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I critici: solo resti fossili dell'Ade? di Gianfranco Goria, autore e webmaster di fumetti.org
> La critica fumettistica esiste? Sì. Ma certo non ha le stesse caratteristiche della critica cinematografica o letteraria. La si trova nel web (in abbondanza) e si trova su carta (quantitativamente molto meno), ma non sulle testate "importanti" e nemmeno in quelle "popolari". Insomma non c'è sull'Espresso, su Panorama, su Amica, su Gente, sul Corriere nelle stesse forme (e con la stessa forza di penetrazione) della critica che si occupa delle altre forme d'arte e letteratura. In televisione poi, con rarissime eccezioni come gli interventi pomeridiani di Mollica, la critica fumettistica è inesistente. Se consideriamo che il fumetto è letto trasversalmente e copre col suo immaginario l'intera nazione (proprio come il cinema e molto più del teatro, purtroppo per il teatro), lo scarto con la presenza della sua critica è abissale. In parte è solo una conseguenza dell'ambito culturale complessivo e della sua storia. Ma, forse, se ci fossero (stati) critici di alto livello (famosi a livello di media, quantomeno), la situazione sarebbe ben diversa. Ci si può chiedere, tuttavia, se il fumetto "meriti" una situazione diversa da quella che ha. Ma io non riesco a vedere la cosa in questi termini. Dal mio punto di vista non esiste il "fumetto": esistono gli autori di fumetti (e gli editori ecc.), cioè esistono le persone che fanno fumetti e senza quelle persone il fumetto, semplicemente, non esiste. Da questo punto di vista, quindi (avendo al centro gli esseri umani e non una astratta arte), "il fumetto" non merita la situazione che vive. Perché gli esseri umani che fanno fumetti meritano molto di più. Perché danno alla gente mondi interi di emozioni e questo non ha prezzo. Perciò meritano di essere trattati come tutti gli altri artisti/autori (chiamateli come volete): di cinema, di teatro, di letteratura... Niente di meno. Per cui anche la critica fumettistica dovrebbe avere (conquistarsi) spazi adeguati. > Che funzione deve avere la critica? La stessa che ha la critica del cinema, della televisione, dell'arte figurativa, del teatro, della letteratura. E' stato scritto moltissimo su questo argomento e se ne è dibattuto per decenni di fila (in altri settori, ovviamente). > Cosa significa fare critica sul web? Avere spazio e tempo (quasi) illimitati. Non avere scuse (mi tagliano il pezzo, non so dove pubblicarlo, se scontento quelli là perdo il posto, non ho tempo per approfondire e fare ricerca...). Si scrive quel che si vuole, quanto si vuole, quando si vuole. Uno spazio lo si trova sempre. Certo forse non si ha la sensazione esatta di quanta gente ti legge (a seconda del sito in cui si pubblica), ma va detto che sulla carta non lo si sa lo stesso. Per carità, certo si sa quante copie vengono vendute della rivista su cui si scrive, ma assolutamente non si sa quante persone hanno davvero letto il tuo pezzo! Mentre sul web, con pochi accorgimenti tecnici, lo si può sapere (e può essere una tragica scoperta)... Nel web, se si vuole, si può stabilire un contatto diretto e immediato coi lettori. Alla fine della fiera forse si raggiunge più gente nel web che sulla carta... Ma soprattutto si ha qualche piccola chance di raggiungere (per sbaglio?) anche dei lettori "normali" (chi compra riviste di critica fumettistica, oggi, non rientra certo nella media) e allargare un poco lo spettro complessivo. > Critica popolare o d'autore? Eh? Che roba è?... Una critica su Harry Potter e una su 8 e mezzo di Fellini vengono fatte da critici specializzati diversi? Vorrei capire intanto se il resto della critica (quella di cui ho parlato prima) si fa problemi del genere. Mh? Se li fa? Se non se li fanno i "critici professionisti" degli altri settori, perché mai dovremmo farceli noi? O siamo ancora afflitti da schizofrenia... Il fumetto è fumetto, dal porno alla poesia ermetica. Il critico dovrebbe conoscerlo tutto, il fumetto, e ancora non basterebbe: deve conoscere di cinema, di teatro, di televisione, di arte varia, di letteratura, di politica, di musica, di società, di lingua, di cultura varia ecc. Sennò che critico è? O forse la domanda si riferisce ai critici? Critici "popolari" (cioè lettori esperti o fanatici?) e critici "professionisti" (cioè laureati in fumettologia?). Di nuovo penso che basti guardare ai nostri "colleghi" critici di altri campi per vedere che la distinzione, semmai, è la solita: buona o cattiva critica (e su questa distinzione potremmo aprire un forum apposito). > E' possibile essere professionisti della critica? In Italia o in generale? In generale sì. In Italia è solo un po' più difficile, giacché essere professionisti vuol dire essere regolarmente pagati per la professione che si svolge. I miei interventi gratuiti su riviste cartacee non possono certo entrare nel mio curriculum professionale. Quelli retribuiti, sì. Per capirci: Morando Morandini è un critico professionista, infatti viene regolarmente pagato (e bene) per le sue critiche e ci vive. In Italia, come all'estero. Sì, è un famoso critico di cinema. Ora, se noi troviamo testate (o editrici o tv o radio o web) disposte a pagare un critico di fumetti, ecco che abbiamo i critici professionisti. Normale. Questo non vuol dire automaticamente che il professionista sia più "bravo" di un critico dilettante (che, quindi pubblica gratis), certo che no! Tuttavia resta la distinzione fra professionista (retribuito) e dilettante (che lo fa per hobby). > Ha senso fare una fanzine di carta oggi? Oggi? Sempre, ha senso. Cioè ha senso fare fanzine, che siano su carta, su cartone, su carta ingienica, sui muri, nel web, alla radio, ovunque. Anche se io ho una passione sviscerata per il web, finché ci sono pubblicazioni su carta, ha senso anche fare fanzine su carta. Certo il web offre enormi vantaggi per una fanzine, a partire dall'abbattimento verticale dei costi. Comunque, fatele come vi pare, ma fatele le fanzine! > Newsgroup e mailing list moderati? Sempre utili. Soprattutto non rompono le scatole a chi non ne vuole sapere. Se ti va ti ci abboni, altrimenti nisba. Le puoi provare per un po' e poi lasciar perdere e nessuno si offende. Meraviglioso! > Quali obiettivi deve avere un sito web? Quali può avere? Fare soldi, magari, o diffondere "cultura", o parlarsi addosso, o passare il tempo... Che importa? Come detto prima, il web non rompe le scatole a nessuno: ti offre qualcosa. Se ti va lo prendi, senza obbligo, senza impegno. Se ti ci ritrovi ti ci affezioni. Se non ti piace passi oltre. La scelta è ampia. Perciò, secondo me, il sito web non deve avere obiettivi. Esiste, e basta. Gli obiettivi ce li avrà chi lo tiene in piedi, ovviamente, ma non è obbligato ad averne di specifici, decisi da "noi". E ognuno sceglierà quel che gli va, semplicemente. > Fare un incontro nazionale della rete fumettistica italiana?
E' divertente. Tanto mi mi basta come motivazione. Che poi in realtà possa
servire a qualcosa, è un'altra storia. Io penso di sì, ma non andrei a cercare
grandi motivazioni etiche o morali o semplicemente di convenienza di qualche tipo:
se è divertente, la motivazione c'è già. Se ci divertiamo facciamo meglio tutto.
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