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Intervista ad Alfredo Castelli
di Giovanni Gentili

Per la biografia dell'autore vedere la Scheda del Database.


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disegno di Alessandrini
   

Per aprire mi piacerebbe sapere come ricorda il primo giorno che arrivò in "Via Buonarroti" nel 1965 e il suo primo incontro con Sergio Bonelli.

Secondo Bonelli, portavo i calzoni corti. Questo non è vero: nel '65 avevo diciotto anni; è noto che noi giovani di allora eravamo un po' indietro, ma non fino a quel punto. Comunque ricordo che ero in bicicletta: una "Graziella" che mi hanno rubato il giorno dopo. Anche Sergio era più giovane, e forse, aveva i baffi (di certo li ha portati per un periodo, non ricordo esattamente quando). Un'altra sconcertante rivelazione per cui sarò licenziato: allora credevo che a dirigere la Casa editrice fosse Gianluigi Bonelli, e quando la segretaria, Liliana, mi presentò un certo Sergio non avevo idea di chi fosse. Per la cronaca Bonelli non stava ancora in Via Buonarroti, ma in Via Ferruccio, dove ora c'è la redazione di "Macchia Nera".

Passiamo subito al 1982, l'anno in cui vide la luce Martin Mystère. Se tornasse indietro nel tempo ci sono delle caratteristiche del personaggio che cambierebbe sicuramente? Ad esempio eliminare l'arma a raggi, protagonista recentemente di una strana "rimozione" psicologica, oppure un bel Java parlante?

Difficile a dirsi. Forse ne farei un protagonista più giovane, con la camicia fuori dai jeans e la giacca nera, e al posto di Java metterei un assistente di nome Groucho. E magari cambierei anche il titolo della serie: invece che con "MM" lo farei iniziare con "DD". Così adesso sarei pieno di soldi. Scherzi a parte, è una domanda a cui non so rispondere. Martin Mystère è nato così, e, tutto sommato e malgrado i suoi difetti, ne sono contento.

Il grande Asimov veniva accusato di sfruttare per i racconti le sue personali nevrosi e fobie (paura di volare, claustrofilia, il nome pronunciato male, ecc.). La stessa "accusa" potrebbe essere mossa a lei visto che Martin è molto autobiografico (accatastare libri, cincischiamenti, logorrea, ecc.). Quanto c'e' di effettivamente autobiografico?

La curiosità, i libri, i ritardi, la logorrea: hai perfettamente indovinato. Particolari, comunque, operativi per delineare un carattere, non per fare dell'autobiografia fine a se stessa, che non interesserebbe a nessuno.

Ma quando l'autore si identifica con il personaggio non si corre il rischio di rendere quest'ultimo prevedibile, di non riuscire a vederlo con occhio critico?

Io non mi identifico con il personaggio, eppure Martin è ugualmente prevedibile... La domanda andrebbe riformulata: identificazione o meno, può un autore perdere il senso critico nei confronti del proprio personaggio? La risposta è "purtroppo sì", e trovo ciò perfettamente umano. E' un rischio inevitabile di cui cerco di (ma non sempre riesco a) tenere conto. Se, per ipotesi, qualcuno mi chiedesse di sceneggiare MM per un film, non lo farei, proprio per evitare il condizionamento di cui sopra. Preferirei che a farlo fosse un altro, che conosce bene il proprio mestiere; io chiederei solo una consulenza.

Dal suo punto di vista, quanto gli altri sceneggiatori riescono a interpretare la parte "Alfredo" di Martin e a dosarne le varie componenti caratteriali?

"per alcuni Zagor rischiai l'espulsione dal suolo nazionale"
   

Non moltissimi, purtroppo. Questa non è una critica: anch'io ho scritto un Dylan Dog e un paio di Ken Parker piuttosto fuori linea, per non parlare di alcuni Zagor per cui rischiai l'espulsione dal suolo nazionale. Il fatto è che, per ovvie ragioni, l'autore di una serie conosce il proprio personaggio meglio di ogni altro.

Sono in molti a invocare un suo maggiore impegno e controllo diretto delle storie di Martin. Questo è anche segno della simbiosi autore-personaggio. Torneremo a vederla più spesso ai testi in futuro? Che cosa bolle in pentola per Martin?

Nel '98 usciranno otto storie a mia firma. Cosa bolle in pentola? Progetti ce ne sono (supplementi, tie-ins, eccetera), ma ora è prematuro parlarne: dovremo fare una serie di riunioni in proposito. Questo ci darà la scusa per un'altra chiacchierata...

Avremo mai gli albetti di Java allegati agli speciali? E' già pronta la storia per il numero 200?

"nel n.200 ci saranno alcune immagini in 3D"
   

Preferisco continuare con i "Dizionari dei Misteri", che funzionano sempre bene. A mio parere, un altro albetto sarebbe inflazionante. La storia del n.200 è quasi pronta: ci lavoreranno quattro disegnatori (Alessandrini, Filippucci, Devescovi, Torti) ognuno dei quali colorerà la sua parte di storia con una tecnica diversa. Farò anche uso della tecnica "Magic Eye" per alcune immagini in 3D. Il titolo sarà "Lo spettro della luce".
 


Lei è sposato? Si sposerà Martin? Ci hanno anche raccontato di una sua frase sibillina "Magari Martin si è già sposato...".

Non sono sposato. O meglio, sono stato sposato e sono divorziato molti anni fa. Ma prima o poi (più prima che poi) compirò/compiremo il grande passo. Ogni tanto dico che "forse MM potrebbe essere già sposato" perché nell'albo "La storia segreta di Diana Lombard" si accenna a qualcosa che è successo tra i due e che "ha risolto molte situazioni" senza dire di cosa si tratta. Personalmente detesto le cerimonie: mi piacerebbe che almeno Martin Mystère si sposasse (si fosse sposato) senza troppa pubblicità.

La sua compagna conosce i fumetti?

Ne legge qualcuno ma non troppi. Ama molto Dylan Dog, ma considera Martin un'ottima cura contro l'insonnia. Credo che il nostro rapporto funzioni bene (tocchiamo ferro) proprio perché non si parla mai di fumetti (ho il terrore di "casa e bottega").

Come disegnatore la sua opera più famosa è il "ritratto di Sclavi" :-). Ha anche disegnato l'Omino Bufo (forse il primo autore a creare un personaggio e la sua parodia). Ha mai pensato nella sua vita di fare il disegnatore "realistico", magari una storia di Martin?

No, non saprei neppure da che parte cominciare a squadrare il foglio. Sono un buon "visualizer" e possiedo il senso della composizione, ma dal dire al fare c'è di mezzo il foglio di carta, il pennello, la china, eccetera. Per quanto riguarda il demenziale "Omino Bufo" fu da me inventato quando lavoravo per il "Corriere dei ragazzi", all'inizio degli anni '70. L'ho continuato saltuariamente, in "Eureka" e in altre pubblicazioni, fino all'uscita di "Cattivik". Silver mi ha chiesto più volte di realizzarne nuove tavole, cosa che ho fatto sempre all'ultimo momento, tenendo la redazione con il fiato sospeso. Cosicché, a un bel momento, abbiamo deciso di affidarlo al bufissimo Artibani, il quale ha perfettamente reinterpretato il mio "stile", se "stile" lo si può definire. Malgrado le mie insistenze, Artibani preferisce non firmare: "tiene famiglia" e teme di perdere il diritto alla cittadinanza.

Visto che "siamo" su Internet vorrei chiudere parlando di Computer e Reti: sicuramente il n.1 "Uomini in Nero" è stato il primo albo bonelliano in cui sia comparso un personaggio che usa un computer. Martin era connotato come un mago dell'informatica, mentre oggi lo è molto meno. Vedremo Martin affrontare un avventura con Internet come elemento centrale?

Ora che tutti hanno il computer, e che di maghi dell'informatica (veri) ce ne sono a migliaia non oso più toccare l'argomento. In quanto a Internet, qualche idea ce l'ho. Ma vorrei fare una storia davvero in sinergia con Internet: qualcosa che invogli il lettore a collegarsi con siti esistenti e compiere una sorta di percorso complementare all'albo. Ci sto pensando.

Martin passerà mai dal Mac al PC?

Io possiedo anche un paio di PC, tuttavia mi sono -come dire- "antipatici". Questa è la ragione per cui non cambio il computer a Martin, anche se a volte mi verrebbe voglia di farlo visto (a) la pessima assistenza e la pessima distribuzione di prodotti Apple (b) che MM fa pubblicità alla Apple da quindici anni, ne hanno parlato tutte le riviste di settore (compreso MacWorld turco) e l'ufficio stampa della Apple non si è mai degnato di mandare almeno una riga di "preso nota".

Come vede il futuro del fumetto e c'e' qualche possibile legame tra Computer, Internet e Comics? Ad esempio per Serra non esiste alcuna possibilità per i fumetti di evolvere in CDROM o che altro.

"Credo che il fumetto continuerà a resistere ancora per molti anni, dopo essersi 'ricollocato' sul mercato."    

Domanda che impone una lunghissima risposta: sarà oggetto di una prossima chiacchierata, spero su queste stesse pagine. In molta sintesi: credo che si dovrà trovare una sinergia tra i due mezzi, sul tipo di quella che ho tratteggiato poche righe qui sopra. Non credo -come non crede Serra- che il destino del fumetto sia quello di venir trasferito in CDROM: il prodotto non si chiamerebbe più fumetto, così come non si chiama fumetto il film -che so io- di Batman. Credo, invece, e spero ardentemente di aver ragione, che il fumetto continuerà a resistere ancora per molti anni, dopo essersi "ricollocato" sul mercato. Fino a quando? Beh, almeno fino a quando sarà possibile realizzare un film o un CDROM o un programma televisivo in cui una battaglia stellare o una scena di massa tra gli antichi egizi comporteranno esattamente lo stesso investimento in termini di tempo e di denaro necessario per realizzarla in un fumetto; in altre parole quando ogni mese potrà uscire un CDROM interattivo con una nuova storia di Martin Mystère corrispondente a circa un'ora di tempo di fruizione a sole 3000 lire (e, aggiungo, quando ci sarà la possibilità di "leggere" questa storia anche in metropolitana o in bagno). A volte l'essere un "medium" povero ha i suoi vantaggi.

Cosa pensa di uBC? E delle possibilità di dialogo via Internet tra Autori, Pubblico e Critica?

Come sai, apprezzo molto uBC e credo che svolga un'utile funzione, così come trovo Internet uno strumento valido per qualunque tipo di scambio di idea (quindi anche per gli scambi tra autori, pubblico, critica). Per ora non ritengo ancora "probanti" i pareri dei lettori espressi tramite Internet, nel senso che Internet ha, attualmente, un "universo" di fruitori molto specifico che non rispecchia il target delle nostre pubblicazioni. Leggendo i commenti di Internet si sarebbe portati a pensare, per esempio, che in Italia esistono solo fumetti giapponesi, e che essi vendono milioni di copie. Per fortuna di noi autori senza occhi a mandorla, non è così.
 

 


 
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