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Riflessioni sul caso Tex vs. Codacons
Risponde Moreno Burattini

uBC Forum Moreno Burattini, sceneggiatore di Zagor e critico, ma sopratutto inesauribile chiacchierone ;-), è uno degli autori più attenti al tema della "Politically Correctness" applicata al fumetto. Non solo è stato il primo a denunciare il caso Codacons sul newsgroup dei fumetti bonelli, diventando un po' il "portavoce" della protesta, ma in passato ha scritto sul tema alcuni intriganti e risoluti interventi, come quello contenuto nel volume della Motta "Tex - Un eroe per amico" o quello consultabile online sul sito IperComics ("Giù le mani dagli Hualpai").


1. Pensate che le recenti "censure" invocate contro "Julia" e "Tex" siano iniziative personali di alcuni benpensanti, oppure si può ipotizzare che le fobie della "politically correctness" d'importazione americana abbiano attecchito anche da noi?

Quella contro la "correttezza politica" è una battaglia che stiamo perdendo, a livello mondiale. Non saprei dire se si tratti di ugge solo americane esportate in tutto il mondo, o se in ogni paese occidentale ci siano germi endemici della micidiale infezione. O forse c'è una predisposizione genetica. Fatto sta che gli ipocriti buonisti e perbenisti che anche da noi si fanno quotidianamente paladini del "politically correct" conducono la loro crociata senza bisogno di suggerimenti da Oltreoceano.

E' la stessa gente che vagheggia l'aberrante idea dello Stato etico. Purtroppo costoro hanno in mano il controllo l'informazione, dell'educazione, della rappresentanza e manipolano l'opinione pubblica con un'azione sotterranea ma costante, implacabile e incisiva. Chi rifiuta di farsi omologare nella loro soporifera melassa buonista, è assediati come quelli di Masada. Non ci lasciamo ingannare dal fatto che fra di noi siamo tutti d'accordo. Fuori, la gente indottrinata dal bombardamento buonista, approva la censura di fumetti, film e cartoni animati. Qualche mese, durante una conferenza, mostrai al pubblico come la Disney, nel ristampare vecchie storie, censurasse Pippo e Topolino che andavano a pesca. Mi aspettavo tutti storcessero il naso e mi sono trovato davanti un pubblico che invece, apertis verbis, ha reagito sostenendo la legittimità dell'intervento, perché "i bimbi vanno educati" e pescare è politicamente scorretto. E per far capire come funzioni il ricatto perbenista, io stesso ho dovuto sforzarmi per non premettere la lunga tiritera del sottoscritto che non fuma, non beve, non va né a caccia né a pesca, ama gli animali, rispetta le minoranze ed è una personcina a modo.

2. Ritenete che entrambi i casi si sgonfieranno da sè senza conseguenze rilevanti o temete che sul fumetto italiano si abbatterrà (magari gradualmente ) un'ondata perbenista, diversa ma simile a quella che condusse al bollino di "Garanzia Morale". Temete che saranno le stesse case editrici a dare un giro di vite (come da tempo ha fatto la Disney) per prevenire casi come quelli di attualità?

Burattini. L'ondata perbenista si è già abbattuta e ci ha già sommersi. Purtroppo, è solo la prima avvisaglia dello tsunami che arriverà. I buonisti di facciata del "politically correct" ci vorrebbero tutti imbottiti di bromuro, in una società di automi programmati allo stesso modo, senza diversità di opinioni e pertanto, automaticamente, senza la libertà di esprimerle. Una società da brivido, che ricorda certe parate di gente implotonata con casacche dello stesso colore, tutti a fare lo stesso saluto con il braccio alzato.

Non dico che si stia preparando una dittatura mondiale a livello politico. Solo a livello culturale. Il che forse è peggio. Già oggi chi non si adegua viene messo all'indice, rischiando il fallimento economico e perfino la libertà personale (basti pensare al caso Topolin).

In futuro le cose andranno peggio. Le case editrici dovranno scegliere se sopravvivere assecondando il regime o soccombere. Ma trattandosi di una rivoluzione buonista (già in corso, e con successo) le cose non avverranno con un precipitare drammatico degli eventi. Si tratterà di un lento scivolamento nella Zona del Crepuscolo.

Ogni giorno ci verrà tolta una briciola di libertà. Non serviranno drastici giri di vite. In maniera quasi inconscia, pressoché inconsapevolmente, cercando la convenienza quotidiana del pro bono pacis, si preferiranno certi soggetti ad altri, si bocceranno certe sceneggiature preferendone di più morbide, si smusseranno gli angoli di certi balloon. Non sto dicendo che è già così, traggo solo le conseguenze dal trend che è in atto. Dipingo un futuro da "Fahrenheit 451", per riservarmi il sollievo nel vedere, fra cinquant'anni, che la minaccia alla fine sarà stata sventata. Oppure per tirare un sospiro rassegnato, dicendo "me l'aspettavo", nel vedere che ho avuto ragione. Una cosa è certa: il futuro è minaccioso.

Ai tempi della famigerata "Garanzia Morale" a Tex erano comunque permesse molte cose che oggi gli sono vietate. Giorni fa, leggendo il "Saggio sulla Libertà" di John Stuart Mill, sono rimasto colpito da una frase del prefattore che sosteneva, a ragione, che all'epoca in cui quel libro fu scritto (metà Ottocento) gli individui avevano molte più libertà di oggi. C'è da rabbrividire.

3. Il "politicamente corretto" vi condiziona molto nella scrittura/disegno delle vostre storie? Vi capita sovente di avere idee che auto-censurate per evitare un certo tipo di reazioni del pubblico? Vi capita sovente che vostre idee siano ritoccate in fase di editing redazionale?

Burattini. Non ricordo di avere subito censure particolarmente pesanti. Ma io lavoro alle storie di un personaggio, Zagor, che già da sempre non fuma, non beve, non va a donne, non dice parolacce, non è prepotente, non è eccessivamente violento e agisce in difesa delle minoranze in un contesto ecologicamente incontaminato. Per non turbare gli animi dei buonisti basta conservarlo fedele alla tradizione, e poiché non mi propongo di snaturarlo, non sono andato incontro a grossi guai.

Paradossalmente, ho qualche problema in più con Cico. Scrivendo gli speciali del pancione devo stare attento a non fare battute che possano turbare la sensibilità di qualcuno o a scherzare su argomenti delicati, anche se comunque pure per il buffo messicano vale quanto detto per Zagor. Ma si sa, l'umorismo può essere tagliente come una lama. In ogni caso, nessun dramma. Mi rendo conto dei problemi della Casa Editrice e faccio un piccolo sforzo di adattamento. Sempre tenendo presente, però, l'aforisma di Karl Kraus secondo il quale "le battute che i censori capiscono, giustamente le censurano".

4. Sia l'articolo di "Avvenimenti" contro "Julia" che l'iniziativa del Codacons contro "Tex" hanno messo l'accento sul fumetto come mezzo di comunicazione che contribuisce alla formazione dei più giovani. Il fumetto "bonelliano" ha ancora, oggi, questa pretesa, o vi ha GIA' rinunciato, per lasciar spazio ad altri media (la TV, il cinema, i videogiochi)? Potrebbe essere una soluzione pubblicare fumetti con la scritta "Consigliato a un pubblico maturo", come già si fa in USA?

Burattini. Il fumetto è un medium. Come tale può veicolare qualsiasi contenuto. Ci possono essere fumetti prodotti con intenti didattici, didascalici, pedagogici, e perfino confessionali o di indottrinamento politico; ma i più (per fortuna) sono creati solo per essere ragione di divertimento. Il bel fumetto è quello scritto bene e disegnato meglio. Se puoi ci sono morali da trarre, insegnamenti da cogliere, informazioni da apprendere, buon per chi riesce a farne tesoro.

Il fumetto bonelliano da questo punto di vista è paradigmatico: storicamente è nato come prodotto seriale e popolare destinato allo svago, ma per tradizione ha sempre mantenuto livelli di testi e disegni più che dignitosi, in alcuni casi eccellenti, e si è fatto veicolo di contenuti che, sia pure con un po' di fastidio, potrei definire formativi. Io però non credo nel fumetto "formativo" per forza e per missione. Aborro l'idea che un eroe di carta o è pedagogico o non ha ragione di esistere.

Tutto può essere formativo, e spesso ciò che è fatto apposta per esserlo non lo è perché non interessa a nessuno. Le letture, poi, sono come le esperienze di vita: vanno fatte. Ciascuno faccia le sue, e tutti ne traggano la formazione che credono, o di cui sono capaci. Conta molto il confronto con chi certe letture e certe esperienze le ha già fatte. Di per sé, il fumetto è neutro. Anche quello "cattivo", anche quello "sporco". Omnia munda mundi, diceva San Paolo: tutto è puro per i puri. Perfino la pornografia è rappresentazione del mondo: censurarla non cambierà la realtà.

Non credo che il fumetto bonelliano, che pure non è né sporco, né cattivo, né pornografico, abbia mai avuto la pretesa di essere formativo. Lo è stato, lo è e lo sarà semplicemente perché la letteratura (disegnata o scritta) non può fare a meno di esserlo. Come il cinema, la TV e i videogiochi, che forse hanno il vantaggio di godere di un pubblico più vasto.

La scritta "Consigliato a un pubblico maturo"? Però... potrebbe essere un'idea per attirare i ragazzini e recuperarne qualcuno ;-)

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