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Riproduciamo in questa pagina l'interessante intervista apparsa sul sito paulista Universo HQ, a cura di Sidney Gusman con la collaborazione di Wagner Augusto

Intervista a Ivo Milazzo
di Sidney Gusman e lo staff di Universo HQ
traduzione in italiano di Julio Schneider e Marco Gremignai

São Paulo - Un tipico venerdì "paulistano". In una pizzeria della zona ovest della città, lo staff del sito Universo HQ attende, con non poca ansia, l'arrivo dell'illustre intervistato, nientemeno che Ivo Milazzo, uno dei maggiori disegnatori europei di fumetti.
Nato il 20 giugno 1947 a Tortona, Milazzo si ritiene un genovese d'adozione. La sua collaborazione con lo sceneggiatore Giancarlo Berardi, iniziata nei primi anni '70, ha dato vita a Ken Parker, trasformandolo nel più osannato cowboy dei fumetti mondiali. In Brasile, il popolare Lungo Fucile è diventato un vero "cult" tra i lettori (si veda, a questo proposito, l'esauriente articolo Ken Parker in Brasile.
Ma la carriera di questo tifoso del Genoa va molto oltre Ken Parker. Nel suo curriculum ci sono diversi lavori di successo in Europa, come L'Uomo delle Filippine (nella collana bonelliana Un Uomo un'Avventura); Welcome to Springville; le serie Marvin il Detective, Tom's Bar, Giuli Bai & Co (una serie ambientata nella Genova degli anni '50) e la recente collaborazione a Magico Vento.
Durante un'amichevole ed informale chiacchierata, accompagnata da molti brindisi :-) Milazzo ci ha parlato della sua carriera e dei suoi lavori...

Quanti anni avevi quando hai cominciato a lavorare con fumetti?

Il mio primo lavoro professionale risale al 1971, con una storia chiamata Il Cieco pubblicata nella rivista Horror, della Sansoni.

Quanto tempo è trascorso dal concepimento di Ken Parker al lancio del primo numero?

Nel 1974, quando io e Berardi presentammo il primo episodio a Sergio Bonelli (l'editore di Tex, Zagor & Co), i fumetti e il cinema erano pieni di western. Proprio per questo, la nostra prima preoccupazione fu di creare una buona storia, nella quale spesso la natura era la principale protagonista. Approvato il primo numero, ci furono tre anni di lavoro poiché, siccome la serie sarebbe stata mensile, bisognava avere materiale a sufficienza. Così, Ken Parker ha fatto il suo esordio nel 1977.

È vero che la fonte d'ispirazione per la creazione del personaggio fu il film Jeremiah Johnson, di Sydney Pollack, con Robert Redford? Dal film avete tratto solo il volto del personaggio oppure anche i concetti?

Sì, è vero. Oltre al volto, Ken Parker ha ereditato molto dal personaggio interpretato da Redford che, in quel film, era un uomo buono, di sani principi, viveva sulle montagne e che, invece di affrontare le sfide della natura, aveva deciso di integrarsi ad essa, rinunciando alla civilizzazione. Tanto grande è stata sua influenza che, inizialmente, il personaggio si doveva chiamare Jedediah Baker, ma Bonelli aveva deciso che il suo nome doveva essere più breve, più facile da memorizzare. Aveva ragione lui! E così è nato Ken Parker.

Ivo Milazzo
Ivo Milazzo in azione - copyright Universo HQ
   
 

Diversamente dagli altri fumetti western, in Ken Parker non ci sono sparatorie interminabili, bandoleros malvagi o sporchi ladri di bestiame. Il personaggio è più a suo agio nell'usare il cervello anziché i pugni. Questo è stato deciso a tavolino da te e Berardi pur di fare una cosa differente dalle altre serie dello stesso genere?

Quando abbiamo creato Ken Parker era impossibile, in una storia western a fumetti, non avere personaggi che si scambiavano pugni oppure revolverate con i nemici, perché a quell'epoca la vita era più rude. Anche le donne erano più rudi, a quei tempi. Per questo, la differenza doveva essere nel contesto della storia, la trama. Ed è stato proprio questo che Berardi ha sempre cercato di fare.
C'è una curiosità: nel primo numero di Ken Parker, il personaggio ha una folta barba (come Robert Redford nel film) e poi, nel numero seguente, la barba non c'è più. Lo sai perché? È che in Italia nessun personaggio barbuto gode di successo. Sembra che non piaccia ai fans. Così, la storia è stata "arrangiata" perché a Ken si presentasse un'occasione per farsi radere (nota di uBC: viene ferito di striscio al volto).

In paragone ad altri fumetti western, Ken Parker è relativamente nuovo (1974). Quali sono i suoi punti di forza, rispetto ad altre opere, che gli hanno consentito di ottenere questo successo?

Non lo so dire con esattezza. È una questione di gusto personale. Forse la ragione di questo successo sta nel fatto che Berardi ed io eravamo un poco più giovani degli altri autori che facevano fumetti western a quei tempi; e anche perché abbiamo vissuto altre vicende, diversamente dai più anziani. Noi vedevamo le storie in un modo un po' diverso.

Per disegnare le storie di Ken Parker, tu facevi molte ricerche. Parlaci un po' di questo argomento, poiché molti disegnatori ignorano l'importanza della ricerca sugli elementi visuali che compongono la storia.

La ricerca è fondamentale in una storia western. Ho sempre cercato di trasmettere molte informazioni tramite i miei disegni. All'inizio era difficile, perché le mie condizioni finanziarie non mi permettevano di comprare libri costosi, sui quali fosse possibile documentarmi. Per questo il cinema finiva anche per servirmi come fonte d'ispirazione.
La caratterizzazione dell'epoca in cui vive il personaggio passa per i vestiti, le case, le armi e un'infinità di altre cose. Tutto questo contribuisce a creare lo sfondo di una buona storia! A disegnatori più anziani si può anche "perdonare" la mancanza di ricerche, ma per la generazione moderna questo è inaccettabile, anche perché ci sono diverse risorse a disposizione.

Tu sei un perfezionista per natura. C'è un consiglio che ti sentiresti di dare a quelli che iniziano ora nel mondo dei fumetti?

Perfezionista, davvero? C'è gente che non mi ritiene perfezionista. Dicono che il mio è un segno troppo "svelto". C'è molta gente che non ama i miei disegni, li ritiene "semplici".

Noi no! (risate)

Grazie. In verità, il mio segno è semplificato, però è frutto di uno studio immenso. È un'opzione di stile. Io faccio uso di un solo segno per fare quello che gli altri della scuola classica fanno con 3 o 4. È il caso, per esempio, di Milton Caniff (autore del classico Terry e i Pirati). E di Marraffa - anche lui ha disegnato Ken Parker - che segue la stessa linea, con un segno diverso dal mio.
Il mio obiettivo è sempre stato quello di trasmettere, tramite il mio stile, un'immagine diretta al lettore. Prendete gli eccellenti illustratori che lavorano attualmente sulle riviste. Per me, loro sono più vicini alla pittura che ai fumetti. Nel mio modo di vedere, il disegno di una storia a fumetti esige un'altra narrativa, un altro stile.

Ritieni che lo stile western abbia ancora qualcosa da dare ai fumetti? Perché? Ti piace qualcun altro fumetto western?

Certamente sì. Il western è una fonte inesauribile. Tant'è vero che da più di 50 anni l'Italia produce personaggi western, con grande successo. È un genere inesauribile, per il quale la passione passa di padre in figlio. Sono cresciuto leggendo Tex e Il Piccolo Sceriffo e, più tardi, ho conosciuto altri grandi fumetti western, come Blueberry - il "vero" Blueberry, dico, quello fatto da Charlier e Jean Giraud, molto prima di diventare Moebius, disegnatore di fantascienza. Mi piaceva anche Jerry Spring.

Nel n. 15 di Ken Parker (Uomini, bestie ed eroi) c'è l'incontro con Tex e Zagor. Com'è nata l'idea? Lo scalpore tra i fans dei tre personaggi dev'essere stato immenso, no?

La mia intenzione, in quel numero, era di fare un omaggio: e il risultato è stato eccellente, perché anche ai fans di Tex e Zagor la cosa è piaciuta molto. Nella storia sono apparsi anche Lucky Luke ed altri personaggi dei fumetti western.

Quale storia di Ken Parker è la tua preferita?

Ah, molte. Però potrei privilegiare Adah (n. 46), Lily e il cacciatore (n. 25) e Casa dolce casa (n. 30), perché sono storie molto umane. Inoltre, vi fornisco un'informazione di prima mano: due di esse, Lily e il cacciatore e Casa dolce casa saranno ristampate sotto forma di albi di lusso, formato gigante, in tutta Europa, arrivando simultaneamente in Italia, Portogallo, Spagna e Francia.
Queste storie sono state scelte perché, nelle passeggiate che facevamo insieme io e Berardi in Francia, osservavamo la totale mancanza di storie western di questo genere. Qualcosa di "sentimentale"! Nella prima abbiamo ritratto un uomo con il suo cane sulla neve, nell'altra Ken Parker che torna a casa per incontrare i suoi genitori. Devo dire che Lily era il nome della mia cagnolina!

Qui in Brasile Ken Parker gode il favore di una legione di fans. Adesso il personaggio torna a essere pubblicato da noi, da due case editrici, la Tendência e la Mythos. Cosa diresti ai lettori che non conoscono ancora il personaggio?

Gli direi di comprare o farsi prestare la rivista! (risate) Scherzi a parte, farei un invito ai nuovi lettori - perché conoscano il personaggio - e agli antichi lettori - perché lo incontrino di nuovo. Vorrei proprio esaltare il coraggioso lavoro della Tendência, perché è difficile lavorare con storie a fumetti sotto forma di libri. Solo in Francia questo materiale è ampiamente riconosciuto come letteratura. Nel resto del mondo è un sottoprodotto culturale, relegato alle edicole. Proprio per questo, il concetto di "libri a fumetti" è ancora poco radicato.
Ma le riedizioni sono bellissime, con una nuova traduzione, una carta di qualità e nel suo formato originale: i lettori hanno apprezzato molto, cosa che mi rende molto felice.

All'infuori del Brasile, in quali altri paesi è stato pubblicato Ken Parker?

Ken Parker è stato pubblicato, con successo, in 13 o 14 altri paesi, come Turchia, Grecia, Spagna, Yugoslavia, Olanda, Francia e paesi scandinavi. Negli Stati Uniti e in Sudamerica (tranne il Brasile) non è mai stato pubblicato, purtroppo.

Milazzo in Brasile - Foto di gruppo
Ivo Milazzo, in Brasile per ricevere il premio fumettistico "Miniserie straniera"
(vedere l'articolo su Berardi & Milazzo); accanto a lui, gli editori indigeni
Wagner Augusto, Dorival Vitor Lopes, Franco de Rosa e soprattutto (con un albo tra le mani)
il nostro collaboratore Julio Schneider, traduttore ufficiale dei Ken Parker brasiliani

Tu e Giancarlo Berardi avete costituito una coppia che è ritenuta una delle migliori nel campo della creazione western dei fumetti, ma il vostro ultimo lavoro insieme risale a gennaio 1998. Ci sono piani per un ritorno ai "vecchi tempi", creerete qualcosa insieme un'altra volta?

Proprio perché avevamo lavorato insieme per molto tempo, abbiamo deciso di percorrere strade diverse, pur di variare la nostra "produzione", e il successo è arrivato per entrambi. Ma abbiamo qualche progetto di lavoro in comune, e cioè la pubblicazione "multinazionale" di Ken Parker (Italia, Portogallo e Francia), in edizioni più curate e a colori.

Quali fumetti leggi? Quali erano i tuoi idoli fumettistici?

Ho avuto molti idoli, ma ho una pessima memoria e potrei dimenticare qualcuno. Per questo, non vorrei citare nomi. Ma, come sempre dico, i miei idoli sono le persone che mi hanno insegnato qualcosa di tecnico e mi hanno fatto crescere professionalmente. Attualmente leggo poco i fumetti, e per due motivi: uno, per non farmi influenzare; due, perché a me piacciono le storie il cui disegno sia in un rapporto ben bilanciato con il testo, cosa rara ai nostri giorni.

Esiste un personaggio che ti sarebbe piaciuto disegnare, ma non ci sei mai riuscito?

Hummm... Penso di no! Potrei ritenermi un professionista realizzato. Durante la mia giovinezza pensavo di disegnare qualche personaggio di Galleppini, Hugo Pratt e dei disegnatori della rivista "L'Intrepido". Poi, dopo essere diventato "professionista", quei sogni sono spariti. Di Hugo Pratt avevo una predilezione speciale per il personaggio Ernie Pike, un corrispondente di guerra.

Tu faresti fumetti di supereroi?

Supereroi? No! Beh, se mi pagassero... Anzitutto, io sono un professionista.

Qual è la tua opinione sui fumetti di supereroi? In Italia, attualmente, occupano molto spazio sul mercato di fumetti?

Oggi, in Italia, i supereroi occupano una fetta molto piccola e ristretta del mercato. I campioni di vendite sono i manga. La febbre del momento è costituita dai Pokèmon: vendono più di Topolino.

Conosci gli autori brasiliani? Cosa pensi dei loro lavori?

Sì, qualcuno lo conosco. Mauricio, Laerte, Ziraldo, Angeli, Miguel Paiva. Mauricio è il Disney brasiliano. Gli altri seguono una linea più umoristica, cosa molto caratteristica del vostro popolo.

Parlaci un po' di più dei tuoi lavori recenti, ad esempio il Texone n. 13 e Shado (un'avventura della nuova serie bonelliana, Magico Vento).

Ah, sarebbe meglio porre questa domanda a Bonelli! (risate)
Il Texone è stata un'esperienza fantastica, la realizzazione di un sogno, perché solo grandi artisti sono chiamati a disegnarlo, e io ho avuto l'onore di essere stato invitato a farne una storia. Ma sono stato costretto ad adattarmi al personaggio, che ha uno stile narrativo molto particolare. Claudio Nizzi mi disse: "Ricorda che Tex non ride mai. Al massimo, sorride!" Ho dovuto rifare alcune pagine, perché facevo il personaggio con un altro stile. Inoltre non potevo dimenticare che Tiger Jack è Tex con una penna sulla testa; Kit Carson è Tex con i baffi e il pizzetto; e Kit è Tex Junior. (risate)
Di Magico Vento ho già disegnato 3 numeri e ne ho consegnato un quarto. La serie è ben venduta in Italia, il che mi rende molto felice.

Quali sono i progetti sui quali lavori attualmente e quali sono i tuoi piani per il futuro?

Sono molti i progetti a cui sto lavorando. Uno di essi è Raccontare Genova - Itinerari alla Ricerca di Aromi, Sapori e Curiosità, una guida della città - che uscirà nel 2001 - nella quale mostro, per mezzo di aromi, sapori e dettagli, la "vecchia" Genova, che rischia di essere dimenticata.
C'è anche un invito di un autore brasiliano a realizzare un albo a fumetti sulla partecipazione della FEB sui campi di battaglia d'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale (nota: la FEB era un contingente brasiliano); una serie su un indiano irochese, ambientata sui monti Adirondacks, dove si parlerà della sua relazione con i sogni; e una versione a fumetti di Don Chisciotte, di Miguel de Cervantes, in collaborazione con Jorge Zentner (autore argentino che vive a Barcellona).

Hai già letto la versione di Don Chisciotte di Will Eisner?

Non sapevo che Will Eisner, che ritengo un artista "grandissimo", avesse fatto un adattamento di Don Chisciotte, ma vi garantisco che non la vedrò fino a che non avrò concluso il mio, per non correre alcun rischio d'essere influenzato.

C'è un disegnatore che ti sarebbe piaciuto vedere all'opera su Ken Parker?

Che domanda difficile! Non so, sono tanti i grandi nomi... Ma citerei Alex Toth, che è un grande artista, ha il dono di sintetizzare il disegno e domina come pochi le tecniche del chiaroscuro.

Ivo, ti siamo enormemente grati di questa intervista!

Spero che piaccia ai vostri lettori. Un grande abbraccio a tutti!

Un ringraziamento speciale a Wagner Augusto, del CLUQ (Clube dos Quadrinhos), per averci spronato a realizzare questa intervista.

Milazzo e lo staff di Universo HQ
Lo staff di Universo HQ con Milazzo:
Sérgio Codespoti, Marcelo Naranjo e Sidney Gusman

 
 


 
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