Giudicare i testi di un fumetto tutto sommato non è troppo difficile: bisogna solo
leggere attentamente e verificare che tutto quadri, che la storia stia in piedi, che non ci siano
incongruenze, che i personaggi si comportino in modo plausibile, che i dialoghi siano convincenti...
e una quantità di altre cose da vedere volta per volta. Credo che questa sia più una scienza che un arte,
anche se i testi sono indubbiamente arte, e ciò che piace a uno può non piacere a un altro.
Quando si tratta di disegni, è tutto un altro discorso. Una volta ho detto sul newsgroup di Nathan Never che Germano Bonazzi
è uno dei miei disegnatori preferiti. Se mi si chiedesse perchè, potrei rispondere con un'alzata di spalle,
"Non so, mi va a genio!". Forse perchè ha disegnato il numero due della serie, e si è immediatente imposto
come uno dei disegnatori storici (e dopo l'abbandono di Castellini è diventato il veterano di NN).
Forse perchè ha disegnato "Dirty Boulevard", che per me è il miglior albo di NN in assoluto,
nonché uno dei fumetti migliori che abbia letto in vita mia.
Al di là delle valutazioni oggettive che si possono fare sullo stile e se i disegni non hanno difetti
macroscopici (tipo anatomie improbabili, tratti somatici deformi, scene incomprensibili), la cosa più
importante è il primo impatto, l'impressione globale, e il gusto di ogni lettore. Soprattutto
il gusto del lettore credo che comprenda più eccezioni che regole, e subisca ampie modifiche a seconda
del fumetto che si legge. Uno stile essenziale e pulito si può adattare a una serie come Tex,
ma non certo alle ambientazioni fantatecnologiche di Nathan Never. Detto questo,
definire il bello è un ossimoro.
I disegni non sono "importanti", sono fondamentali, anche se non credo che un disegnatore sia paragonabile ad un regista di film: per me il regista è lo sceneggiatore, e il disegnatore è più assimilabile a direttore della fotografia/scenografo/costumista, inoltre il disegnatore rappresenta tutti i personaggi e quindi è l'intero cast del "film". Non mi sembra poco.
Chiudo con una piccola osservazione, proseguendo sul confronto film-fumetti di Sergio Giardo.
Prendete un film della serie di Pierino, metteteci Al Pacino al posto di Alvaro Vitali,
fatelo dirigere a Stanley Kubrick e affidate la fotografia a un premio oscar qualsiasi.
Ottenete un buon film? No, è sempre una schifezza. Al meglio, una mezza schifezza.
Questo solo per dire che, per quanto mi riguarda, i disegni sono sì fondamentali,
ma il buon successo di un fumetto va attribuito in tre parti uguali a disegni, soggetto e sceneggiatura.