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DOPOLAVORO
SETTEMBRE 1999

La posta di uBC
Parola d'autore
Dialoghi nella rete

In questa pagina:
Filosofia bonelliana
parte seconda

le repliche

Dopolavoro
Dialoghi nella rete  

Seconda parte del "crossover" sulla "filosofia bonelliana". Questa è solo una selezione delle repliche ai messaggi di Medda (riportati nella sezione "Parola d'autore" di questo stesso numero del dopolavoro), apparsi sul newsgroup it.arti.fumetti.
La discussione ha avuto in seguito un strascico polemico (con un inaspettato attacco personale di Medda a Roncucci che esulava dall'argomento del thread) che abbiamo deciso di non riportare.

Filosofia bonelliana
Parte seconda


interventi di Tommaso Corà, Francesco Manetti, Moreno Roncucci
e Michele Medda (dal newsgroup it.arti.fumetti)

Tommaso Corà (Tomah):
Michele Medda ha scritto:
Innanzitutto, caro Brunori, non penso di essere maleducato perche' interpreto in maniera "cattiva" la domanda di Tomah. A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca... :-) poi, avanti, basta chiedere a Tomah cosa pensava realmente...

Eccomi qua :-) Ah, non me la sono mica presa per come hai interpretato le mie parole... d'altra parte forse io reagirei peggio quando si parla del mio lavoro, comunque si, hai un po' estremizzato il concetto. Forse il "problema" e' diverso da come lo stiamo affrontando.

Non posso certo permettermi di fare i conti in tasca ad un editore, ma siamo proprio sicuri che ci sia resi conto di quali sono le ragioni della perdita di pubblico delle testate? Ok, io ho sicuramente meno mezzi, ma dato che avete perso anche me, nell'acquisto di ben 4 testate, una dopo l'altra, e sempre per gli stessi motivi (+ o meno), penso di poter giustificare almeno la mia scelta.

Se si produce qualcosa per venderlo ad un pubblico giovane (come penso sia identificabile quello di buona parte delle testate bonelli, e si badi bene che ho detto giovane ... non adolescenziale) come si fa a barricarsi su scelte editoriali da "lo facciamo da 50 anni"...? Mah .... La mia netta sensazione e' che nella vostra mitica sede si cerchi di inseguire disperatamente il successo di Dylan Dog senza aver capito il motivo del suo successo: era qualcosa di nuovo. Certo, c'erano tutta una serie di tematiche che affascinavano il lettore, ma lo affascinavano in quel modo, con quello stile, per la prima volta ... non per niente i cloni successivi sono tutti piu' o meno velocemente falliti.

"I personaggi di Hammer erano personaggi "negativi", inammissibile per una serie bonelliana"

Ok, ma il pubblico di indigestioni zuccherine alla Disney ne ha abbastanza ... lo avrete capito anche voi, no? NN che mi dice "non faro' piu' il brontolo" mi fa ammosciare per una settimana ... ma daaaaaaaaai :-) Sapete di avere un pubblico che puo' digerire qualcosa di piu' della nonna al filatoio ... perche' non ci provate? Se e' vero che Hammer si sarebbe sovrapposto a NN nel pubblico (e ci credo, come so che sarebbe stata impossibile la sua ripubblicazione!) non state facendo la stessa cosa con tutti i nuovi titoli Bonelli?

Ok, cambia l'ambientazione... cioè... cambia lo scenario da qualche parte ci sono i cactus, dall'altra i grattaceli, in uno la palude... ma i toni sono dannatamente simili...

Il modo di raccontare di Hammer non era "bonelliano", checche' se ne dica. Se le sceneggiature di "Hammer" fossero passate per le maglie della revisione bonelliana, sarebbero state ampiamente riscritte e ridisegnate nella maggior parte dei casi, allo scopo di renderle piu' "leggibili" e piu' "immediate".

Certo... e penso fosse uno dei motivi per cui quei 15.000 lettori erano tanto affezzionati da farne rimanere uno dei fumetti prodotti in Italia di cui si parla di piu', anche dopo parecchi anni dalla sua chiusura. La fantascenza era una delle sue forze, ma non certo l'unica... tanto e' vero che la storia editoriale di Hammer e' in qualche modo accostabile a quella di Esp. Possibile che tutto quello che sono riuscite a muovere due "piccole" avventure del genere non abbia fatto ripensare in qualche maniera ad un nuovo modo di lanciare e sopratutto condurre le nuove proposte?

Ah... un'ultimo punto... la popolarita' di Hammer: se Hammer non era popolare, vuol dire che "popolare" non e' una scelta dovuta alle scadenze editoriali, dato che ci siamo dimenticati di sottolineare come, oltre al formato, Hammer e NN fossero affini anche nella periodicita'. Ma se il buon Serra dice che una struttura come Boneli con 100 pagine da pubblicare al mese deve essere per forza popolare... ahhh...

Cmq, saro' prevenuto, ma il "popolare" in questi contesti mi da' tanto l'idea di essere un sinonimo di "realizzato per la massa beota". Ma se la massa e' beota, e' anche vero che sa' reagire diversamente in base agli stimoli. Bye!



Francesco Manetti :
Michele Medda
ha scritto:
Ladies and gentlemen, ecco a voi....
I MOTIVI PER CUI HAMMER NON ERA "BONELLIANO"

Cominciamo dal motivo piu' "futile": il titolo.
a) Hammer non porta il nome di un personaggio. E' il nome dell'astronave. Impensabile per una serie bonelliana, dove le serie sono intitolate al personaggio protagonista.

Parzialmente vero. Ci sarebbe La Storia del West di D'Antonio a smentirti.

Non solo: nel n.1 leggiamo una storia di una serie che si intitola "Hammer"... e arrivati a pag. 94 non sappiamo chi o cosa sia Hammer!!! Pensate che una "licenza narrativa" cosi' vistosa sarebbe stata possibile su una serie bonelli?

Certamente il Bampa sarebbe andato in crisi. Ma i non-Bampa ai quali il n.1 fosse piaciuto avrebbero acquistato fiduciosi anche il n.2...

Peraltro, pensa a quanto e' poco "bonelliano" un Tex come "Il figlio di Mefisto" nel quale, per almeno 90 pagine, il protagonista assoluto e' tale Yama, o un Ken Parker come "Adah", dove Ken compare solo nelle ultime pagine (ricordo che un mio compagno di scuola, al quale avevo chiesto se gli piaceva la serie di Ken Parker, mi rispose: "ma se non ho nemmeno capito chi era Ken Parker!!"...)

b) Hammer era una storia "collettiva", con tre protagonisti tutti sullo stesso piano. Difficilmente un'idea del genere sarebbe potuta passare in Bonelli, dove vige la regola del protagonista unico, in genere affiancato da una "spalla" piu' o meno comica.

A fare il pedante, qualche esempio lo si puo' trovare anche in casa Bonelli (es: I tre Bill), ma hai sostanzialmente ragione: la tipica serie bonelliana e' costruita attorno a un personaggio protagonista assoluto, che deve essere perfettamente riconoscibile (vedi, ad esempio, la sua onnipresenza in copertina [fa di nuovo eccezione Ken Parker :-), che, pur presente, puo' essere "defilato"]

Non e' pero' tanto vero che i tre protagonisti di Hammer fossero sullo stesso piano: come gia' dimostrato dal numero zero, surrettiziamente la vera protagonista della serie e' Helena; i due personaggi maschili sono, di fatto, "spalle". Di "lusso", certo, ma messi un gradino sotto. O in ogni caso "protagonisti" della serie quanto lo e' May in Legs... [allo stesso modo anche in ESP, Bianca prevaleva, alla fin fine, su Kendra]

Riguardo la faccenda del protagonista unico nei Bonelli, mi pare che Magico Vento, ad esempio, sia di fatto una serie dove il protagonista e la "spalla" (Poe, che definirei una "pseudo-spalla") hanno praticamente lo stesso spessore, la stessa importanza...

Motivo sostanziale:
c) I personaggi di Hammer erano personaggi "negativi", prendendo il termine con le doverose molle. Inammissibile per una serie bonelliana, dove gli eroi devono essere dalla parte della legge.

Non ti sembra di esagerare? I tre di Hammer erano negativi quanto poteva esserlo Mister No: erano tre "simpatiche canaglie" ;-), direi. E guarda di nuovo a quanto puo' essere "diseducativo", agli occhi della mammina preoccupata per le letture del suo piccolo Bampa, un fumetto come Magico Vento, dove vige la regola "a bastardo, bastardo e mezzo" :-)

Sempre per fare il pedante, che ne dici, poi, di qual gran figlio di puttana di Marvin (pubblicato nella collana Orient Express [ovvero roba dell'attuale SBE]), che fuma, si droga, manda a cagare le vecchiette, si scoperebbe volentieri qualunque tocco di fica gli passa accanto, fa cantare un pesce piccolo non scazzottandolo alla maniera di Tex, ma sparandogli un colpo di pistola in una rotula e che, infine, e' "dalla parte della legge" non perche' gliene freghi qualcosa della giustizia, ma semplicemente perche', per sbarcare il lunario, non ha trovato di meglio che fare il detective?

d) La "filosofia" di fondo di Hammer differiva completamente da quella delle serie bonelliane: Hammer era una serie specificamente "di fantascienza" per lettori "di fantascienza".

Perche', Nick Raider non e' forse una serie specificamente "gialla" scritti per lettori "di gialli"? E Brendon non e' forse una serie di menate (amore e morte trattati in maniera iper-retorica) scritte per un certo tipo di adolescenti?

E non solo: era fantascienza d'azione, visto che praticamente in ogni albo Helena, Swan e Colter sono inseguiti e devono fuggire, con abbondanza di lunghe sequenze d'azione.

Anche in molti Nathan (quelli che, btw, trovo piu' pallosi) ci sono lunghe scene d'azione, se non addirittura azione e basta (un esempio per tutti: "Il (pallosissimo) ritorno di Raven" [NN 43, mi pare]).

Nei 13 numeri usciti non emergono strutture narrative diverse da quelle della fantascienza d'azione, con particolare riferimento a certi manga dal ritmo cinematografico. Per intenderci, non c'e' una storia di cui si possa dire: "Beh, in fondo questo e' un mystery, o un noir" o "Questa e' una storia d'amore" o "Questa e' una storia psicologica di impianto teatrale".

Non molto d'accordo: Hammer non era un banale riproporre una medesima struttura da fumetto d'azione. C'erano tematiche differenti (vedi la tematica ecologista del n.4), umorismo, approfondimento psicologico... "Cuore infranto", poi, era, a suo modo, quel che rimane di "una storia d'amore" (se ben ricordo ^__^;;) Peraltro, riguardo le strutture narrative diverse, pensa ai Tex di Nizzi, il quale si fa un vanto (vedi una sua vecchia intervista su Dime Press) di ripetere sempre i medesimi (e iper-pallosissimi) schemi.

In parole povere, Hammer non presenta quel lavoro sui "generi attraverso il genere" che e' una delle caratteristiche salienti delle serie Bonelli.

Generalizzando, fai troppo onore a troppe serie bonelliane che non pretendono affatto di fare quel preteso lavoro sui generi di cui parli. Penso al gia' citato Nick Raider (soprattutto il trascuratissimo Nick degli ultimi tempi), ma anche ai recenti Jonathan Steele e Brendon. Per non parlare del piu' classico dei bonelliani, ovvero di Tex (il quale, nella maggioranza dei casi, e' puro western e non ambisce ad essere altro che western).

Chi dice, poi, che "variare" rispetto ad un medesimo schema sia di per se stesso qualcosa di apprezzabile? Piani ha voluto, su Legs, scrivere degli albi molto distanti dal tipico modello scazzone-demenziale che caratterizzava la serie, riuscendo solo a creare delle storie IMO imperfette, insoddisfacenti e in ogni caso assolutamente incongrue rispetto, per l'appunto, alla serie (come, per motivi opposti, e' incongruo il n.49 di Nathan rispetto alla maggioranza degli altri albi).

e) Il modo di raccontare di Hammer non era "bonelliano", checche'se ne dica. Se le sceneggiature di "Hammer" fossero passate per le maglie della revisione bonelliana, sarebbero state ampiamente riscritte e ridisegnate nella maggior parte dei casi, allo scopo di renderle piu' "leggibili" e piu' "immediate". Ribadisco, perche' non si sa mai: tutto cio' non ha niente a che fare con considerazioni di "qualità". Stiamo parlando di STILE, di MODO DI RACCONTARE.

Qui concordo con te. Anche se ho il sospetto che il "diverso modo di raccontare" dipenda soprattutto da carenze di esperienza da parte di un gruppo di sceneggiatori i quali, pur avendo talento, dovevano ancora "rodarsi". Voglio dire, insomma, che al gruppo Hammer mancava un buon editor, inteso non come quello che dice "cambiate questa sequenza, altrimenti il Bampa non ci capisce un cazzo", ma come quello che aiuta a sceneggiare meglio.

Per ora concludo qui. Si puo' essere d'accordo o no con la filosofia dei fumetti Bonelli, ma non si puo' chiedere la luna, cioe' pretendere da Bonelli la ristampa di un fumetto che -lo ribadisco- di bonelliano aveva solo il formato.

Aspettando il tuo msg sulla "filosofia bonelliana" (sono, detto senza ironia, sinceramente molto curioso), io mi limito a chiudere ricordando che Hammer non e' stato pubblicato dalla SBE anche per il fatto che Bonelli, per principio, tende a non rieditare ne' a "continuare" le serie di altre case editrici (altrimenti credo che non avrebbe avuto difficolta' a "continuare" Sprayliz: penso che sia Enoch ad aver avuto voglia di creare un nuovo personaggio...). Hammer, inoltre, come dici giustamente nel primo msg di questo thread, avrebbe fatto troppa concorrenza a Nathan (cosa che invece non fara' Gregory Hunter, che da quel che ho capito sara' *molto* piu' scazzone-demenziale di Legs :-)

Spero infine, Michele, che tu voglia chiarire meglio anche il tuo discorso sulla "popolarita'" dei fumetti SBE. Detta cosi', infatti, la tua affermazione e' ampiamente contestabile, dato che ce ne corre fra le ambizioni che aveva Berardi con Ken Parker e quelle, ben piu' modeste, che ha Memola con Jonathan Steele, fra i target di Nick Raider e di Brendon e quelli di Magico Vento e di Napoleone (del Nap disegnato da Bacilieri, per l'esattezza), fra quello del Legs attuale e quello di Gea...

Prima di chiudere davvero, volevo peraltro dire che, pur apprezzando Hammer, non penso che sia stata una serie particolarmente eccezionale ripsetto alla qualita' di molti fumetti SBE. Sicuramente i 13 Hammer valgono piu' della maggior parte dei Nathan pubblicati negli ultimi due anni, ma non farei alcuna fatica a trovare almeno 13 Nathan che valgono, *qualitativamente*, ben piu' dei 13 Hammer. Chi afferma il contrario e', IMO, il solito anti-bonelliano per partito preso (a parte Moreno Roncucci, il cui *odio* per Nathan e' un caso a parte ^__^ ampiamente documentato in molti suoi msg :-). Su richiesta, posso postare la lista dei NN a cui mi riferisco.



Moreno Roncucci:
Francesco ha gia' scritto nel suo gran parte delle cose che volevo dire io. Quindi mi dichiaro d'accordo e mi limito a fare qualche precisazione...

Francesco Manetti ha scritto:
a) Hammer non porta il nome di un personaggio. E' il nome dell'astronave. Impensabile per una serie bonelliana, dove le serie sono intitolate al personaggio protagonista
Parzialmente vero. Ci sarebbe La storia del West di D'Antonio a smentirti.

E la citata "Zona X". Senza contare tutti i fumetti pubblicati su "Un uomo un avventura " o dalla Bonelli-Dargaud o dall'Isola Trovata. A proposito: sarebbe opportuno imparare a distinguere i fumetti pubblicati _da Bonelli_ (fra cui Asterix, Lucky Luke, Druuna, Velissa, etc.) dai fumetti pubblicati _in formato "Bonelli"_. Giusto per non continuare a prendere a calci la storia del fumetto italiano...

Non solo: nel n.1 leggiamo una storia di una serie che si intitola "Hammer"... e arrivati a pag. 94 non sappiamo chi o cosa sia Hammer!!! Pensate che una "licenza narrativa" cosi' vistosa sarebbe stata possibile su una serie bonelli?
Certamente il Bampa sarebbe andato in crisi. Ma i non-Bampa ai quali il n.1 fosse piaciuto avrebbero acquistato fiduciosi anche il n.2...
Peraltro, pensa a quanto e' poco "bonelliano" un Tex come "Il figlio di Mefisto" nel quale, per almeno 90 pagine, il protagonista assoluto e' tale Yama, o un Ken Parker come "Adah", dove Ken compare solo nelle ultime pagine

E sono QUESTI i fumetti che hanno "fatto" la Bonelli.Non certo quelli fatti seguendo una qualunque "formula"... Siamo sicuri che G.L. Bonelli avrebbe mai potuto scrivere "Tex" oggi, con tutte queste "leggi" su "cos'e' Bonelliano" che gli avrebbero fatto ingoiare?

b) Hammer era una storia "collettiva", con tre protagonisti tutti sullo stesso piano. Difficilmente un'idea del genere sarebbe potuta passare in Bonelli, dove vige la regola del protagonista unico, in genere affiancato da una "spalla" piu' o meno comica.
A fare il pedante, qualche esempio lo si puo' trovare anche in casa Bonelli (es: I tre Bill), ma hai sostanzialmente ragione: la tipica serie bonelliana e' costruita attorno a un personaggio protagonista assoluto, che deve essere perfettamente riconoscibile (vedi, ad esempio, la sua onnipresenza in copertina [fa di nuovo eccezione Ken Parker :-), che, pur presente, puo' essere "defilato"]

"Spalla comica"? Vogliamo poi parlare di Gil, Judas, Storia del West, Tex, Ken Parker, Bella & Bronco, Mister No? QUALE "Spalla Comica"???? Certo che, se veramente girano sti' concetti in viale Buonarroti, si capisce perche' stanno trasformando Kit Carson da un abile ranger nel vecchietto delle barzallette..

c) I personaggi di Hammer erano personaggi "negativi", prendendo il termine con le doverose molle. Inammissibile per una serie bonelliana, dove gli eroi devono essere dalla parte della legge.
Non ti sembra di esagerare? I tre di Hammer erano negativi quanto poteva esserlo Mister No: erano tre "simpatiche canaglie" ;-), direi.

Hanno provveduto anche a Mister No: non si sbronza piu', non va piu' a puttane, non finisce piu' giustamente in galera per schiamazzi... ormai con ste' fisime Politicamente Corrette lo hanno fatto diventare un seminarista! :-(

E guarda di nuovo a quanto puo' essere "diseducativo", agli occhi della mammina preoccupata per le letture del suo piccolo Bampa, un fumetto come Magico Vento, dove vige la regola "a bastardo, bastardo e mezzo" :-)

Per chi non legge "Magico Vento", specifico che finora (una ventina di numeri), Magico Vento ha:
1) Sterminato un intero paese (vabbe', erano banditi...) dando solo un avvertimento generale, e poi uccidendoli quasi tutti alle spalle a tradimento.
2) Ucciso dei cacciatori di scalpi a tradimento, senza nessun preavviso. E a sangue freddo, non in preda all'ira.
3) Lasciato in liberta' un assassino (che non aveva nessun motivo "nobile" per uccidere il fratello. Magico Vento giudica piu' importante un paio di braccia utili alla tribu' che la punizione di un colpevole)
4) Scoperto che un suo amico e' un assassino, lo lascierebbe andare tranquillamente (vabbe', gli sparano prima...)
5) Spara alle spalle allo sceriffo che gli ha fatto da "maestro"

E, in generale, si sta candidando come UNICO personaggio Bonelli attuale che come "cattiveria" (o meglio, caratterizzazione) si avvicina al primo mitico Tex di G.L. Bonelli... :-)

d) La "filosofia" di fondo di Hammer differiva completamente da quella delle serie bonelliane: Hammer era una serie specificamente "di fantascienza" per lettori "di fantascienza".
Perche', Nick Raider non e' forse una serie specificamente "gialla" scritti per lettori "di gialli"? E Brendon non e' forse una serie di menate (amore e morte trattati in maniera iper-retorica) scritte per un certo tipo di adolescenti?

Adolescenti sfigati e brufolosi, mi pare... ;-)
Aggiungici anche Julia, che non mi pare abbia ancora affrontato fantasmi, e Dylan Dog, che non ha mai affrontato indiani sul sentiero di guerra (anche se ha il vantaggio di spaziare in gerere "ampio" come l'horror)

Peraltro, riguardo le strutture narrative diverse, pensa ai Tex di Nizzi, il quale si fa un vanto (vedi una sua vecchia intervista su Dime Press) di ripetere sempre i medesimi (e iper-pallosissimi) schemi.

Schemi, fra l'altro, che G. L. Bonelli NON usava! (vabbe' che lo schema tipico delle ultime storie di Nizzi e' "C'e' un crimine, Tex arriva, Tex fa una figura da imbecille, Tex ha un colpo di fortuna, Tex viene salvato da un vecchio paralitico")

In parole povere, Hammer non presenta quel lavoro sui "generi attraverso il genere" che e' una delle caratteristiche salienti delle serie Bonelli.
Generalizzando, fai troppo onore a troppe serie bonelliane che non pretendono affatto di fare quel preteso lavoro sui generi di cui parli. Penso al gia' citato Nick Raider (soprattutto il trascuratissimo Nick degli ultimi tempi), ma anche ai recenti JSteele e Brendon. Per non parlare del piu' classico dei bonelliani, ovvero di Tex (il quale, nella maggioranza dei casi, e' puro western e non ambisce ad essere altro che western).

No, questo no. il Tex di G.L. Bonelli (e in misura minore quello di Guido Nolitta) spaziava tranquillamente dal Wester "classico" a quello crepuscolare, da John Ford a Sam Pekimpah, fino all'Horror con mummie e licantropi. Per poi sconfinare nella fantascienza con spore aliene e astronavi, raggi della morte, seguito subito dopo dal giallo metropolitano e dalle storie del "pericolo Giallo"

Il Tex di Bonelli e' probabilmente la fonte di questa concezione dei "generi attraverso il genere", che verra' seguita poi da suo figlio (con la differenza che in Tex non appare mai, finche' viene scritto da G.L. Bonelli, un mostro "classico": vengono tutti rielaborati in maniera originale. Mentre in Zagor appaiono praticamente i protagonisti di tutti i B-movie visti da Sergio Bonelli)

E' ironico che oggi, invece, proprio la testata che ha dato vita a questo modo di raccontare venga tenuta inchiodata alla linea del puro "genere Western" senza poter piu' sgarrare di un centimetro...

e) Il modo di raccontare di Hammer non era "bonelliano", checche'se ne dica. Se le sceneggiature di "Hammer" fossero passate per le maglie della revisione bonelliana, sarebbero state ampiamente riscritte e ridisegnate nella maggior parte dei casi, allo scopo di renderle piu' "leggibili" e piu' "immediate". Ribadisco, perche' non si sa mai: tutto cio' non ha niente a che fare con considerazioni di "qualita' ". Stiamo parlando di STILE, di MODO DI RACCONTARE.
Qui concordo con te. Anche se ho il sospetto che il "diverso modo di raccontare" dipenda soprattutto da carenze di esperienza da parte di un gruppo di sceneggiatori i quali, pur avendo talento, dovevano ancora "rodarsi". Voglio dire, insomma, che al gruppo Hammer mancava un buon editor, inteso non come quello che dice "cambiate questa sequenza, altrimenti il Bampa non ci capisce un cazzo", ma come quello che aiuta a sceneggiare meglio.

Purtroppo questo tipo di Editor latita nel mondo dei fumetti in generale, e da Bonelli in particolare... :-(

Prima di chiudere davvero, volevo peraltro dire che, pur apprezzando Hammer, non penso che sia stata una serie particolarmente eccezionale ripsetto alla qualita' di molti fumetti SBE. Sicuramente i 13 Hammer valgono piu' della maggior parte dei Nathan pubblicati negli ultimi due anni, ma non farei alcuna fatica a trovare almeno 13 Nathan che valgono, *qualitativamente*, ben piu' dei 13 Hammer.

Concordo.

Chi afferma il contrario e', IMO, il solito anti-bonelliano per partito preso (a parte Moreno Roncucci, il cui *odio* per Nathan e' un caso a parte ^__^ ampiamente documentato in molti suoi msg :-).

Dai, non e' vero.
Io non odio Nathan Never, mi limito a disprezzarlo... :-)


Michele Medda:
Un po' di risposte assortite, ora. Ho voluto fare un messaggio a parte perche' molte questioni messe sul tappeto erano veramente interessanti. Pero' mi sembra doveroso avvertire che io sono UN autore che lavora per la SBE, che parla in base alla propria esperienza, e non pretende certo di essere la voce della SBE. Quindi prendete cio' che dico "cum grano salis", okay?

Andiamo con Tomah:
Non posso certo permettermi di fare i conti in tasca ad un editore, ma siamo proprio sicuri che ci sia resi conto di quali sono le ragioni della perdita di pubblico delle testate? Ok, io ho sicuramente meno mezzi, ma dato che avete perso anche me,nell'acquisto di ben 4 testate, una dopo l'altra, e sempre per gli stessi motivi (+ o meno), penso di poter giustificare almeno la mia scelta.

Diamine! No! Non devi farlo! Cioe', se vuoi sei liberissimo di farlo, ma qui per me c'e' un grosso equivoco. Il lettore ha il sacrosanto diritto di stufarsi di una serie (o stufarsi di vedersi proporre nuove serie). Io mi stupisco molto quando un lettore mi dice: "Non vi leggo piu', mi sono stancato, ma perche' non fate quelle belle storie di una volta?" Mi stupisco perche' non credo che le serie peggiorino in modo clamoroso, visto che piu' o meno sono sempre le stesse persone a scriverle e a disegnarle. Ci possono essere alti e bassi, periodi buoni e periodi meno buoni, ma non credo assolutamente che una serie buona in partenza a un certo punto diventi una schifezza in assoluto. Semplicemente la serie viene a noia, e il lettore che ci ha seguito per cento numeri secondo me ha tutto il diritto di essere stanco e cambiare lettura. In questo caso io rispondo: "Non e' cambiata la serie, sei cambiato tu. Grazie per averci seguito fin qui, per avere fatto un pezzo di strada con noi!, e arrivederci."

Insomma, nella vita si cambiano tante cose, si cambiano orari, abitudini, gusti, fidanzate, case, facolta' universitaria, etc. Pero' i fumetti no, quelli devono restare gli stessi, garantire al numero 200 la stessa emozione del numero 1. Scordatevelo. E' impossibile. Sono cambiato IO, da quel lontano giugno 91 in cui usci' il primo Nathan Never. E probabilmente -come e' giusto che sia- e' cambiato fisicamente il pubblico, nel senso che alcuni hanno smesso di leggerci, e altri hanno cominciato nel frattempo, altri -speriamo- cominceranno a leggerci con il numero 100, magari incuriositi dal colore, o dal numero 102, magari incuriositi dal titolo ("Una canzone per Sara"). Mi si obiettera' che Tex ha lettori che lo seguono da trenta, forse anche quarant'anni, ma Tex non fa testo. I tempi sono cambiati, i gusti, le mode, i trend, tutto si brucia piu' in fretta. Quindi, tornando a bomba, perdere pubblico non mi spaventa, e' normale. Mi spaventa di piu' non riacquistarne, di pubblico. Ma questo si vedra' solo col passare del tempo.

Maurizio scrive:
quello che piu' mi preoccupa e' che i motivi elencati(le ragioni della "impopolarita'"di Hammer, NDR), sono le critiche che sento in giro, nei Newsgroups, alle fiere. Sono i motivi per cui molta gente ha mollato parzialmente o totalmente i bonelli. Sono i motivi perche' si criticano le nuove uscite.

Io non credo che la gente sia "stufa dei bonelli". La sensazione che abbiamo e' che la gente sia stufa DEI FUMETTI IN GENERALE: lo provano l'insofferenza, l'astio con cui i lettori parlano dei fumetti (possibile che Garth Ennis fosse un dio in terra l'anno scorso e che ora abbia gia' stufato? Possibile che Berardi fosse un genio e ora solo un "professionista"? Possibile che gli albi di Legs siano vituperati alla stregua di crimini di guerra?)

Se il problema fosse "Bonelli ci ha stufato" vedremmo gli albi Bonelli calare nelle vendite e la concorrenza crescere e superare Bonelli. Ma cosi' non e'. Le vendite calano PER TUTTI, e anzi, per Bonelli calano meno che per altri. Guardate che cosa e' successo al bellissimo "Bone". Poi, se per Bonelli non sono piu' tempi di vacche grasse, per gli altri editori e' il disastro. La crisi ha fatto il vuoto intorno: se prima Bonelli aveva almeno una parvenza di concorrenza (Hammer, Lazarus Ledd), se prima c'erano le riviste (L'Eternauta, Comic Art, Torpedo) ora non c'e' piu' niente. Quindi e' il fumetto in generale che va male. E non solo in Italia, ma anche negli USA, in Inghilterra, in Spagna, e si salva forse solo la Francia (dove comunque in cima alle classifiche di vendita ci sono sempre Lucky Luke e Asterix, identici a come erano trent'anni fa, immutabili. Poi sarebbe Bonelli il conservatore, eh?)

E, a proposito di innovazioni, Maurizio continua:
per farla breve, lo stile va bene, il modo di raccontare l'accetto ma che questo precluda ogni apertura al nuovo ( in tutti i sensi, grafici, narrativi, ecc) mi sempra >autolesionista.

Okay, la SBE e' tendenzialmente tradizionalista... ma e' proprio preclusa ogni apertura al nuovo? Io non direi: abbiamo visto Bacilieri su Napoleone, la Vinci & Mattioli su Legs, Enoch che fa una sua serie... E che dire del numero 50 di Legs, che ancora non avete visto? Legs, poi, ha disegnatrici giovanissime: ora non mi direte che disegnano con lo stile del compianto Bignotti... Certo, mi rendo conto che il problema e' proprio nel tenersi "al passo coi tempi", bilanciare vecchio e nuovo. Per voi Bonelli non innova abbastanza, per Bonelli una copertina senza una pistola in bella vista e' gia' uno shock.... ma tra questi due estremi ci sara' pure un punto di incontro!

Dice Tomah:
....La mia netta sensazione e' che nella vostra mitica sede si cerchi di inseguire disperatamente il successo di Dylan Dog senza aver capito il motivo del suo successo: era qualcosa di nuovo. Certo, c'erano tutta una serie di tematiche che affascinavano il lettore, ma lo affascinavano in quel modo, con quello stile, per la prima volta ... non per niente i cloni successivi sono tutti piu' o meno velocemente falliti...

Potrei ribattere che Dylan Dog non era del tutto nuovo: lo schema narrativo con il personaggio giovane, bello e aitante e la spalla comica che vivono ogni genere di avventura e' esattamente lo stesso di Zagor, un fumetto degli anni '60! Ma il punto e' un altro: e' che sarebbe stupido da parte nostra rincorrere un successo che e' frutto di una alchimia irripetibile, frutto anche di fattori esterni (per es. il boom dell'horror/humour nel cinema degli anni '80). Sappiamo che non esiste una ricetta per il successo. Semplicemente si cerca di fare un lavoro ben fatto, di fare una testata che RESTI IN EDICOLA. Poi, il grande successo, se arriva, e' il benvenuto.

"La regola del protagonista unico", come quella del nome della testata non sono solo consuetudini ?

"Solo"? Le consuetudini come la regola del protagonista unico non sono consuetudini perpetuate a casaccio, ma consuetudini affermatesi perche' VINCENTI. I tentativi diversi (BELLA e BRONCO, ZONA X con la serie "collettiva" MAGIC PATROL) non sono stati vincenti. Compreso quello "esterno" di Hammer. Si puo' discutere se sia giusto fare un altro tentativo "di innovazione", o magari farne altri due, ma l'insistenza di Bonelli sulle "consuetudini" e' perfettamente motivata e comprensibile.

"I personaggi di Hammer erano personaggi "negativi", inammissibile per una serie bonelliana"Ok, ma il pubblico di indigestioni zuccherine alla Disney ne ha abbastanza ... lo avrete capito anche voi, no? NN che mi dice "non faro' piu' il brontolo" mi fa ammosciare per una settimana... ma daaaaaaaaai :-) Sapete di avere un pubblico che puo' digerire qualcosa di piu' della nonna al filatoio... perche' non ci provate?

Eh....(sospiro) Eh! (sospirone). EEH! (sospironissimo) EEEH!... etc etc....
Passiamo alla prossima osservazione.

Se e' vero che Hammer si sarebbe sovrapposto a NN nel pubblico (e ci credo, come so che sarebbe stata impossibile la sua ripubblicazione!) non state facendo la stessa cosa con tutti i nuovi titoli Bonelli? Ok, cambia l'ambientazione... cioe'... cambia lo scenario da qualche parte ci sono i cactus, dall'altra i grattaceli, in uno la palude... ma i toni sono dannatamente simili...

No. Si'. Boh... puo' anche essere, ma io faccio Nathan Never, sono responsabile di quello, e non mi sembra che Nathan ripeta le serie precedenti. Mi sembra molto, molto diverso da Martin Mystere, Dylan Dog e Nick Raider. Giudicate voi.

la storia editoriale di Hammer e' in qualche modo accostabile a quella di Esp. Possibile che tutto quello che sono riuscite a muovere due "piccole" avventure del genere non abbia fatto ripensare in qualche maniera ad un nuovo modo di lanciare e sopratutto condurre le nuove proposte?

Cosa hanno mosso Hammer e ESP, con tutto il rispetto? Qualche lettera su due newsgroup? Questo al limite puo' spingere gli autori ad autoprodursi un seguito, ma certo non e' di nessun interesse per un editore che deve vendere oltre 40.000 copie per tenere una serie in edicola.

Ah... un ultimo punto... la popolarita' di Hammer: Se Hammer non era popolare, vuol dire che "popolare" non e' una scelta dovuta alle scadenze editoriali, dato che ci siamo dimenticati di sottolineare come, oltre al formato, Hammer e NN fossero affini anche nella periodicita'. Ma se il buon Serra dice che una struttura come Bonelli con 100 pagine da pubblicare al mese deve essere per forza popolare... ahhh...

E il buon Serra ha ragione, perche' qui e' pura e semplice matematica: se tu vuoi pubblicare 100 pagine al mese e pagare agli autori il giusto compenso, devi vendere tanto, ma proprio tanto. Se vuoi vendere tanto devi fare un fumetto fatto in un certo modo, che chiamiamo, in mancanza di meglio, "popolare". Se no, te ne freghi e vendi 15.000 copie al mese. Che non bastano a reggere 100 pagine mensili. E infatti, per Hammer, quelle 15.000 copie non sono bastate. Cmq, saro' prevenuto, ma il "popolare" in questi contesti mi da' tanto l'idea di essere un sinonimo di "realizzato per la massa beota". E' una tua idea, del tutto legittima, ma solo tua. Come autori "popolari" noi corriamo sul filo di una lama, in equilibrio precario tra il "classico" e il "banale". Peggio per noi. E' un rischio che sappiamo di correre, e lo accettiamo. Impantanarci nel kitsch puo' succedere. Confidiamo pero' di percorrere la strada giusta, qualche volta.

Ma se la massa e' beota, e' anche vero che sa' reagire diversamente in base agli stimoli.

Te lo giuro: mai pensato che la massa sia beota. L'autore che non rispetta il pubblico non rispetta il proprio lavoro, e l'autore che non rispetta il proprio lavoro non rispetta se' stesso. Io mi rispetto molto.... :-)))))

Concludo tornando a Maurizio:
Non sono affatto d'accordo sul fatto che Hammer sia un fumetto tuttocorri-insegui, in alcuni puo' essere stato preponderante (ma dov'e' il problema... filosofia bonelli? allora rinnoviamola...)

NO! Facciamo meno "corri-insegui", cambiamo la filosofia di Hammer e facciamogli vendere 100.000 copie!!!

Fine della mia incursione sul newsgroup... a rileggerci presto (o tardi)!

 

 


 
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