Grandi novità in casa Eura:
Dopo aver realizzato monografici mensili dedicati a personaggi pubblicati dapprima sulle pagine delle due riviste contenitore
settimanali, Skorpio e Lanciostory, la casa editrice romana, ha deciso di lanciare una nuova
serie completamente affidata ad autori italiani.
Noi di uBC abbiamo fatto quattro
chiacchiere con gli ideatori della serie: Bartoli & Recchioni.
Cerchiamo di inquadrarvi con una serie di domande: Quali sono
i tuoi hobby? Bartoli: Giocare con mia figlia, giocare
a pallone, giocare a non crescere. Giocare... Recchioni: Il
cinema, i romanzi, i videogiochi, passeggiare con il mio cane e la moto.
L'ultimo fumetto
che hai letto. Bartoli: "La Lega degli Straordinari Gentlemen"
di Alan Moore e Kevin O'Neill. Recchioni: Il secondo volume di "Blacksad" di Diaz Canales e Guarnido.
L'ultimo libro
che hai letto. Bartoli: "Romanzo Criminale", di Giancarlo De Cataldo.
E "Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay", di Michael Chabon. Recchioni: "Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay".
L'ultimo film
che hai visto. Bartoli: "L'uomo che non c'era" dei f.lli Coen, perso
al cinema e recuperato in DVD. Recchioni: "Secretary" di Stephen Shainberg.
Quale
fumetto, libro e film non deve assolutamente mancare nella biblioteca di un
appassionato lettore di fumetti. Bartoli: "Devil: Amore e Guerra" di Frank Miller -
"Le miniere di Re Salomone" di H.Rider Haggard - "Indiana Jones" di Spielberg. Recchioni: "Il Ritorno
del Cavaliere Oscuro" di Miller, "Tarzan delle scimmie" di Burroghs,
"I Predatori dell'Arca Perduta" di Spielberg.
Che
rapporto hai con il PC e con internet? Bartoli: Ho il PC dal 1988. Lavoro dal 1988.
Un qualche collegamento ci deve pur essere... per quanto riguarda Internet (e
la posta elettronica), ma come facevamo a lavorare quando non c'era? Oppure
c'è sempre stato? Recchioni: Un parente
molto stretto... tipo un fratello.
Cronaca di
una tua giornata tipo. Bartoli: Sveglia alle 7.30. Traduco, sceneggio,
telefono. Alle 11 esco e vado a studio, dove traduco, sceneggio e telefono.
Tre volte a settimana, lavoro fitto con un altro sceneggiatore a progetti cinematografici.
Quando rientro a casa, mi sento con Roberto per fare il punto della situazione
e cerco poi di staccare un po' la spina. Recchioni: Sveglia
alle 11:00, cincischio fino all'ora di pranzo, poi mi metto a disegnare fino
a cena. Dopo cena inizio a scrivere fino a notte fonda.
Quando scrivi
una storia il tuo primo pensiero va ai potenziali lettori o scrivi innanzitutto
per te stesso? Bartoli: Non ho niente di inedito, nel mio
computer. Dopo 15 anni di professione, sarebbe frustrante scrivere per se stessi.
E poi il pubblico è il volano che ci fa scrivere. Lanciamo messaggi in codice
nella notte infinita dell'indifferenza. Ogni tanto colpiamo il bersaglio
e troviamo qualche anima gemella. Recchioni: Mai scritta
o disegnata una storia che non sia poi stata pubblicata. Il pensiero va sempre
ai lettori.
Quali sono
le tue fonti d'ispirazione? Bartoli: La gente comune, la strada, i libri,
gli amici. Recchioni: I film,
le letture, altri fumetti... i videogiochi ogni tanto. Divoro ogni forma possibile
di narrativa. Poi rielaboro, smonto, ricostruisco...
Preferisci
scrivere storie che abbiano un ritmo cinematografico (es. Lazarus
Ledd) o storie in cui le scene scorrono via un po' più lentamente (es. Martin
Mystère)? Bartoli: Di solito ho un ritmo abbastanza
serrato, cui fa da sostrato, nei momenti più riusciti, un tappeto narrativo
più denso e corposo. Recchioni: Cerco di
scrivere storie che funzionino per ritmo e contenuti.
Lavori contemporaneamente
su più storie o preferisci concentrarti su una per volta? Bartoli: Lavoro su cinque-sei storie per
volta, di tutti i generi possibili, e lo faccio per due motivi:
uno, è più stimolante;
due, altrimenti non si campa!
Recchioni: Non lavoro
mai a meno di tre storie per volta. Da un lato mi annoio a stare sempre sulla
stessa, dall'altro sono avido e vivo molto aldisopra dei miei mezzi.
Ti è mai
capito di perdere il filo di una storia fino a bloccarti? E in tal caso che
fai ti intestardisci fino a venire a capo dell'"arcano" o passi ad
un'altra storia? Bartoli: Non mi blocco quasi mai. Al limite,
mi capita di seguire la soluzione più facile, sperando di riuscire a farla
funzionare con quel po' di mestiere che mi ritrovo sui polpastrelli. Recchioni: Mai capitato
di bloccarmi. Certe volte escono storie più deboli di altre, ma l'importante
è continuare a scrivere.
Quando scrivi
una storia sai già a quale disegnatore verrà affidata? Sapere
l'eventuale disegnatore ti condiziona in qualche modo? Bartoli: Conosco sempre il disegnatore
con cui lavoro. È indispensabile, cerco di adattarmi a lui, di seguire le
sue inclinazioni, i suoi gusti, per spingerlo a tirare fuori sempre il massimo.
Capita, anche, che lo metta di fronte a sfide assolutamente nuove, ed è in
quei casi che abbiamo ottenuto i risultati migliori. Recchioni: Cerco
sempre di aver presente con chi mi capiterà di lavorare. Sono anche un disegnatore
e conosco bene in patimenti di trovarsi davanti una sceneggiatura troppo lontana
dalle proprie corde.
Preferisci
consegnare una sceneggiatura molto dettagliata o lasci abbastanza libero il
disegnatore di turno? Utilizzi molta documentazione
visiva? Bartoli: La prima volta che lavoro con
un disegnatore, gli consegno una sceneggiatura abbastanza dettagliata ma lo
invito a lasciarsi andare, ad arricchirla col suo talento. Dopo quattro cinque
storie realizzate insieme, scrivo descrizioni più brevi ma controllo sempre
la sequenza e i dialoghi. Recchioni: Preparo
quasi sempre una cartella di documentazione visiva, oppure indico qualche
film da andarsi a vedere. Le mie sceneggiature sono generalmente dettagliate
ma non rigide. Se un disegnatore vuol cambiare qualcosa, e se la sua idea
mi pare buona, non faccio problemi. Pretendo molto nel disegno di armi e veicoli.
Descrivete
il metodo di lavoro quando scrivete a quattro mani con Bartoli / Recchioni. Bartoli: Uno dei due ha un'idea,
la racconta all'altro che comincia a inglobarla, a metterci del suo. Poi ognuno
sceneggia le sue storie e l'altro le supervisiona, a blocchi di circa venti
tavole per volta... Recchioni: ...praticamente
non si scrive in coppia. In coppia si parla, si discute e si gioca con il
Lego (nel senso che smontiamo e rimontiamo i mattoncini delle nostre storie)
ma poi si scrive da soli.
Cosa pensi del momento non proprio esaltante che attraversa il mondo dell'editoria
a fumetti italiana? In tutto ciò, come si inserisce l'iniziativa che sta proponendo
nelle edicole "La Repubblica"? Bartoli: I buoni fumetti si vendono, gli
altri meno. "La
Repubblica"può essere un buon gancio o un'occasione mancata, lo
scopriremo tra un po', soprattutto se - finita l'iniziativa - quello stesso
quotidiano tornerà a parlare troppo poco di fumetto all'interno delle sue
pagine. Recchioni: Sono di
quelli che non pensa che ci sia una crisi. L'Italia è il secondo o terzo paese
per produzione interna di tavole all'anno e uno di quelli in cui gli autori
sono pagati meglio. L'edicola ha un'offerta vastissima e bisogna aggiungerci
anche le librerie specializzate. Certo, il pubblico è in diminuzione ma mi
sembra biologico. L'iniziativa de "La
Repubblica" è lodevole, perché sta dando,
e darà, un'enorme visibilità a dei capolavori che prima non ne avevano goduto.
Siamo in
un periodo in cui molti autori italiani hanno pubblicato in Francia, con successo,
delle miniserie in edizione cartonata, riproposte successivamente anche in
Italia. Non avete pensato a una soluzione simile anche per John Doe invece
che al canonico, per l'Italia, formato "bonellide"? Bartoli: Il formato Bonelli in
Eura è formato
Dago, e lo dico perché Dago vende benissimo. L'Eura
non viene quasi mai menzionata quando si parla di fumetto popolare, ma le
due riviste contenitore e le altre numerose uscite hanno sempre un ottimo
pubblico, che speriamo di convogliare su JD. Il nostro personaggio, come scoprirete
leggendolo, ha i toni e i tempi di una serie TV, e quindi il formato che abbiamo
scelto è quello che si addice maggiormente alle sue potenzialità narrative. Recchioni: Detesto
questa sindrome da "emigranti" che sembra aver colto molti dei nostri talenti.
Il formato italiano è un bene culturale, una nostra maniera di fare i fumetti.
Non vedo perché dovremmo abbandonarla per ricercare forme che ci sono aliene.
Il fumetto italiano, per fortuna, è ancora un media d'intrattenimento di massa,
i volumi alla francese, specie in Italia, no. Perché sprecare tutto questo
per andarsi a chiudere in un ghetto?
Come
nasce JD. E' frutto dell'unione di tematiche destinate a delle storie libere
o a delle miniserie targate Eura
o si è sviluppata prima l'idea del personaggio? Bartoli: Roberto aveva un'idea,
io avevo un'idea. Si somigliavano. Casualmente, somigliavano anche a tematiche
avevamo sviluppato separatamente in passato sul grande laboratorio di Skorpio
e Lanciostory... Recchioni: ...gli
avevamo gia dato una forma preliminare in alcune storie presentate sulle pagine
dei due settimanali ma non le avevamo ancora sviluppate in pieno. Quando l'Eura
ci ha chiesto di studiare un personaggio per un monografico, abbiamo scoperto
che le nostre idee si combinavano bene insieme e che potevano far nascere
una terza idea. John Doe.
A
prima vista il personaggio ricorda Tom Cruise nel film "Vanilla Sky".
Ci sono particolari modelli letterali e cinematografici che ne hanno condizionato
la nascita? Bartoli: JD è Tom Cruise su "Vanilla
Sky", vestito come Brad Pitt su "Oceans Eleven". I riferimenti
cinematografici diventano poi meno espliciti, più subliminali. Può capitare,
ad esempio, una storia con la struttura de "Lo squalo", ma senza pesci.
Al momento, non posso essere più esplicito. Recchioni: Io sono
un appassionato di serial televisivi americani. La struttura di JD, per molti
versi, si rifà ad un particolare sottogenere di questi telefilm... ma non
esclusivamente. Per fortuna, io e Lorenzo abbiamo studiato un personaggio
molto flessibile che ben si adatta ad essere scritto da due autori diversi
con passioni e stili di scrittura diversi.
Chi ha realizzato
graficamente il personaggio di JD? Bartoli: Massimo Carnevale, che
ritengo il miglior disegnatore italiano. Ci lavoro da oltre dieci anni ma
ogni volta mi stupisce con una qualità grafica davvero sorprendente... Recchioni: ...è
talmente bravo che è assolutamente inutile starsi a dilungare.
Qual è stata
l'evoluzione grafica del personaggio? Avete dato delle precise indicazioni
o vi siete affidati alle sapienti mani del creatore grafico? Bartoli: Le indicazioni sono state poche,
volevamo una faccia che rappresentasse allo stesso tempo la sicurezza dell'eroe
e il dubbio dell'intelligenza. Massimo ha fatto il resto. Recchioni: Le poche indicazioni sono state
più che altro caratteriali perché quando si lavora con uno come Massimo sarebbe
da stupidi mettergli dei paletti.
Saranno episodi
autoconclusivi alla Dylan Dog o divisi in
più albi con numero di pagine variabile da storia a storia (leggasi Tex
- Zagor)? Ci sarà una continuity serrata? Bartoli: Ogni albo potrà essere letto come
una storia a sé, ma ci siamo riservati uno spazio per prendere per mano il
lettore neofita e introdurlo all'universo JD. Recchioni: Saranno
episodi autoconclusiv ma in continuity.
Le donne
e JD: quale ruolo avranno nelle serie? Saranno solo delle comprimarie o vere
e proprie antagoniste/coprotagoniste? Bartoli: Le donne sono protagoniste assolute
della serie. Tempo, Fame e Morte fanno parte del cast
principale, ma poi John avrà modo e maniera di incontrarne altre nel corso
della serie. Qualcuna la sfiorerà, altre si riveleranno più importanti, altre
addirittura decisive: proprio come nella vita. Non è obbligato a sedurne una
in ogni albo, ma non è l'esempio dell'eroe casto e puro. Recchioni: JD è accerchiato
di donne. Il suo antagonista principale è una donna e anche la sua migliore
amica\amante.
L'universo
temporale in cui si muoverà JD sarà il nostro presente (es. Dylan
Dog - Martin Mystère) o un presente futuribile
(es. Lazarus Ledd - Jonathan
Steele)? Bartoli: È il nostro presente, un po' spogliato
da tutti quegli appigli che rendono la contemporaneità poco interessante per
molti lettori... Recchioni: ...con
qualcosina di più, ma niente puntate sulla fantascienza.
Ci sarà
spazio per la tecnologia e l'informatica in JD? E che rapporto avrà JD con
esse? Bartoli: Non è un uomo tecnologico, ma
nemmeno aborra l'uso delle novità scientifiche. Diciamo che il suo rapporto
con la tecnologia non occupa il centro narrativo della serie.... Recchioni: ...JD
ha un cellulare pieno zeppo di numeri di telefono di persone che gli devono
un favore. Se gli dovesse occorrere un hacker, dovrebbe soltanto comporre
un numero di telefono. Usa un computer per mandare e-mail e fare ricerche
su internet... come quasi tutti al giorno d'oggi.
Come è avvenuta
la selezione dei disegnatori. Bartoli: Li volevamo giovani, motivati,
popolari ma personali. E liberi. La Bonelli ha assorbito un numero impressionante
di disegnatori ma ne ha scartati altrettanti, e non sempre per una questione
di valore assoluto. Qualcuno tra questi, giudicato magari un po' troppo al
limite rispetto al concetto di fumetto popolare all'italiana, è confluito
nel nostro team. Tra parentesi, stiamo continuando a visionare disegnatori,
un po' perché JD è un impegno notevole e un po' perché l'Eura ha deciso, tramite
questa nuova costola editoriale, di dare un po' più spazio ai disegnatori
italiani anche sulle pagine dei suoi storici settimanali. Recchioni: Potrà
apparire assurdo ma, nonostante sembri che ci siano frotte di disegnatori
disoccupati in giro per il mondo, trovare dei professionisti, bravi e motivati,
è stata una cosa dura. Fortuna che, nel corso degli anni, io e Lorenzo ci
eravamo gia creati un gruppo di disegnatori solidi con cui collaborare.
Scorrendo
l'elenco dei disegnatori di JD si trovano solo nomi di autori italiani. Farete
ricorso anche ai grandi autori stranieri che già rinsaldano le fila dell'Eura? Bartoli: Non si sa mai. Ci tenevamo a partire
con un fumetto tutto italiano, cosa davvero inedita in casa Eura,
ma dopo il primo anno di pubblicazione potremmo aprire le porte anche a qualche
grande autore argentino. Sapete com'è, ce li abbiamo in casa. Recchioni: Per ora JD è un lavoro esclusivamente
italiano e io sono contento così. Certo, se le cose dovessero andare bene
e ci fosse l'occasione di uno speciale o di qualche storia fuori dalla normale
programmazione, l'Eura vanta tra i suoi collaboratori storici, alcuni dei più grandi disegnatori
di sempre (Sejas, Bernet. Gomez...).
Tre buone ragioni x leggere JD. Bartoli: È originale. È fatto
con passione. Può aprire una strada e un polo di cui lo stesso Bonelli
ha più volte sottolineato l'importanza.
Recchioni: E' un buon fumetto. E' un buon fumetto. E' un buon
fumetto.
Hai dei progetti futuri o JD sta impegnando tutte le tue risorse? Bartoli: Cinema, televisione, magari
un altro romanzo (ne ho già pubblicati un paio sotto lo pseudonimo di Akira
Mishima). Ma non per snobbare i fumetti, tutt'altro. È solo che a me interessa
scrivere di tutto. E non so stare fermo. Recchioni: Il mio impegno per l'Eura
è totale. Sto realizzando (testi e disegni) due miniserie che usciranno sulle
pagine di LancioStory e Skorpio, come sceneggiatore ho in cantiere
altre miniserie con disegnatori italiani sempre per i settimanali Eura,
poi ci sono le storie libere che continuano a uscire regolarmente... E in
tutto questo, cerco di trovare il tempo per scrivere qualche articolo per
varie riviste, una fiction per la televisione (insieme al mio socio Bartoli)
e altre cosette sparse.
Un sogno nel cassetto. Bartoli: Lasciare a mia figlia
un mondo migliore di quello che sta esplodendo intorno a noi. Recchioni: Continuare come ora... ma con più tempo.
Ringraziamo Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni per la cortesia con cui ci hanno risposto
e per la disponibilità dimostrata.