho disegnato. Una volta, quando le sceneggiature mi arrivavano complete, farsi un'idea della storia era molto più facile. Ora si va avanti a 10-15 tavole alla volta e sono costretto a farmi le fotocopie delle tavole iniziali per non dimenticarmi le fisionomie dei personaggi. Quando mi capitano sottomano do volentieri un'occhiata a qualche cartonato francese. Mi piacerebbe molto imbattermi in un altro Moebius, in un altro autore che mi emozionasse come mi ha emozionato lui.
Visto che questa intervista finirà su internet, non potevano mancare alcune domande specifiche sull'argomento personal computer. Martin Mystère è il primo personaggio a fumetti che lo utilizza in maniera non folcloristica, tuttavia l'intera questione è stata gestita in maniera perlomeno inconsueta. Nei primi numeri (che risalgono al 1982) lui utilizza chiaramente un Apple II, poi dopo qualche anno arriva il famoso Macintosh Plus, che va a sostituire il vecchio Apple anche sulle ristampe, tuttavia, sporadicamente, fanno la loro comparsa anche alcuni modelli anonimi e approssimativi. Le cose sono andate più o meno a questo modo. Un bel giorno Castelli stabilisce che il computer di Martin Mystère dovrà essere sempre un Macintosh Plus e decide di aggiornare a ritroso anche tutte le vignette delle successive ristampe. Avvisa i disegnatori, manda le immagini e per un pezzetto tutti si adeguano e a casa di Martin si vede sempre quel computer. Poi, pian piano qualcuno tenta qualche timida modifica e disegnatore dopo disegnatore si ritorna alla completa anarchia. Castelli dovrebbe tornare a fare il punto della situazione, come fece a suo tempo per la pianta della casa che fece disegnare a Vercelli ed alla quale tutti i disegnatori si sono poi attenuti (a parte Torti che al posto dell'edera rampicante all'esterno si è divertito ha disegnare delle cocciole :-)). In ogni caso anche tu ti sei divertito a creare confusione. Ora che quasi tutti i disegnatori hanno imparato a disegnare il Plus, tu, nell'ultimo speciale, gli disegni addirittura un G3 (che si può scambiare anche per un PC, visto che ha il monitor separato ed il case minitower). E' vero, è proprio l'ultimo modello della Apple. Avevo visto su una rivista queste nuove macchine e, per divertimento, gli ho disegnato quello. D'altra parte, vista la frequenza con la quale cambio il computer io, non lo può cambiare ogni tanto anche Martin Mystère? Ecco, appunto, raccontami del tuo personale rapporto con il computer.
Bè, risale veramente alla notte dei tempi. Sono stato sempre affascinato dai videogiochi. Pensa che ho avuto una consolle Intellivision, che ho sostituito quasi subito con un Commodore 64. Poi, dal Commodore 64, il passaggio all'Amiga 1000 è stato obbligato. L'Amiga è stata veramente una macchina mitica (ricordo ancora il fascino di giochi come Defenders of the Crown) anche se ad un certo punto i PC hanno cominciato a darle dei punti sul terreno dei simulatori (che sono da sempre la mia passione). Ora ho un Pentium II 266Mhx (overcloccato a 300Mhz) con la scheda acceleratrice 3Dfx che mi ha aperto un intero mondo.
Conosci uBC? Si, non direttamente purtroppo, ma Vincenzo [Beretta, ndr] mi tiene costantemente aggiornato. Di recente era entusiasta del fatto che la nostra storia [ZonaX n.32 "Il segreto del re degli Elfi", ndr] era stata quella che aveva ottenuto il migliore punteggio, dopo l'outsider "la Città" di Bonvi e Cavazzano. Fra l'altro, ora che me lo fai venire in mente, c'è una cosa che mi sono sempre chiesto: riuscite a capire quanti persone vi leggono? Certamente. Esiste un contatore che registra gli accessi di ogni pagina. Gli ultimi dati indicano dai 40.000 ai 60.000 accessi ogni mese. Ma oltre a chi legge sono in molti anche quelli che scrivono. E scrivono soprattutto per chiedere anticipazioni, anzi, a questo proposito, prima hai accennato al prossimo n.200 di Martin Mystère. Un po' di tempo fa, Castelli, scherzandoci sopra, disse che sarebbe stata una storia ad episodi molto particolari, ognuno realizzato con una tecnica differente, dall'uso degli stereogrammi fino alle statuine scolpite e fotografate… Si, mi ricordo la battuta (e per fortuna che è rimasta una battuta). In effetti, la storia è composta da quattro episodi distinti uniti da alcune tavole di raccordo. Gli episodi saranno disegnati, oltre che da me (che disegno anche le tavole di raccordo) da Filippucci, Torti e Devescovi. Siccome il filo conduttore delle storie è, ancora una volta, il colore, ogni disegnatore adotterà una differente tecnica di colorazione. Il mio episodio, scritto da Beretta, al contrario degli altri che sono di Castelli, è di 12 tavole (molto breve, per fortuna, visto che lo colorerò tutto a mano con la tecnica che ho usato per le copertine di ZonaX) e riguarderà la mitologia indiana. Vedrete [cliccate qui per vedere le tavole in anteprima] per la prima volta Mystère con gli orecchini alla Mastro Lindo. So che gli altri disegnatori hanno già finito i loro episodi, io per ora ho finito le tavole di raccordo dei vari racconti, che saranno colorate nella solita maniera, mentre, dovrei consegnare le tavole a colori entro la fine di Agosto e, come al solito, sono già in ritardo. E di altri eventuali progetti, anche "extra-Bonelli", cosa mi dici?
L'ambientazione è molto sfruttata, lo ammetto, ma dal lato fumetto non è stato fatto poi molto. Ricordo solo The long tomorrow di Moebius, alcune cose del primo Nathan e ho visto di recente anche un racconto su ZonaX ["Hardware" su ZonaX n.32 di Mantero e Zuccheri, ndr] che però rimane un caso isolato. La nostra idea è quella di creare questa protagonista femminile (ispirata all'Antonietta della Magic Patrol) che si muove nella San Francisco del 2030.
Al momento ho disegnato un solo bozzetto, ma pensiamo di realizzare alcune tavole di prova e quindi sottoporle alla Bonelli. Le tavole sarebbero su tre strisce, nel classico formato bonelliano, ma più curate, così che, nell'eventualità che alla Bonelli la serie non interessi, possa essere proposta anche al mercato francese (e pubblicata in formato più grande) senza particolari modifiche. Sicuramente sarebbe adatta alla pubblicazione su ZonaX ...
Purtroppo temo che questa eventualità sia ormai impossibile, dalla Bonelli, mi hanno infatti già confermato che ZonaX chiuderà, nei primi mesi del prossimo anno. Sto disegnando in questi giorni le ultime copertine.
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