Salta direttamente al contenuto

Gea, la ragazza che non salvò il mondo

una disamina della lunga ed innovativa serie di Luca Enoch
Articolo di ,  |   | gea/


Gea, la ragazza che non salvò il mondo
 


Gea, la ragazza che non salvò il mondo


Pagina 1 *
Pagina 2

Recensione

Scheda IT-GE-18

La "scomoda" Gea

È prassi comune, a volte più una moda, puntare il dito verso il rapporto di identificazione/osmosi che si instaura tra un autore della cosiddetta "letteratura disegnata" (tanto per volerci mantenere su un tono aulico e compiaciuto) e la sua creatura di carta. Gli esempi si sprecano, anche volendo limitarci al panorama nostrano.

Direttamente conseguente è poi la questione, spesso più speculativa che altro, relativa al rapporto che si viene a creare tra creatura di carta e "patrigno", subentrato in alternativa al (o al posto del) creatore vero e proprio. In questo caso è più lecito fare dei nomi, pur nel semplice recinto bonelliano: al di là dello scontato Nizzi per Tex, si può pensare a cosa abbia rappresentato Chiaverotti nel periodo di reale maturazione di Dylan Dog, o all’attuale gestione-Vietti su Nathan Never, con il quale l’inossidabile archetipo "bladerunneriano" dell’agente speciale, con annessi impermeabile e ciuffo al vento, ha ceduto spazio in favore di una fantapolitica più "moderna" e dichiaratamente cyberpunk.

Più sottile è poi un’ulteriore sottotraccia che allude a quell’esigua stregua di "patrigni" che, senza la precisa volontà di contravvenire al decalogo del personaggio fissato ab origine, hanno sondato le sue pulsioni più ime, meramente umane, fagocitando dall’interno le impalcature delle convenzioni e provvedendo a riempire il vuoto rimasto con una sorgente amniotica che, pur lasciando inalterato il disegno di superficie, ne ha almeno nelle loro mani alterato colori e riflessi. Nulla è cambiato. Tutto è mutato. Il solo nome della Barbato può bastare (per ora).

...e come i cantautori, questi "autori completi" vanno interpretati, vanno coltivati, seguiti, ricusati e magari assolti e ritrovati, e vivaddio quando, anche nella morsa dell’etichetta di "fumetto popolare", sanno anch’essi parlare per rime e celebrare l’amore.
Ce ne sono sulla piazza di autori completi. Tavola e parole, inquadrature e dialoghi, soggetto e regia, estro stilistico e rispetto dei canoni. Discendenti dal medesimo ceppo dei cantautori, assolutamente svincolati questi ultimi dalla ricerca della rima a tutti i costi, vocati a cantare di terra e di lavoro, di guerre e di inezie, e finanche di amore. E come i cantautori, questi "autori completi" vanno interpretati, vanno coltivati, seguiti, ricusati e magari assolti e ritrovati, e vivaddio quando, anche nella morsa dell’etichetta di "fumetto popolare", sanno anch’essi parlare per rime (scompagnate) e celebrare l’amore (balordo e sbilenco).

L’uso di così numerose proposizioni concessive è un segno: il segno che, molto più che in passato, etichette di rigida distinzione non hanno ormai molta ragion d’essere. Attualmente in via Buonarroti è un continuo spiegamento di fanfare per in nuovi traguardi raggiunti, per le innovazioni editoriali che vanno sotto il nome di "miniserie" e "romanzi grafici". Per le prime, nomi come Brad Barron (Faraci) e Demian (Ruju) dovrebbero fornire il modello concreto dell’attuazione di tale nuova "strategia narrativa" (espressione che tenta di mettere insieme il buono e il cattivo dell’apporto aziendale e dell’opus artigianale che stanno dietro alle testate citate); per quanto riguarda le seconde, più che soffermarci su romanzi a fumetti o balenotteri one-shot, il riferimento va chiaramente a Volto Nascosto di Manfredi, il quale ha tenuto a sottolineare a più riprese come ogni numero della sua miniserie (non si scappa dalle etichette, è come una tautologia!) sia da intendersi come capitolo di un’opera di più ampio respiro.

Gea e il suo mondo
disegni di Luca Enoch

(c) Sergio Bonelli Editore

Gea e il suo mondo<br>disegni di Luca Enoch<br><i>(c) Sergio Bonelli Editore</i>

Allora le differenze tra le due tipologie di prodotto sono reali, o piuttosto, arrivati ad un certo livello di analisi, poco più che edulcorati sofismi? E questo solo perché il progetto editoriale parte da una logica di continuity volutamente serrata? Allora Gregory Hunter (Serra), se avesse goduto migliori fasti editoriali, avrebbe dovuto meritarsi un appellativo da "romanzo infinito", o qualcosa del genere? E meno male che non si è assistito al proliferare del termine "ibrido", che oggigiorno fa tanto avanguardia.

È probabile allora, anzi quasi scontato, che le sostanziose credenziali accumulate dall’enochiano Luca (calembour voluto, dato il carattere delle avventure di Gea) come "autore completo" gli abbiano garantito una forte cifra di indipendenza stilistica, pur nel costipato sfavillio dell’editoria popolare. Un connubio che ha originato quel che normalmente si bolla come risultato forse troppo avanti per i tempi; questo però - e ne siamo ben consapevoli - lo diciamo solo per cercare una tardiva assoluzione ai nostri pregiudizi.
Lo diciamo chiamando immancabilmente in causa il senno di poi.
Lo diciamo ora che, a mente più fredda, siamo più propensi a realizzare come l’ordine meticoloso di una tela di scuola classica sia stato manipolato, disturbato, finanche incancrenito attraverso una digradazione paranoica (da intendersi quanto più possibile nell’accezione etimologica del termine, e di conseguenza nell’estensione ad espressioni quali "παρανοίας έλειν τινα" , "accusare di qualcosa", Aristotele) che, nella rappresentazione di un oggetto, ne cela al contempo la rappresentazione di un altro del tutto differente; un percorso in cui l’autore comunica un modo di pensare che procede per similitudini e associazioni, e che attraverso pretesti e coincidenze finisce con il rivelare le idee (e/o le ossessioni) che lo hanno guidato. Il fulmine della "tempesta" di Giorgione che carbonizza i placidi pastori che sognanti lo contemplano da lontano.

Ancora una volta, lo diciamo per spiegare almeno alcune delle ragioni che rendono così intensa questa "scomoda" Gea.

Gea, chi era costei?

Gea, il fumetto, la cui pubblicazione si è recentemente conclusa al diciottesimo numero, ancora più del personaggio, ha rappresentato una peculiare originalità nel panorama fumettistico non solo italiano ma anche, senza esagerare, internazionale.

Innanzitutto per la periodicità. Una periodicità semestrale per un fumetto prodotto in formato popolare non era mai stata azzardata. Un rischio enorme dal punto di vista commerciale. Una tale periodicità alimentava le probabilità che il lettore si disaffezionasse facilmente del personaggio, addirittura se ne dimenticasse.

Sergio Bonelli aveva inteso correre il rischio perché aveva la massima fiducia nella capacità dell’autore, soggettista, sceneggiatore e disegnatore di quelle storie che stavano prendendo il via, di creare un rapporto confidenziale con il suo lettore. Senza illudersi di riuscire a creare un caso editoriale (alla Dylan Dog, per intenderci) con conseguente successo commerciale, Bonelli però confidava nel fatto che Enoch avrebbe potuto contare su una schiera di fedelissimi che non l’avrebbero tradito facilmente.

Ma chi era e cosa rappresentava Luca Enoch nel giugno del 1999 quando fu edito il primo numero delle imprese di Gea?

Gea, dal frontespizio del n.1
disegno di Luca Enoch

(c) 1999 SBE

Gea, dal frontespizio del n.1<br>disegno di Luca Enoch<br><i>(c) 1999 SBE</i>

C'era una volta Sprayliz...

Enoch aveva già ottenuto una certa notorietà ideando la figura della teenager graffitara Sprayliz. Pubblicata per la prima volta sul n.14 del L’Intrepido del 6 ottobre 1992, il personaggio aveva quindi avuto l’onore di una testata tutta sua, edita, per 11 numeri, dalla casa editrice Star Comics. Nonostante successi di pubblico e di critica l’editore, a causa di dissapori con l’autore, decise di chiudere la testata appunto dopo 11 mesi di pubblicazioni.

Sprayliz si era presentata come una eccezione nel panorama fumettistico italiano. Il fumetto aveva

...omosessualità, pornografia, razzismo, droga: temi sicuramente non originali in assoluto nel panorama fumettistico italiano, ma che per la prima volta venivano tradotti, sino a diventare tema dominante, in un fumetto popolare e seriale.
trattato temi impegnati e importanti, a volte scabrosi, affrontando problematiche che andavano dall’omosessualità alla pornografia, dal razzismo alla droga. Temi sicuramente non originali in assoluto nel panorama fumettistico italiano, ma che per la prima volta venivano tradotti, sino a diventare tema dominante, in un fumetto popolare e seriale.

I moduli grafici e narrativi erano piacevoli e accattivanti. Enoch era in possesso di un tratto gradevole ma nello stesso tempo dinamico e le storie erano divertenti. Per quanto gli argomenti trattati fossero particolarmente seri, le storie di solito scorrevano con ritmo veloce. Questo nonostante l’abitudine dell’autore di indugiare, qualche volta di troppo, in verbosità saggistico-descrittive del tutto fuori luogo in un fumetto.

Sprayliz, il fumetto, sicuramente aveva avuto una gran presa sui giovani. Con la sua sensibilità, evidentemente, Luca Enoch era riuscito in qualche modo a interpretare fantasie, aspirazioni e vaghezze della generazione che era venuta dopo quella che si era suicidata o arresa, nel momento in cui gli ideali di cambiamento erano divenuti insensata violenza. La graziosa graffitara interpretava tutti gli esponenti di quella nuova generazione, che era contro il sistema, ma si nascondeva senza apparire, lottava nelle retrovie, per non rimanere ancora una volta oppressa e schiacciata da una macchina oramai globale che si era mostrata così forte da apparire come un invincibile Moloch.

Sprayliz
la prima adolescente ribelle creata da Enoch

(c) aventi diritto

Sprayliz<br>la prima adolescente ribelle creata da Enoch<br><i>(c) aventi diritto</i>

Nessun saggio o testo letterario aveva parlato o rappresentato quei giovani in maniera così brillante come lo aveva fatto Luca Enoch.
Sergio Bonelli era evidentemente rimasto positivamente colpito dal personaggio di Luca Enoch, tanto che, proprio nella consueta presentazione del n.1 di Gea, ammette che dei "fumetti dei nostri giorni" quello che preferisce è proprio Sprayliz. Dunque l’editore aveva vinto la sua naturale ritrosia a pubblicare fumetti con evidenti riferimenti alla odierna realtà sociale e politica.


Pag.1/2 :: Continua nella pagina successiva

Condividi questa pagina...