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Ci deve proprio essere un perché per tutto?

come ti razionalizzo l'irrazionale
Recensione di  |   | dylandog/


Ci deve proprio essere un perché per tutto?
Dylan Dog 249 "Ricordi sepolti, I"


Ci deve proprio essere un perché per tutto?

Scheda IT-DD-249

"Ci deve proprio essere un perché per tutto?".
Tiziano Sclavi si pose questa domanda attraverso un personaggio dell'albo "L'occhio del gatto" (n.119), più di dieci anni fa, evitando così di spiegare tutte le cose improbabili, assurde o paradossali avvenute in quella storia. Quella che può sembrare ad un occhio superficiale una comoda scappatoia era in realtà l'esplicitazione di uno dei fondamenti della poetica di Sclavi e, per osmosi, di Dylan Dog. Un fondamento che i lettori, più o meno inconsciamente, sapevano riconoscere. Ma gli altri sceneggiatori?

C'è una risposta per tutte le domande... ed è sbagliata

La domanda torna d'attualità con questo albo, "I ricordi sepolti", che oltretutto vede il ritorno ai testi di Luigi Mignacco, uno dei primi sceneggiatori ad alternarsi con Sclavi ormai vent'anni fa; un albo che si fa notare per una prima parte piacevolmente onirica, per una ricerca della meraviglia e del paranormale che si esplicita attraverso alcune scene in cui è la fantasia a farla da padrona. Una storia che, a parte qualche sbavatura, all'inizio sa guadagnarsi l'attenzione del lettore creando un'atmosfera palpabile e soprattutto una mole di domande. Ma queste domande trovano presto una risposta, che purtroppo tende a razionalizzare o comunque a ricondurre tutti gli eventi in un rigido schema di causa-effetto, con il risultato di evidenziare incoerenze e buchi narrativi che altrimenti sarebbero passati inosservati e di dissolvere ogni atmosfera.
Quello di spiegare dettagliatamente ogni particolare (anche se spesso in modo assurdo o inconsistente) come se si trattasse di un giallo di Agatha Christie, è un vizio che accomuna tutto l'attuale staff di sceneggiatori di Dylan Dog (con l'unica eccezione di Medda), se non addirittura di tutta la Bonelli Editore, e in storie come queste fa sentire ancora di più il suo peso. Chi l'ha detto che il paranormale deve essere razionale?

I racconti fantastici di Barton Darke
disegni di Corrado Roi

(c) 2007 Sergio Bonelli Editore

I racconti fantastici di Barton Darke<br>disegni di Corrado Roi<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i>
"I ricordi sepolti" prende l'ispirazione da due film molto distanti tra loro: "Big Fish", film di Tim Burton del 2003 tratto da un romanzo di Daniel Wallace, e "Boogeyman - L'uomo nero" film del 2005 firmato da Stephen Kay. Come ricordato anche nella rubrica della posta, il film di Burton è considerato un capolavoro, mentre quello di Kay è un dimenticabile e mediocre horror. Questo si ripercuote sulla storia, dividendola in due segmenti. La prima metà, sotto l'influenza poetica di "Big Fish" è ben riuscita, un viaggio nella fantasia a briglie sciolte che ricorda, fatte le dovute proporzioni, i viaggi impossibili a Golconda o a Zed, e nello stesso tempo sa creare un palpabile senso di mistero. La seconda parte, quella ispirata più o meno vagamente a "Boogeyman", vede invece un abbozzo di indagine del tutto fuori luogo, che porta allo sfaldarsi dell'intreccio fino alla rivelazione conclusiva che ha l'unico pregio di mettere fine all'albo.
Partendo da suggestioni efficaci, si arriva ad un progressivo annullamento della meraviglia
La cosa curiosa, visto che nell'introduzione si riconosce la mediocrità di "Boogeyman", è che "I ricordi sepolti" fallisce proprio per gli stessi motivi che rendono il film di Kay mal riuscito. Ovvero, partendo da suggestioni irrazionali e oniriche che hanno una loro rozza efficacia, si arriva ad un rovesciamento della prospettiva che annulla la meraviglia tramite la ricerca di risposte, risposte che però collidono con le domande in quanto appartenenti a opposte categorie: razionali le spiegazioni quanto sono irrazionali i misteri.
Per non parlare del tentativo maldestro di chiamare in causa i dilemmi esistenziali, come accade in quest'albo con lo stucchevole discorso del padre di Merian sui bambini "che non devono crescere".

Un canovaccio ripetitivo

A questo si aggiunge una sceneggiatura modesta, che neanche l'indubbio mestiere riesce a rendere sufficiente. Salta all'occhio innanzitutto la debolezza del canovaccio, che presenta uno schema sempre uguale riproposto a ripetizione (difficoltà di Merian, intervento risolutore di Dylan, nuova difficoltà di Merian e così via) con il risultato di spezzettare il flusso della storia.
Le scene all'interno della casa 'infestata' e nel "campo dei morti" risultano poco riuscite: il ritmo e la tensione spariscono presto quando le sequenze si allungano oltremisura e diventano un mero riempitivo per arrivare alle 94 pagine. Una menzione negativa la meritano anche i dialoghi, schematici e didascalici tanto da risultare fastidiosi, in particolar modo per quanto riguarda Dylan, che si ritrova a parlare spesso come un personaggio uscito da qualche action movie americano, e questo sorprende se si pensa che Mignacco è uno degli sceneggiatori con maggiore confidenza con il personaggio.

Un brusco risveglio
disegni di Corrado Roi

(c) 2007 Sergio Bonelli Editore

Un brusco risveglio<br>disegni di Corrado Roi<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i>
Il giudizio su questo albo non può prescindere da quello sui disegni, e qui siamo su livelli ben più alti. Le tavole di Roi non solo colgono perfettamente l'atmosfera della storia, ma si spingono molto più in là disseminando inquietudine e disagio in tutte le vignette e in ogni espressione dei personaggi. Questo albo ci regala un Corrado Roi particolarmente in forma, a cui bastano pochi tratti per dare vita ad una scena, con oggetti e persone che sembrano scaturire dal caos. Particolarmente efficaci le espressioni dei personaggi, come la sequenza onirica, il risveglio di Dylan a pag.47 e 48 e l'ultima vignetta di pag.37, con il profilo di Merian creato dalle ombre. Una prova maiuscola che nobilita la storia nei suoi passaggi più efficaci e la sostiene in quelli dimenticabili.
Non passa inosservata la copertina di Angelo Stano, che sperimenta una soluzione originale utilizzando una fotografia modificata al computer come sfondo. "I ricordi sepolti", Dylan Dog 249, di Luigi Mignacco e Corrado Roi, 98 pag. b/n, Sergio Bonelli Editore, in edicola dal 29 maggio 2007, 2,50€

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