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"Incubo fiammingo"


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recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

Poco ci importa, in realtà, che questo episodio abbia un'atmosfera più dylaniata che dampyresca. Al di là delle facili ironie, quel che veramente conta è che abbiamo l'occasione di commentare una storia molto valida, che non fa che confermare l'ottimo momento che sta vivendo la testata ideata da Boselli e Colombo.

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L'orrore attende Adriaen...
disegno di Rossi, (c) 2002 SBE
   
 
E poco importa, tutto sommato, che Harlan sia poco più di una figura sullo sfondo, la cui incidenza nell'economia del racconto è praticamente nulla. Draka e Kurjak sono infatti letteralmente sovrastati da tre grandi personaggi: De Kremer, Durand e, soprattutto, Vreemdelinghuis, una casa talmente infarcita di ricordi e paura da acquistare vita propria.

I primi due sono protagonisti di una bella storia d'amicizia: divisi da tutto (l'uno fiammingo, ricco e di famiglia collaborazionista ai tempi del nazismo, l'altro vallone e di famiglia di origini modeste e partigiane), il loro sentimento riesce a superare anche la prova più difficile, quella che nega loro persino la possibilità di essere accomunati dall'appartenza al genere umano.

Amicizia, dunque, ma anche paura, tra le tematiche della vicenda. Perchè le prime venti pagine della storia e il diario del capitano Flanders sono un distillato di quell'orrore e di quell'inquietudine, che strisciano e si insinuano nella psiche, che il grande H.P.Lovecraft ci ha fatto sperimentare tanto vividamente attraverso i suoi racconti.

E Vreemdelinghuis sembra davvero uscita dalla penna del maestro di Providence: viva, impregnata di sentimenti e ricordi, dimora di qualcosa di antico e misterioso nonchè portale che collega due dimensioni. Non è la prima volta che sulle pagine di Dampyr compaiono case maledette (vedi anche n.10 e n.17), ma il ritratto di questo palazzo fiammingo va oltre lo stereotipo, imprimendosi a fuoco nell'immaginario del lettore.

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Vreemdelinghuis
di Rossi (c) 2002 SBE

Incubo fiammingo è un albo che evoca soprattutto sensazioni, e di ciò dobbiamo essergli grati. Tuttavia, se analizziamo l'impalcatura narrativa, non possiamo che constatarne la povertà. Si tratta infatti di una storia che si regge completamente sulle splendide caratterizzazioni dei personaggi e dell'ambientazione. Per quanto riguarda il soggetto, dunque, possiamo andare solo poco oltre la sufficienza, in quanto esso non si rivela nè particolarmente originale (i modelli di riferimento sono fin troppo chiari), nè strutturalmente equilibrato (come si diceva, Harlan e soprattutto Kurjak sono veramente troppo defilati).



DISEGNI
Luca Rossi    

Cosa si può dire ancora a proposito delle magnifiche qualità di Luca Rossi?

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I ricordi del capitano Flanders
disegno di Rossi, (c) 2002 SBE
   
 
In una storia che sembra essere stata pensata per il suo stile violentemente espressivo, capace di restituire a pieno la dimensione sia geometrica che emotiva dei luoghi, sono praticamente tutte le tavole da segnalare.

Rossi si supera però nella sequenza del diario del capitano Flanders, realizzata con una tecnica acquarellata che aveva già sperimentato in alcune vignette del n.12. Straordinarie anche le prime 25 pagine, che restituiscono perfettamente l'onirismo della sceneggiatura di Boselli.

Ottima come al solito anche la resa dei volti, specialmente quelli di De Kremer e Durand, il cui sofferto e intenso rapporto d'amicizia viene ben tratteggiato.



GLOBALE
 

In copertina, una bella illustrazione di Enea Riboldi. Peccato solo per il mostro che esce dal mare, la cui realizzazione è tristemente piatta.
 

 


 
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