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I primi si accontentano di spaventare i bambini, ma i secondi...
Fantasmi buoni e cattivi
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Composito è il primo aggettivo che si affaccia alla mente dopo aver letto questo terzo numero di Gea. Luca Enoch sacrifica la compattezza narrativa che aveva caratterizzato il n.1 e soprattutto il n.2 e sceglie stavolta di raccontarci una storia divisa in due parti, tenute insieme da un filo tutto sommato abbastanza esile. La prima parte è la più breve e risulta alla fine la più riuscita, anche perché riprende le fila della sottotrama portante di tutta la serie, quel conflitto tra Gea e Ardat-Lili che era rimasto a covare sotto la cenere nel numero scorso. La carne al fuoco è parecchia ma molto ben cucinata, numerosi i particolari che si aggiungono al quadro d'insieme e che meglio definiscono caratteristiche, strategie e obiettivi delle forze o, più precisamente, delle gerarchie in campo, sia tra i seguaci del Bene che tra gli adepti del Male. Il ritmo è ottimo, tutti i nuovi elementi introdotti sembrano promettere interessanti sviluppi, e ancora una volta c'è un po' di rammarico al pensiero dei sei mesi che trascorreranno prima di poterne leggere ancora.
Più interessante invece il discorso sul conformismo e l'anticonformismo, legato al diverso atteggiamento delle presenze. Quelle burlone che aiutano Gea sono buone, vivono in comunità e accettano senza troppi patemi un'esistenza larvale decisamente poco esaltante, dove l'unico svago è terrorizzare i ragazzini che si avventurano nelle case da loro infestate (per necessità). La presenza-killer invece è solitaria e ribelle, vuole a tutti i costi un corpo solido per poter cominciare a "vivere veramente" e malgrado sia profondamente malvagia non può non ispirare una certa simpatia. Notevole anche l'epilogo, per la durezza delle parole e delle azioni di Gea: Enoch ne ingigantisce a dismisura le conseguenze, ottenendo un efficace effetto sdrammatizzante.
Essendo la serie realizzata da un unico disegnatore, il rischio di diventare ripetitivi nel commento è piuttosto alto. Forse è troppo comodo dire che per questo terzo numero vale quanto già detto per i primi due, alle analisi dei quali si rimanda, ma c'è davvero poco da aggiungere: Enoch continua a sfruttare con disinvoltura la libertà accordatagli nella costruzione della tavola e si sbizzarisce in plastiche anatomie, ironici primi piani ed effetti speciali assortiti, con retinature o senza. Particolarmente convincenti quelli ectoplasmatici, spettacolare l'evocazione dei demoni Shayatin e Mazziqin.
Sottotono la copertina rispetto a quella, splendida e anomala, del numero scorso: situazione classica, Gea è colta in piena azione in mezzo al pericolo, ma l'espressione del volto è abbastanza goffa e innaturale. Particolarmente vivace l'editoriale, curato in prima persona da Enoch, che risponde ad osservazioni specifiche provenienti dalla rete ("ho letto su internet una critica...") e riguardanti gli argomenti "controversi" da lui affrontati, come omosessualità e handicap, e il presunto buonismo delle sue posizioni. Anche in questo numero, sullo sfondo degli avvenimenti principali, sono presenti scene di vita quotidiana dei giovani protagonisti, scene che non mancheranno di suscitare reazioni nei lettori. Se è giocata sul filo dell'ironia la rappresentazione della prima conquista di Sigfrido, sempre ironica ma più forzata e fuori contesto appare la scena in cui Leonardo fa scontare, a modo suo, un posteggio sul marciapiede che gli impedisce di passare con la carrozzina.
Vedere anche la scheda della storia.
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