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Salvati dalla speranza

capolinea, ripartenza... via!
Recensione di P.Spinnato |   | dylandog/


Salvati dalla speranza
Dylan Dog almanacco Paura 2007 "Il capolinea"


Salvati dalla speranza

Scheda IT-DD-al07

La storia dell’almanacco di Dylan Dog di questo anno è stata affidata ai disegni del veterano Giampiero Casertano (collaboratore per Dylan Dog fin dal 1987 quando esordì con "Attraverso Lo Specchio") e alla penna di Giancarlo Marzano (già autore dell'Almanacco del 2004).

Una semplice storia

La trama è lineare ed estremamente semplice: un gruppo di persone si trova intrappolato su di un autobus della linea notturna numero nove. Fra queste è presente anche Dylan Dog che, derubato del suo mitico maggiolino, si vede costretto all’utilizzo dei mezzi pubblici notturni. Tutti sono sconvolti per quello che sta accadendo: l’autista non risponde, le porte del pullman sono sparite, l’autobus si sta dirigendo verso una meta ignota ed il piano superiore sembra popolato da pericolose e misteriose presenze. Ma una malandata barbona di colore pare sapere qualcosa di importante che tutti gli altri ancora non sanno. L’incipit dell’avventura sembra molto promettente e la tensione è alta, nonostante la vicenda si muova su un binario ideativo un po’ abusato, soprattutto dal cinema (come fa notare l’almanacco stesso, nelle pagine precedenti il racconto).
Un buon inizio per una storia che perde progressivamente la sua forza.
Sia ben chiaro, questo non è necessariamente un male: trarre spunto da idee riuscite, può essere un’ottima maniera per supplire ad una carenza ispirativa quasi fisiologica per un fumetto mensile di esperienza ventennale. Occorre però sapere sviluppare l’idea di partenza in maniera originale, con il giusto ritmo e trovate azzeccate. Lo sceneggiatore de “Il Capolinea” è riuscito nell’intento solo in parte.

Una semplice storia con i suoi difetti

Dove il fumetto delude maggiormente è proprio nella parte finale, decisiva e risolutiva del terribile incubo. Il lettore infatti deve sorbirsi una conclusione melensa e quantomeno patetica: la forza della speranza è più forte di tutto, chi la mantiene accesa sopravvive. E il nostro indagatore dell’incubo da buon sognatore, di speranza non è mai a corto. Era interessante la trovata dei flash che i passeggeri vedono dal finestrino, riguardanti il loro futuro: speranze e paure. Peccato che Marzano non abbia saputo sviluppare a fondo questa sua buona intuizione. E tocca il fondo del barile non mostrando il flash sul futuro di Dylan e giustificandosi con il dialogo che segue (pag.114):

Barbona di colore: “E voi, Dylan?... Vi ho visto, sapete? Ero già sveglia quando avete evitato di guardare la vostra ‘fermata’. Perché? Non avete più nulla in cui sperare?”
Dylan: “Al contrario…io sono già caduto in passato negli abissi della disperazione…e ne sono uscito, per certi versi, immunizzato e con la convinzione che non bisogna mai perdere la speranza, nemmeno nei momenti più bui.”
Barbona di colore: “Mmm… Bel discorso… un tantino retorico, ma convincente… E fondamentalmente giusto. Meritate di riprendere il vostro "viaggio" e di scendere alla "fermata" giusta”.

L'autobus
disegni di Giampiero Casertano

(c) 2007 Sergio Bonelli Editore

L'autobus<br>disegni di Giampiero Casertano<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i>

Una semplice storia, ma dylaniata

Dalla storia trapela un Dylan di stampo classico: sognatore, eterno bambino (come gli rimprovera la sua fidanzata di turno che lo molla ad inizio storia), pieno di compassione nei confronti dei più deboli e dall’immancabile temperamento eroico (tenta infatti di sventare la rapina sull’autobus ad opera di due malviventi). E’ inoltre sempre disposto ad ascoltare le persone: è l’unico che fa caso alla barbona e cerca di decifrare il significato che sta dietro alle sue parole, svelando il segreto che li porterà alla salvezza. Questo è certamente un merito, un Dylan così classico e perfettamente nei suoi panni di eroe-sognatore, ultimamente non si trova tanto facilmente nelle storie di questa testata.
Un Dylan che risalta tra personaggi poco delineati.
Gli altri personaggi però sono stati caratterizzati dall’autore solo superficialmente, non venendo delineati sul piano psicologico, nonostante Marzano ne racconti di ognuno stralci di vicende personali. Il risultato è che alla fine della storia, nessun personaggio colpisce particolarmente, nemmeno la barbona che, interpretando un ruolo chiave, avrebbe meritato di essere approfondita dall’autore, divenendo un personaggio memorabile, cosa che invece non è avvenuta. Ma come invece erano riusciti perfettamente a fare Neri e Sclavi nel recente n.244 (tanto per citare un esempio che abbiamo fresco in mente), nel quale il personaggio del vecchio e solitario Marty rimane impresso nel lettore anche dopo molto tempo la lettura del racconto. Perché caratterizzato con grande umanità e realismo e reso "vivo" da pochi ma significativi e toccanti tratti caratteriali e morali. I personaggi sono elemento importantissimo in una storia e in questa è da dire che i protagonisti hanno complessivamente deluso.

Nonostante ritroviamo un Dylan di stampo classico, come detto in precedenza, il racconto è invece costituito da un meccanismo narrativo alquanto atipico per una storia di Dylan: non ritroviamo infatti nessun cliente che si rivolge al nostro indagatore dell’incubo in cerca di aiuto e inoltre i due consueti e storici gregari, Bloch e Groucho, non partecipano per nulla alla vicenda, comparendo di sfuggita solo nelle ultime due pagine del fumetto.

Casertano, una marcia in più

Per quanto riguarda i disegni, si denota con piacere l’ottimo lavoro di Casertano. I personaggi sono molto espressivi, come dimostra la pittoresca facies della barbona. I volti sono realizzati in maniera davvero interessante. Non sono soltanto estremamente espressivi, ma anche dotati di una ricca caratterizzazione, quasi caricaturali: attraverso il viso del personaggio Casertano ci fa scorgere non soltanto il suo stato d’animo del momento, ma anche il suo carattere (che però come sottolineato in precedenza è mal caratterizzato da Marzano, cosicché risulta essere graficamente accattivante, ma in complesso alquanto vuoto).
I volti tratteggiati da Casertano: espressivi e caratterizzati.
Inoltre la sua interpretazione grafica di Dylan è come sempre molto riuscita. Rispetto a quella che era nei primi lavori del disegnatore è stata resa più "umana", ponendo maggiore attenzione alle emozioni del protagonista. Cosa che era meno marcata nei suoi primi disegni di Dylan, in cui lo disegnava in maniera più fredda e statica.

Perfetto anche nel rendere scene di forte dinamicità, come quelle dell’autobus in corsa (pag. 92 vignetta in alto). Anche se ne "Il Capolinea" non ritroviamo gli spettacolari scorci a cui ci aveva abituato, ricchi di dettagli e di grande impatto visivo (vedi prima vignetta di "Attraverso Lo Specchio" o le splendide rappresentazioni navali di "Abyss"). Le tavole sono realizzate in maniera più sintetica e semplice, ma il risultato è comunque molto gradevole. Questo è anche dovuto al fatto che la storia è ambientata per gran parte in un autobus e questa ambientazione quasi claustrofobica di certo non da molte opportunità a Casertano di esprimere la sua abilità nel disegnare tavole molto particolareggiate. Tuttavia una tavola degna di particolare nota ed eccezionale in questo episodio è quella a pag.125 in basso, che ritrae l’autobus diretto verso la luce della speranza, una vignetta di chiusura ad incubo concluso. Molto ben realizzato il ‘carattere notturno della storia: al di fuori dell’autobus predominano i contrasti fra luce artificiale e ombra, mentre all’interno tutto pare illuminato dalla fredda luce dei neon. Pur non raggiungendo la sua massima vetta espressiva (toccata nei citati "Attraverso Lo Specchio" ed il relativamente più recente "Abyss" oppure in "Memorie dall'invisibile"), l’esperto disegnatore di Dylan Dog, riesce ad elevare il giudizio globale del fumetto, posizionandolo oltre la soglia della sufficienza.

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