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" Il figlio
del diavolo"



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Approdano nelle edicole Harlan, Kurjak e Tesla, un terzetto di personaggi anticonvenzionali che percorrono le tenebre a caccia di non-morti.

Quelli della notte
recensione di Daniele Alfonso



TESTI
Sog. e Sce. Mauro Boselli e
Maurizio Colombo
   

Vampiri... Esiste qualcosa di nuovo da dire sull'argomento? Dopo "Dracula" di Stoker, "Intervista col vampiro" della Rice e "Io sono leggenda" di Matheson; dopo tutti i classici film con Bela Lugosi e Christopher Lee, "Bram Stoker's Dracula" di Coppola e "Vampires" di Carpenter; dopo "Tomb of Dracula" della Marvel, "Dhampire" della Vertigo e il Cassidy di "Preacher"; dopo tutti i vampiri bonelliani incontrati su Zagor, Dylan Dog, Nathan Never, Napoleone... dopo tutto questo (solo qualche piccolo esempio nel mare magnum della vampirologia) può esistere ancora una nuova prospettiva da cui osservare l'oggetto nosferatu? Boselli & Colombo scommettono di sì, e lanciano nell'affollato panorama fumettistico italiano Harlan Draka, Tesla e Kurjak, tre personaggi veramente anticonvenzionali.

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Il Dampyr entra in scena. Disegno di Majo (c) 2000 SBE
La storia in sè, nonostante una certa linearità di fondo, è ben studiata, e in essa si distinguono chiaramente tre atti fondamentali, secondo la regola bonelliana. Il primo atto è dominato dalla componente bellica: per primo viene introdotto Kurjak, e viene abilmente costruita un'atmosfera di forte tensione, dovuta allo scontrarsi del protagonista con una minaccia ignota e latente. Il secondo atto, collegato al primo da una suggestiva componente onirica volutamente inspiegata, è tutto dedicato ad Harlan Draka, sul quale si apprendono le informazioni fondamentali; il personaggio viene quindi coinvolto a forza nella vicenda. Nel terzo atto, esplode l'azione a pieno ritmo: Harlan comincia a scoprire i suoi poteri, i vampiri ingaggiano una cruenta battaglia con i soldati in fuga, e alla fine rimagono in piedi solo Harlan, Tesla e Kurjak, pronti allo scontro finale con un numero soverchiante di avversari.

In questo primo numero ci vengono quindi presentati tutti e tre i protagonisti, insieme ad un super-cattivo di nome Gorka e ad un altro personaggio importante, Yuri - amico di Harlan, che però scompare subito. I caratteri dei personaggi cominciano ad essere delineati, le relazioni fra loro si intrecciano, apprendiamo una parte dei loro tragici trascorsi e tutto ciò viene calato in una storia di horror bellico che trasuda azione e atmosfere macabre. La mia opinione è che gli autori abbiano un po' forzato la mano a questo numero di esordio, stipando un numero esagerato di informazioni con l'intento, comprensibilissimo, di avvincere immediatamente il lettore. Ne risente la vicenda raccontata, in cui alcune situazioni sono risolte con eccessiva rapidità, e ne risentono i dialoghi che si fanno a volte sbrigativi e affettati. Ne guadagna però, a onor del vero, il ritmo della narrazione, molto sostenuto dalla prima all'ultima tavola. Proprio l'ultima tavola è un esempio di fretta eccessiva: la morte di Yuri si risolve nello spazio di sei vignette, insufficienti perché il lettore riesca ad immedesimarsi nella disperazione di Harlan, che giura odio eterno a Gorka e alla sua stirpe demoniaca, iniziando così di fatto la sua missione di ammazzavampiri. Insufficienti anche perché non c'è stata l'occasione, in tutte le tavole precedenti, di sviluppare adeguatamente il personaggio di Yuri, e quindi è difficile comprendere l'affetto che lo lega così tanto ad Harlan. Insufficienti, infine, perché non è affatto chiara la dinamica dell'omicidio di Yuri da parte di Gorka: dalla tavola precedente, si aveva l'impressione che il Maestro delle Tenebre Gorka, ferito gravemente (o forse no?) dal Dampyr, fosse fuggito il più lontano possibile, e che si servisse dei suoi poteri telepatici su Yuri per coprirsi la ritirata. Invece Gorka torna indietro, si prende il disturbo di tagliare la gola del ragazzo, per poi scomparire di nuovo.

"Tre personaggi che non potrebbero essere più distanti dall'abusato stereotipo del cavaliere senza macchia e senza paura"    

Tuttavia, nonostante qualche battuta di arresto, gli autori riescono a barcamenarsi con apprezzabile abilità, raccontando una storia interessante e delineando il background della serie, che si dimostra piacevolmente estraneo a molti canoni della bonellianità. In questo periodo, caratterizzato da un feroce astio di molti lettori verso il cosiddetto politically correct, ecco un fumetto che correct non è per niente, in cui troviamo tre personaggi che non potrebbero essere più distanti dall'abusato stereotipo del cavaliere senza macchia e senza paura. Harlan Draka è un ciarlatano male in arnese che si guadagna da vivere truffando gli ingeui contadini; un tizio poco raccomandabile, abbastanza cinico e strafottente, che si ritrova coinvolto in una pericolosa situazione con cui non vorrebbe avere niente a che fare. Kurjak è un mercenario, uno di quelli che "sono il migliore in quello che faccio, anche se quello che faccio non è piacevole", uno che si guadagna da vivere in modo quantomeno criticabile. Tesla è una vampira, una creatura del Male non per sua scelta, ma perché è stata preda di uno dei Maestri delle Tenebre. Ciò che vediamo è un terzetto di personaggi dalla scorza rude, che fanno un lavoro sporco e cattivo, e che sono calati in una realtà che li spinge ad agire come agiscono; personaggi che combattono il Male perché lo conoscono fin troppo bene. E tutto questo è molto accattivante.



DISEGNI
Majo    

Osservando nel loro insieme le tavole di Majo, una delle cose che saltano all'occhio è una certa disomogeneità, provocata sia dall'alternanza di differenti stili di disegno, sia dall'altalenante resa qualitativa. Nella maggior parte delle vignette, Majo usa una tecnica di inchiostrazione molto contrastata, fatta da ampie campiture di nero, riprendendo così lo stile che lo caratterizzava ai tempi di "Hammer", la serie fantascientifica della Star Comics che ancora oggi molti rimpiangono. In numerose altre vignette, però, viene sfruttato un raffinato tratteggio, che si dimostra particolarmente efficace nel rendere determinati giochi di luce. In un paio di casi sporadici (per esempio la seconda vignetta di p.7), il disegnatore ricorre anche al carboncino, per tacere della prima vignetta di p.79 in cui Majo sembra voler imitare (maldestramente, a dire il vero) un tipico stilema manga. Prendendo le vignette singolarmente, bisogna ammettere che i risultati ottenuti sono spesso buoni, ma nell'insieme gli stili non sono ben amalgamati, e trasmettono un'idea di sperimentazione, suggerendo che Majo è ancora alla ricerca di uno stile ben definito, non avendo ancora raggiunto una piena maturità artistica.

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Harlan non è molto convinto della sua missione.
Disegno di Majo, (c) 2000 SBE
   
In molti casi, l'autore è riuscito a dare ottime prove di sè. Ad esempio, è stupenda la colonna di mezzi militari che scompare gradualmente nella nebbia a p.7, così come è di grande effetto l'apparizione di Gorka a p.74. Vignette del genere, che sicuramente richiedono un grande lavoro, oggi potrebbero essere ottenute più agevolmente con l'uso della computer graphic, da cui Dampyr evidentemente rifugge, essendo la tecnologia molto lontana dalle tematiche della serie.

In altri casi, purtroppo, la qualità è in caduta libera, soprattutto perché l'autore utilizza un tratto il cui spessore è fortemente dipendente dalla distanza delle figure dall'osservatore, cosicché gli oggetti lontani sono realizzati con un tratto molto sottile, mentre quelli più vicini, in primo o primissimo piano, hanno dei contorni ben più spessi, che non troppo raramente divengono grossolani. Una vignetta particolarmente malriuscita è la quarta di p.81, in cui vediamo in primissimo piano una parte del volto di Harlan, contornata da un tratto frastagliato che, probabilmente, vorrebbe suggerire una sfocatura, ma l'effetto ottenuto è decisamente scadente.

E' giusto dire che Majo riesce a rendere molto bene le atmosfere oscure e tenebrose suggerite da Boselli&Colombo, trasmettendo al lettore una buona dose di suspense, quando questa è necessaria, oppure coinvolgendolo nell'azione più sfrenata. L'autore si dimostra molto attento all'espressività dei personaggi, e anche se a volte sembra avvicinarsi un po' troppo alla caricatura, questa sua caratteristica è un punto fondamentale in una serie in cui i sentimenti, specialmente quelli "forti", ricoprono un ruolo di primaria importanza.



GLOBALE
 

L'abbiamo atteso a lungo questo Dampyr. Dopo le voci di corridoio, ne abbiamo letto per la prima volta nell'articolo "Vampyr (e Dhampyr)" scritto da Boselli per il terzo numero di Darkwood Monitor, la rivista dello Zagor Club; era il Febbraio del 1998 e illo tempore il fumetto si chiamava ancora "Dhampyr", con la "h". Poi è stato tutto un susseguirsi di notizie, anteprime e interviste agli autori, fino al numero zero (DP rb1) e alle presentazioni ufficiali sul Giornale di Sergio Bonelli e durante le fiere di Expocartoon a Roma e a Torino Comics. La lunga attesa è stata ripagata? Be', ovviamente ancora no. Il numero 1 ci ha svelato anche troppo, e tuttavia non abbiamo visto che l'ombra dei mari e monti promessi dagli autori nei mesi passati. Per ora, si può solo dire che la serie sembra partita col piede giusto, e ciò che intravediamo all'orizzonte promette molto bene.

Due parole sulla copertina. Ottima l'illustrazione del bravo Enea Riboldi, anche se troviamo singolare che venga evidenziato solo l'aspetto bellico della serie e non quello vampiresco, che è predominante. Il logo della testata è piuttosto banale e insieme alla barra sottostante ricorda troppo da vicino quello di Jonathan Steele, più originale grazie alla silhouette del protagonista che si staglia contro la Luna. Il colore della barra viene ripreso nella costola dell'albo, e quindi -purtroppo- ci ritroviamo con un'altra serie bonelliana dall'esecrabile costola multicolor.
 

 


 
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