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" Storie di spettri "

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recensione di Marco Pesce



TESTI
Sog. e Sce. Luca Enoch    

Composito è il primo aggettivo che si affaccia alla mente dopo aver letto questo terzo numero di Gea. Luca Enoch sacrifica la compattezza narrativa che aveva caratterizzato il n.1 e soprattutto il n.2 e sceglie stavolta di raccontarci una storia divisa in due parti, tenute insieme da un filo tutto sommato abbastanza esile.

La prima parte è la più breve e risulta alla fine la più riuscita, anche perché riprende le fila della sottotrama portante di tutta la serie, quel conflitto tra Gea e Ardat-Lili che era rimasto a covare sotto la cenere nel numero scorso. La carne al fuoco è parecchia ma molto ben cucinata, numerosi i particolari che si aggiungono al quadro d'insieme e che meglio definiscono caratteristiche, strategie e obiettivi delle forze o, più precisamente, delle gerarchie in campo, sia tra i seguaci del Bene che tra gli adepti del Male. Il ritmo è ottimo, tutti i nuovi elementi introdotti sembrano promettere interessanti sviluppi, e ancora una volta c'è un po' di rammarico al pensiero dei sei mesi che trascorreranno prima di poterne leggere ancora.

"La seconda parte della storia(..)appare nel complesso meno efficace"
   
La seconda parte della storia vede Gea impegnata contro il "mostro del semestre": questa volta si tratta di uno spettro, che nell'universo della ragazzina con gli occhiali scuri non può che essere una creatura proveniente da un'altra dimensione (la definizione esatta è presenza) e che arriva sulla Terra per caso, a seguito degli sconvogimenti dimensionali che vediamo operare da Ardat-Lili nelle pagine iniziali dell'albo. Quella che nella prima parte era una figura piccola e marginale, un puro accidente, acquista dunque peso specifico (in ogni senso) e diventa attore protagonista nella seconda, in una sorta di gemmazione narrativa dove il soggetto B viene generato all'interno del soggetto A e poi se ne distacca per andare a svilupparsi autonomamente altrove. Biologia fumettistica a parte, questo secondo movimento della storia appare nel complesso meno efficace e più diluito del primo. Lo schema di fondo risulta abbastanza convenzionale (delitti in serie, scoperta della natura e delle motivazioni del killer, inseguimento e resa dei conti) e particolarmente pesante per il ritmo complessivo della storia è la sequenza esplicativa delle pag.87-89, che di sicuro non stonerebbe in un classico episodio di Martin Mystere. Inoltre, i termini magico-esoterici usati a profusione saranno certamente documentati e pregnanti, ma il loro accumulo corre il rischio di farli sembrare più una ricerca dell'effetto "esotico" che altro (si veda in particolare Leonardo che consulta antichi testi alle pag.68-69).

Più interessante invece il discorso sul conformismo e l'anticonformismo, legato al diverso atteggiamento delle presenze. Quelle burlone che aiutano Gea sono buone, vivono in comunità e accettano senza troppi patemi un'esistenza larvale decisamente poco esaltante, dove l'unico svago è terrorizzare i ragazzini che si avventurano nelle case da loro infestate (per necessità). La presenza-killer invece è solitaria e ribelle, vuole a tutti i costi un corpo solido per poter cominciare a "vivere veramente" e malgrado sia profondamente malvagia non può non ispirare una certa simpatia.

Notevole anche l'epilogo, per la durezza delle parole e delle azioni di Gea: Enoch ne ingigantisce a dismisura le conseguenze, ottenendo un efficace effetto sdrammatizzante.



DISEGNI
Luca Enoch    

Essendo la serie realizzata da un unico disegnatore, il rischio di diventare ripetitivi nel commento è piuttosto alto. Forse è troppo comodo dire che per questo terzo numero vale quanto già detto per i primi due, alle analisi dei quali si rimanda, ma c'è davvero poco da aggiungere: Enoch continua a sfruttare con disinvoltura la libertà accordatagli nella costruzione della tavola e si sbizzarisce in plastiche anatomie, ironici primi piani ed effetti speciali assortiti, con retinature o senza. Particolarmente convincenti quelli ectoplasmatici, spettacolare l'evocazione dei demoni Shayatin e Mazziqin.

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GLOBALE
 

Sottotono la copertina rispetto a quella, splendida e anomala, del numero scorso: situazione classica, Gea è colta in piena azione in mezzo al pericolo, ma l'espressione del volto è abbastanza goffa e innaturale.

Particolarmente vivace l'editoriale, curato in prima persona da Enoch, che risponde ad osservazioni specifiche provenienti dalla rete ("ho letto su internet una critica...") e riguardanti gli argomenti "controversi" da lui affrontati, come omosessualità e handicap, e il presunto buonismo delle sue posizioni. Anche in questo numero, sullo sfondo degli avvenimenti principali, sono presenti scene di vita quotidiana dei giovani protagonisti, scene che non mancheranno di suscitare reazioni nei lettori. Se è giocata sul filo dell'ironia la rappresentazione della prima conquista di Sigfrido, sempre ironica ma più forzata e fuori contesto appare la scena in cui Leonardo fa scontare, a modo suo, un posteggio sul marciapiede che gli impedisce di passare con la carrozzina.

"(..)è un bene che le posizioni di Enoch suscitino discussioni e dibattito fra i lettori"
   
Di sicuro Enoch ha molto da dire sul tema della diversità e della tolleranza ed è un bene che lo faccia liberamente, attraverso i suoi fumetti e i suoi scritti, come è un bene che le sue posizioni suscitino discussioni e dibattito. Unico appunto: come lui, anche altri autori e operatori del settore (leggi: editori e giornalisti) continuano a riferirsi alla rete come un tutto unico, un ente astratto, indifferenziato e misterioso da cui provengono delle critiche e a cui si indirizzano delle risposte. Ma la rete, internet o usenet che sia, è fatta di individui, di siti, di mailing list, di gruppi di discussione specifici: scegliendo di essere generici nelle risposte, nominarla non aggiunge in effetti nessuna informazione utile e, anzi, fa un po' lo stesso effetto di frasi come "ho letto sui giornali" o "la televisione ha detto".

Vedere anche la scheda della storia.
 

 


 
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