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Intervista a Massimo Bonfatti
di Marco Zucchi
impaginazione di Roberto Giammatteo

Quattro sono gli anni trascorsi tra il primo e il secondo numero di Leo Pulp.
E quattro sono i mesi trascorsi prima che questa tribolata intervista riuscisse a vedere la luce.
Alla fine, però, ce l'abbiamo fatta.
Godetevi questa lunga chiacchierata con Massimo Bonfatti, disegnatore nonchè creatore grafico di Leo Pulp.
Al termine del'intervista, inoltre, un piccolo regalo ai nostri lettori: il Backstage
(dal lay out al colore) di tre tavole tratte dall'albo attualmente in edicola.
Buona Lettura

Massimo Bonfatti, a volte ritornano (nel senso di Leo Pulp)?

Già, specie negli incubi!
A parte gli scherzi, più che un incubo è stato un sogno, anzi un’avventura, o meglio un esame, una sfida… o forse una prova iniziatica, Boh?!
Quello che so è che ci abbiamo lavorato molto e in gran parte la fatica e il divertimento non è possibile vederli dal giornaletto
In giro per la rete..
Sergio Bonelli Editore
Rat Man - il sito

Ci puoi dare un'idea del perchè del ritardo tra il primo ed il secondo numero.

Beh,il responsabile "oggettivo" del ritardo sono io, e per questo mi scuso con i lettori e con tutti coloro che hanno dovuto subirne le conseguenze.
In primo luogo i miei collaboratori Alex Rossini e Cesare Buffagni che hanno spesso dovuto adeguarsi ai miei ritardi, ma anche Luca Raimondi che ha subito indirettamente altri svantaggi. Mi sono scusato con Nizzi, con Bonelli, Decio Canzio e Maria Baitelli, ed ora mi scuso anche coi lettori… e già che ci sono anche coi non-lettori che in questi anni avrebbero potuto diventarlo.
Dalla prima alla seconda uscita sono passati quattro anni, è vero, ma di lavoro effettivo sono un po’ meno, visto che in mezzo ho avuto mesi e mesi di “sosta forzata”. A mia parziale giustificazione posso dire che non ho potuto effettivamente lavorare Leo Pulp al meglio delle mie possibilità e questo per colpa della mia inesperienza ma anche per la natura provvisoria di questa produzione.
A causa di questi fattori non ho potuto fare scelte radicali e sostanziali necessarie ad affrontare con profitto un impegno come questo e consegnare entro i tempi, come invece avrei voluto e come avrebbe voluto l’editore.

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Leo Pulp #2 - Pagina 94 - Vignetta 1
© 2005 Sergio Bonelli Editore
   
 

Per il primo albo e per quanto riguarda la mia parte del lavoro ho speso volentieri di tasca mia tutto il surplus di qualità che sono riuscito a metterci dentro e l'ho fatto per riconoscenza verso Nizzi che ha avuto fiducia in me, perchè orgoglioso di lavorare con un editore importante come Bonelli e forse anche perché la collaborazione principale che avevo svolto prima di Leo Pulp era diventata fonte di piccoli e grandi problemi irrisolti che alla lunga mi hanno molto amareggiato obbligandomi a cercare altre possibilità professionali. Avendone l’occasione volevo dimostrare a me stesso e ai lettori che avrei potuto fare anche cose diverse.
Finito il primo albo, però, sono cominciati i problemi. Mi resi conto che certe mie osservazioni sul contratto, forse a causa della mia inesperienza "burocratica" o “ambientale” e un certo mio modo di vedere le cose, non furono ben accolte, contribuendo perciò a far naufragare il nascente progetto della serie periodica. In seguito ad un breve incontro tra me e Decio Canzio riuscimmo però ad accordarci per fare un secondo albo (a riprova che una serena chiacchierata a volte può fare molto), ma intanto passavano inesorabilmente mesi su mesi.
L'entusiasmo, la fiducia e anche le mie risorse economiche erano finite sotto terra, ma ho cercato comunque di racimolare un po' di buona volontà, raschiandola dal fondo del barile, e sono ripartito a disegnare altre 94 tavole privo della felice incoscienza iniziale e con la deprimente sensazione di essermi fatto detestare dall'editore, di aver messo Nizzi in una situazione antipatica di mediatore forzato e di aver coinvolto i miei collaboratori in una nuova impresa faticosa senza, o con pochissime, possibilità di un sviluppo futuro. Soprattutto grazie a loro siamo arrivati alla fine di questa seconda fatica, che è stata veramente logorante.
Però siamo comunque riusciti a produrre una storia che a me sembra ancora migliore della prima, sia nei testi che nei disegni, questo risultato l'abbiamo però dovuto pagare con una maggiore quantità di tempo necessario. Ho allungato i tempi fallendo in uno dei miei propositi ed aumentando il rischio che l’editore potesse interpretarlo come una mancanza di professionalità nei suoi confronti e questo mi dispiace ma almeno sono riuscito a rispettare l’impegno di fare un buon fumetto e non abbassare il livello qualitativo.
Pensavo, forse ingenuamente, che per un a-periodico fosse meno fondamentale la data di consegna, inoltre sapevo che alla Bonelli mettono saggiamente in programmazione le cose solo quando sono completamente finite e disponibili, perciò, quando ho potuto constatare che un certo ritardo sarebbe stato inevitabile, ho pensato che comunque non avrebbe danneggiato l’editore.
Sbagliando, naturalmente, perché non è il disegnatore che può valutare queste cose e comunque sia, gli impegni che ci si prende vanno rispettati. Sapevo però che abbassare la qualità del secondo albo avrebbe sicuramente danneggiato l’editore perché avrebbe deluso il pubblico che non l’avrebbe comprato obbligando l’editore a chiuderlo, lasciando tutti noi senza speranza di un futuro per il personaggio.

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Leo Pulp #2 - Pagina 52 - Vignetta 4
© 2005 Sergio Bonelli Editore
   
 

Dati questi presupposti, posso immaginare benissimo la difficoltà dell’azienda a comunicare con me, o almeno mi sforzo di capirla.
Capisco, ad esempio, che una impresa editoriale con centinaia di rapporti lavorativi in atto non può tenere in considerazione tutti i problemi personali o i punti di vista di tutti coloro che ci lavorano, sarebbe impossibile. Eppure qualsiasi autore, sceneggiatore o disegnatore, famoso o sconosciuto ha la necessità e il dovere di esternare i suoi dubbi, le sue difficoltà e i suoi limiti, in modo da trovare coi partner di lavoro il modo di poter dare il meglio. Il dialogo è fondamentale in un lavoro collettivo come questo.
Forse è stato il salto troppo repentino ad una realtà più complessa che mi ha colto impreparato. Credo sinceramente che per me sia stata una fortuna poter fare Leo Pulp con Bonelli e mi rendo conto di quanto io sia scomodo per lui e di quanto lo sia un fumetto di questo tipo, così fuori dai canoni abituali della sua produzione, al punto che a volte mi domando perché ha lasciato che lo facessimo e che a un primo ne seguisse un secondo. Ma penso anche che in fondo l’intento di esplorare altri territori ci sia e che Leo Pulp possa essere considerato un progetto interessante.

Parlaci della mole di lavoro a monte.

Ho lavorato fin dall'inizio a Leo Pulp come se si dovesse avere una continuità, un po' perchè ci speravo e un po' perchè ero obbligato a farlo data l'alta qualità che volevo ottenere nel disegno e nel colore. E' ovvio che così facendo i problemi si moltiplicano.
Ad esempio se dovevo, secondo sceneggiatura, disegnare un’auto Buick, non potevo accontentarmi di reperire qualche immagine dell'auto in questione, ho approfittato per documentarmi anche sui vari modelli, con foto da varie angolazioni, immagini degli interni, dei motori, dei cruscotti, ho acquistato modellini, e al Museo dell'Automobile di Torino ho filmato le auto d'epoca in ogni particolare (rischiando il cazziatone delle guardie), ma non è finita qui perchè mi sono informato sui raduni di auto storiche, sui collezionisti e i noleggiatori e tutto questo per potere poi far fronte alle necessità di future storie di Leo.
Lo stesso lavoro, naturalmente, riguarda ogni altro aspetto: dall'architettura, ai costumi, ai giornali, oggetti,luoghi,volti di attori,situazioni, effetti speciali ecc... Tutto questo per ciò che riguarda la documentazione, ma io ho dovuto anche perfezionare uno stile di disegno che non mi era abituale, mi sono attrezzato ed informato per poter seguire col computer le fasi di colorazione, ho gestito i contatti con tutti in modo che Nizzi potesse visionare prima le bozze, poi il lettering, poi le matite e infine le inchiostrazioni seguite dalle tavole finite e corrette e le prove di colore, ma anche la progettazione del logo, della copertina e del frontespizio.
Mi sono calato nell’atmosfera del luogo e dell’epoca cercando di far “parlare” gli elementi visivi”che mi hanno colpito e dare a loro un senso.

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Leo Pulp #2 - Pagina 14 - Vignetta 1
© 2005 Sergio Bonelli Editore
   
 

Cercavo di creare qualcosa che potesse piacere e durare nel tempo, qualcosa come un Blake & Mortimer all’italiana con in più i requisiti per incontrare e accontentare fasce di lettori diversi, un fumetto popolare che però contenesse quel grado di cura e di qualità tipico del fumetto che si definisce “d’autore”, nel senso artigianale ma nobile di qualcosa eseguito al meglio delle possibilità del momento.
Insomma ho voluto contribuire col disegno a fare un tipo di fumetto che mi sarebbe piaciuto leggere. Capisco che può sembrare un obiettivo ambizioso, specie coi problemi che dicevo prima, eppure spero ancora che l’editore intuisca le potenzialità che io credo che questo fumetto abbia, e che possa costruire insieme a noi autori un progetto che abbia un futuro. Anche se gli ultimi segnali da parte della casa editrice sono molto poco incoraggianti, tanto che, a meno di un incremento di vendite dell’ultima ora, la decisione di chiudere sembra già presa.

Come è cambiato lo staff? E perché?

Lo staff è cambiato al momento dell'accordo per il secondo albo.
Non potendo fare scelte radicali a causa delle prospettive incerte per il futuro di Leo Pulp, decisi di mandare avanti anche la produzione di storie di Cattivik, che contavo di realizzare col collaudatissimo Luca Raimondi, mentre Cesare Buffagni che già aveva contribuito sostanzialmente con le sue colorazioni alla buona riuscita del primo albo, si era dimostrato anche in grado di fare delle ottime inchiostrazioni di Leo Pulp, mancava quindi solo il colorista.
Potevo avvalermi del bravio Lucio Aloisi (che mi ha sempre colorato le copertine di Cattivik), ma mi sembrava troppo occupato in altri lavori per potersi assumere un impegno tanto oneroso e soprattutto così pieno di incognite. Non volevo sovraccaricare Cesare di troppo lavoro e quindi iniziai a guardarmi intorno alla ricerca di un collaboratore abile, affidabile e soprattutto volonteroso.
Alex Rossini lo conoscevo già da anni perchè consocio della tenda-club italiana di Stanlio&Ollio, e conoscevo anche le sue capacità di abile caricaturista ma non potevo sapere come se la sarebbe cavata con le colorazioni di Leo. Lo misi alla prova coi colori di per un opuscolo del comune di Modena e visto il buon risultato gli affidai l'incarico.
Certo Alex partiva avvantaggiato dall'esperienza che invece Cesare si era dovuto fare sulla sua pelle (e sui suoi tendini), ma subiva anche lo svantaggio di avere un ottimo modello da superare, su mia sfacciata richiesta, in qualità. Il risultato è quello che vedete, e mi sembra ottimo. Naturalmente se avessi potuto utilizzare Cesare sia per le inchiostrazioni che per i colori avrei risparmiato il tempo che necessariamente ho dovuto dedicare ad Alex per istruirlo su ciò che volevo, come a suo tempo feci con Cesare, ma alla fine sono contento così.
In fondo è proprio questo quello che vorrei, poter contare cioè su varie persone in gamba che possano eventualmente contribuire ad una produzione seriale. In realtà loro sono il vero potenziale di Leo Pulp, quelli che potrebbero davvero permettermi di fare la serie e rappresentare perciò il futuro del personaggio. A me e Nizzi piacerebbe anche varare una serie di storie “brevi di Leo” sulle quali sperimentare stili e tecniche diverse e anche collaudare collaborazioni diverse (ma di altissimo livello) per prepararci ad una serialità più frequente e di buona qualità.

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Cover Leo Pulp #2
© 2005 Sergio Bonelli Editore
   
 

Qualcuno dirà giustamente che pur disponendo già di un paio di collaboratori senz'altro validi non sono riuscito ad accelerare il lavoro. Verissimo, ma l'avremmo potuto fare se ci fossero stati dati i mezzi e gli incentivi, non solo economici, per organizzarci di conseguenza. Io ho dovuto interrompere decine di volte il lavoro su Leo Pulp per accettare altri incarichi che mi permettevano di ridurre in parte lo scompenso economico provocato da Leo Pulp, inoltre ho mantenuto la produzione di Cattivik per gli stessi motivi almeno fino a pochi mesi prima della consegna.
La Bonelli non paga male ed anzi si distingue per correttezza formale e puntualità da molti altri editori ma purtroppo, rispetto al tempo che a me è servito per fare questo genere di cose, il guadagno è stato scarso. Se poi si considera che devo ancora sforzarmi di imparare tante cose che non so (visto che non sono “nato imparato”) e che questo richiede altro tempo, capirete perché a queste condizioni, mi sarebbe davvero gravoso mettermi al lavoro su una terza storia.
Abbiamo voluto dimostrare che Leo Pulp è un progetto che potrebbe meritare considerazione, anche se come progetto esiste solo nella testa mia e di Nizzi. A modo mio e, per quello che mi competeva, ho fatto il meglio che ho potuto, quello che non ho saputo mettere in produttività ho cercato di compensarlo con la perseveranza.
Gli imprenditori, e gli editori tra questi, fanno bene a valutare attentamente come investire i loro soldi e come impiegare la loro struttura organizzativa e il loro potere propositivo, ma troppo spesso mi sembra che si preferisca lamentarsi del mercato che non “tira” e della gente che non legge anziché dimostrare capacità di entusiasmarsi o di favorire l’entusiasmo genuino degli autori e dei lettori, per trasformarlo in guadagno per tutti. Bonelli ha saputo farlo per il fumetto d’avventura e l’ha fatto per tanti anni e a me piacerebbe proprio che avesse voglia di farlo anche in questo caso.

Cosa pensi che si aspettino i lettori da questo secondo numero?

Innanzitutto una storia sotto tutti gli aspetti all'altezza della prima (e magari anche un po’ meglio).
Dal punto di vista dei contenuti mi pare di intuire il desiderio di storie più adulte, più smaliziate e nello stesso tempo più umoristiche. Credo anche che gradirebbero una evoluzione del disegno verso un’armonia che preservi il gusto del dettaglio ma che sappia anche essere più sobria e sintetica, ma questi miglioramenti potranno venire solo col tempo. Penso infatti che i lettori si aspetterebbero anche la serie, ma temo che qui si sfori nella fantascienza.
“I delitti di Sunset blvd” porta sul dorsino il numero due. Non è stata una scelta concordata con noi autori quindi non so che senso dare a questa decisione unilaterale. Io credo che questo non garantisca assolutamente che ci sarà una prosecuzione, ma alcuni lettori la interpreteranno così e si aspetteranno una serie.
Però una serie va progettata, visto che si tratta di un investimento da parte di tutti e visto che tutti ci aspettiamo di averne un giusto tornaconto, ma fin’ora non è stato così, o almeno, se qualcuno ha fatto qualche progetto su Leo Pulp io non lo so, a meno che il progetto non sia quello… di non fare progetti.
Il primo albo è nato per caso, e in un certo senso è nato bene e in un altro senso è nato malissimo e sicuramente in modo diverso da tutte le precedenti creature bonelliane, anche se poi, col tempo, ha dimostrato di avere delle caratteristiche che piacevano al pubblico che andava anche oltre a quello tradizionale di Bonelli, dato che unisce la garanzia del nome e dello stile di Nizzi alla mia esperienza nel fumetto umoristico.
A questo punto è ovvio che come prodotto necessita di cure “personalizzate”. Un grosso ostacolo è il tipo di disegno, che rende impossibile una breve periodicità, almeno da parte di una persona sola. Avrei potuto fare un fumetto più “semplice”, ma all’inizio il mio intento era quello di non sfigurare in quella che era per me un’occasione importante ma che pensavo sarebbe finita lì.
L’ipotesi di farne una serie o un seguito nacque mentre eravamo già a metà del primo albo, colorazioni comprese, non potevo cambiare stile e non potevo rinunciare al colore perché il lavoro stava venendo bene e sarebbe stato assurdo per me ricominciare tutto da capo, anche per rispetto dell’impegno di Cesare, tanto valeva inventare un personaggio nuovo in un secondo tempo.
Leo Pulp è nato per caso, anzi… è nato per sbaglio, o forse è nato semplicemente nella “casa” sbagliata, perché da quel che ho faticosamente cercato di capire, ci sono meccanismi economici che a volte impediscono di realizzare ciò che piace (e io credo che a Bonelli Leo Pulp piaccia), e che forse potrebbe anche funzionare e vendersi bene.

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Leo Pulp #2 - Pagina 44 - Vignetta 1
© 2005 Sergio Bonelli Editore
   
 

Pensi che ce ne saranno altri?

Naturalmente spero di sì.
Ma per adesso è possibile solo se interessa anche all’editore. Io lo vorrei, ma avrei bisogno di motivazioni psicologiche e pratiche per poterlo fare nei migliore dei modi o almeno con qualche prospettiva che dia un po’ di entusiasmo e fiducia, e temo che sarà molto difficile. Lo temo perchè i segnali che percepisco dalla Bonelli sono piuttosto negativi.
Comunque è ancora presto per mettersi in lutto, magari limitiamoci a tirar fuori il vestito nero e spazzolarlo in attesa di novità. Penso che il futuro di Leo Pulp dipenderà molto dalle copie vendute dal secondo numero. Intendo quelle definitive e non le proiezioni del distributore, perché per una serie di circostanze sfortunate molti non hanno ancora avuto modo di sapere che l'albo è in edicola, specie quegli amanti del fumetto umoristico che non sono abituati a sbirciare nel settore bonelliano delle edicole.
Detto questo, tutto dipenderà dall’atteggiamento dell’editore, che io non conosco personalmente e quindi non so fino a che punto potrebbe rivelarsi più bendisposto di quanto lo sia stato fin’ora. Dato che la speranza è l’ultima a morire… a patto di aiutarla a salvare la pellaccia (come direbbe Leo Pulp), io continuo ad immaginare possibili soluzioni per non buttare al vento sei anni di lavoro.

Qualche aneddoto sulla preparazione di questa storia?

Il primo che mi viene in mente riguarda un classico svarione da fumettaro: in una delle ultime tavole ho disegnato una donna seduta che tiene una sigaretta in mano, una mano… con sei dita!
Niente di eccezionale, anni prima, in una storia di Cattivik disegnai una vecchietta addirittura con tre braccia! Allora, nell’impossibilità di correggere il disegno, risolsi il problema aggiungendo all’inizio della storia, una didascalia in cui si invitava i lettori a scoprire l’errore in cambio di un premio.
Arrivarono decine di segnalazioni di piccoli e grandi errori che avevo fatto senza nemmeno accorgermene, ma mai quella giusta. Avevo promesso che avrei citato in una successiva storia di Cattivik il nome del vincitore, il quale fu un lettore, Enrico Trentin, che sarebbe diventato, pochi anni dopo, un bravo autore di fumetti. Ma tornando alla donna con sei dita, la cosa strana non è che io mi fossi sbagliato, ma che non se ne fossero accorti nemmeno l’inchiostratore e il colorista. O meglio, il colorista se n’era accorto molto tardi, quando stava per consegnare le ultime correzioni e non c’era più tempo. Un po’ carognescamente Alex insisteva che ci voleva troppo tempo, che tanto non se ne sarebbe accorto nessuno e menate simili.

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Leo Pulp #2 - Pagina 29 - Vignetta 1
© 2005 Sergio Bonelli Editore
   
 

Io insistevo ma poi, a mia volta scherzando dissi: ”Ma sì! Chi vuoi che se ne accorga, lascia quel maledetto dito!” Nei giorni seguenti mi assaliva spesso il dubbio che Alex mi avesse preso in parola, ma non potevo rivelare la mia apprensione chiedendogli spiegazioni, anche perché sarebbe stato ormai troppo tardi, e quindi, quando finalmente l’albo uscì in edicola la prima cosa che andai a vedere fu la vignetta con la donna che fuma… il sesto dito non c’era più!

E' vero che hai trascurato Leo Pulp per le cene con i tuoi amici?

Ci mancherebbe! Certo che l’ho fatto e non me ne pento. A dir la verità però, non è certo questa la causa delle mie lungaggini, anche perché frequentare gli amici è spesso terapeutico e stimolante soprattutto nei casi ai quali ti riferisci tu.
Queste cene sono per me anche cene di lavoro oltre che di svago, visto che partecipano oltre a me e Nizzi anche i miei collaboratori e un paio di individui (Marco Zucchi e Graziano Giovenzana) che oltre ad essere vecchi amici di entrambi hanno avuto un ruolo ambiguo, e per quanto ci ho capito io misterioso, nella pre-genesi di Leo Pulp.
Praticamente è una specie di confraternita ristrettissima (i Leo-pards) alla quale ha accesso ogni tanto qualche visitatore occasionale. Si parla degli argomenti che interessano a tutti e ogni tanto… anche di Leo Pulp, tanto per non perdere il vizio.

Hai dato la precedenza per un certo periodo a Leo su Cattivik e adesso Cattivik chiude: cosa ne pensi?

Ho dato la precedenza a Leo su Cattivik solo gli ultimi mesi, per cercare di contenere un po’ il ritardo. Sapevo che Cattivik poteva contare sugli altri validi autori come Sommacal, Lusso, Maselli e Casty, ed ero d’accordo con la segretaria che avrei ripreso la produzione normale appena finito l’albo, infatti avevo un collaboratore pronto a aiutarmi e contavo di mettermi al lavoro alla grande per recuperare il disavanzo economico derivato da Leo.
Per darvi un’idea sappiate che nel fare una tavola di Cattivik o una di Leo Pulp guadagnavo quasi la stessa cifra. Il problema stava nel fatto che per fare una tavola di Leo occorreva il tempo sufficiente per fare tre o quattro tavole di Cattivik, per non parlare del lavoro di documentazione, di coordinamento e di supervisione del colore.
Insomma, per fare un buon lavoro con Leo Pulp ho praticamente diluito il guadagno di un anno su un arco di quattro e lo stesso hanno dovuto fare Cesare e Alex. Sono pazzo e irresponsabile? Non so fare i conti? Sono troppo ricco ed ho bisogno di alleggerirmi di grana? Niente di tutto questo, ho solo cercato di fare un fumetto meglio che potevo finchè ne avevo l’occasione perché credo che ne valga la pena e che la sfida futura del fumetto si basi sulla qualità.
La chiusura improvvisa e non annunciata di Cattivik mi ha danneggiato economicamente ma soprattutto mi ha molto amareggiato, perché non credevo (non lo credo tuttora) che fosse un personaggio in declino e mi è dispiaciuto anche per il modo in cui la notizia mi è stata comunicata. In pratica tutti noi collaboratori siamo stati licenziati su due piedi, proprio come i braccianti dell’ottocento indesiderati dal padrone.
Niente trattative sindacali né individuali, nessun tentativo di cercare assieme a noi una soluzione, niente liquidazione, niente preavviso e nemmeno la formalità della lettera di licenziamento o una mail dall’editore. E’ stata considerata sufficiente una telefonata della segretaria di redazione (leggermente imbarazzata), e nemmeno a tutti noi, per interrompere una collaborazione di quindici anni che in fondo si basava fondamentalmente sulla stima e la conoscenza reciproche.
Questo atteggiamento poco educato e formalmente scorretto dell’editore è solo la punta dell’iceberg di un cumulo impressionante di piccoli e grandi errori di comunicazione, per dirla con un eufemismo che, mai risolti, hanno portato a malumori, incomprensioni, rancori e dispetti finendo col tradursi soprattutto per noi autori senza contratti né tutele sindacali in danni economici, complicazioni pesanti e dispiaceri.

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Leo Pulp #2 - Pagina 29 - Vignetta 4
© 2005 Sergio Bonelli Editore
   
 

Di questi errori siamo in parte corresponsabili anche noi autori nella misura in cui la nostra inesperienza, la nostra ingenuità o immaturità o pigrizia ci hanno spinti a fidarci delle parole e del carisma di un editore (che è anche un autore di successo) senza pretendere un atteggiamento più serio che tutelasse i nostri diritti trasformando le promesse fatte in un contratto condiviso, come si usa fare tra persone mature che lavorano insieme.
Le decisioni sono sempre state prese sulle nostre teste, senza mai chiederci un’opinione, anche quando riguardavano scelte che ci coinvolgevano direttamente. Per quanto mi riguarda non avrei continuato a lungo la collaborazione su Cattivik, perché ormai non ne potevo più di questa vaghezza continua e di questa precarietà senza speranze.
Ho cercato di aver fiducia fino all’ultimo, ma poi ho dovuto prendere atto della realtà dei fatti, anche se questo mi ha fatto soffrire perché tutto ciò l’ho patito come un fallimento personale, sebbene io sia consapevole di non esserne la causa e di avere anzi dato un contributo importante alla crescita di questo personaggio.
Questo stato d’animo ha anche influito negativamente sul mio umore, e questo ha probabilmente inasprito inconsciamente il mio modo di rapportarmi con gli editori, almeno in quel periodo. Comunque vedrete che Cattvik tornerà presto. Non fosse altro perché su di lui sono state fatte centinaia di storie che rappresentano un capitale sfruttabile ad ogni nuova generazione. E magari con storie nuove fatte da autori nuovi (nuovamente ingenui quindi con meno pretese) ai quali ben ci si guarderà dal proporre le cose che a suo tempo, forse sinceramente ma poco volonterosamente, furono promesse a noi.
Io speravo di continuare a fare Cattivik in concomitanza con Leo Pulp, e mi ero organizzato di conseguenza coi miei collaboratori. Ora non ho più Cattivik e su Leo Pulp non ci posso contare, e i miei collaboratori non sono messi meglio. Non voglio mettere le due esperienze sullo stesso piano ma sicuramente, nei fatti, o nelle conseguenze per me, ci sono molti punti in comune e credo anche che tutto ciò abbia qualcosa a che fare con l’epoca che viviamo oggi, specie in Italia, dove sembra che i valori umani più semplici, come la gentilezza e la cooperazione siano superflui, mentre secondo me sono indispensabili.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Naturalmente l’accattonaggio, dato quello che mi sono arrischiato a dichiarare in questa intervista.
E’ un mestiere come un altro e si fanno un sacco di conoscenze, a volte perfino di più interessanti di quelle che si incontrano nell’ambiente del fumetto. E poi non si pagano le tasse, non ci sono contratti da onorare, non c’è nemmeno il rischio di diventare ricchi, pensa un po’! Momentaneamente, intanto che sconto l’ennesimo periodo di purgatorio nell’attesa di un segno dal destino, sto disegnando una storia (probabilmente l’ultima) di Cattivik da pubblicare una-tantum su Lupo Alberto, giusto per guadagnare qualche spicciolo prima che mi caccino definitivamente a pedate.
Recentemente ho scritto e disegnato una storia in omaggio a Rat-Man e che uscirà in un albo commemorativo del decennale (n°48) a maggio del 2005. In questa storia ho cercato di esprimere alcune idee relative al genere di cose che ho detto qui, ma lo farò in forma fumettistica, naturalmente. Presto farò due tavole su un episodio della storia sindacale per un libro della CGIL in cui racconterò dei fatti del 9 gennaio 1950, quando a Modena avvenne l’eccidio delle fonderie.

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Leo Pulp #2 - Pagina 43 - Vignetta 4
© 2005 Sergio Bonelli Editore
   
 

Dopo chi lo sa? Forse riprenderò a fare i Girovaghi, che abbandonai per poter affrontare la crescente richiesta di storie di Cattivik. In fondo se devo ricominciare da zero tanto vale farlo coi personaggi d’esordio. Non so a quali editori potrei proporli, ma se saprò metterci la stessa passione e lo stesso impegno che ho messo in Cattivik e Leo Pulp penso che a qualcuno piaceranno.
Oppure mi dedicherò a fare acqueforti, è una tecnica antichissima ed appassionante che mi diverte molto. Anche cambiare mestiere è un ipotesi che da qualche tempo si fa strada nei miei pensieri, prima non ci avevo mai pensato. Ma è giusto farlo, se uno è consapevole di aver agito bene e vede che però i risultati sono deludenti, vuol dire che non sono i tempi giusti per quel modo di lavorare, o che non sono le persone giuste con cui farlo, o anche che lui stesso ha sbagliato lavoro.

Qual è il tuo concetto di professionalità?

Aspetta un attimo…
Ecco qua! Il mio dizionario Garzanti dice:
“Professionalità, s.f. (radd.sint.) il carattere professionale di un’ attività, cioè il fatto che chi la esercita ne tragga guadagno” . Sono contento, perché è una definizione aperta che lascia spazio a vari modi di concepire una professione, mentre un certo luogo comune molto diffuso attribuisce alla figura del professionista caratteristiche che io non condivido.
Per alcuni lavorare in modo professionale nei fumetti significa accontentare le richieste dell’editore in tutti i modi, anche se questo significa un danno per gli interessi dell’autore o in ceri casi dello stesso editore. Secondo loro bisognerebbe accontentarsi della pagnotta quotidiana dimenticandosi che le doti creative danno i frutti migliori in tempi lunghi. Dovremmo snobbare le possibilità di miglioramento civile che ci offre un sindacato (il SILF/CGIL), per continuare vanagloriosi o striscianti a farci ricattare da tutti, dovremmo vivere nel terrore di poter perdere il lavoro da un giorno all’altro se non lisciamo accuratamente i nostri committenti, insomma dovremmo fare il contrario di quello che la dignità per noi stessi e l’amore per il lavoro che ci siamo scelti ci suggeriscono di fare.
Certo, se uno è affamato ha il diritto di strisciare e chiedere l’elemosina, ma questa non è professionalità, come non lo è costringere qualcuno a farlo. Io invece penso di comportarmi abbastanza professionalmente, perché mi sforzo di trovare il modo per vivere facendo il mio lavoro con amore, con piacere e possibilmente con entusiasmo per non svilirlo e snaturarlo e spero sempre di poter lavorare con gente che risolve i problemi anziché crearli, e che li risolve assieme agli altri.
Cerco anche di sviluppare con altrettanto impegno l’aspetto economico del mio mestiere, che si può fondere benissimo con l’aspetto artistico, visto che le cose belle si vendono più facilmente di quelle brutte e visto che col mio lavoro ci devo vivere.

 

 




Backstage Leo Pulp #2
di Roberto Giammatteo

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Tavola 44 - Bozza
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Tavola 44 - Matite
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Tavola 44 - Colore
Pagina 44 - Disegni di Massimo Bonfatti - Colori di Alex Rossini
© 2005 Sergio Bonelli Editore

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Tavola 48 - Bozza
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Tavola 48 - Matite
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Tavola 48 - Colore
Pagina 48 - Disegni di Massimo Bonfatti - Colori di Alex Rossini
© 2005 Sergio Bonelli Editore

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Tavola 51 - Bozza
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Tavola 51 - Matite
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Tavola 51 - Colore
Pagina 51 - Disegni di Massimo Bonfatti - Colori di Alex Rossini
© 2005 Sergio Bonelli Editore

 
 


 
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