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Venti anni con Dylan Dog


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Scheda IT-DD-241-242

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E l’incubo divenne carne e sangue

Allo smarrimento di un filo coerente nella serie dell’indagatore dell’incubo ed alle molteplici interpretazioni che ne vengono fatte dai vari autori viene aggiunta, inizialmente, ulteriore schizofrenia con l’arrivo ai testi di Paola Barbato che, tuttavia, in seguito si afferma come principale narratrice della serie durante la lontananza di Sclavi, firmando storie importanti che dettano una precisa evoluzione del personaggio.

Sin dai suoi primi episodi si scorge un Dylan la cui tranquilla routine su cui molti altri autori si sono adagiati è fortemente messa in discussione (ne "Lo specchio dell’anima" rischia di perdere la propria identità, mentre ne "Il seme della follia" è devastato dal brutale omicidio della sua ragazza del mese): l’autrice sceglie infatti di avvicinarsi al personaggio sviluppandone ed esasperandone l’umanità in chiave drammatica. Non che il Dylan Dog di Sclavi non fosse umano nelle sue debolezze e paure, ma nelle trame della Barbato è il forte coinvolgimento emotivo di Dylan a fare da tramite al lettore più che le atmosfere, lo scavare nell’orrore quotidiano o l’interpretazione dei tempi. La sofferenza dal punto di vista fisico e mentale e le situazioni estreme e provanti vissute da Dylan vengono amplificate e percorrono, come in un nervo scoperto, le pagine delle storie, trasmettendosi ai lettori che non ne rimangono indifferenti.

La consacrazione a "narratrice" ufficiale delle storie importanti della serie si ha con l’onore e onere di scrivere il n.200. Una storia innocua (se paragonata al n.100), che si limita a colmare il buco narrativo del passato di Dylan Dog dall’allontanamento dalla polizia agli esordi da indagatore dell'incubo, ma che inizia a delineare una tendenza alla razionalizzazione e alla profonda revisione critica dell’universo e dei fondamenti della serie, in favore di una visione più realistica e meno metafisica, per aggiornare il personaggio. Il rapporto di Dylan Dog con le donne viene, così, fondato retrospettivamente sul dolore della perdita dell’amata Lillie, riportandolo nei binari di una tranquillizzante correttezza politica e normalizzandolo, abbandonando il carattere libertario ed innovativo delle origini (comunque fortemente affievolito da altri autori, che avevano trasformato in cliché ripetitivo una caratteristica a suo tempo rivoluzionaria in Bonelli), mentre si alza il sipario anche sull’origine del rapporto padre-figlio con l’ispettore Bloch.

Dylan rischia di perdere la sua identità
disegni di Nicola Mari, Dylan Dog n.169

(c) 1986-2006 Sergio Bonelli Editore

Dylan rischia di perdere la sua identità<br>disegni di Nicola Mari, Dylan Dog n.169<br><i>(c) 1986-2006 Sergio Bonelli Editore</i>

Paola Barbato si avvicina al personaggio sviluppandone ed esasperandone l’umanità in chiave drammatica, spingendolo sempre più al limite
Dopo il 200, è chiaro che alla Barbato viene concessa molta più libertà d’azione (comunque supervisionata) rispetto agli altri autori. Alle sue trame indipendenti (su cui spicca la disturbante "Necropolis", tutta basata sulla perdita della libertà e la sensazione di alienazione) alterna storie in cui rifanno capolino molti dei personaggi più amati della serie (sia pure nelle vite non vissute da Dylan, come ne "La scelta") e lo stesso Dylan è spinto sempre più al limite. Ne "Il Senza Nome" abbandona il mestiere di indagatore dell’incubo per condurre una vita normale, ma alla fine torna sui suoi passi dopo aver concluso che non è l’orrore a non volerlo abbandonare, ma che è lui a non volere abbandonare l’orrore, perché fa parte di lui. Con "Oltre quella porta" esce dai binari narrativi consueti spingendosi nel metafumetto, dove lei stessa o un generico autore di Dylan ricopre un ruolo chiave nel suo universo narrativo ed a cui tutti i protagonisti della serie sono, per motivi diversi, legati, con un finale aperto alle interpretazioni e che potrebbe essere visto come una resa senza condizioni all’immutabilità del mondo di Dylan.

Persino in una storia dall'impianto investigativo e, quindi, apparentemente tradizionale come "Il tocco del diavolo", Dylan viene pesantemente attaccato e criticato nel suo essere innamorato di ogni donna, insinuando il dubbio di quale sia la differenza tra lui ed un rubacuori "bastardo" come Dust (e nelle storie della Barbato Dylan è già diventato da tempo praticamente un monaco), nonché accusato di avere lasciato Groucho senza un’identità. Di quest’ultimo, nel n.200 era stato sancito che quello non è il suo vero nome ed è ormai chiaro che i personaggi delle storie sono consapevoli che "Groucho" si comporta come se fosse il comico Groucho Marx, cosa che in precedenza appariva come una cosa del tutto normale. Si può presagire che in futuro anche a Groucho verrà tolta la maschera e svelerà il proprio passato, perdendo così l’aura di figura comica metafisica da contrapporre all’orrore del quotidiano.

Dietro la maschera di Groucho
disegni di Luigi Piccatto, Dylan Dog n.228

(c) 1986-2006 Sergio Bonelli Editore

Dietro la maschera di Groucho<br>disegni di Luigi Piccatto, Dylan Dog n.228<br><i>(c) 1986-2006 Sergio Bonelli Editore</i>

Alla Barbato è stato permesso di riproporre Xabaras, dimenticato dal n.100, ma ora sappiamo che quei frequenti ed a volte irritanti (poiché ininfluenti) cameo sono serviti ad avvicinarsi gradualmente alla storia del ventennale che, senza queste tappe intermedie, avrebbe presentato un personaggio davvero troppo distante da quello che avevamo lasciato. Lo Xabaras visto nel ventennale è l’unico plausibile secondo questo percorso di progressiva umanizzazione dei protagonisti, e nella doppia storia ha ben poco della figura diabolica a cui eravamo abituati, diventando un mad doctor moderno, un semplice mortale che ha "viaggiato" nel tempo (quindi privo della memoria storica di un essere vissuto per secoli) ed un padre che ama il figlio, sino alle estreme conseguenze.

E tuttavia... e tuttavia sappiamo dalle interviste e dagli incontri con il pubblico che agli episodi celebrativi come il n.200 e la storia del ventennale sono stati posti paletti ben precisi da Sclavi. Lo stesso Sclavi, nella storia del decennale, aveva accennato al fatto che Groucho si "travestisse" da Groucho Marx. Viene da chiedersi, quindi, quanto delle evoluzioni inserite dalla Barbato non siano in realtà tasselli di un percorso stabilito dall’alto che sarebbe sembrato poco credibile con i personaggi-icona a cui si era abituati.


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