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L'oscuro passato di Gregory recensione di Giorgio Loi Gregory affronta a viso aperto il Monaco Errante nella speranza di liberarsi dalla maledizione che lo perseguita. Non riuscirà nell'intento ma, in compenso, ritroverà una vecchia conoscenza che lo obbligherà a confrontarsi con le conseguenze delle sue gesta passate. Attraverso la rievocazione di vecchi ricordi conosceremo un insospettabile "passato oscuro" del ranger stellare.
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In questa seconda, lunga avventura Serra introduce parecchi elementi e si diverte a cambiare continuamente scenario, quasi volesse spingere al limite estremo le caratteristiche di dichiarata inverosimilità della saga. Passiamo così da un pianeta-crocevia popolato dalle creature più improbabili (Terminus) a un mondo di pacifiche creature schiavizzate da un grasso e prepotente governatore umano, a un altro mondo ancor più fantastico dove "abita" il fantasma di Gregory fino a uno sperduto pianeta cavo che sarà teatro di uno scontro fra pirati in piena regola, con tanto di galeoni e cannoneggiamenti.
I singoli elementi sanno tutti di "già visto", compresa la metafisica "Nowhere City" (basterebbe citare il bonelliano Napoleone), ma il loro accostamento è senz'altro originale, quando non ardito. Pensiamo al n.4, speso interamente per spiegare (come dice il titolo) l'origine del fantasma che perseguita Gregory: per tre quarti ascoltiamo un racconto dall'ambientazione fantasy, mentre nell'ultimo quarto, inaspettatamente, ci viene proposto il racconto... del fantasma (!), ovviamente in un contesto talmente assurdo da far apparire Tarkos Quarto plausibile come il quartiere di casa nostra. Nel quinto volume ritorniamo nello spazio e ritroviamo Sandrach, che ci porta su un pianeta-deserto in stile "Guerre Stellari", ma non facciamo neppure in tempo ad ambientarci che veniamo catapultati nel bel mezzo di un film di cappa e spada! Lo sforzo di Serra di ricreare le atmosfere avventurose, scanzonate e un po' ingenue dei fumetti di trenta e quarant'anni fa è evidente e ci sembra che si siano fatti passi avanti rispetto ai primi tre albi (come é logico: i personaggi hanno bisogno di tempo per svilupparsi e con i prossimi numeri dovremmo assistere a una sempre maggior definizione dei loro tratti caratteristici). L'importante è riuscire a coinvolgere il lettore, a convincerlo a "stare al gioco", a sorvolare sulle numerose forzature che costituiscono l'universo alternativo di Gregory e a lasciarsi trascinare dal puro e semplice divertimento, dall'avventura.
Gregory Hunter è stato sicuramente pensato come un fumetto "bello da vedere", dove il disegno ha una parte preponderante rispetto ai testi. Bisogna qui dare atto a Serra di aver colto nel segno: i fumetti una volta si leggevano principalmente per i disegni, la storia era quasi un pretesto. Oggi che molti fumettofili (o presunti tali) vanno in brodo di giuggiole davanti al tratto astratto ed ermetico di disegnatori "d'autore" che illustrano storie "iperscritte", didascaliche e intimistiche, Serra rinnega tutto ciò e ci offre, prima con la Pianta e poi con la Platano, tanti disegni e pochi fumetti: disegni immediati, di facile fruibilità, ma non per questo dozzinali, anzi. La Platano ha un tratto preciso, particolareggiato. Si muove con disinvoltura nel disegno sia di un'astronave sia di un galeone, sia di lineamenti e anatomie umani (maschili e femminili) sia di bizzarre e fantasiose creature spaziali.
Le espressioni sono molto nette: bocche spalancate, occhi spesso strabuzzati, a indicare stati d'animo precisi, ossia gioia, dolore, stupore, rabbia. Non c'è spazio per grandi sfumature psicologiche, né Gregory Hunter le richiede. L'interpretazione di Badger è un po' meno scimmiesca rispetto a quella dataci da Elena Pianta ma, nonostante tutto, convincente. Uomini e donne sono disegnati bene; probabilmente i primi sono più vari e caratterizzati ma Kora è comunque bellissima :-). Il fisico di Gregory è alle volte un po' statuario, come un dio greco, forse una sottile rivincita della Platano verso le giunoni supermaggiorate disegnate dai suoi colleghi maschi.
In un fumetto che punta tutto sulla bellezza grafica le copertine giocano una parte essenziale, e bisogna dire che la Pianta si dimostra pienamente all'altezza delle aspettative. Molto colorate, attraenti, ricche di particolari (splendida quella del n.5), insomma: belle da guardare. In passato, e forse anche oggi, molti sceglievano che cosa acquistare in base all'attrazione che subivano dalla copertina; da questo punto di vista non si può dire che Gregory Hunter sia in difetto. Questa seconda avventura segna una piccola evoluzione dei personaggi e si comincia capire che cosa potremmo aspettarci in futuro, anche se, ne siamo certi, Serra non rinuncerà a tentare di stupirci.
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