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Uno, nessuno, cento Dylan

quattro storie che raccontano altrettanti possibili Dylan Dog
Recensione di  |   | dylandog/


Uno, nessuno, cento Dylan
Dylan Dog Gigante 17


Uno, nessuno, cento Dylan

Scheda IT-DD-g17a

Scheda IT-DD-g17b

Scheda IT-DD-g17c

Scheda IT-DD-g17d

Come per il precedente, anche il gigante di quest’anno dell'indagatore dell'incubo è composto da più storie (quattro), abbandonando definitivamente, pare, la storia unica di 240 pagine inaugurata sul n.9 del 2000.

Quattro storie, dunque, due lunghe (94 pagine) e due brevi (24 pagine), per quattro sceneggiatori e altrettanti disegnatori.

La statua assassina

Per cominciare Bruno Enna e Nicola Mari, ancora assieme dopo "Vite in Gioco" (n.254), creano per Dylan Dog un avvincente giallo. Ritroviamo Dylan nel più classico (per lui) degli intrecci: omicidi seriali, ambientazione lugubre, un’affascinante donzella e un assassino particolare. Sì, questo topos in Dylan è già stato sfruttato in tutte le sue varianti è vero, ma in tempi in cui gli sceneggiatori faticano a cucire sull'indagatore una storia perlomeno vicina al suo personaggio, utilizzare i classici punti di riferimento ci permette, perlomeno, di poterci gustare una buona storia del nostro eroe. Poi Enna è bravo a lasciare aperta la porta del sovrannaturale tenendo vivo l’interesse sino alla conclusione. Mari infine ci mette del suo per rendere l’ambientazione buia ed inquietante unificandola il più possibile alle poesie di John Donne.

Dylan nel cimitero
disegni di Nicola Mari, Dylan Dog Gigante n.17

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Dylan nel cimitero<br>disegni di Nicola Mari, Dylan Dog Gigante n.17<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

Chiamata da una sconosciuta

La prima storia breve dell’albo, "Call Center" di Giovanni Gualdoni e Stefano Voltolini, gioca ironicamente con Dylan disegnandolo maleducato e irascibile. A farne le spese una povera ma insistente centralinista. Se l’idea è divertente e gli intenti buoni il risultato non lo è altrettanto. Dopo poche pagine l’esordiente Voltolini già ci lascia intuire il finale omaggiando gli "Inferni" (n.46) di Sclavi e Ambrosini (vedi immagine). Il resto lo fa una sceneggiatura troppo piatta che perde presto la buona via ironica per ritornare sui classici binari. Il finale recupera lo slancio di inizio storia per chiudere comunque in maniera dignitosa.

Diabolico caporeparto
disegni di Stefano Voltolini, Dylan Dog Gigante n.17

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Diabolico caporeparto<br>disegni di Stefano Voltolini, Dylan Dog Gigante n.17<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

Perduti nella foresta (incantata)

La penultima storia, di Tito Faraci e Maurizio Di Vincenzo, comincia in medias res, col nostro eroe sperduto in una non precisata zona della Scozia in compagnia di Groucho (perché poi?) e di un fatiscente esploratore. Con i flashback scopriamo un Dylan adultero e bugiardo imbarcarsi in un’impresa fuori dalle sue corde. Fra segreti, fate, mostri e mercenari quello che ci resta di questa avventura, troppo lunga, troppo distante da Dylan e con troppi elementi per poter essere godibile, sono una buona morale e il ritorno di Di Vincenzo. Sempre riconoscibile, il suo tratto marcato riesce ad amalgamare bene sacro e profano (o reale e magico), aiutandoci così a digerire le variazioni di tema del racconto. La solita e superflua spiegazione finale tramuta definitivamente questa storia in una favola alla Esopo.

La città incantata
disegni di Maurizio Di Vincenzo, Dylan Dog Gigante n.17

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

La città incantata<br>disegni di Maurizio Di Vincenzo, Dylan Dog Gigante n.17<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

Io sono Dylan Dog

Giovanni Di Gregorio e Fabio Celoni confezionano l'ultima storia. Quello che per primo ci colpisce sono i disegni e le inquadrature, subito dopo arrivano le parole, la storia e l’idea di un racconto intelligente e ambizioso. Giovanni Di Gregorio crea un gioco di ruoli pirandelliano che ci fa perdere delicatamente, incuriosendoci e costringendoci ad una attenzione superiore. Può permettersi questo avvincente gioco solo grazie al lavoro di Celoni che trasforma la storia in un noir preciso e coinvolgente nonostante la confusione di ruoli. A conclusione della vicenda lo spettacolo ci ha soddisfatti e merita gli applausi. Si lascia la sala con la speranza di una replica.

Pioggia al funerale
disegni di Fabio Celoni, Dylan Dog Gigante n.17

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Pioggia al funerale<br>disegni di Fabio Celoni, Dylan Dog Gigante n.17<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

Osare è potere

Se per la prima storia il topos classico di Dylan è risultato vincente nella sua prevedibilità, lo stesso è stato il punto debole della terza che, ripescando e mescolando il genere non è riuscita a suscitare un adeguato coinvolgimento. Osando coraggiosamente con Dylan Dog, invece, Di Gregorio ci regala la storia migliore. Esagera, si allontana dai soliti schemi e gioca col lettore con un ottimo risultato. Se questa era una prova generale, probabilmente in futuro ci saranno buone nuove. Se la strada migliore per l’indagatore dell’incubo sia questa o non siano piuttosto i vecchi e collaudati schemi non è dato sapere, certamente cercare una soluzione a metà strada, visti i risultati, è forse l'opzione da escludere.

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