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Una poesia per Dylan

come parlare dell’amore senza la A maiuscola
Recensione di  |   | dylandog/


Una poesia per Dylan
Dylan Dog Gigante 16d


Una poesia per Dylan

Scheda IT-DD-g16d

Seconda storia breve dell’albo gigante di quest’anno, "Febbre di Ghiaccio" si configura come un lento e inesorabile scivolare da una narrazione apparentemente lineare e consueta ad una più consapevolmente poetica, dove i passi e gli snodi narrativi vengono rappresentati dal fulgore delle immagini e delle parole. Il racconto si lascia trasportare dal sentimento dell’Amore fino a "congelarsi" nelle disquisizioni finali dell’artista, e più precisamente nella sua opera di ghiaccio.

Quindi, questa particolare scelta stilistica imprime alla narrazione una digressione sentimentale, che si fa dicotomia tra freddo e caldo, tra febbre e gelo, per poi ritornare concretamente ad una logica narrativa di tipo più materiale.

La visionarietà, necessaria ad un impianto stilistico di tale genere, in questo caso è una perdita progressiva di logicità senza che ad essa faccia seguito una più contemplata e meglio condensata profondità di sentimenti
Tuttavia, la risultante narrativa di questo dipanarsi per associazione di idee e sensazioni non sembra essere convincente. I blocchi narrativi che scandiscono la lenta discesa verso i concetti di caldo e freddo che si alternano e si (con)fondono non sono affatto folgoranti e profondi, e la poesia che s’intende tratteggiare sembra circoscrivere sentimenti elementari, consegnando al lettore una trama priva di vero spessore narrativo. La penna di Enna scivola liberamente senza preoccuparsi di costruire la sostanza del pathos nelle immagini che man mano si succedono, nonostante la volontà di profonda contemplazione dell’Amore. La visionarietà, necessaria ad un impianto stilistico di tale genere, in questo caso è una perdita progressiva di logicità senza che ad essa faccia seguito una più contemplata e meglio condensata profondità di sentimenti.

Sceneggiatura poco robusta

Bisogna considerare che il registro visionario di "Febbre di Ghiaccio" richiederebbe una strutturazione più coesa, approfondendo il legame un po' pretestuoso tra la donna incappucciata e Dylan, e non l’abbandonarsi ad una serie di deboli metafore, scarsamente evocative o poco coinvolgenti, che vanno a costruire un mosaico discutibile senza il fascino del surreale. Soprattutto, il lavoro avrebbe dovuto essere ispessito in fase di sceneggiatura, attraverso limature concettuali di rimarcato impatto onirico (anche un po' ossessivo, se vogliamo dirla tutta) evitando di mettere in luce la debolezza di un soggetto non particolarmente curato, e, quindi, proprio per questo tutto affidato al suo concreto svilupparsi nella fase sequenziale delle vignette.

Londra sottozero
disegni di Antonio De Luca, Dylan Dog Gigante 16d pag.234

(c) 2007 Sergio Bonelli Editore

Londra sottozero<br>disegni di Antonio De Luca, Dylan Dog Gigante 16d pag.234<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i>

Certi passaggi che cercano di (con)fondere in un unicum il dualismo febbre/ghiaccio paiono non essere stridenti ed emozionalmente carichi. Nonostante tutto, una certa vena cerebrale, di linearità, accompagna tutto il componimento e sovente la metafora delle parole (quelle delle didascalie) pare oscillare tra una "riflessione sull’Amore" (come avrà modo di sottolineare il dott. George T. Russell nella penultima pagina) e quella della poesia più pura, mancando però di una ben strutturata idea d’insieme. In altre parole, la visione complessiva ottenuta non sembra esente dall’opacità e oscurità di alcune parti. Inoltre, le sensazioni che innervano la storia appaiono più di circostanza che realmente studiate nel loro contesto. Quindi, al termine della lettura, ciò che ci resta in mano assomiglia più ad una semplice digressione sull’amore che non sull’Amore con la A maiuscola, come invece è dichiarato all'inizio della storia.

Antonio De Luca è un disegnatore dal tratto molto sperimentale e promettente
Vero è che se, nelle serie regolare, Enna è riuscito a centrare lo spirito dylandoghiano (e qui il riferimento non può che andare a "Il Guardiano del Faro", n.251), in questo gigante dimostra di aver preso con leggerezza la difficile arte di narrare per immagini o quantomeno d'aver puntato semplicemente a strizzare l'occhio ai lettori più giovani.

I disegni

Ai disegni abbiamo un esordiente, Antonio De Luca, che riesce ad imprimere alla storia un'intensa atmosfera, ispirandosi molto ai chiaroscuri di Roi (vedere, ad es., la bocca della donna a pag. 217; oppure l’ultima vignetta di pag. 223), ma non riuscendo a mantenersi costante nella rappresentazione delle fisionomie; trasfigurando spesso il volto di Dylan, e lasciando in bocca un certo sapore d’incompiutezza, di indefinitezza. Antonio De Luca è un disegnatore dal tratto molto sperimentale e promettente, senza dubbio alla ricerca di uno stile più proprio che possa caratterizzare meglio e con più stabilità e padronanza il lavoro vignettistico di rappresentazione grafica.

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