Sono nato a Milano l'8 Ottobre 1967. Dopo il diploma (Liceo
Linguistico) ho iniziato a frequentare l'Università (Lettere), ma
contemporaneamente, tramite Antonio Serra, sono entrato nella redazione di
Fumo di China (1990). Ben presto il lavoro per FdC si è fatto più pressante
del previsto, e quindi ho preso la (non sofferta) decisione di interrompere
gli studi universitari.
Sono entrato alla Bonelli nel 1993, come semplice redattore. A quel
tempo avevo scritto un soggetto per Nathan Never e stavo lavorando
alla sceneggiatura di quello che sarebbe stato il n.45, e di conseguenza ero
già entrato in contatto con la redazione (oltre che con Antonio Serra, che
ho conosciuto casualmente nel 1989). Poiché in quel periodo erano in cerca
di un nuovo redattore, e io ormai avevo una discreta esperienza in questo
genere di lavoro, mi hanno fatto la classica proposta che non si può
rifiutare (almeno se si vuole mangiare ogni giorno!). Inizialmente ho
svolto la mansione di "assistente di Castelli", ma l'anno seguente, quando
sono stati creati i "responsabili di testata", mi hanno affidato la cura di
Zona X>. Attualmente lavoro a mezza giornata come curatore di
Zona X, mentre l'altra metà la dedico alle sceneggiature.
Lavorare con Alfredo è molto stimolante, sia nel bene che nel male.
Nel bene perché è veramente una persona geniale, oltre che particolarmente
affabile e cordiale; nel male perché durante la settimana la sua presenza
in redazione è limitata a tre sole mattine, e quindi il lavoro
dell'"assistente" è molto pesante. In compenso, grazie a quell'esperienza,
quando mi è stata affidata Zona X, non ho avuto difficoltà ad assolvere il
nuovo compito. Già, perchè a partire dal n. 10, Alfredo non si è più
occupato di Zona X per problemi di tempo, e quindi le due redazioni si sono
completamente divise.
E' difficile individuarne uno solo... sin da bambino ho letto molti
fumetti, e quelli che ricordo con più affetto sono il Paperino di Barks,
il "Principe Valiant" di Foster e "Asterix" di Goscinny e Uderzo.
Più in là sono arrivati i cartoni animati giapponesi e "Martin Mystère".
Quello che preferisco è il genere misterioso, con elementi fantastici,
soprattutto se molto avventuroso e ironico, alla Indiana Jones.
Poi vengono la fantascienza (ho visto "L'invasione degli ultracorpi"
a sei anni, e già allora mi era piaciuto moltissimo) e infine il fantasy, con
l'eccezione, però, di Conan e i vari barbari suoi colleghi.
Più che nelle vendite, che per il momento si mantengono stabili, la
crescita è avvenuta nella qualità delle storie pubblicate e nell'interesse
dei lettori, che ora ci scrivono ed esprimono le loro opinioni, al
contrario di quanto accadeva con la vecchia formula. Questo dipende
sicuramente dall'introduzione di personaggi a cui potersi affezionare e di
cui seguire le vicende. Ovviamente la nostra speranza è quella che,
grazie alla mensilità, una maggior presenza delle serie attiri
anche l'attenzione di nuovi lettori.
Dopo una diffidenza iniziale, i commenti che abbiamo ricevuto dai
lettori sono tutti positivi. Anzi, sono ormai in molti a richiedere una
sempre maggiore presenza delle serie e Miniserie rispetto ai "Classici". Al
momento stiamo vagliando anche la possibilità di eliminare questo tipo di
racconti autoconclusivi, ma non è stata ancora presa alcuna decisione.
Di sicuro, almeno per il prossimo anno, i "Classici" rimarranno, anche perché
abbiamo un certo numero di storie in lavorazione che non possiamo non
pubblicare. Personalmente, mettendomi nei panni di un lettore, anch'io
preferirei leggere solamente le serie, mentre come curatore la presenza dei
Classici mi fa comodo, visto che in casi di necessità mi permette
sostituzioni senza problemi di continuità narrativa o di rotazione. In ogni
caso, come dicevo prima, siamo tutti soddisfatti del miglioramento generale
delle storie, ma crediamo anche che si possa fare ancora di più.
Speriamo solo di riuscirci!
"La stirpe di Elän" è nata dalla mia voglia di fare qualcosa di
fantasy, ma non tradizionale. Inoltre volevo mantenere un legame con la
nostra realtà, anche perché non avendo mai scritto nulla di fantasy prima
di allora, non mi sentivo molto sicuro in un'ambientazione completamente
distaccata dalla Terra... Diciamo che l'aggancio con il nostro mondo
serviva prima di tutto come rifugio per me in caso di difficoltà!
Poi di difficoltà non ce ne sono state (non troppe, almeno), però riconosco che
se dovessi ricominciare da capo la miniserie, cambierei molte cose. In quanto
all'idea su cui si basa Elän, non posso dire di essermi ispirato a qualcosa
in particolare. Certo, ci sono dei rimandi a Flash Gordon, altri a laputa
(un lungometraggio d'animazione giapponese), persino ad Asterix, ma anche a
mille altre cose che ho visto e letto nel corso degli anni. Quando si
scrive è inevitabile rielaborare mligliaia di esperienze vissute o di dati
acquisiti in passato. Poi si mescola il tutto per bene, a livello quasi
inconscio, e si vede che cosa ne viene fuori.
Senza dubbio i miei preferiti, fra quelli già apparsi, sono Selene
e Ran. Non a caso sono destinati ad acquisire maggiore spazio nei prossimi episodi,
forse più dei protagonisti iniziali. E poi Jakara, l'incantatrice.
E' molto divertente scrivere le scene in cui c'è lei.
Anche se è lusinghiero pensarlo, non so se "Elän" sia la serie di
maggior successo, di certo è la più presente. Ciò non toglie che tra la
fine del '97 e l'inizio del '98 si concluderà. Ma la fine di una
serie non è mai stata nei piani di Zona X, tant'è vero che sia "Magic Patrol"
che "Robinson Hart" non sono destinate a concludersi, per ora. E' una libertà
che mi sono preso per "Elän" e "Legione Stellare" per un solo motivo:
come dicevo prima, io sono cresciuto con i cartoni animati giapponesi, che mi
hanno abituato a una struttura narrativa che prima o poi si chiude, e di
conseguenza tutte le serie che concepisco, nella mia mente hanno una fine.
Ciò non toglie che, forzando questa mia tendenza, la serie (sempre fantasy,
anche se di tipo ancor meno tradizionale) che sostituirà "Elän" avrà una
struttura più bonelliana: due protagonisti fissi, una continuità narrativa
ridotta e nessuna conclusione.
Se non conosco il disegnatore, sono molto preciso. Quando poi imparo
a conoscerlo, mi regolo di conseguenza. In generale devo dire che i
disegnatori con cui ho lavorato si sono sempre dimostrati molto
professionali e pronti a entrare nello spirito della storia, perciò ho
potuto lasciarli più liberi. Diciamo che in genere descrivo
dettagliatamente le scene d'azione e lascio più libertà in quelle di
dialogo, con l'eccezione delle espressioni dei personaggi, su cui sono
abbastanza esigente.
No, assolutamente. Con mio grande rammarico, sono del tutto negato
per il disegno! Fortunatamente non lo è mia moglie (Teresa Marzia),
che ha realizzato gli studi per molti dei personaggi di "Elän".
No, perché al momento non lo so neppure io. La storia è completa, e
Cavazzano ne sta già disegnando una seconda, sempre su testi di Bonvi.
Solo che queste storie sono rientrate, almeno per ora, nell'ambito di un
progetto che esula da Zona X e che comprende invece anche storie di
Jacovitti. Si tratta, però, di un progetto ancora non molto definito,
e quindi sono anch'io in attesa di notizie.
Il computer, per me, è uno strumento di lavoro. Recentemente,
traviato da Vincenzo Beretta, ho tradito il Macintosh per un PC. Il
vantaggio è una maggior varietà di giochi, anche se, lavorandoci per molte
ore al giorno, cerco di non utilizzarlo a lungo anche per lo svago.
Lo svantaggio, non indifferente per un pigro come me, è che il Macintosh è
molto più semplice da usare! Purtroppo, a parità di prestazioni, è anche
molto più caro! Per quanto riguarda Internet, non sono collegato, ma la
conosco di fama e (relativamente) di fatto grazie a un paio di
dimostrazioni offerte dal solito Beretta. Di entrambi (computer e Internet)
penso la stessa cosa: sono mezzi affascinanti e molto utili, a patto di non
abusarne e di non diventare monomaniaci. Ma questo vale per qualsiasi cosa, no?