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Intervista su Tex a Mauro Boselli
di Mauro Traversa, Marco Migliori, Marco Zucchi


(17k)
disegno di Dotti
(c) Dime Press 1998
   

Lei e Nizzi siete ormai le due colonne portanti della serie; esiste una qualche forma di "lavoro di squadra" per pianificare almeno l'alternanza del tipo di storie (storie di magia, avventure cittadine, ritorno di personaggi noti,...), evitando cosi` rischi di sovrapposizioni o inconsistenze, oppure ognuno di voi due lavora in totale isolamento rispetto al collega?

Ci sono riunioni mensili in redazione durante le quali io e Claudio Nizzi ci raccontiamo vicendevolmente i nostri soggetti per evitare "doppioni" sgradevoli. Il racconto si limita pero' a: "Sto scrivendo una storia nella Riserva Navajo".. oppure "Rapinatori di banche nel Nevada". "Sto scrivendo una storia messicana". "Io una canadese".. Ed e' tutto.

Quando le e` stato proposto di affrontare per la prima volta un soggetto di Tex, quale e` stato il suo primo pensiero e quali difficoltà ha dovuto affrontare rispetto alle altre serie su cui era ormai abituato a lavorare da tempo?

Il mio primissimo soggetto per Tex in realta' e' stato realizzato da G.L.Bonelli ed era la storia di un ranger ucciso per errore da un gruppo di vigilantes (credo si intitolasse "Ore disperate"). Poi c'è stata la prima storia del "Maestro", "La minaccia invisibile", che sceneggiai di mia iniziativa insieme al mio amico Giorgio Bonelli, fratellino di Sergio, e che sottoposi in redazione, dove lavoravo gia' da qualche tempo. Erano, se non sbaglio, le prime cento pagine. La storia ci fu respinta e usci' anni dopo nella serie perche' fu ripresa e completata (ma con altri miei grossi interventi) da G.L.Bonelli in persona. Quindi, in realta', Tex e' sempre stato il personaggio numero uno nelle mie ambizioni di sceneggiatore, fin dall'eta' di sei anni circa.

La sua prima uscita nella serie Texiana e` stata la storia del "Passato di Carson", da molti riconosciuta come un piccolo capolavoro. Per assurdo, non ritiene penalizzante essersi presentato con un biglietto da visita cosi` ambizioso. Adesso il lettore si aspetta che la qualità del suo lavoro si mantenga su questi livelli e immagino che la cosa non sarà cosi` semplice. Cosa ne pensa ?

Ebbene, dopo una "gavetta" di cinque-sei anni, per la prima storia che mi fu commissionata ufficialmente nella serie di Tex decisi di sparare tutte le mie cartucce e scrissi la storia che in assoluto preferivo raccontare (a parte il ritorno di Mefisto). Si era creato un "buco" nella programmazione, per una crisi creativa (o anno sabbatico che dir si voglia) di Nizzi. Canzio aveva provveduto personalmente con due storie, Medda con altre due. Io ero consapevole di essere soltanto il terzo "tappabuchi" e che quella avrebbe potuto essere la mia unica storia per Tex! Ma non ero per niente convinto, scrivendola, che mi sarebbe venuta bene. Anche perche' Marcello dovette interromperla a meta' e io e lui ci dedicammo all' "Esploratore scomparso", per rilanciare Zagor. In seguito tutti i lettori, a partire dal "primo lettore" Decio Canzio, l'apprezzarono molto. Sul fenomeno per cui i lettori rischiano, diciamo cosi', di venire "abituati troppo bene", ho gia' avuto modo di riflettere. Le vostre stesse recensioni su uBC criticano come troppo semplici delle storie quali "Glorieta Pass" o "Bad River", che in realta', pur essendo brevi, sono mediamente piu' complesse delle storie di Tex del periodo classico o post-classico. Ma sono rilassato, su questo punto. Non sempre si possono scrivere capolavori. E chi molto fa, puo' anche sbagliare (ho pero', lo dichiaro qui, esponendomi al pubblico ludibrio, la presunzione di sbagliare meno della media).

Lei e Medda, quasi contemporaneamente, siete usciti su Tex. Oggi e` rimasto solo lei. Si puo` azzardare che c'e` stata una specie di "gara d'appalto" tra lei e Medda (e magari Canzio), per definire lo sceneggiatore da affiancare a Nizzi?

Non so esattamente perche' Medda non abbia continuato con Tex. Le sue storie a me piacevano. Di sicuro Michele produce meno tavole e deve dedicarsi ai suoi Nathan Never e Legs.

E` abbastanza evidente che lei ha portato nella serie di Tex una "ventata di freschezza" : personaggi più approfonditi dal punto di vista psicologico, dialoghi abbastanza innovativi e spesso introspettivi, un ampio spettro di figure minori che animano le storie,.... Questo discorso innovativo come e` stato accolto in casa Bonelli e quale ritorno vi e` stato da parte del pubblico? E quanto deve a Berardi (mi riferisco a "Oklahoma") per queste novità?

Io devo molto (oltre che a G.L.Bonelli, a Romano Scarpa, a Gino D'Antonio e a Charlier, gli autori a cui piu' mi sono ispirato fin da ragazzino per la "costruzione" delle storie, ecc..) a Giancarlo Berardi. Ken Parker mi ha aperto un mondo nuovo, uno stile nuovo per le storie a fumetti. "Oklahoma" parve in casa editrice troppo innovativo per la serie normale, ma io lo giudicai da subito non solo bellissimo, ma purissimo Tex. Era semplicemente un Tex "adulto". I personaggi, come le persone, devono si' rimanere se stessi, ma anche evolversi, non cristalizzarsi. Cristalizzarsi e' morire! Le persone piu' interessanti sono quelle che "crescono", non e' cosi'?... Non quelle prevedibili e noiose! Si', "Oklahoma" e' stato un bel rompighiaccio!

E` corretto dire che lei rappresenta il fronte innovativo della saga, mentre Nizzi incarna quello più tradizionale ? E se e` cosi`, e` questa situazione frutto di un calcolo preciso il cui obbiettivo e` di mantenere i vecchi lettori (grazie al "Bonelliano" Nizzi) e conquistarne di giovani (grazie al suo approccio meno tradizionale) ?

"Non tradisco e non tradiro' mai Tex, che conosco come le mie tasche!"
   

La seconda che hai detto! Vale a dire: Nizzi e' tradizionale, lo afferma, ci crede. Ma anch'io credo di essere tradizionale, questo e' il punto! Non tradisco e non tradiro' mai Tex, che conosco come le mie tasche! Semplicemente a volte mi rifaccio piu' al G.L.Bonelli delle origini, chiedendomi come scriverebbe adesso, dopo cinquant'anni!

Di quanta libertà lei gode nella stesura dei soggetti e delle sceneggiature di Tex? Esiste, nella figura di Canzio o di qualche altro "bonelliano", una qualche forma di attento controllo o di revisione del suo lavoro, prima del passaggio alla realizzazione grafica ? Se si`, può citare qualche esempio significativo sui lavori gia` editati ?

Per quanto mi riguarda, io racconto a Canzio e a Bonelli un mini soggetto a voce, poi mi metto al lavoro. L'albo arriva sul loro tavolo gia' disegnato e letterato. Le mie storie sono uscite finora (per qualsiasi serie), hanno avuto correzioni davvero minime e mai nessuna scena e' stata rifatta. Si e' discusso per la sfida tra irlandesi e italiani dell'albo "Gli Invincibili", ma alla fine il mio punto di vista e' stato accettato (con riserva) e la scena non e' stata toccata.

Come giudica il Tex degli altri sceneggiatori: G.L.Bonelli, Nolitta e Nizzi?

Il Tex di G.L.Bonelli e' il vero Tex. Non l'ho mai messo in discussione. Dialogo, caratterizzazione, ambienti e ritmo sono perfetti! Preferivo (come tutti!) le storie in cui l'eroe era un po' in difficolta', ma apprezzavo che fosse davvero un super tosto che non sbagliava mai!
Quando uscirono negli anni Settanta le prime storie del mio attuale amico ed editore Sergio Bonelli, alias Guido Nolitta, non erano firmate, ma io riconobbi subito la mano di un altro autore. E le trovai anatema! Tex che viene pestato sulla nuca come un qualsiasi Philip Marlowe, che sbaglia nel giudicare le persone, che lascia uccidere degli amici o altre persone a lui affidate!... Era troppo umano, non era Tex!... Piu' o meno, e' quello che penso ancora. So che Sergio s'incavola, ma io credo che lui abbia raggiunto il suo capolavoro con Mister No che gli somiglia: un antieroe duro ma dubbioso e che non possiede la verita' rivelata. Con il tempo ho apprezzato qualche novita', ma non tutte, del Tex di Nolitta. La verita' e' che io sono piu' tradizionalista del re!
Il Tex di Nizzi e' sicuramente piu' gianluigibonelliano, ma e' pur sempre il Tex di Claudio Nizzi. Ha un ritmo rilassato, dialoghi piu' secchi. Le storie sono troppo lineari per i miei gusti di lettore texiano, ma hanno il giusto piglio western e di "tostaggine"! Complimenti, Nizzi ha davvero "salvato" Tex.
 


Piu` o meno la meta` dei suoi lavori gia` editati su Tex, sono stati realizzati da Marcello. E` un caso oppure esiste un feeling particolare tra voi due che non ha ancora stabilito con gli altri disegnatori della saga?

All'inizio Marcello si e' reso disponibile per caso. Era veloce (40 tavole mensili) e c'era bisogno di un autore veloce per iniziare il "viaggio" di Zagor. Ma ci siamo trovati subito in sintonia. Io lo ammiravo fin dai tempi del suo "cavaliere sconosciuto", un fumetto da leggenda!
Ma mi trovo bene anche con tutti gli altri.

Rimane mai insoddisfatto su come il disegnatore realizza le sue sceneggiature? Esiste il rischio che il disegno "si allontani" da quello che lei aveva in mente o pensava di avere espresso nella sceneggiatura? E se si`, questo comporta successive correzioni del disegno?

Le mie sceneggiature sono molto dettagliate e il disegnatore impara subito che cosa voglio da lui. Da quel momento in poi le incomprensioni sono minime, anche perche' io adatto le mie sceneggiature alle caratteristiche di ciascun disegnatore.

Lei oggi lavora su Zagor e su Tex. Se le venisse proposto di lavorare a tempo pieno su Tex, abbandonando completamente Zagor, le dispiacerebbe, sarebbe per lei motivo di massima soddisfazione, o lo riterrebbe un compito troppo impegnativo?

"Mi sono troppo affezionato a Zagor per mollarlo!"    

Bella domanda. Mi sono troppo affezionato a Zagor per "mollarlo"! Anche in un caso come quello descritto, cercherei di scrivere almeno una o due storie di Zagor alla volta (non cinque o sei come faccio adesso!).

Quanto scrivere una storia di Tex e` un lavoro tecnico da buon mestierante e quanto e` oggetto di un momento ispirato? E soprattutto, come fa Boselli a scrivere Tex, Zagor, coordinare la produzione di Zagor, pensare magari a nuove serie, e a fare tutto questo (che non è poco) ottenendo ottimi risultati?

Io mi diverto sempre a scrivere (anche se a volte "smadonno") e cerco sempre di essere in un momento di grazia. Non mi "sforzo"! Insomma mi rifiuto di scrivere quando proprio non ne ho voglia o di "tirar via" delle pagine solo per dar lavoro a un disegnatore, per allungare il brodo o per guadagnare di piu'. Se scrivo delle pagine brutte, vi assicuro che non lo faccio apposta. Come faccio a far tutto? Me lo domando anch'io, visto che ho anche una vita privata, leggo, vado al cinema, viaggio ecc..

Cinquant'anni di storie non sono poche. Anche se nella saga Texiana il "remake" delle storie e` da sempre ammesso (G.L.Bonelli in prima persona ha spesso fatto questo), occorre comunque tirare fuori sempre qualcosa di nuovo. E` questa la parte la più difficile del suo lavoro? Ha mai paura di non trovare l'idea giusta o di scrivere una storia su cui riceverà solo critiche?

Non mi piace rifare cose gia' fatte. Se succede e' perche' le sento mie ma le faccio diverse! Ho smesso da tempo di aver paura di non trovare un'idea. Mi succedeva all'inizio, adesso l'idea mi viene sempre. E non mi riferisco al soggetto originario, ma alle idee per le scene, le battute di dialogo, ecc.. Ci sono momenti in cui sono piu' ispirato e cerco di sfruttare quelli. In quanto alle critiche, finora ho avuto fortuna. Ma non e' un problema.

Dalle lettere che giungono in redazione o dai commenti che riceve dal pubblico alle varie mostre, quali sono le cose che più sono apprezzate nella collana e quali invece risultano essere gli aspetti negativi ?

Vi sembrera' strano, ma di commenti negativi ce ne sono pochissimi. I lettori di Tex sono come "tifosi".

Tex dal n.401, ha indubbiamente compiuto un salto di qualità rispetto alla gestione precedente. Quali sono i punti su cui occorre ancora insistere (penso ad esempio al personaggio di Kit Willer) per migliorare ulteriormente la serie?

Credo che convenga semplicemente scrivere delle buone storie senza tradire il personaggio. Anch'io sono affezionato a Kit Willer e percio' cerco di usarlo al meglio e di farlo "venir fuori".

Prima di entrare nel mondo del fumetto da professionista, leggeva Tex? E se si`, quale e` la storia che ricorda con maggior piacere?

"Se giochiamo a Tex, io voglio fare lo scimmione che grida DAYAAAK!"    

Come ho gia' detto, leggo Tex e Topolino da quando avevo circa quattro anni. Le mie storie preferite sono quella del mondo dell'abisso, quella di Gros-Jean e dell'assedio al forte canadese, quella di Satania, quella dei puma giganti e la Voce Misteriosa. Se giochiamo a Tex, io voglio fare lo scimmione che grida "DAYAAAK"!

Tex, con la fama di cui gode, rischia di "imprigionare" il suo sceneggiatore. Quanto e` lui a comandare la stesura della sceneggiatura e quanto e` Boselli ?

E' un rapporto di reciproca soddisfazione. Comunque, se devo risolvere un intrigo, non comando io. Lascio che sia Tex a riflettere sul da farsi. Io sono come Carson. Gli chiedo: "Qual e' il piano?".

I prossimi lavori in programma per Tex ?

Dopo il Texone di quest'anno, scrivero' per Font un'altra storia. Sto lavorando per Capitanio a "Matador", per Letteri a una storia tradizionale di avvocati senza pistola e vedovelle ranchere, per Marcello al ritorno di Lena, per Ortiz a "Fort Apache", per Ticci a "Colorado". Ho altri soggetti in mente, ma ci pensero' appena si liberera' un disegnatore.

Nizzi è stato l'erede di G.L.Bonelli; Boselli sarà quello di Nizzi?

Non intendo essere l'erede di nessuno.

E per ultimo: cosa ne pensa di Internet e di uBC in particolare?

Bene per Internet, ma non ho tempo anche di "navigare"! In quanto a uBC, all'inizio le recensioni mi sembravano intelligenti e obiettive. Adesso mi sembrano solo intelligenti, anzi, volutamente tali: non dovete essere critici e sarcastici per il gusto di farlo, anche perche' a volte non vi riesce bene. Insomma, siate piu' umili e rendete un servizio al lettore senza pretendere anche di divertirlo a spese degli autori. PESTE!
 

 


 
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