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DOPOLAVORO
MAGGIO 1999

La posta di uBC
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Dopolavoro
La posta di uBC  

Potete partecipare al dopolavoro sia utilizzando l'apposito form, sia scrivendo direttamente al sottoscritto, curatore della rubrica.
Anche per questo mese, buona lettura.

Recensire Julia


intervento di Michele Giuliano

Volevo dire due parole in merito alla recensione di "Jerry è sparito" (JU 6). L'autore, Francesco Manetti, mi ha molto perplesso in alcuni punti. Il voto dei singoli settori (5 al soggetto, 7 alla sceneggiatura e 6 ai disegni) e quello globale li condivido pienamente. Alla fine conclude addirittura che "Jerry è sparito" costituisce complessivamente uno degli albi migliori. Niente di più giusto, quello che mi disorienta, però, è che se si legge la recensione senza guardare i voti, si riceve l'impressione opposta. Posso comprendere la citazione dei Kenparkerofili inserita per rispettare il pubblico ma non comprendo assolutamente l'atteggiamento globale della recensione, che sembra quello di una persona a cui Julia non piace affatto come personaggio. Sintesi: giudizio globale (inevitabilmente) positivo, recensione intrisa di critiche che escono, a mio parere dal seminato. Dice che le trame di Julia sono dei banalissimi gialli e arriva addirittura a dire che la stessa soddisfazione si potrebbe trarre da un albo di Nick Raider. Niente di più assurdo. Che c'entra? Sono due generi diversi.

L'obiettivo di un fumetto come Julia non è quello di essere un giallo. Il fatto che a volte lo sia è un fatto puramente marginale. Tanto è vero che nella storia d'esordio l'elemento giallo se ne è andato a farsi benedire alla fine del primo numero (la storia era in tre parti). In quello della famiglia presa in ostaggio non c'è per niente. Ripeto, a mio parere fare un analisi seguendo come traccia l'elemento giallo è totalmente fuorviante in un fumetto che non se lo pone affatto come obiettivo (anche alcuni racconti di fantascienza a volte risultano essere gialli, ma questo non significa niente). A mio parere, si è cercato di banalizzare il numero perché conteneva un elemento molto scottante e angoscioso, un rapporto tra madre e figlio a dir poco allucinante. Eppure questo rapporto allucinante che, come Berardi fa dire alla fine da Julia, solo Dio può perdonare, sta in piedi ed è confinato in uno spazio che lo fa reggere anche in modo molto solido e plausibile.

Nella recensione si arriva addirittura a fare una generalizzazione ingiustificata tra le testate Bonelli dicendo con leggerezza che molte serie sono diventate accativanti dopo il decimo numero, includendo in questa sfilza anche un fumetto come Napoleone. Cosa inaudita visto che lo stesso staff di uBC ha sempre detto che Napoleone è un fumetto incredibilmente maturo e ben delineato fin dai primi numeri.

Io credo che tutte queste siano opinioni molto personali di Francesco e, mi azzardo a dire, neanche tanto convinte. Semplicemente buttate là. Pare che si cerchi il difetto a tutti i costi, come se fosse un sacrilegio che un fumetto riceva un punteggio alto per piu' di 3 numeri di seguito. Ovviamente azzardandomi a dire una cosa del genere sto un po' esagerando, ma queste sono solo le mie perplessità. Mi rendo conto che i soggetti di Julia sono spesso non originali, ma questo puo' essere in un certo senso inevitabile, visto anche che poi vengono rivisitati in una chiave totalmente nuova e con una sensibilità che certamente colpisce. Scusatemi per essermi dilungato (come al solito) un po' troppo, ma mi riesce molto difficile fare un discorso in poche righe senza rischiare di banalizzare certe opinioni.

Saluti da un rompiscatole aficionado.



risponde Francesco Manetti

Ciao, Michele e ben ritrovato :-) (cfr. la nostra divergenza su "Storia di Allegra" NP 4, nel dopolavoro del What's New del n.54).

Per certi versi, non hai affatto torto a criticare la mia recensione a JU 6. La prima banale (ma vera) "scusa" che mi viene in mente, è che mi sono ritrovato a scrivere questa recensione all'ultimissimo momento, poche ore prima della "pubblicazione" del What's New (e dunque, fra l'altro, dopo che Giuseppe Pelosi aveva scritto quella a "La lunga notte di Sheila" JU 7).

L'altra ragione per la quale la mia recensione ha qualcosa che non quadra consiste nel fatto che le mie riflessioni sarebbero andate bene per un articolo sulla serie di Julia in generale, piuttosto che come commento su uno specifico numero. Perché non ho scritto un articolo? Perché ormai avevo preso l'impegno di recensire JU 6. E perché allora non mi sono limitato a recensire JU 6 invece di andare "fuori dal seminato"? Perché avevo voglia di scrivere quel che ho scritto :-).

Questo per quel che riguarda l'impressione generale della mia recensione. Per quel che riguarda le tue specifiche osservazioni, ecco le mie risposte:

1) Quando paragono Julia a Nick Raider, mi pongo ovviamente dal punto di vista di un lettore che cerchi unicamente un "giallo". So benissimo anch'io che Julia non è semplicemente un giallo (anche se "La lunga notte di Sheila" è, a mio parere, un banalissimo -e imperfetto!- giallo, e nulla più), così come Ken Parker non era classificabile come un fumetto western (malgrado numeri bellissimi come "Apache" KP 40 fossero dei western al 100%).

2) Proprio il dire che Julia non è solo un giallo ci porta inevitabilmente a chiederci che cosa ci voglia offrire Berardi con questa sua nuova serie. Su questo punto siamo, mi pare, d'accordo: Julia è un fumetto incentrato, essenzialmente, su... Julia stessa :-). Il fatto è che Julia compare come personaggio a tutto tondo solo nella trilogia iniziale, mentre nei numeri dal 4 al 7 lo sviluppo del personaggio si è un po' arrestato. E' proprio per questo motivo, dunque, che, pur lodando JU 6 per ragioni intrinseche, critico (da un punto di vista estremamente soggettivo, ci mancherebbe!) la serie nel suo insieme. (di questo, ci sarà eventualemente modo di riparlare).

3) Per quanto riguarda, in maniera specifica, JU 6, ti dirò che non ho mimimamente avuto intenzione di "banalizzare" la sua tematica. Se non ho parlato esplicitamente dell'infanticidio commesso da Susan, è solo perché, per mio modo di essere, non sempre riesco ad empatizzare fino in fondo con i personaggi e con le le tematiche di un fumetto (o di un film, o di un romanzo...) come invece riescono a fare, per restare in uBC, Vincenzo Oliva e Michela Savoldi. E bada bene che considero questo un mio "difetto".

4) Per quel che infine riguarda Napoleone, mi sono espresso male. Volevo dire non che la serie di Ambrosini ha potuto raggiungere la maturità solo grazie all'ingresso di Bacilieri, bensì che essa ha avuto, grazie a Bacilieri, un ulteriore salto di qualità rispetto al suo livello già più che discreto (te la sarai letta, no?, la mia recensione a "Racconto d'autunno" NP 5! ;-)).

A risentirci.
 

 




Maledetto Bonvi!


intervento di Paolo Sandri

Ho appena terminato di leggere il terzo numero de I grandi comici del fumetto, "Maledetta Galassia", realizzato, ancora una volta, dall'accoppiata Bonvi-Cavazzano. Con questo messaggio, è proprio nei confronti di Bonvi, che voglio esprimere la mia gratitudine, la mia ammirazione ad un uomo che, seppur tardivamente, ho scoperto essere un grandissimo autore.

Ora chi legge penserà "bella scoperta, adesso che è morto tutti ne cantano le lodi" invece quello che penso è che ho perso tantissimo tempo a leggerlo nella maniera sbagliata, senza guardare dietro alle apparenze, seppur piacevoli, delle sue opere più famose, soffermandomi solo alla battuta in se stessa senza pensare al ragionamento che l'aveva generata. Ovviamente non credo che ogni battuta delle Sturmtruppen fosse il frutto di una meditazione "tibetana" ma credo che rileggendo le storie nella loro interezza si possa cogliere sempre di più il pensiero e la filosofia che hanno guidato Bonvi nella sua vita.

A mia parziale scusante posso addurre la superficialità di lettura e la mia parziale ignoranza del linguaggio del fumetto (la prima a causa della mia allora giovane età, la seconda, rimasta immutata anche molti anni dopo, per pura pigrizia mentale) con cui affrontavo tutti i "giornaletti" che mi capitavano a tiro. Poi, pochi anni fa, la "luce" mi colpì materializzandosi sotto forma di amicizie che, con santa pazienza, mi spiegarono moltissime cose del mondo dei fumetti rivalutando un genere che nei miei interessi era ormai in netta decadenza. E fra i tanti consigli, anche questi due volumi della coppia Bonvi-Cavazzano.

Se il primo mi aveva entusiasmato per il fascino dei personaggi e dei disegni, questo secondo mi ha colpito soprattutto per le storie. Ho scoperto un Bonvi ironico, dalla battuta intelligente e soprattutto capace di trasmettere al lettore la sua visione smaliziata del mondo, ed è con questa nuova consapevolezza che mi accingo a rileggere le sue storie, maledicendo il tempo in cui pensavo che la bellezza di un fumetto dipendesse solo dalla bravura del disegnatore...
 

 




SBE e Lovecraft



messaggio di Giuseppe Malara

Cari amici del Dopolavoro,
Mi chiedo come mai nei fumetti di Sergio Bonelli non sono trattati i vari mostri creati da HP Lovecraft? Mi piacerebbe un sacco vedere in edicola un fumetto dedicato ai grandi antichi e compagnia!



risponde Fabrizio Gallerani

Caro Giuseppe,
visto il tuo interesse per Lovecraft, spero sarai felice nel sapere che un po' tutti gli eroi bonelliani, a partire dai decani Tex e Zagor, hanno, da sempre, pescato a piene mani dall'opera del maestro di Providence.

Andando a memoria, e considerando solo i personaggi più recenti, il primo che mi mi viene in mente è il bibliografico Martin Mystère. Castelli ha addirittura introdotto l'intero ciclo di Chtulhu nella cosmogonia del suo detective dell'impossibile. I numeri 4/5 della serie regolare di MM (che puoi recuperare tramite la ristampa di Tuttomystère) costituiscono infatti un unico, grande omaggio all'opera dello scrittore, compresa una sua apparizione speciale (in flashback nel racconto del vecchio pittore Pickman, protagonista del racconto "Il Modello di Pickman", e realmente esistente nella finzione della storia). Sempre Castelli ha poi raccontato la "vera" origine del Necronomicon (il magico testo immaginato da HPL) nel numero 103: secondo la tesi di Martin Mystère, si tratterebbe di un film, realizzato da Abdul Aboulker.

Poteva mancare all'appello il famoso indagatore dell'incubo? Certamente no, Dylan Dog, infatti (oltre ad avere i geni di HPL nel suo DNA :-)) ha citato il maestro direttamente (con un omaggio degno del miglior Sclavi) nel divertentissimo n.18 "Cagliostro!".

Rimandi a Lovecraft appaiono anche in Nathan Never. Nel n.83 "La notte dei dannati", vengono citati il Miskatonic, fiume della città di Arkham, e lo stesso Necronomicon. Il recente n.94 "La dama di ghiaccio", inoltre, trae ispirazione diretta dal racconto "L'abitatore del buio".

Il "giovane" Magico Vento, infine, è tra gli ultimi eredi della tradizione lovecraftiana. Il n.20 "Bedlam", tra quelli finora usciti, ne costituisce il riferimento più evidente.
 

 




Ingenua Julia


messaggio di Ivan Di Domenico

Probabilmente non sono in grado di capire il genio di Berardi, per una storia brutta anche se ben raccontata. Una cosa, questa Susan addirittura parla ai giornalisti del ritrovamento della scarpetta per far si che un qualunque maniaco chiami, e poi si fà fregare da un trucco degno del primo Colombo, con Berardi che alla fine c'è lo rivela come se fosse una delle trovate più geniali di tutti i tempi.
 

 




Improbabile Nathan


messaggio di Carlo Pozzoni

Sono un accanito lettore di Nathan Never che mi ha conquistato oltre che per il soggetto (fantascienza) per la sua riproduzione reale di una possibile società in un mondo futuro. Negli ultimi numeri mi è apparso che ci si stia staccando da questa realtà introducendo dei miti (prima Atlantide, poi Babilonia) o degli alieni improbabili (abitanti di Marte).

Mi piacerebbe che Nathan Never ritornasse alla sua realtà collegata al suo filone narrativo e che non se ne creino degli altri alquanto improbabili.
 

 




Insolito Tex


messaggio di Pietro Paolo Miani

Ho appena terminato la lettura di Tex 463 "I sette assassini"; l'ho trovato insolito (per lo standard texiano) e avvincente. Rispetto a storie come "La pietra di Akbar", e' tutta un'altra cosa.

Vi sono state molte avventure di Tex che mi sono piaciute, dal numero 1 ad oggi, ma questa e' una di quelle in cui maggiormente ho potuto ritrovare il sentimento epico della liberta' e dell'avventura che tanto mi aveva affascinato da bambino. Per fascino posso paragonarla a poche altre. La accomuno volentieri a "Sangue Navajo", "Silver Star", "Tra due bandiere", "Odio senza fine", "Caccia all'uomo", "I ribelli del Canada", "Linciaggio", "La strage di Red Hill". E alle storie meno "impegnate" di Ken Parker. Insomma, mi ha divertito, e spero di trovarne altre cosi in futuro.

P.S. Spero che autori ed editore riprendano la ormai chiusa serie di Ken Parker. Magari con uno "speciale" o un "gigante" annuale.
 

 


 
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