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Il mondo non ha ancora finito di finire

Dylan Dog contro un inquilino rivelatore
Recensione di  |   | dylandog/


Il mondo non ha ancora finito di finire
Dylan Dog 233 "Ospite sgradito, L'"


Il mondo non ha ancora finito di finire

Scheda IT-DD-233

L'ospite gradito

Questo mese Dylan Dog si rivela un'autentica sorpresa. Non perché l'episodio lo scrive Michele Medda e nemmeno perché il mostro c'è ma fa parte del nostro vissuto di tutti i giorni. È, infatti, quell'”orrido” quotidiano, quella routine tanto cara a Tiziano Sclavi. Il racconto è una sorpresa perché l'autore ha avuto la capacità di raccontarci una storia senza Horror, dosando sapientemente cliché, luoghi comuni e retoriche e facendo in modo che il protagonista trovi se stesso nell'angolo più inaspettato del suo appartamento.

Rivelazione

Dylan ha un ospite inatteso. Probabilmente lo ha sempre avuto ma solo ora si rende conto della sua presenza. Un piccolo e ostinato coinquilino che, togliendogli il sonno con il suo insistente lavorio, lo proietta in una vita che è sempre la stessa ma deformata, più crudele del solito e che lo costringe a rivelarsi agli altri,
"...Dylan è costretto a esporsi e questo lo rende furioso fino al punto da cercare lo scontro finale... "
a manifestare il suo odio verso tutti gli status symbol quali i computers e i telefoni cellulari ma anche il cinismo, la presunzione di essere diversi, superiori. Grazie a questo intruso Dylan è costretto a esporsi e questo lo rende furioso fino al punto da cercare lo scontro finale, che avviene inesorabile. Ed è nel momento clou del racconto che scatta la molla, che si apre quel canale preferenziale che annulla le diversità tra i due antagonisti, rendendoli uguali, fratelli di sventura. In quel momento tutto torna al proprio posto. Il punto di vista originario è ripristinato con un arricchimento: la consapevolezza sempre più profonda che ogni più piccolo essere vivente segue un percorso obbligato, un ruolo preciso in cui è imprigionato. Facendo tesoro di questa visione d'insieme il protagonista si solleva dalla coltre tetra in cui è avvolto al punto da scoprire che nulla è cambiato e quindi perduto.

Presa di coscienza.
Dylan Dog 233 Tavola 1 Vignetta 4

(c) 2006 Sergio Bonelli Editore

Presa di coscienza.<br>Dylan Dog 233 Tavola 1 Vignetta 4<br><i>(c) 2006 Sergio Bonelli Editore</i>

Sclavi Docet

"...episodio dotato di una sceneggiatura perfettamente coerente alla trama ..."
Senza un buon stile narrativo tutte le storie, anche le meglio disegnate, sono terribili, piatte. In Dylan Dog sono sempre più rari i momenti in cui la storia prevale sul personaggio. Fortunatamente ogni tanto qualcuno decide di lasciarsi andare, di assecondare il proprio istinto e riesce a perforare la cortina di mediocrità che sempre più si estende sulle serie Bonelli. È il caso di questo episodio dotato di una sceneggiatura perfettamente coerente alla trama e, anche se ci sono le solite battute, i soliti giochi di parole, la solita retorica sulla morte e sulla vita, la storia si legge d'un soffio. Non è uno dei capolavori di Dylan ma è sicuramente un'alternativa a tutta una serie di storie recenti che convincono poco. Medda si rivela così soggettista e sceneggiatore più a suo agio in una storia al limite del metafisico.

Il buon dottore è morto.
Dylan Dog Tavola 31 Vignetta 5

(c) 2006 Sergio Bonelli Editore

Il buon dottore è morto.<br>Dylan Dog Tavola 31 Vignetta 5<br><i>(c) 2006 Sergio Bonelli Editore</i>

Angelo (un po') caduto

"...la performance di Angelo Stano non convince del tutto."
Nonostante nelle note di apertura si suoni la fanfara su quanto sia diventato bravo e disposto a sperimentare nuove tecniche stilistiche, la performance di Angelo Stano non convince del tutto. Alterna meravigliose vignette ad altre tirate via, rendendo così disomogeneo il racconto. Fortunatamente le cadute di tono sono poche e si limitano a poche vignette. Altra nota dolente è la perdita quasi totale di quell'influenza “espressionista” (intesa come corrente pittorica. Egon Schiele, tanto per intenderci) che ha caratterizzato il disegnatore all'inizio della sua carriera bonelliana e che sapeva rendere ulteriormente inquietanti le storie. Comunque è sempre una delle punte di diamante non solo della serie ma di tutta la produzione Bonelli.

Caduta di stile.
Dylan Dog 233 Tavola 27 Vignetta 3

(c) 2006 Sergio onelli Editore

Caduta di stile.<br>Dylan Dog 233 Tavola 27 Vignetta 3<br><i>(c) 2006 Sergio onelli Editore</i>

Faccia a faccia

"Alla fine la presenza dell'intruso è il pretesto per osservare con un'ottica leggermente spostata il mondo che ci circonda."
Un racconto fresco, a tratti sopra le righe, nonostante Groucho scompaia quasi subito dalla scena. Dylan è costretto a un faccia a faccia solo apparentemente facile da vincere. Alla fine la presenza dell'intruso è il pretesto per osservare con un'ottica leggermente spostata il mondo che ci circonda, gli avvenimenti che sembrano accalcarsi nella nostra sfera emotiva, impedendoci di guardarli in modo distaccato e di dar loro il giusto significato e la giusta importanza. Grazie all'intruso, il gioco dei ruoli riprende perfettamente le proprie posizioni e, nonostante tutto, ogni cosa ritorna al proprio posto. Basta comprendere che nulla è mai cambiato. Veramente una piacevole sorpresa. La maggior parte degli autori bonelliani dovrebbero prendere appunti, anche se bisogna ammettere che Dylan Dog è terreno fertile per sperimentazioni di questo tipo.

Il mondo non ha finitio di finire.
Dylan Dog 233 Tavola 9 Vignetta 6

(c) 2006 Sergio Bonelli Editore

Il mondo non ha finitio di finire.<br>Dylan Dog 233 Tavola 9 Vignetta 6<br><i>(c) 2006 Sergio Bonelli Editore</i>

Dylan Dog 233, "L'ospite sgradito", di Michele Medda e Angelo Stano - in edicola da fine Gennaio 2006 - Sergio Bonelli Editore - 100 pagine, brossurato, bianco e nero, 2,5 € - mensile

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