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Intervista a Giuseppe Camuncoli
di Francesco Argento

L'uscita dell'Uomo Ragno (il n.81 della nuova serie) disegnato da lui è stata una buona occasione per conoscere l'autore italiano

Lo scorso novembre I lettori de "L'Uomo Ragno" n. 81 (nuova serie), hanno avuto un sussulto. Il disegnatore era un italiano. Tu. Puoi dirci come è andata?

Il supervisore della collana americana, Axel Alonso, mi ha contattato su suggerimento di Brian Azzarello, scrittore molto affermato in USA con cui avevo già collaborato sulla collana HELLBLAZER della DC Comics. A Brian era piaciuto lavorare con me, e così proprio da lui è partito l'invito a lavorare sull'Uomo Ragno, un personaggio che seguivo sin da ragazzino e che proprio non mi sarei aspettato di poter disegnare. Ho ricevuto la conferma dalla Marvel a Natale del 2001, e a marzo ho consegnato le tavole di questa atipica storia del Tessiragnatele. Un regalo bellissimo, per quanto mi riguarda.

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L'Uomo Ragno
disegno di Giuseppe Camuncoli (c) Marvel

Quella dell'Uomo Ragno non è quindi la prima esperienza americana...

No, anche se è relativamente poco tempo che lavoro per il mercato americano. Ho iniziato a fine 2000, dopo aver sottoposto i miei lavori per il mercato indipendente italiano alle principali case editrici, sulla defunta collana della Vertigo/DC Comics SWAMP THING, di cui mi avevano affidato un numero di prova e che poi invece ho illustrato per altri otto mesi, prendendo il posto del disegnatore ufficiale. Subito dopo, due numeri di HELLBLAZER e quasi in contemporanea l'Uomo Ragno e una storia breve di BATGIRL che spero verrà pubblicata anche in Italia.

Come mai nessun grosso editore italiano si è avvalso del tuo lavoro? E' stata una scelta oppure... "nemo propheta in patria"?

Bè, probabilmente entrambe le cose. Diciamo che prima di pubblicare per l'estero ho realizzato fumetti per il circuito indipendente italiano, quali BONEREST e QUEBRADA (per saperne di più, basta visitare il sito del mio studio www.innocentvictim.com), che sia per diffusione sia per stile e filosofia erano e sono piuttosto lontani da quanto viene editato dai 'grossi editori italiani'. E' vero anche, però, che ho sempre voluto disegnare fumetti senza troppe imposizioni dall'alto, e che non ho mai realizzato tavole di prova per Bonelli o altri editori, pur seguendo alcune di queste testate da anni, semplicemente perché il disegno per me deve essere un piacere e non uno sforzo. La cosa di cui vado più orgoglioso, infatti, è essere arrivato in pochi anni a lavorare su personaggi e con autori che adoravo seguendo un percorso naturale e mai forzato di evoluzione del mio stile iniziale.

Ma hai mai pensato di "scendere in campo" e buttarti solo sui fumetti?

No, anche se in alcuni momenti ci ho lavorato più che in altri. Per il momento preferisco continuare ad avere un lavoro alle spalle che mi lasci libero e sereno di seguire i ritmi della mia creatività. Inoltre così ho potuto fare esperienza anche in altri aspetti del lavoro editoriale, come l'organizzazione redazionale (che in verità è stato il mio primo lavoro), e questo, nel momento in cui si arriva alla realizzazione pratica, aiuta molto a essere indipendenti anche nel lavoro creativo. E' sempre un peccato perdere l'occasione di fare una buona modifica a un'albo perché qualcuno da cui dipendiamo non ha il tempo o la voglia per farlo.

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un wrestler stretto da Crusher Hogan,
avversario di Peter Parker agli inizi
della sua carriera supereroistica
disegno di Giuseppe Camuncoli (c) Marvel

La passione per i comics nasce dal collezionismo o dall'amore per il disegno in quanto tale?

Più dall'amore per il disegno che dal collezionismo, visto che ho iniziato a disegnare quando ancora i fumetti li guardavo e non sapevo leggere. Poi è venuto anche il collezionismo, ovviamente quando le finanze mi hanno permesso di seguire in maniera più consapevole il panorama editoriale, ampliando e maturando al tempo stesso i miei gusti di lettore. Quando ero piccolo, i miei mi compravano un fumetto ogni tanto (a parte Topolino) quindi il collezionismo ancora non sapevo cosa fosse. Mi sono comunque rifatto ampiamente in seguito.

Hai tempo di leggere fumetti? Se sì, quali?

Ora che lavoro a tempo pieno, ho purtroppo sempre meno tempo di leggere fumetti, così come di leggere libri o andare al cinema del resto. Cerco comunque di trovare il tempo per fare anche questo, visto che è sempre e comunque un piacere e che sono e rimarrò sempre un lettore. Ecco quindi che cerco di leggere un po' di tutto, partendo di base dai personaggi e dagli autori che seguo fin da ragazzino (un po' di Marvel, un po' di Bonelli, un po' di fumetto francese, quasi tutto di Mattotti, quasi tutto di Alan Moore, quasi tutto della Vertigo, qualche fumetto indipendente americano e non), e cercando al contempo di tenermi aggiornato su cosa sta succedendo, sui nuovi stili che nascono, sui nuovi casi fumettistici, o ripescando talvolta piccoli gioielli che alla loro uscita mi erano sfuggiti, come il manga "L'IMMORTALE" (prima Comic Art, ora Planet Manga) che mi ha stregato. Se anche leggere fumetti dovesse diventare una cosa sterile e fine al lavoro che ora faccio, credo ne perderei il gusto e la voglia.

La tua formazione artistica? Le ispirazioni?

Quasi del tutto autodidatta, nel senso che disegnare mi è sempre venuto naturale: ogni volta che guardavo un cartone animato in TV o leggevo un fumetto, mi mettevo sopra un foglio a reinterpretare quello che avevo appena visto, rielaborandolo o inventando a volte storie nuove di mia fantasia. Poi nel 1990 ho seguito un corso di introduzione al fumetto, tenuto a Reggio Emilia da Otto Gabos ed Onofrio Catacchio, che ha affinato un po' le mie doti ma che soprattutto ha avuto il merito di mettermi in contatto con altri ragazzi che avevano la mia stessa passione. Ed è stato proprio con uno di questi ragazzi, Matteo Casali, che ho iniziato a cullare il sogno di autoprodurre un mio fumetto, BONEREST, che ha visto la luce nel 1997 e che ha dato il via a questa avventura che solo qualche anno addietro non avrei mai pensato potesse arrivare così lontano.
Le mie ispirazioni iniziali sono state, come dicevo, i robottoni giapponesi e i supereroi Marvel, poi dopo il corso di cui dicevo poc'anzi ho iniziato a guardare autori più sofisticati ed originali, soprattutto provenienti dalla Vertigo (Chris Bachalo, Dave McKean, Ted McKeever, Duncan Fegredo, Kent Williams) o dal cosiddetto fumetto d'autore (come Toppi, Mattotti, Pratt...). Da ognuna di queste influenze ho cercato di formare un mio stile personale, che è in continua evoluzione e che comunque viene modificato anche da stimoli esterni al fumetto, quali la pittura, la fotografia, l'illustrazione, il cinema, insomma in generale ogni cosa che mi colpisce finisce poi per stimolare e far crescere il mio stile.

Conosci il lavoro dei pionieri del disegno italiano in America negli anni '60 e '70? (Nevio Zeccara per "Star Trek", Alberto Giolitti per "Turok" etc. etc.)

Sapevo di Giolitti su Turok, Zeccara non me lo ricordavo, ma non è che abbia visto molto di questi giganti del fumetto italiano (a parte, credo, un Texone di Giolitti di qualche anno fa se non erro) visto che sono nato nel '75 e non ho mai avuto l'occasione di recuperare (sempre che sia possibile farlo a prezzi ragionevoli) quegli albi. Del resto, come disse non ricordo chi più o meno in tal modo, "io sono uno solo, loro invece a scrivere sono in tanti, quindi non riuscirò mai a leggere tutto quello che viene pubblicato".

Quale famoso personaggio italiano ti piacerebbe disegnare e perché?

Senza dubbio NAPOLEONE della Bonelli, il tono surreale ed onirico mi permetterebbe sicuramente di sbizzarrirmi nel disegno. Ultimamente, poi, qualcuno alle fiere o durante incontri in libreria mi ha chiesto di disegnargli Diabolik, che non avevo sinceramente mai fatto prima e devo ammettere che è un personaggio davvero piacevole da raffigurare.

Molti ragazzi vorrebbero fare per mestiere quello che fai tu... Un paio di consigli?

Non abbattersi mai ai primi "no" (ma anche ai secondi, ai terzi, ai quarti...) perché è proprio lì che invece occorre reagire alle critiche o alle impreparazioni delle prime tavole mostrate a chicchessia per migliorare e tornare alla carica con tavole o progetti nuovi. Disegnare molto, perché è proprio dalla costanza e dal sacrificio che poi si forma uno stile e si affinano certe abilità e capacità che un domani diventeranno automatiche; all'inizio tutto è difficile, a forza di disegnare la maggior parte delle cose vengono spontanee, quasi ad occhi chiusi. Non perdere mai l'entusiasmo nell'affrontare ogni lavoro. Lavorare e confrontarsi se possibile con altri autori, il gruppo aiuta tanto nel lavoro quanto nel proporsi ad eventuali editori. Restare sempre un po' incoscienti ad audaci, altrimenti meglio dedicarsi da subito ad una carriera meno complicata e soprattutto meno rischiosa.

Quanto tempo impieghi a realizzare un albo?

Dipende, in genere un classico albo americano di 22 pagine lo realizzo nell'arco di un mese, ma tutto dipende da quanta familiarità ho col personaggio o da quanto sono difficili le scene che devo disegnare. Ovviamente se devo fare solo le matite allora è più semplice ma l'albo dell'Uomo Ragno per esempio, di cui ho curato sia le matite che gli inchiostri, sono riuscito a portarlo a termine in sole tre settimane. In pratica, circa una pagina al giorno.

Internet, Playstation, Cinema, DVD... Alleati o nemici del fumetto?

Mah, sono un po' refrattario alla tecnologia, Playstation e DVD non li ho ad esempio. Il cinema e internet sono sicuramente alleati del fumetto. Il primo perché, soprattutto di recente, ha pescato a piene mani dal fumetto (vedi i vari X-Men, Spider-Man, ma anche lo splendido "Era mio padre" con Tom Hanks, che ho visto l'estate scorsa a San Diego) traendone ma anche regalandogli benefici, tant'è che è anche grazie a questi film che molti nostalgici tornano a ricomprare fumetti o che nuovi lettori si affacciano sul mercato. Internet è invece un grosso pacino di promozione e/o servizio per qualsiasi settore, ma soprattutto per il fumetto che vede nella rete migliaia e migliaia di pagine con recensioni, anticipazioni, interviste, il tutto poi spesso per l'opera encomiabile di appassionati che contribuiscono anch'essi a diffondere questo bistrattato medium presso chi non lo conosce. Temo invece che pochi nuovi lettori siano invogliati a comprare fumetti, mettiamo, perché giocano a "Marvel Vs. Capcom" su consolle, piuttosto il contrario: se uno è un fan di Wolverine, è facile che oltre a poster, busti o action figures si compri anche il videogioco.

Progetti in corso?

Attualmente i principali sono due: una miniserie per Vertigo che si chiama BANGKOK, scritta da Jonathan Vankin, ed in uscita verso aprile negli Stati Uniti. E poi il secondo volume del personaggio che ho creato insieme a Matteo Casali, ovvero BONEREST, che dovrebbe vedere la luce a marzo in Italia per le edizioni Magic Press. Tornare a lavorare su un progetto proprio, in cui ho sempre creduto molto e che in fin dei conti mi ha lanciato, è davvero impagabile.

E ora provo a giocare in casa (PlayPress). Quando potrò scrivere l'intro a un volume di Batman disegnato da te?

Spero il prima possibile… Contatti ed apprezzamenti ci sono già stati, soprattutto da parte di Ed Brubaker che ho conosciuto l'estate scorsa a San Diego, ma per il momento sono impegnato fino a settembre/ottobre. Ma credo che mi piacerebbe proprio poter lavorare su Batman un giorno, è sempre stato uno dei miei personaggi preferiti.

Prima di salutarci... A cosa si deve il soprannome "Cammo"? (sono stati gli americani?)

No, è stato un mio compagno di classe del liceo scientifico, il Campa (da noi a Reggio Emilia i soprannomi sono il pane quotidiano, spesso per anni si conoscono persone senza mai saperne il nome vero...)! Ovviamente in America si stanno allineando, c'è chi mi chiama direttamente Cammo, anche perché per loro è particolarmente difficile sia scrivere che pronunciare correttamente il mio nome. Mica possono chiamarsi tutti Marco gli italiani...

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Nota 1: una versione editata e ridotta dell'intervista è uscita sul quotidiano il Giornale d'Italia, domenica 19 gennaio 2003. Questa è la versione integrale.

Nota 2: la foto di Giuseppe Camuncoli è stata gentilmente concessa dal sito Amazing Comics.
 

 


 
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