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"I lupi mannari"

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Vampiri... vampiri... nient'altro che vampiri e super-vampiri (i Maestri delle Tenebre). Vogliamo parlare di qualche altro mostro? La mummia, il mostro della laguna nera, la creatura delle fogne... C'è solo da scegliere.
I lupi mannari? Okay, vada per i lupi mannari.
Ma che c'entra la Sassonia del XVII secolo? Che c'entra la Guerra dei Trent'anni? E perché questi lupi mannari non ululano alla Luna?...

Con gli occhi di un Werhwolf
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

Nella posta de "La milizia oscura" DP 24, Boselli affrontava la questione della (presunta) ripetitività degli spunti e degli schemi narrativi di Dampyr, o meglio la questione dei rischi che, a lungo andare, potrebbe comportare una costante applicazione della formula "ecco a voi le storie di Harlan Draka, il castigamatti (cfr. "Il castello nei Carpazi" DP 20, pag.25) che ripulisce il mondo dai mostri (cfr. la stessa "La milizia oscura", pag.44) su incarico dell'angelico Caleb".

Le argomentazioni di Boselli sono, pur nella loro brevità, ineccepibili. Dampyr, con le sfide che Harlan e soci lanciano, braccandoli da un continente all'altro del pianeta Terra, ai Maestri delle Tenebre, potrebbe certamente essere ripetitivo. Ma non è ripetitiva anche tutta la narrativa di genere? Nessun timore, quindi - dice, con la consueta immodestia :-), Boselli - perché un autore, se ha talento, saprà senz'altro soprendere il lettore "con nuove, originali varianti" rispetto alle possibilità di base.

Più che le dichiarazioni d'intenti convincono, ovviamente, le storie effettivamente ideate. Vediamo così che, dopo una ventina di numeri di rodaggio in cui albi con varianti insolite e con personaggi interessanti si sono alternati ad albi con trame estremamente lineari nelle quali non si andava oltre gli schemi di base, a partire da "Transylvanian Express" DP 21 Boselli ha iniziato a elaborare in maniera molto più marcata le caratteristiche di base della serie e ha, al tempo stesso, introdotto nuovi spunti, nuove idee, dimostrando di non volersi affatto fermare alla piatta riproposizione di un medesimo canovaccio.

Ne "L'elisir del diavolo" DP 23, ad esempio, Boselli definisce ancor meglio la propria versione della Praga magica: personaggi, luoghi, situazioni si fanno al tempo stesso sempre più familiari e sempre più evocativi... In "Incubo fiammingo" DP 25 si ha, contrariamente a quanto offerto di solito, una perfetta commistione fra detection e ghost story...

"Fatti più in là, Harlan, che vogliamo leggere un bel "fumetto storico""
   
In questo "I lupi mannari" Boselli si spinge ancora oltre, proponendoci, a sorpresa, un vero e proprio spin-off. Già in "Transylvanian Express" le avventure di Harlan si alternavano al racconto di un episodio del passato di Draka senior (nella versione fornita, in un romanzetto rosa avidamente letto dalla romantica Tesla, dalla scrittice Dolly McLaine). Qui Harlan si fa da parte (compare appena in una dozzina di tavole) per lasciar posto ad una storia ambientata al tempo della Guerra dei Trent'anni (storia ricostruita a partire da un manoscritto nascosto nel volume degli "Annales Ferdinandeorum" di Khevenhillers già visto in "Anima persa" DP 12), i cui protagonisti sono Draka senior (nei panni del Cavaliere di Roccabruna) e Hans Sturm, capo dei Wehrwolfe (i lupi mannari del titolo), milizia contadina fondata per far fronte ai saccheggi perpetrati dai vari eserciti all'epoca, appunto, della Guerra dei Trent'anni.

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il congedo di Draka
di Majo (c) 2002 SBE

Benché questa storia sia inserita, a suo modo, nella continuity (si hanno minimi sviluppi nel rapporto fra padre e figlio), ci viene offerto qualcosa di ben diverso da quello che, pur con tutte le varianti del caso, siamo abituati a trovare in Dampyr. Non mancano i vampiri, perché Draka, da bravo Maestro delle Tenebre, approfitta della guerra per "dissetarsi" e perché, per questioni di vendetta, creerà un manipolo di succhiatori di sangue col quale attaccare i Wehrwolfe. Quel che prevale, però, è la ricostruzione di un momento storico, è il ritratto di un mondo e dei personaggi che in questo mondo vivono. In breve, "I lupi mannari" è una sorta di "fumetto storico" (sullo stile - cito le prime cose che mi vengono in mente - de "Le torri di Bois-Maury" di Hermann e del Dago di Robin Wood), ovvero qualcosa di abbastanza inedito nella recente produzione bonelliana.

Pur essendo già encomiabile, di per se stessa, la stessa scelta di proporre qualcosa di diverso, è ancor più da lodare l'abilità con la quale Boselli ci fa entrare in un mondo di cui, come lettori, sappiamo ben poco e che sentiamo decisamente lontano da noi (mi riferisco, è ovvio, a tutti quei lettori che non sono appassionati di Storia...).

Dal punto di vista del testo, è innanzitutto la caratterizzazione dei personaggi a farci calare nella Sassonia della Guerra dei Trent'anni. Così come Harlan, con un meccanismo di identificazione, vede letteralmente attraverso gli occhi del padre (ben fatte le tre pagine in soggettiva con cui inizia la storia di Draka), così noi vediamo attraverso gli occhi di Hans, di Rolfie, della zingara Marika... Malgrado i dialoghi siano spesso un po' troppo artefatti (persino i briganti di strada adottano un registro letterario :-)), i personaggi ci appaiono vivi con le loro paure, le loro speranze, i loro conflitti interiori (i Wehrwolfe finiscono, col tempo, per assomigliare, in ferocia, agli eserciti che combattono). E questo vale anche per personaggi minori, come il raccontastorie Rudi, che si umilia e muore per difendere i propri libri, o come Orlando, l'amico di Draka, disposto a farsi amputare un braccio pur di continuare a vivere come uomo e non come vampiro.

Intrigante, malgrado una certa frammentarietà delle sequenze, anche la sceneggiatura. In un'ottantina di densissime pagine trovano posto quadretti di vita quotidiana (pag.30-31) e scene di battaglia (l'assalto degli svedesi al borgo fortificato dei Wehrwolfe). Allo stesso modo, filosofeggiamenti sulla natura umana vengono spezzati da lampi di umorismo (vedi, ad esempio, il dialogo fra Rolfie e Marika nelle prime vignette di pag.68).



DISEGNI
Majo    

Ottima la scelta di affidare la concretizzazione grafica di questa storia a Majo, disegnatore che ha la pazienza e l'arte di un incisore d'altri tempi. Mentre Luca Rossi, l'altro disegnatore di spicco della serie, evoca tramite un tratto rapido, essenziale, e tramite il ricorso a forti contrasti fra bianchi sparati e neri-pece (dimostrandosi quindi più adatto ad un soggetto inquietante come quello del già citato "Incubo fiammingo"), Majo suggestiona il lettore ponendo attenzione ad ogni minimo dettaglio e lavorando di tratteggio.

Salvo gli sporadici casi in cui le espressioni dei personaggi sono eccessivamente semplificate (vedi, tanto per fare un esempio, il primo piano di Draka di pag.51), il modo in cui Majo realizza i volti dei vari protagonisti e comprimari della storia contribuisce fortemente a dar loro spessore: Rolfie mostra tutta la vitalità di chi, con impeto tipicamente adolescenziale, è pronto a lottare per un mondo migliore; Rudi, sin dal suo apparire sulla soglia di casa Sturm, si dimostra un animo sensibile; Hans ha sul volto il peso dei suoi dilemmi, altrove espressi a chiare lettere da Boselli (cfr. le prime due vignette di pag.65). Efficaci, i disegni, anche nel caratterizzare, sia pur in maniera convenzionale, i due personaggi più "piatti" della storia, ovvero i due "cattivi" (il butterato e l'albino), così come l'appestato incontrato da Draka alle pag.58-59.

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finalmente in pace
di Majo (c) 2002 SBE

Il risultato migliore è raggiunto, però, nella raffigurazione degli ambienti. Anche in questo caso la Sassonia dei primi decenni del XVII secolo sorge, oltre che per i meriti di Boselli, anche per la cura con la quale Majo raffigura i vari ambienti, in particolar modo in vignette che occupano un'intera striscia. Cito la folla di Lüneburg a pag.15, con la quale viene suggerito l'incrocio di genti che poteva aver luogo, nelle città, nel corso della guerra; la birreria a pag.18; l'interno di una casa di contadini alle pag.30 e 31 e poi, ancora, a pag.97... E così come gli ambienti sono ricostruiti a partire dall'attenzione per gli oggetti che, per riprendere gli esempi precedenti, potevano trovarsi, nel 1628, in una birreria della Sassonia, così i contadini, i soldati, i briganti sono raffigurati innanzitutto a partire dagli abiti che portano - riprodotti, anch'essi, con molta cura per i dettagli...



GLOBALE
 

Come vuole la convenzione bonelliana (il protagonista deve sempre essere presente in copertina, preferibilmente in primo piano, ben riconoscibile ...convenzione, peraltro, che viene talvolta infranta, come dimostrano, recentemente, le copertine di Tex n.502 e di Nick Raider n.171), in copertina campeggiano sia Harlan che Draka senior, in una scena dinamica che non lascia indovinare i veri pregi della storia contenuta nell'albo. Non so se Boselli si sia azzardato a proporre a Canzio e Bonelli una copertina diversa e se questa sia stata bocciata. Certamente sarebbe stato interessante sottolineare la peculiarità di questo albo a partire dalla stessa copertina, presentandovi il solo Draka senior, magari in un'immagine maggiormente legata alla storia come quella in cui Draka vaga fra i cadaveri del suo esercito (prima striscia di pag.55).

Ma questo è un particolare secondario. Più che il contenitore conta il contenuto. E un contenuto come quello de "I lupi mannari" fa ben sperare per il futuro di questa serie ...malgrado la storia del prossimo albo sembri ancora una volta riproporre, a giudicare dall'anteprima di quarta di copertina, il solito Harlan spaccone versus il solito branco di vampiri altrettanto spacconi... :-)

Battute a parte, volevo approfittare di questo spazio per avanzare una richiesta. Parlavo, poco sopra, di "Incubo fiammingo". Una storia suggestiva, per certi versi molto vicina a quanto ci aspetteremmo di trovare in un albo di Dylan Dog (come dice giustamente Riccardo Panichi nella sua recensione). Oltre ad avere la dimostrazione che, fra le serie varate negli ultimi anni dalla SBE, proprio Dampyr può presumibilmente attingere a piene mani all'ampio bacino dei lettori della serie ideata da Tiziano Sclavi, nasce, almeno in me, la curiosità di vedere un team-up fra Harlan e Dylan, in una storia altrettanto "cupa", altrettanto gotica. Storia per la quale, dal punto di vista di Dylan, potrebbe dare un contributo Paola Barbato, se ci promette di astenersi dalle solite 20-30 pagine di spiegazioni finali ;-)
 

 


 
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