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Intervista a Tito Faraci di Emanuele De Sandre Per la biografia dell'autore vedere la Scheda del Database.
Può uno scrittore di trentasei anni aver già alle spalle collaborazioni con le quattro più grosse case editrici di fumetti italiani? Con il suo sbarco in Bonelli Tito Faraci griffa il suo curriculum di sceneggiatore in modo difficilmente imitabile. Ironico per natura, Faraci fa della commistione di generi il suo cavallo di battaglia, senza dimenticare mai di innervare le sue avventure con robuste trame, retaggio dell'immortale amore per il genere giallo-nero. Scrive per molti per non appartenere a nessuno, ma anche per non annoiare il lettore prima ancora che sè stesso. Un autore entrato in via Buonarroti quasi in punta dei piedi, ma al quale la Bonelli ha dato subito molta fiducia. E anche noi lettori. A un Magico Vento su soggetto di Manfredi, che speriamo possa essere disegnata da Piccatto. E' un soggetto molto interessante su cui penso di aver lavorato bene. Una storia molto visionaria, scritta apposta per il disegnatore. Sono poi al lavoro su un Magico Vento di cui è mio anche il soggetto, il titolo provvisorio è "Cacciatori e prede", la sta disegnando Mastantuono, e ce n'è di ogni!
A proposito, di Dylan ce n'è in lavorazione uno da parte di Stano mentre è già pronto quello che ho scritto per Di Vincenzo. Sto scrivendo un Diabolik per Zaniboni, con molte automobili. Zaniboni si diverte molto a disegnare automobili, anche d'epoca, e io gli insceno un gran premio di Clerville che veda gareggiare anche auto d'epoca, un po' come accadeva nei vecchi fumetti, Michael Valiant e cose del genere. Sembrerà un fumetto super retrò, coi piloti pazzi, ma ogni tanto è divertente farli. Tito Faraci, un paio di coordinate socioanagrafiche.
Ah, si. Questa è la parte più imbarazzante. Io sono nato nella radice cubica della provincia. Considera che Varese sebbene sia un capoluogo è pur sempre un posto di provincia. In provincia di Varese c'è Gallarate, vicino a Gallarate c'è un posto che si chiama Lorate Pozzolo. Nella frazione di Lorate Pozzolo che si chiama Sant'Antonino Ticino, 2000 abitanti, sono nato io. Provincia profondissima. Per andare a prendere i fumetti dovevo prendere la bicicletta e andare nell'edicola più fornita del paese vicino...
Con l'inverno cessava un po' il momento della lettura... Comunque c'è stato questo grosso sogno di venirne fuori in qualche modo, per cui sono andato a vivere da solo che avevo appena 19 anni, con la scusa di andare a Pavia a studiare Storia e Critica del cinema. L'università non l'ho mai finita, ma è arrivato il lavoro.
All'inizio non erano neanche fumetti, facevo il giornalista, anzi per la precisione all'inizio facevo fanzine musicali all'università, poi un giorno Francesco Salvi, nel momento del Mega Salvi Show, cercava qualcuno che gli facesse la sua fanzine. Una sera a un concerto di gruppi alternativi che lui presentava, gli hanno indicato me. Mi ha chiesto se gli facevo una fanzine vera e propria che parlasse di lui. Per un anno gliel'ho fatta, si chiamava "Cosce" ed era allegata a un giornale che allora tirava tantissimo, 100.000 copie. Quando la cosa è finita sono rimasto alla casa editrice, che era la Vallardi di allora, adesso non c'è più, dove sono stato fondatore di un giornale di heavy metal e via così. Rispondendo ad un annuncio sul giornale ho iniziato a collaborare con una piccola agenzia che si occupava di fumetti, e ho iniziato a fare qualcosina per bambini. Poi sono passato ad occuparmi di publishing e relationship di personaggi grossi americani, tipo quelli della King Feature e anche in parte della DC Comics. Mi occupavo però di cose un po' frustranti tipo il marketing. La cosa poi è andata a ramengo, ci si è lasciati abbastanza male, e a questo punto siccome comunque mi occupavo di fumetti sono andato a lavorare nell'agenzia di Gianni Bono, L'Epierre. Era la fine del '95. Dopo poco Gianni Bono mi disse "perché non mandi qualche soggetto in Disney?", e quei soggetti andarono immediatissimamente bene! La prima storia che ho mandato di Topolino l'ha disegnata De Vita, la terza Cavazzano. Cavazzano è il mio mentore, gli devo veramente tantissimo. Con lui ho fatto un ciclo di storie del Commissario Manetta apparse anche nella raccolta "Topolino Noir" edita da Einaudi. Hanno avuto molto successo e anche una certa influenza, oserei dire. Con la Disney ci sono stati due anni molto intensi e produttivi. Contemporaneamente avevo conosciuto Mario Gomboli, attuale direttore generale dell'Astorina.
Avessi detto 4 case editrici qualsiasi, ma sono le più grosse d'Italia... Quando lo racconterò ai nipoti mi diranno che il nonno è un po' scemo e racconta un sacco di balle. Come ti ho detto, nel periodo 1999-2000 lavoravo a pieno regime per tutti e quattro. Diventavo assolutamente pazzo. Poi c'è stato il periodo in cui ho allentato con la Disney fino ad azzerare, adesso ho deciso che con la Disney sarà una collaborazione di tipo qualitativo e non quantitativo e loro sono contenti così. Le ultime cose che ho fatto per Topolino & Co. le ho fatte perché avevo voglia di farle. A quali dei personaggi di queste case editrici sei maggiormente affezionato?
Io ho scoperto Diabolik da pochissimo e lo trovo divertentissimo...
Un'altra cosa che mi piace dello scrivere Diabolik è che richiede molto ingegno, insieme ad un ulteriore aspetto importantissimo: in Astorina sono privilegiati i testi, le storie rispetto i disegni, e ci si sente veramente importanti come sceneggiatori, forse fin troppo. La trama, l'intrigo e la sua soluzione spesso pesano di più dei personaggi, e certamente di più del disegno con cui vengono ritratti.
Quello che mi piace di Diabolik rispetto ad alcuni albi Bonelli è il non aver paura di stupire, di "spararla grossa"...
Scrivendo Nick Raider e Diabolik vai da un estremo all'altro di quello che abbiamo definito il controllo dell'albo… Io e Queirolo siamo un po' strani, per questo forse ci troviamo così bene anche dal punto di vista umano: mentre abbiamo un rigore gigantesco nel controllare la tavola, la sequenza, la credibilità della cosa, ci piace anche creare la storia man mano che la scriviamo, ci piace lavorare senza soggetto certe volte, e a metà storia dare un'impennata. E' come se camminassimo coi piedi di piombo, però a volte esplorando strade che non sappiamo dove ci porteranno. Però, ripeto, lavorando così con cura, in un certo senso lentamente, l'impressione generale per Nick Raider è quella di un fumetto molto controllato dove tutto quadra perfettamente. In realtà come detto ci sono anche ampi margini di una improvvisazione controllata. Renato in queste cose è eccellente, un misto di creatività e di rigore notevole. A questo proposito, se vuoi e se puoi, quali sono le persone che indicheresti come tuoi maestri nello scrivere? Adesso ho citato Renato, dal quale ho imparato moltissime cose dal punto di vista della tecnica, del rigore, della messa in scena, e del piacere del dettaglio realistico, che comunque io avevo già perfino in Topolino. Ti nomino Mauro Marcheselli, che è stato importantissimo perché è anche un amico, mi ha insegnato tanti trucchi, anche in un certo senso mi ha aiutato in una cosa che avevo sempre ma andava ancora più coltivata: amare molto il lettore e dargli quello che vuole, ma senza sentirsi sviliti, fare un fumetto che possa innanzitutto piacere, divertire.
E' bello riuscire a lavorare in questo modo, integrando rapporti umani e professionali…
Per me è sempre stato così e non potrei lavorare altrimenti. In Disney ho avuto rapporto molto molto importante anche a livello umano con Ezio Sisto, il caporedattore, che in un certo senso è stato il mio scopritore, colui che mi ha dato subito questa enorme fiducia: lui ha fatto il gesto di mandare subito la mia prima sceneggiatura a Massimo De Vita, e quelle subito dopo a Romano Scarpa e a Giorgio Cavazzano. Lui ha creduto molto in me e io credo molto in lui. Poi con Mario Gomboli siamo a livelli che si mangia assieme 2 o 3 volte la settimana, quindi non so neanche cosa dire… Se gli telefono meno di 2 o 3 volte al giorno credo si chieda che fine ho fatto. Passiamo ai Disney, il tuo personaggio preferito hai detto essere Topolino…
Quindi anche per Diabolik si può fare lo stesso discorso, visto che nelle avventure del re del terrore si passa dal rosa al nero in una vignetta… Non solo, ma in Diabolik effettivamente oltre alla commistione di generi posso introdurre anche un po' d'ingegno. Il personaggio è un po' freddino, ma qua e là infilo due o tre battute umoristiche sapendo che Mario (Gomboli) le taglierà...
Quando e come è nato Baldo l'Allegro Castoro? Mammamia! Baldo l'allegro castoro è una cosa che era contenuta in PK, in particolare negli Angus Tales, storie pitturate da Silvia Ziche in coda all'albo. Molto molto pulp, con queste voci fuori campo in prima persona che un po' sono diventate un mio marchio di fabbrica, per quanto se vuoi piuttosto banale, però usato in quel modo più Spillane che Chandler, con questa ironia virile... E c'era un personaggio che doveva interpretare il mondo Disney all'interno del fumetto: i protagonisti vedevano i cartoni di Baldo, collezionavano le sue figurine, poi c'erano i maniaci di Baldo che si vestivano da Baldo nelle convention, eccetera. Una specie di presa in giro, con molto affetto, dei fanatici della Disney che sono molto più impallinati dei fanatici della Bonelli anche se certamente altrettanto affettuosi...;-)
Esisteva già prima che tu lo introducessi in Disney? No, è nato così. Comunque anche nei Simpson c'è qualcosa di simile, e anche in Lil' Abner se non ricordo male. E' un giochino che ogni tanto si fa.
Da dove deriva il tuo amore per i nani di gesso, elementi fissi in lavori come Infierno, Lupo Alberto con Artibani e Cavazzano e non ultimo Martin Mystère?
Quell'albo di Martin Mystere l'ho fatto per Bonelli prima ancora che mi chiamassero. Venendo alla tua domanda: boh? Non lo so, forse perché sono un ragazzo di provincia ed ero assediato da strani oggetti, soprammobili orribili e nani di gesso, non tanto in casa mia, quanto nelle villette circostanti. Poi ho coltivato una certa passione, ne ho comprato uno, potrei metterlo nella casa sul lago di mio suocero, ma lui, per motivi che non capisco, in giardino non lo vuole. Questa cosa mi ha molto offeso e prima o poi glielo piazzerò di nascosto! ;-)
Ma fai parte o no del Fronte di Liberazione dei Nani da Giardino?
No, no! Che liberarli, devono stare in giardino! Se il mio lo metto in giardino e poi me lo liberano sarei rovinato… Già è crudele che io ne abbia uno e lo tenga in sgabuzzino…
Ti leggeremo ancora sui Disney?
Non spesso. Bonelli richiede un grosso impegno, ci sono molti disegnatori che vanno "alimentati".
Comunque c'è sempre molto amore per la Disney e tutto quello che leggerete di mio sarà fatto con grandissima cura. In questo momento, dopo un distacco, c'è un certo riavvicinamento, di tipo soprattutto qualitativo. Quindi si, mi leggerete ancora, ma non nelle quantità mostruose di un tempo. In fondo attorno al '98 avevo un po' anche saturato il mercato, ho fatto 100 storie nel giro di due anni, un po' troppe.
Com'è avvenuto lo sbarco di Faraci in Bonelli?
Ah, il tanto vituperato "Il Discepolo"… Guarda che a molti è piaciuto, anche se è un albo classico… Il primo "scossone" è stato il "grouchino", dove mi sono scatenato e anche in redazione ne sono rimasti colpiti molto positivamente. Le prime cose che ho proposto a Renato invece mi sono state brutalmente stroncate, ma io ho la testa durissima. E lui pur avendomi demolito le prime storie continuava a chiedermi perché non scrivevo per lui. Io quindi ho capito che ci eravamo capiti, che lui sentiva che io potevo lavorare per lui, d'altro canto io sentivo veramente il fascino della persona Renato Queirolo. Perciò verso la fine del '99 ho portato il terzo tentativo di soggetto per Nick Raider a Renato ed è andata bene. Da quel momento siamo partiti a velocità super. Nel 2000 Marcheselli mi ha chiamato dicendomi "ti dobbiamo parlare di una cosa importantissima": mi ha mandato da Boselli che mi ha chiesto se me la sentivo di fare un Cico, che per loro è una cosa importantissima, "anche per me!" ho risposto.
Il mio primo Cico è praticamente un omaggio a Barks, no? Ne ho scritto anche un altro, il seguito, che uscirà fra due anni, ma non so se riuscirò a farne altri. Veniamo poi al marzo dell'anno scorso, quando Renato mi ha detto "perché non mi scrivi un Magico Vento?" Io per un po' non ho proposto nulla perché ero un po' intimidito, poi ci siamo incontrati con Renato e Gianfranco Manfredi e da lì è partita anche questa collaborazione. Per il momento non c'è altro in vista…;-) C'è un'altra testata Bonelli con cui ti piacerebbe misurarti?
Tex. Lo dico qui, non l'ho mai detto in redazione, ma non pretendo mi si chieda nulla. Mi piace molto Tex. Ma, ripeto, è solo un sogno: questa risposta non contiene nessuna implicita proposta. Non mi sentirei all'altezza di confrontarmi con un mito simile.
Nick Raider: cosa pensi da esperto di giallistica della "squadra omicidi" di via Buonarroti?
Francamente, senza nulla levare a chi l'ha scritta prima, ottimi sceneggiatori con una tradizione alle spalle, credo che il team composto da Piani, me e da Renato come sergente maggiore, con il suo rapporto di amore burbero verso di noi, sia una buona squadra. Innanzitutto perché io e Piani, anche se abbiamo due modi di lavorare molto diversi, siamo molto amici e c'è una grande stima reciproca. Abbiamo un approccio al tipo di racconto realistico all'interno del giallo che attinge agli stessi riferimenti, anche proprio di letture, film o quant'altro. Io e Piani abbiamo iniziato ad andare al cinema assieme da quando ci conosciamo. Non solo: leggiamo gli stessi libri e addirittura consultiamo le stessi fonti per documentarci. Penso che in questo momento Nick Raider si stia molto risollevando e mi sembra che qualcuno lo stia notando anche fra voi lettori. Fra l'altro i disegnatori sono tutti giovani ma in grande fase di miglioramento. E' una testata che meriterebbe molta più attenzione.
Acquista in vendite un po'?
Mi auguro di si, non me lo dicono. Comunque resta la testata fatta con maggior cura e autocritica all'interno della Bonelli.
E anche le recensioni sono fatte con cura e autocritica…;-)
Ti dirò la verità, anche Renato l'ha notato, "quelli di uBC son bravi" mi dice una volta, e detto da lui che non si sbilancia mai su niente…;-)
Qual è il tuo rapporto con la tanto criticata critica?
Io ho rapporti molto buoni con la critica e i critici, anzi tendo a dare un valore mostruoso alla critica, e tu sai che c'è invece chi non le dà minimamente retta. Io non minimizzo, anzi certe volte le do un valore persino eccessivo.
E' cosa buona e giusta…;-) Comunque, al di fuori della Bonelli hai qualche progetto in ballo?
Si, ma per rispetto del disegnatore e per scaramanzia taccio…
Come ti trovi a maneggiare così tanti personaggi e tutti così diversi?
Bene, perché non mi annoio e, spero, non annoio.
Non hai difficoltà nel passare da un'atmosfera, da una mentalità all'altra?
Prima di cambiare personaggio leggo un albo bello del personaggio di cui vado a scrivere, mi basta quell'ora lì.
A quando un personaggio tutto tuo?
Non si dice, capiterà. L'orologio biologico ticchetta…
Di extrafumettistico ma pur sempre letterario hai qualcosa in ballo?
Si, ho già un contratto in mano per un romanzo, ma sto ancora riflettendoci. Dovrei metterci la firma e rimandarlo all'editore.
E ci stai ancora riflettendo?!
Devo ragionarci, è troppo lungo…
Ma non vuoi vedere il tuo nome a fianco di quello di… Gerard de Villers?
Si, ma 250 cartelle sono tante e sono un po' spaventato. Però loro ci tengono molto e anch'io.
Una volta hai affermato che il fumetto è il tuo medium preferito. Perché?
Perché l'ho amato, l'ho letto molto e fa parte di un grosso immaginario mio anche di sentimenti, non solo di immagini.. L'ho amato molto e dopo un po' l'ho conosciuto anche bene. Alla fine mi sono appropriato dei mezzi. Il mio mestiere è proprio sceneggiare, impostare la tavola, certe volte perdo di vista il racconto perché sono ossessionato dal comporre belle tavole, equilibrate, meticolosamente studiate, speriamo che si noti. Non so cosa dirti, è proprio una malattia… Amo moltissimo il fumetto sin da quando ero bambino e ora sto cercando di ricambiare dando tutto ciò che posso al fumetto. Non mi sento affatto frustrato nel fare i fumetti piuttosto che qualcos'altro. Nel '97 ho scritto la sceneggiatura per un cortometraggio che poi è stato accettato al festival di Sundance, ne hanno parlato anche i quotidiani, si sono lette interviste col regista che poi è andato in America dove l'hanno passato. Hanno invitato in America anche me, non a Hollywood certo, però ho risposto che non mi interessava, "a me piace fare i fumetti!", non è una questione di soldi, né di fama, né di quantità di pubblico, a me piace quello. Per me è una scelta, non la scelta meno peggiore, ma la migliore. Questo lo dico fiero di dirlo.
C'è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti dirmi?
Che è un lavoro duro, basta. Esco per andare in studio tutte le mattine, e li scrivo, leggo, rileggo, riscrivo e risistemo fino a tardi. E' un lavoro che se lo fai così, lo fai tutti i giorni dell'anno, perché se ti fermi anche per un solo giorno poi è difficile ripartire. E' un lavoro che ti entra dentro da tutte le parti, perché ad un certo punto ti sembra anche impossibile che ti paghino per farlo, ha molto a che fare con la passione e con l'amore, non ti molla mai e tu non riesci più a mollarlo.
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