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Angel Heart!

...o forse abbiamo sbagliato film?
Recensione di  |   | dylandog/


Angel Heart!
Dylan Dog 250 "Ascensore per l'inferno"


Scheda IT-DD-250

Ad essere sinceri, l'ascensore c'è, anzi forse ce n'è più d'uno. Ed anche l'inferno (unico o multiplo) pare non manchi all'appello. In più ci sono tribunali, velieri, uomini in bombetta, isole di "lostiana" memoria, cimiteri, disquisizioni sul multiverso, ospedali, ologrammi che sanno di non esistere, futuri ipotetici e presenti apocalittici, una caterva di numeri 6 da fare impallidire Jim Carrey e, tanto per metterci un punto, un cane, un gatto (no, non è Cagliostro) e una donna (no, non è Morgana, nè Lillie, o magari è entrambe).

Tanti, troppi elementi, in apparenza. Eppure sempre pochi per un albo che, nemmeno troppo velatamente, intende celebrare l'ennesima "sclavata" della nuova era, prima ancora che l'ennesimo traguardo storico della sua creatura di carta.

250 numeri: sono molti o pochi? Di certo la serie ha doppiato, in un arco di tempo relativamente breve, più traguardi illustri, tenendo anche conto che, circa 8 anni fa, il num.150 era passato praticamente inosservato.
Stavolta invece l'éscamotage del Tribunale ci porta a conoscere una nuova dimensione nella struttura del "multi-Dylan", ma è appunto qui che sorge la domanda: quanti Dylan Dog Sclavi si può ancora permettere di creare? Dimentichiamoci della singolarità che Storia di Nessuno rappresenta. Senza voler riprendere le conclusioni della recensione del ventennale, è un fatto che l'elasticità del tessuto creativo si sia purtroppo ridotta. Immaginate un provino cilindrico di un qualche tipo di materiale; se si tende a tirarlo dalle due estremità, superato un certo livello di tensione esercitata, questi non tornerà più alla sua forma originaria (secondo quanto prescritto dalla cosiddetta "legge di Hooke").
Questa è la situazione attuale, complici anche e soprattutto le già citate dinamiche introdotte e sviluppate dalla Barbato.

Ma torniamo a parlare di Sclavi. Costruisce per Dylan una grande prova d'attore (particolarmente toccante ad es. la 2a vignetta di pag. 95), costringendolo ad un tour de force di continue cadute e risalite, tante quante sono le sequenze che sparpaglia nell'arco delle 94 pagine, spegnendo all'improvviso le luci in sala per cambiare scenografie e comprimari. Sperimenta l'improvvisazione, Sclavi, in pratica fa del jazz con la sceneggiatura.

L'angoscia, il delirio, la disperazione
disegni di Bruno Brindisi

(c) 2007 SBE

L'angoscia, il delirio, la disperazione<br>disegni di Bruno Brindisi<br><i>(c) 2007 SBE</i>

Non è d'altronde la prima volta che la padronanza del mestiere gli permette di rompere gli schemi, ma stavolta non siamo al Grand Guignol: manca l'acuta versatilità, manca la voglia (la capacità?) di gigioneggiare con i tòpoi da lui stesso creati. Manca quell'amaro e maturo sapore che pervade il suo Marty, volendo tornare a tempi più recenti.
Rimane solamente una sorta di necessità del celebrare per il celebrare; rimane l'inventarsi un finale con colpo di coda che è talmente "da manuale" da sapere inesorabilmente di posticcio.

E' il caso di continuare su questa falsariga? Dipende. La risposta è intuibile appena al di là delle insidie connesse al quesito "aritmetico" iniziale. In 250 numeri, in più di vent'anni, niente e nessuno rimane immutabile e immutato, ma subisce una stratificazione dalla multiforme eziologia e quindi, volente o nolente, cambia.

“...sperimenta l'improvvisazione, Sclavi, in pratica fa del jazz con la sceneggiatura...”
Se Dylan non fosse cambiato non avrebbe avuto incubi costellati di uomini in bombetta. Se Dylan non fosse cambiato, Sclavi non avrebbe avuto bisogno delle dislessie grammaticali del professor Knock per imbastire un altro esempio della ben nota "logica dell'illogico", stavolta però alquanto farraginosa.
E soprattutto non avrebbe avuto bisogno di introdurre quella Donna, sintesi di tutto l'universo femminino dylaniano (con buona pace della Donna ideale per Dylan tratteggiata da Ruju e ricomparsa con la Barbato: lo si percepisce il cambiamento adesso?)

Sì, il peso di 250 numeri (sempre tenendo conto della sola serie mensile) diventa opprimente, quando sotto un soffitto che scricchiola per il suo stesso peso, rilasciando spirali di calcinacci che vanno ad imbrattare giacca e camicia, l'unica soluzione logica è quella di chiudersi la porta alle spalle e andare in un'altra stanza. In altri tempi, quella stessa logica avrebbe suggerito di prendere scopa e paletta, camminare sulle pareti fino a mettersi a testa in giù sul soffitto e raccogliere la polvere che continuava a cadere verso l'alto (un po' come Gnaghi che tentava di spazzare le foglie controvento).

Avremmo dovuto inneggiare al bizzarro, alla surrealtà eretta a sistema, e invece abbiamo assistito ad una banale razionalizzazione dei fili fino a quel punto sparpagliati (pag.1 della guida " DYD visto da Chiaverotti"), seguita dall'unico tentativo di non-sense con l'apparizione di quel medico che ci ha ricordato tanto qualcuno...e per il resto si è già detto. L'assurdità più grande di questa storia è che è mancato proprio l'assurdo!
Forse, come accadde per AIW in occasione del secondo incontro con Martin Mystère, tutte quelle sequenze non sono altro che altrettanti tentativi di inizio della storia vera e propria: se è così, stiamo ancora aspettando che la storia cominci per davvero.

La logica dell'illogico
disegni di Gianpiero Casertano

(c) 1994 SBE

La logica dell'illogico<br>disegni di Gianpiero Casertano<br><i>(c) 1994 SBE</i>

La logica dell'illogico/2
disegni di Bruno Brindisi

(c) 2007 SBE

La logica dell'illogico/2<br>disegni di Bruno Brindisi<br><i>(c) 2007 SBE</i>

Possiamo, e dobbiamo, e vogliamo consolarci con un sontuoso Brindisi ai disegni. Per avere un'idea della qualità del lavoro, proviamo ad immaginare in successione il num.200, il ventennale, e infine l'albo in questione...in bianco e nero! Il talento del disegnatore salernitano ci avrebbe regalato un tratto caldo, corposo, realistico, con quelle mezze tinte e quei tratti di carboncino così sottili e sfumati da farci sospirare: "se solo ci fosse il colore...".
E il colore fortunatamente non è mancato, elemento vincente nel conferire un ulteriore vigore alle tavole. Un colore che, nell'ideale successione degli albi citati, ha subìto anch'esso un'evoluzione, tanto che giustamente qualcuno ha parlato di "pittura elettronica". Definizione azzardata? Forse è meglio etichettarla come "non perfetta", insinuando in tal modo benevolmente quel germe di perfettibilità, di miglioramento continuo, che costituiscono il principale sprone verso un impegno ed una soddisfazione nei risultati sempre maggiore.
Sappiamo bene che dietro il nome Studio Tenderini si cela il lavoro di più professionisti, grazie ai quali la già citata prova d'attore imbastita da Sclavi e portata a realtà grafica da Brindisi, ha acquisito uno spessore di prim'ordine: la levigatura dei chiari e degli scuri, la palpabilità delle penombre, la dolce ed eterea consistenza dell'abbraccio lunare attorno al galeone...per quante immagini potranno alternarsi a queste righe, sarà sempre un campionario striminzito.

L'abbraccio lunare attorno al galeone
disegni di Bruno Brindisi

(c) 1996 SBE

L'abbraccio lunare attorno al galeone<br>disegni di Bruno Brindisi<br><i>(c) 1996 SBE</i>

l'abbraccio lunare attorno al galeone/2
disegni di Bruno Brindisi

(c) 2007 SBE

l'abbraccio lunare attorno al galeone/2<br>disegni di Bruno Brindisi<br><i>(c) 2007 SBE</i>

“...l'assurdità più grande di questa storia è che è mancato proprio l'assurdo...”
Sarebbe stato più onesto fare una recensione di sole immagini, piuttosto che affaticarsi a fare salti mortali per equilibrare la potenza dell'impatto visivo con il grosso punto interrogativo che langue e boccheggia al fondo dei contenuti?
Si sarebbe dovuto parlare solo di metà fumetto, invece che di metafumetto?
Se la risposta fosse "sì", allora ce ne scusiamo.

Dylan Dog 250, "Ascensore per l'inferno", di Tiziano Sclavi e Bruno Brindisi, Sergio Bonelli Editore, 94 pag., colore, brossurato, luglio 2007

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