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" La luce nera"

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Pagine correlate:

Come lo preferite, il vostro demone narratore: a la coque, sodo o sbattuto?

L'uovo dei sogni
recensione di Daniele Alfonso



TESTI
Sog. e Sce. Maurizio Colombo    

Per alcuni, scrivere non è semplicemente una professione come un'altra. "Raccontare è un impulso irresistibile, non una scelta", diceva Antonio Serra nell'introduzione al terzo albo gigante di Nathan Never ("Un nuovo futuro", NN g3). A volte, è come una maledizione. Come essere posseduti da un demone.

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Il narratore della notte eterna.
Disegno di Genzianella, (c) 2001 SBE
   
Maurizio Colombo esorcizza il suo personale demone narratore imprigionandolo nella gabbia del layout bonelliano, e quindi in un "uovo" magico - chiaro simbolo di fertilità, metafora dell'invenzione creativa. Gli dà un nome, Kyazar, ma non un volto, perché la fantasia ha mille facce diverse. Sarà lo stesso Kyazar a procurarsene uno, elevando all'ennesima potenza un "vecchio trucco" del dottor Hannibal Lecter, e con questo nuovo sembiante darà la caccia alle sue vittime: quattro incauti scrittori che hanno osato evocarlo per poi tradirlo (e uno di essi, Gregory Sierra, cita inequivocabilmente il sunnominato Antonio Serra, neo-papà di Gregory Hunter).

La stuzzicante metafora che è lo spunto iniziale dell'autore non trova riscontro in una storia dall'ossatura priva di inventiva, che ricalca il classico schema del cattivo che dà la caccia alle sue vittime, uccidendole una dopo l'altra finché i buoni non riescono a fermarlo, salvando almeno l'ultimo perituro - per tacere del fatto che il mostro che uccide nei sogni ce l'ha già fatto vedere Wes Craven (non che l'abbia inventato lui, beninteso). La storia, tuttavia, non dispiace grazie al mestiere dell'autore, che è un valido dialoghista e un esperto narratore, come dimostra ampiamente nelle prime tavole del lungo flashback che apre l'episodio. Colombo offre momenti di suspance e di sorpresa, e presenta personaggi interessanti, soprattutto il piccolo Kaled, un inedito e perfino tenero demone-bambino, anche se non tutti gli attori in scena hanno una parte sufficientemente caratterizzata. L'autore si sbizzarrisce negli intermezzi onirici -perfino con velleità poetiche- e offre al disegnatore la possibilità di fare altrettanto. Interessante, anche se di dubbia efficacia, la sceneggiatura nelle ultime tavole, che sovrappone la cavalcata delle Sentinelle Nere al duello fra Harlan e Kyazar: questo è l'unico momento in cui l'autore si concede qualche libertà dalla canonica scansione bonelliana delle vignette.



DISEGNI
Nicola Genzianella    

Gradito ritorno del bravo Genzianella, dopo la buona performance di "Dalle tenebre" (DP 8). L'autore non si smentisce, confermando l'ottima caratterizzazione grafica che è capace di fornire ai personaggi, superiore alla caratterizzazione psicologica che ne dà Colombo, il quale, pur costringendolo a raffigurare un Kyazar molto anonimo e poco incisivo, gli dà tuttavia modo di esprimersi liberamente nella rappresentazione di scenari onirici, popolati da bizzarri mostri. In particolare, la morte di Gregory Sierra è rappresentata con grande cura e impegno, e molto pregevole è anche l'entrata in scena di Draka, perfettamente "congelato" da Genzianella sul suo rampante destriero. La vignetta è ripresa da Enea Riboldi nella copertina, ma perde parecchio in impatto emotivo.

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Uno degli incubi evocati da Kyazar.
Disegno di Genzianella (c) 2001 SBE



GLOBALE
 

Riboldi introduce questo poco brillante episodio di Dampyr con una copertina sufficientemente ben realizzata e indubbiamente "coraggiosa", mostrando il protagonista in modo assolutamente poco incisivo: ci chiediamo se i lettori occasionali possano essere in qualche modo incuriositi da un tizio qualunque visto di spalle e legato a due pali in mezzo al deserto.
 

 


 
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