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Venti anni con Dylan Dog

l'evoluzione di un fumetto entrato nel costume italiano
Recensione di  |   | dylandog/


Venti anni con Dylan Dog
Dylan Dog


Venti anni con Dylan Dog


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Scheda IT-DD-241-242

Ha fatto vacillare il primato di Tex come fumetto più venduto in Italia. Ha attirato, per primo, una vasta schiera di pubblico femminile alle edizioni Bonelli, sino ad allora popolari soprattutto con i lettori maschi. Ha raggiunto le dimensioni di un fenomeno di costume, diventando testimonial per campagne sociali (dalla droga all’Aids, dall’abbandono degli animali all’alcolismo), oggetto di merchandising commerciale ma anche (sia pure indirettamente) di inchieste parlamentari. "Se ci scrivete cose come 'Ho sgozzato papà, ora tocca a mamma’, vi ritrovate una commissione parlamentare in casa", fu scritto in una malinconica posta, quando il dilagante successo tra i più giovani di riviste horror nate sulla scia di questo character scatenò la "caccia alle streghe": il nostro avrebbe in seguito detto la sua sulla censura con un albo dall’omonimo titolo.
Lui, Dylan Dog, ha tuttavia costretto molti critici della cultura canonica a rivedere le proprie posizioni sul fumetto. L’indagatore dell’incubo taglia l’importante traguardo dei vent'anni e l’occasione è propizia per ripercorrere l’evoluzione di questo fondamentale personaggio del fumetto italiano.

In principio era l’incubo allegorico

Dylan Dog esordisce in edicola alla fine del settembre 1986. Il personaggio si presenta sin da subito all’insegna di una dirompente carica innovativa nel panorama bonelliano: atmosfere horror e splatter a forti tinte, ironia ed un protagonista con una vita sessuale dal carattere eversivo e libertario (molto oltre i germogli di altre testate come Mister No). Dylan, dall’animo di eterno adolescente, innamorato di ogni donna, è anche pieno di fobie (dalle vertigini alla claustrofobia, dalla paura dell’aereo al mal di mare ed ai pipistrelli), mentre l’horror è stemperato dalle freddure di Groucho, la spalla, sosia del comico Groucho Marx, straordinaria figura di personaggio da farsa surreale, autentico topos metafisico di una comicità genialmente demenziale.

Arriva Dylan Dog
il lancio pubblicitario del primo episodio

(c) 1986 Sergio Bonelli Editore

Arriva Dylan Dog<br>il lancio pubblicitario del primo episodio<br><i>(c) 1986 Sergio Bonelli Editore</i>

Sui motivi del successo della serie, che nel giro di pochi anni ha raggiunto tirature record segnalate anche in copertina, si sono interrogati giornalisti, sociologi e saggisti ma, purtroppo per gli editori, la "ricetta" non è di quelle replicabili a tavolino: nessuno dei personaggi proposti in seguito dalla Bonelli ha sfiorato i risultati raggiunti da Dylan Dog. Non sono certo stati incalzanti intrecci ed avvincenti saghe dal sapore epico dopo le quali "nulla sarà più come prima" ad attirare schiere di lettori: gli accenni di continuity dei primi anni della serie sono stati ben presto assopiti (il negromante Xabaras, una figura semidiabolica) o addirittura dimenticati (il professor Hicks del General Hospital). Oggi, come venti anni fa, la serie continua a raccontare, infatti, storie scollegate tra loro (i sequel sono rarissimi), basate sulle vicende di pochi protagonisti (oltre a Dylan e Groucho, c’è quasi sempre la paterna figura dell’ispettore Bloch) nella Londra contemporanea e con evoluzioni di "contesto" assenti o ininfluenti (come la tariffa giornaliera di Dylan, passata da 50 a 100 sterline al giorno più le spese).

Le storie di Sclavi non si limitano a mettere in mostra delitti efferati, mostri orripilanti e corpi in disfacimento o fatti a pezzi, ma scavano in un orrore mentale che nasce da un’osservazione del quotidiano
Il successo di Dylan Dog è legato, piuttosto, alla presa sui lettori esercitata dal protagonista e dalle atmosfere ideate da Tiziano Sclavi, papà letterario del personaggio. Le storie non si limitano a mettere in mostra delitti efferati, mostri orripilanti e corpi in disfacimento o fatti a pezzi, ma scavano in un orrore mentale che nasce da un’osservazione del quotidiano. L’orrore simbolico ed allegorico con la funzione di esorcizzare le paure dell’uomo, con la consapevolezza che, spesso, "i mostri siamo noi". Dylan Dog incarna, inoltre, una serie di ansie giovanili tipiche della seconda metà degli anni ’80: è vegetariano, astemio, salutista, antitecnologico ed animalista, ha un conflitto ansioso e irrisolto con le donne, riflette l’idealismo di quegli anni ed il rifiuto del dramma (culturale, dopo gli anni '70 in Italia) in favore dell'ironia.

L’uomo Tiziano Sclavi, i cui problemi legati alla depressione ed all'alcolismo non sono un segreto, si psicanalizza pubblicamente sulle pagine di Dylan Dog e vi traspone tutte le sue paure ed inquietudini, trascinando con sé un esercito di lettori che vi si riconoscono. Un’autoanalisi di se stesso tramite storie surreali ed assurde, in cui Dylan e le atmosfere fanno da specchio dei tempi e filtro nell’identificazione del lettore, con una valenza universale. In particolare, ciò che distingue l'abilità narrativa di Sclavi è la capacità di far apparire ineluttabile l'assurdo, essenziale l'inutile e geometrico il distorto. Perché tutte le scene e le idee sono legate con precisione chirurgica. La genialità di Sclavi, in termini relativi, è legata, infatti, principalmente alla sceneggiatura, la quale riesce ad aggiungere un plus anche quando i soggetti sono poco "freschi", attraverso nonsense, ribaltamenti della realtà, giravolte concettuali, intrecciarsi di storie surreali - in una parola l'indeterminatezza del reale-, il pessimismo esistenziale dei suoi personaggi, le maschere pirandelliane che nascondono una natura spesso mostruosa e lo sdoppiamento di personalità che ne consegue.

Nelle sue storie i livelli di lettura sono molteplici ed accontentano sia il pubblico in cerca di una lettura d’evasione che quello più esigente, attraverso citazioni di opere letterarie o cinematografiche, che Sclavi riassembla aggiungendo qualcosa di suo. La sua tecnica di narrazione in genere si risolve, infatti, in un patchwork di situazioni orrorifiche (o comunque drammatiche o demenziali, a seconda della natura della storia) cucite assieme da un tenue filo conduttore. E’ proprio tale caratteristica a suscitare l’interesse del famoso semiologo Umberto Eco, la cui affermazione "...posso leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog per giorni e giorni..." è diventata celebre ed ha contribuito al riconoscimento del personaggio presso la cultura "ufficiale". Tale frase nasce, infatti, dalla constatazione che la forma narrativa dei Dylan Dog di Sclavi permette di estrapolare una scena, una frase o un concetto dal contesto senza che tale frammento perda di significato, come avviene in poche altre opere letterarie come, appunto, con i versetti della "Bibbia" ma anche con le terzine della "Divina Commedia" o le opere di Shakespeare.

Una questione di atmosfera
disegni di Giampiero Casertano, Dylan Dog Speciale 5

(c) 1986-2006 Sergio Bonelli Editore

Una questione di atmosfera<br>disegni di Giampiero Casertano, Dylan Dog Speciale 5<br><i>(c) 1986-2006 Sergio Bonelli Editore</i>

Il successo di Dylan Dog tra i lettori cresce con episodi, celebrati da pubblico e critica, dalle differenze abissali di tematiche e sensibilità: dal serial killer e gli amori impossibili di "Memorie dall'invisibile" al metafumetto di "Morgana" , dagli incubi metropolitani di "Dopo Mezzanotte" alla sospensione tra realtà e finzione di "Grand Guignol", dalla poesia de "Il lungo addio" al pietismo non retorico di "Johnny Freak".

Dylan e le atmosfere fanno da specchio dei tempi e filtro nell’identificazione del lettore, con una valenza universale
Il fascino da "pifferaio di Hamelin" che le storie di Sclavi esercitano sui lettori di Dylan Dog è però un viaggio nel quale, una volta che si è saliti a bordo, si dovrebbe essere consapevoli che il conducente ti può portare a mille all’ora dentro la sua visione dell’Universo e dell’assurdo, fino alle conseguenze più inattese per le quali non ci si può poi lamentare. Così, l’attesissimo n.100 che doveva chiarire le nebulose origini del personaggio si rivela una storia beffarda e controversa che, ispirandosi ad una delle primissime battute di Groucho ("Dylan Dog è morto trecento anni fa"), in realtà espande alla potenza gli interrogativi, aggiungendo una spiegazione edipica (Xabaras è suo padre e Morgana, ossessione del grande Amore, è sua madre) all’essenza stessa di Dylan Dog. E che trova la propria, coerente filosofia nella frase, rivolta ad un confuso Dylan da suo padre, "Non serve parlare... e forse non serve neanche capire... la vita ha la stessa logica di un sogno... a volte di un incubo...l’incubo da cui hai cercato di svegliarti sognando altri cento incubi...".

Tale episodio si propone di essere un possibile finale per la serie e segna anche un simbolico spartiacque nel modo di raccontare il personaggio da parte di Sclavi.


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