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Venti anni con Dylan Dog


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Scheda IT-DD-241-242

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Quale futuro per l'incubo

Oggi la serie di Dylan Dog sembra ormai uscita dal soporifero "tunnel dell’indifferenza" in cui si è fermata per anni, ed è tornata a regalare emozioni ai lettori con sufficiente regolarità ed un percorso narrativo preciso, sebbene continui a permanere una sorta di "schizofrenia" nel modo con cui i vari autori affrontano il personaggio. Dylan oggi appare avviato a diventare "grande" e a crescere, come persona, rispetto alla sua condizione di eterno adolescente, sacrificando in questo modo l’universalità del messaggio contenuto nelle sue storie e, per certi versi, banalizzandolo: se un tempo affrontava e rispecchiava paure, incubi e speranze di tutti noi, oggi la testata riguarda soltanto Dylan come uomo, ancorato sempre di più ad un mondo fisico e concreto.

Di conseguenza, dove prima non ci si poneva domande ("Non serve parlare... e forse non serve neanche capire...", era la filosofia del primo periodo), oggi sono disperatamente necessarie delle risposte, anche su quelli che erano considerati gli imprescindibili background della serie (l'identità di Groucho) ma la cui assenza strideva sempre di più per un personaggio che, dopo essere cresciuto come specchio della società, non si era riadattato al cambiamento dei tempi, fino ad intraprendere un percorso in cui è cresciuto come persona, abbandonando il ruolo di icona, di simbolo dei tempi.

E quello che era stato un universo narrativamente coerente nel suo essere letterariamente caotico, oggi è il suo esatto contrario: un universo letterariamente coerente e razionale, governato da gerarchie e regole, ad ogni livello. Il passato di Dylan e Xabaras è stato pesantemente banalizzato, cancellando l’alone di mistero che li aveva sempre circondati, la strega Kim è diventata una "dipendente" di un Gran Consiglio di creature superiori e persino le relazioni tra le molteplici tipologie di mostri (vampiri, licantropi, ritornanti, fantasmi e streghe) sono "governate" da un regolamento di "non belligeranza" (nell’ultimo gigante "La lunga notte"), con tanto di delegati ufficiali e "parlamenti".

Arriva la continuity?
disegni di Bruno Brindisi, Dylan Dog n.242

(c) 1986-2006 Sergio Bonelli Editore

Arriva la continuity?<br>disegni di Bruno Brindisi, Dylan Dog n.242<br><i>(c) 1986-2006 Sergio Bonelli Editore</i>

Altre conseguenza di questo passaggio a persona concreta è che, dopo che la testata si è sviluppata senza continuity, quest’ultima sembra essere alle porte, sia pure con gradualità e, allo stato attuale, soltanto con frasi "buttate lì" che paiono un chiaro indizio di futuri sviluppi. Non ci riferiamo certo all’uscita di scena di Xabaras (che non potrà interessare granché i vari autori di supporto della serie che non avrebbero mai avuto la possibilità di impiegarlo) ed anche il Dylan che aveva rivisto tutte le sue convinzioni ha già opportunamente rimosso gli eventi traumatici del ventennale grazie a un colpo di coda del gatto magico Cagliostro.

quello che era stato un universo narrativamente coerente nel suo essere letterariamente caotico, oggi è il suo esatto contrario: un universo letterariamente coerente e razionale, governato da gerarchie e regole
E’ proprio quest’ultimo a rappresentare, semmai, la vera e sola grande novità della doppia del ventennale: Dylan ora è il padrone (inconsapevole) del "gatto" annoiato che gioca con il fato ed il caos. Una figura molto amata, probabilmente, dalla Barbato: era il solo personaggio ad uscire a testa alta da "Il cavaliere di Sventura", la sua storia d’esordio che prendeva amorevolmente in giro antagonisti storici di Dylan in una vicenda con Groucho come protagonista. La stessa autrice, negli incontri con il pubblico dell’ultima edizione di Lucca Comics, ha detto che Cagliostro sarà a disposizione di ciascun autore che vorrà utilizzarlo.

Quale sarà la destinazione di questo processo ancora non è dato saperlo. Del resto, in venti anni è inevitabile che un personaggio evolva (guai se così non fosse) per affrontare situazioni e temi in modo nuovo.

Chissà che non sia proprio Cagliostro a restituire alla serie quel pizzico di follia e gioiosa anarchia ed imprevedibilità che si è smarrita nel tempo in favore di una logica razionalizzatrice e rilettura in chiave drammatico-realistica dei protagonisti.

Ciò che resta è l'incubo
disegni di Angelo Stano, Dylan Dog n.1

(c) 1986 Sergio Bonelli Editore

Ciò che resta è l'incubo<br>disegni di Angelo Stano, Dylan Dog n.1<br><i>(c) 1986 Sergio Bonelli Editore</i>

Il prodigioso gatto è tuttavia un elemento tutt’altro che semplice da gestire, e si auspica che gli autori non cedano alla facile tentazione di impiegarlo come deus-ex-machina tramite il quale, come nel precedente messo in atto proprio nel ventennale, si potrà fare e disfare qualsiasi cosa. Si rischierebbe seriamente di far perdere ogni coerenza interna e logica narrativa alla serie e, quel che è peggio, di prendere per i fondelli il lettore. Si spera che questo non accada.

Si vedrà.

Per il momento, buon compleanno Dylan. Alla fine, scartate tutte le ipotesi possibili, ciò che resterà (si spera) è sempre l’incubo.


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