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" Il castello di Barbablù"

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Combattere il male equivale ad essere dalla parte del bene?

Essere o non essere (alleati di Draka). . .
recensione di Guido Del Duca



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli
   

"Il castello di Barbablù" è un episodio in cui confluiscono allo stesso tempo più elementi della saga fin qui vista: la ricerca dei "Lupi azzurri", la continuity riguardo Draka, gli episodi del passato (in questo caso la Seconda Guerra Mondiale e lo storico "volo di Hess") e infine i nuovi, espliciti dubbi sul senso della missione di Harlan.

E' soprattutto l'ultimo aspetto quello che interessa maggiormente, per le conseguenze che può avere sul futuro del protagonista. Già in passato, e a più riprese, era emerso il sospetto che Harlan fosse uno strumento nelle mani di suo padre, uno strumento attraverso cui Draka intende raggiungere i suoi scopi, primo fra tutti l'annientamento di buona parte degli altri Maestri. I sospetti, che partono proprio dal motivo della nascita di Harlan, erano stati in parte attenuati, e quasi smentiti, dal fatto che Harlan e soci lavorino per la "squadra" di Caleb Lost, cioè il Bene. In questo episodio, però, i dubbi e i sospetti si fanno improvvisamente più espliciti. Non solo il migliore alleato di Harlan si conferma essere Godwin Brumowski, il non-morto che fa parte del branco di Draka, ma il compito stesso che il Dampyr tenta di portare a termine (l'annientamento dei De Vere e dei "Lupi azzurri") è molto gradito al Maestro Draka. Non basta. Christian De Vere, che su Draka sembra saperla lunga, dà per scontato che Harlan lavori per il padre. E Toghrul, che è un tirapiedi dei De Vere ma anche uno sciamano (e sappiamo quanto siano importanti e credibili, in questa serie, i veggenti) dice di sapere che Harlan è un servitore di Draka e del suo alleato Erlik Khan, il Maestro delle Tenebre incontrato nel n.31 "Il mare della morte", e che in quell'occasione aveva dato una lezione al nostro eroe ma poi lo aveva lasciato libero senza torcergli un capello. Ed è infine lo stesso Draka, apparso ad Harlan, a complimentarsi per il lavoro svolto.
Ciò non vuole però dire che la missione del protagonista venga delegittimata. Harlan stesso nutre dei dubbi, ma continua la sua missione.

Nondimeno è da evidenziare il coraggio con cui Mauro Boselli mette in discussione quella che tradizionalmente è la base fondante di una serie a fumetti, in particolare delle serie bonelliane, e cioè la missione del protagonista come lotta del Bene contro il Male. L'unico precedente significativo Bonelli con cui ci si può rapportare è la crisi che si trova a vivere Zagor nella lunga storia "Incubi" scritta da Tiziano Sclavi (ZG 275/280), quando viene messa in discussione la missione stessa dello "Spirito con la scure".

Ovviamente nel caso de "Il castello di Barbablù non si arriva a quei livelli di problematicità, e forse non ci si arriverà mai, ma è fuori di dubbio che l'autore ha voluto presentare, e poi far crescere in maniera progressiva, un eroe che ha poco a che fare con quelli a cui i lettori Bonelli sono abituati, a partire dal n.1, in cui conosciamo il protagonista che si guadagna da vivere imbrogliando della povera gente e sfruttando le superstizioni popolari, e in seguito lo vediamo bere sangue e dare spazio alla sua parte non-umana.

"Ancora una volta le storie dei protagonisti incontrano la Storia con la S maiuscola"    

Veniamo alla trama, molto complessa. Come sempre nelle storie di Boselli c'è tanta carne al fuoco, tanto che Harlan ha un ruolo piuttosto defilato e finalizzato a portare a termine una vicenda che affonda le radici nel passato. Ancora una volta, infatti, la vicenda si interseca con la Storia, in questo caso la Seconda Guerra Mondiale, ed un episodio oscuro ed enigmatico come quello che ebbe per protagonista Rudolf Hess, il delfino del "Fuhrer" che volò in Inghilterra per firmare una pace separata. L'autore pone poi le basi per gli sviluppi futuri della serie, parlando della misteriosa città asiatica del Re del mondo", il cui signore è Draka.

Il voto più basso alla sceneggiatura rispetto al soggetto è dovuto al modo non sempre perfetto con cui Boselli alterna i piani narrativi. Forse nell'intento di non sottrarre troppo spazio al protagonista, l'autore si sforza di trovargli una collocazione che non sembra indispensabile (come ad esempio la visita ad Amburgo), e che spesso va a discapito di altri momenti che forse avrebbero meritato un respiro più ampio, come l'arrivo e la cattura di Hess, cui sono dedicate solo poche tavole.

Come al solito molto interessanti gli altri personaggi, Vera Bendix su tutti. Nell'episodio ci sono i presupposti per un suo ritorno (a pag.40 Foster le preannuncia una missione a Praga). Dialoghi forse un gradino sotto lo standard abituale, anche perchè la quantità di eventi e personaggi ha costretto l'autore ad essere necessariamente didascalico.



DISEGNI
Alessandro Bocci    

   
 
"Anche se forse non all'altezza dello splendido esordio, la prova di Bocci è ottima"    

Dopo un esordio pressoché perfetto, come quello avvenuto nel n.31, non era facile replicare mantenendosi sugli stessi livelli. E infatti si avverte una leggera flessione, anche se la prova fornita dall'ex copertinista di Lazarus Ledd è comunque ottima.

Le imperfezioni riguardano in particolare la mancanza di omogeneità: in alcune tavole, soprattutto quelle riguardanti le scene di guerra, Bocci lavora per somma, inserendo molte figure di contorno, sfondi curatissimi, fumo denso e quant'altro, regalandoci quindi vignette sovraccariche in cui lo sguardo si perde alla ricerca di particolari sfuggiti ad una prima lettura. Di converso, però, altre tavole sono eccessivamente essenziali, vedi gli uffici del SOE alle pag.21-25, e l'autore abbonda in sfondi bianchi.

Ciò non toglie che il livello sia comunque molto alto, gli ambienti, gli sfondi e i volti sono sempre curatissimi, ad eccezione del maggiore Foster, il quale è disegnato sempre troppo statico e difforme dagli altri personaggi.



GLOBALE
 

Bella la copertina di Enea Riboldi soprattutto per i colori e la disposizione dei personaggi. Le figure sono però poco dinamiche, e ancora una volta l'interpretazione che il copertinista dà del protagonista non convince del tutto.

Vanno segnalati gli effetti sonori: sono quei particolari che si notano solo se molto negativi o molto positivi. Questo è senz'altro il secondo caso, raramente si vedono effetti sonori così curati, efficaci ma allo stesso tempo poco invasivi nelle vignette.

Nel voto globale aggiungo quello che ho tolto alla sceneggiatura e ai disegni perchi si tratta di un'ottima storia, che conferma lo stato di salute di questa testata, che porta avanti una continuity serrata ma mai monotona o monocorde. Questo è solo l'ultimo di una serie di episodi di alta qualità, sia dal punto di vista dei testi che dei disegni.
E il mese prossimo torna la Temsek...

Vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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