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"Il segreto delle sette città"


Pagine correlate:

Finalmente il faccia a faccia tra padre e figlio.

Scacco al dampyr
recensione di Marco Migliori



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli    

Diversamente dall'albo precedente, stavolta Boselli spinge sull'azione. E così, i piccoli battibecchi tra i tre amici lasciano spazio a scontri veri e propri.

Kurjak ribadisce il suo ruolo di uomo d'azione, e sembra un poco chiuso in questo personaggio. Nonostante infatti Boselli si concentri maggiormente su di lui, non si esce dal personaggio monocorde. Resta tutto sommato un personaggio credibile, considerate le sue origini, ma a volte non dispiacerebbe una maggiore diversificazione del suo carattere.

Tesla trova un alleato non morto, come già in DP 20, ma è messa troppo in difficoltà per riapproriarsi del ruolo di "donna" che ha appena lasciato. E oltretutto non può rubare la scena ai protagonisti.

Con un espediente simpatico e un pò romantico, ritorna alla guida del suo biplano, il "gradasso" ma simpatico capitano Brumowski. Boselli si prepara l'entrata facendolo apparire nell'ultima tavola dell'episodio precedente, e poi lo usa con forse troppa facilità per cavare dai guai i nostri, ma si fa perdonare portandoci a spasso lassù nel cielo.

Su tutti e tre i nostri eroi grava l'ansia per il lento avvicinamento al padre di Harlan. E in più c'è un'arma segreta da ritrovare. Sembra un banale pretesto narrativo? Vedremo. Torniamo intanto alla vicenda che, tra un inseguimento automobilistico e un agguato inaspettato alla troppo sicura Tesla, non conosce pace.

S'innesca così un gioco a scacchi in cui Harlan e soci sono le pedine bianche, i Lupi Azzurri fanno la parte delle pedine nere, e Draka padre manovra la scacchiera da ambo le parti.

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la madre di Harlan
(c) 2002 SBE
   
 

Tutto questo è comunque il contorno al vero punto forte della storia: lo scontro padre-figlio. Scontro che si tramuta subito in un incontro tra il padre che prosegue un suo piano dai contorni non ben definiti, e un figlio che, dopo aver accettato il suo ruolo, si ritrova qui a metterlo in dubbio.

Era ben leggera quella dichiarazione nel n.20: "ucciderò mio padre". Giunti al punto, Harlan dimostra tutta la sua insicurezza di uomo, di fronte alla tranquilla superiorità inumana del padre.

E'anzi Draka a andare all'attacco, reiterando l'invito perchè Harlan si unisca a lui. A quale pro? Boselli non ce lo dice, e ci lascia apparentemente con i due sulle stesse posizioni di prima. Però il ciclo transilvano ha avuto il merito di far emergere un personaggio forte come Draka senior.

Boselli porta alla sua naturale conclusione l'incontro tra i due, in una storia in cui, contrariamente al solito, l'azione prevale nella prima parte, e non in quella conclusiva. Per farlo si serve di varie coincidenze, e di una motivazione (la ricerca dell'arma segreta) che appare forse fragile.

L'arma a prima vista appare quasi una mezza bufala. Tutta questa ricerca per creare un solo guerriero? Ma forse l'elmo una volta che ha svolto la sua funzione, può essere girato su un altro uomo. E soprattutto quell'accenno a una antica civiltà che ha creato l'arma, ci ricorda familiari atmosfere comuni su altre mysteriose serie della casa editrice.
Chissà se la cosa avrà sviluppi.



DISEGNI
Majo    

Majo sembra in parte più attento ai volti che nell'episodio precedente. D'altra parte, per le caratteristiche della sceneggiatura, si trova anche a mettere meno in mostra la capacità evocativa di cui parlavamo.

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Albatross D III (c) 2002 SBE
E così tra alti e bassi, il risultato pare leggermente inferiore a quello del numero precedente, seppur decisamente buono. Ricordiamo però con piacere gli interventi del biplano; la seconda parte dell'albo caratterizzata da topi più cupi e un ampio ricorso ai neri pieni; il contegno "Reale" di Draka padre, mai messo in ombra dal figlio.

E quando può, Majo non manca di tratteggiare vignette a striscia intera gradevoli e dettagliate, nella descrizione di un ex borgo sassone, o nell'apparizione di un aereo.



GLOBALE
 

Semplice ma d'impatto l'aereo nella copertina. Harlan è un poco banale, ma la copertina resta gradevole e d'impatto.

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Draka e Harlan
(c) 2002 SBE
   
 
Dampyr non poteva uccidere suo padre così, come nulla fosse. Ce lo diceva la logica dei personaggi bonelliani, che non possono fare i cattivoni. Ce lo diceva soprattutto la logica delle serie bonelliane, che non cercano certo di affrettare la loro fine togliendo motivi di interesse.

Il faccia a faccia tuttavia doveva avvenire. Troppo intensi sono i ritmi vampirici del duo Boselli&Colombo, per far durare all'infinito l'attesa. Draka emerge come il vero vincitore di questa trilogia e getta un'ombra sulle possibilità di Harlan.

Come già Amber Tremayne in passato, Draka non mostra paura del figlio, il quale per contro è invece in soggezione nei confronti dello strano padre. La sua missione continua, ma non ha sciolto gli interrogativi che lo spingevano a un confronto con Draka.

La scelta è buona, perchè ci mostra un Draka regista ineguagliabile, pieno di dignità e comunque personaggio ancora da svelare. E a cui apparentemente non mancano le contraddizioni, come a tutti gli uomini: vedi l'ipotesi sulla madre di Harlan.

La scelta è meno buona, pensando al livello degli altri Maestri della Notte. Non possiamo che ribadire quanto espresso già nella recensione del n.4: troppo alto appare il dislivello tra i personaggi della serie. Troppo manichea la suddivisione dei personaggi tra buoni e cattivi.

Ma tutto questo appartiene all'ipotetico futuro della serie. Per ora godiamoci un bell'incontro padre-figlio, in cui abbiamo guadagnato un altro personaggio forte della saga.
 

 


 
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