La stanza di una disegnatrice Bonelli non sembra avere nulla di strano.
Le solite cose di una stanza da ragazzo/a qualsiasi: libri, cassette (moltissime),
riviste, fumetti, poster, un bel lettone morbido. Un particolare inusuale
magari è il tavolo da disegno inclinato, lindo e lucido, pieno di
foglietti autodesivi con appunti vari. Un particolare assolutamente unico,
invece, che riposa in un cassetto segreto, lontano dagli occhi impiccioni
degli aficionados come me, è una pila di fogli sceneggiati e faxati
dalle amorevoli mani di Antonio Serra. E scusate se è poco...
Elena Pianta, 23 anni, ha la faccia di chi non ci crede ancora, la faccia
di chi non è ancora entrata pienamente nell'ordine di idee di essere
letta (e giudicata) da migliaia di persone. Oppure la faccia di chi fa
finta di non crederci... E mi racconta di come, con l'intermediazione di
un amico, ha chiesto di essere presentata ad un altro disegnatore astigiano,
Vercelli, ben più affermato e noto di lei, e di come Vercelli, saputo
che "questa è Elena Pianta, che disegna Legs" e data un'occhiata
alla faccia di ragazzina di Elena, le autografi un albo convinto che questa
tizia fosse una delle tante qualsiasi lettrici e che i disegni di Legs
se li facesse per sfizio a casa sua... Più che un intervista è
stata una chiacchierata, lunga, piacevole e priva di formalismi.
Sono nata il 30 agosto 1973, poi, ehm... Stringiamo un po'... Ho fatto
le magistrali, e poi una scuola di design a Torino. 4 anni e per quanto
riguarda i fumetti abbiamo fatto poco niente. Un anno era dedicato alla
tesi e io ho realizzato una storia tutta a fumetti, ma non sul fumetto.
L'ultimo anno avevo saputo del concorso Pierlambicchi di Prato: così
ho mandato una storia su Asti, inventando una storia sul ritrovamento di
un manoscritto di Federico Dellavalle (il secondo tragediografo della città
dopo Vittorio Alfieri, NdR), con uno studio anche dettagliato di date e
fatti storici. La cosa è piaciuta perchè fra i tre premiati
c'ero anch'io...
Prima lavoravo per uno studio grafico a Torino. Sì, non mi dispiaceva,
si disegnava, ma ti facevano un mazzo considerevole (ride)... Così
ho mandato quattro pagg. di "La vendetta delle dame in nero";
ho preso 4 tavole e le ho ridisegnate a modo mio. Le ho mandate e pensavo:
gli dò una settimana per rispondermi... Che è un tempo assurdo!!
E invece dopo 15 gg., pochissimo, mi hanno subito risposto.
Già. Io ero lì in casa, un po' sul depresso, perché
in quei giorni avevo lavorato molto. Così ero a andata a dormire
il pomeriggio, e Serra mi ha cercato proprio mentre sonnecchiavo...-Prooonto
(fa la voce assonnata), sìì -Sono Antonio Serra... E io,
mezza addormentata pensavo fosse uno scherzo di qualche amico. E questo
parlava e diceva che i miei disegni gli interessavono molto e così
via. E io intanto pensavo: sììì, figurati...Meno male
che ho mantenuto il dialogo su un livello decente e non l'ho mandato a
quel paese. E così sono andata sù a Milano e una settimana
dopo mi hanno subito affidato una storia. Quella che poi è diventata
"Toys"; il titolo provvisorio era "Scommessa mortale".
Beh, ci sono due redazioni. Quella più grande, in cui ho visto
solo dei grafici che lavoravano, e in cui mi sono pure persa e non riuscivo
più a uscire! Due numeri più in là c'è la sede
di Nathan, Legs e Zona X: è più piccolo ma l'ambiente, anche
a detta di Serra, è più sportivo. Poi entri e c'è
Serra che è un patito di giocattoli a livelli scandalosi!! Lui pensa
di essere uno dei maggiori collezionisti di Lego del mondo. Entri nel
suo ufficio e tutto che suona, -piropiropiro(fa la sirena)-,
ti giri e vedi un Godzilla con gli occhi luminosi che si accende quando
uno entra, e poi pterodattili che volano e così via... Serra io lo
trovo simpatico; è molto vitale e frizzante. Dal punto di vista
lavorativo, invece, è molto molto professionale. Sa sempre dove
e come sistemare una storia, e mi ha stupito che riesca a "leggere"
gli ideogrammi giapponesi, senza conoscerne la lingua.
Questo per desiderio di Serra e penso anche di Bonelli. Trattandosi
di una donna pensano che donne riescano meglio a rappresentarla. Se pensi
alle scene di nudo, più o meno parziale, Serra sostiene che la discrezione
delle donne sia particolare, che ci sia un modo di affrontarlo tutto femminile...
Beh, nella serie c'è un amplissimo uso dell'ironia. Poi certe
situazioni se ci sono, saranno ben lì per far vedere qualcosa a
qualcuno, è inutile negarlo. Però sono molto legate a situazioni
comiche e si può guardare la scena anche con occhi diversi, magari
inserita in un contesto che vuol raccontare un qualche particolare della
storia (com'era per l'albergo nel mio "Toys"). Comunque mi dicevano
che le lettere alla redazione scritte da ragazze sono tutte molto divertite
da questo presentare un personaggio alle prese con personaggi che "usano"
il corpo in maniera divertita e grintosa, e non castigata.
Anche di May posso parlare? (Elena chiede il permesso. Annuisco divertito)...
No, perché nella mia storia c'era anche una grossa parte di May e questo
e mi è piaciuto: di Legs mi piace la grinta e visto quanto è
maschiaccio, mi piace che ci sia anche May che è più femminile.
Mi piace la possibilità di fare vignette ironiche: ad esempio se devo
disegnare un lungo dialogo dopo un po' mi stufo. Gli fai mettere la mano
così, poi cosà, li riprendi da sopra, da sotto...Invece in
"Toys", ad esempio, quando entrano nell'albergo e c'è
Jessi, la ragazzina che racconta di suo padre, ho potuto inserire il robottino
che si fa una faticaccia con le valigie. Ed un particolare che non potrei
mai mettere su altre serie.
Ammetto di non aver mai pensato al rapporto tra i personaggi e i lettori.
E' vero, in ogni caso, che Legs si è guadagnata e si sta guadagnando
una fetta di lettori diversa da quella tradizionale dei Bonelli. Per certi
versi è una serie molto innovativa...
Io non so se sono una grande lettrice di manga. Certi in effetti mi
piacciono molto. Ranma 1/2, ad esempio... Quello mi fa proprio crepare
(ride) e poi leggevo fumetti giapponesi quano ero piccola. C'erano le serie
di Candy Candy, Georgie... E con le mie sorelle (Elena ha due sorelle e
un fratello gemello, NdR) ci divertivamo a disegnare le storie che
vedevamo in TV. Qualcuno mi dice che il mio tratto è giapponese, ma io non saprei.
Altri mi hanno detto che assomiglia anche a Luca Enoch. A me piace molto
la Legs disegnata da Mario Alberti (n.2"La donna che sapeva troppo"):
mi piace quel segno molto grafico, e il suo numero è stato quello
che mi ha fatto piacere il personaggio. Penso di rifarmi un po' alla sua Legs.
Stefano mi ha fatto avere il soggetto, con tanto di descizione dei personaggi.
Sapendo dove vuole arrivare il soggettista ci si muove in una determinata
direzione. Se con una scena si vuole determinare un effetto di sorpresa,
si cerca di disegnare in maniera "misteriosa", e così via.
Beh, poi si sa che il ballon di chi parla prima deve stare solitamente
a sinistra nella vignetta: ecco, io non ne avevo tenuto assolutamente conto!
E poi la nuvoletta va in alto vicino alla testa. Avevo disegnato i personaggi
a casaccio e così mi sono sentita dire: questa non va bene, questa
è da rifare, questa anche, questa pure... In alcuni casi il tipo
di inquadratura era indicata precisamente (es.: primo piano sulla mano
di Tizio), ma tutto sommato Piani mi lasciato abbastanza spazio.
Comuque mi hanno seguita abbastanza, soprattutto perché era il mio
primo lavoro. Più che altro ho avuto problemi con i neri, che non ero abituata
a usare: mi piace la linea pulita, col segno ben evidente, e avevo fatto
tutto bianco.
Sì, sì. Mi hanno subito mandato una tonnellata di roba
(mima uno scatolone grosso una bracciata). Una videocassetta di
Toys, un megacatalogo dei Lego, altri cataloghi di giocattoli... Una volta
mi è arrivata una specie di Bibbia, spessa 20 cm: c'erano dentro
tutti i giocattoli di latta, quelli a molla. Poi ancora libri su FortunatoDepero
(il pittore futurista della mostra di inizo albo, NdR).
E un tomo bellissimo con tutti gli alberghi imperiali russi. E tu ti guardi
tutto, senza copiare, e butti nella storia.
Li ho gestiti male... Ho avuto problemi, soprattutto all'inizio. Mi hanno
affidato la storia e mi hanno detto: inizia a disegnare, così vediamo
a che ritmo vai e ci regoliamo. Dopo qualche mese di lavoro era stato deciso
di fare uscire la storia per fine anno. Doveva essere inizialmente la prima
uscita mensile. Però io ho avuto dei ritardi: prima andavo avanti
su certi tempi e poi, non so perché, questi tempi hanno iniziato
a non bastarmi più. Comunque ci messo circa 7 mesi a finire "Toys".
Sì, sono già al lavoro su una storia, soggetto e sceneggiatura
di Antonio Serra. Domani vado su a Milano e mi danno altre tavole di
sceneggiatura (Elena mi chiede di non dire altro, NdR).
Non sono una lettrice abitudinaria. Leggo cose varie, ma senza continuità.
Cosa mi piace... Beh, Legs (ridacchia),m a non lo dico per opportunismo,
è vero. Mi piacciono certe storie di Nathan Never: l'ultima ad esempio
("Hadija", NdR) o "Bauhaus Killer",
che è stata la prima storia di Piani.
Poi, c'è Bone (l'intervistatore si mangia le mani quando Elena
mostra il n.1, che l'intervistatore non è ancora riuscito a trovare...):
quando me lo leggo in treno scoppio a ridere da sola, e tutti mi guardano male!
Poi mi piace Ranma 1/2, come ho già detto. 3-4 anni fa leggevo
molti Diabolik, ma mi sono stancata. Di Americani leggo qualcosa soprattuto
se c'è qualche disegnatore che mi piace: ad es. Ordinary Heroes
(disegni di Adam Hugues, NdR), ma mi piace anche il disegnatore
"normale" di GEN13 (Scott Campbell, NdR).
Sì è una cosa che mi affascina molto. Di mio ho sceneggiato
la tesi e il lavoro mandato al concorso Pierlambicchi. Cerco di carpire
tutti i segreti a scrive i testi, ma mi sembra molto complicato per certi
aspetti. Anche le cose che sembrano sciocchezze, rispondono sempre a criteri
precisi, magari commerciali.
E' molto strano. Tu ad esempio hai un approccio normale, invece certa
gente si rivolge a me come fossi chissà chi. E' piacevole a volte,
perché certe gente ti avvicina e ti parla dell'albo, chiede, fa
complimenti. Si sono perfino fatti vivi alcuni compagni di scuola che non
sentivo da anni, e mi ha fatto piacere. A volte invece mi mette in imbarazzo,
e mi infastidisce che con me qualcuno pensi di dover parlare solo di questo...
Anche perché sei in mezzo alla gente, e non ci sono solo io. Comunque
mi fa proprio piacere firmare autografi sulle copie!
(Io me lo sono fatto fare, NdR ;-)
Mah, se mi metti davanti a un computer più o meno me la cavo,
ma non sono appassionata. Internet ho avuto occasione di provarlo qualche
volta: trovo impressionante la mole di dati che gira e anche il livello
di specificità di certi siti. Certi ragazzini si attaccano al computer
e trovano tutto ordinario, io invece rimango sempre molto sorpresa.
Per quanto riguarda i retini, come avrai visto, nella mia storia non ce n'erano.
Penso che per chi li sa usare bene, come il gruppo Hammer, sono un bel
vantaggio: certe cose a farle a mano moriresti, non ti passa più.
C'è anche chi piglia i retini e, plaff, li piazza lì solo
per fare un effetto gratuito. Ad esempio io ho chiesto di fare un retino
per sfumarmi un cielo: questo perché non trovo altro modo, materialmente,
per farlo. C'è da tener conto soprattutto della tecnica di stampa
e della carta: quella dei Bonelli è molto porosa e se metti un retino
troppo fine ti viene tutto nero.