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DOPOLAVORO
APRILE 1999

La posta di uBC
Dialoghi nella rete



Dopolavoro
La posta di uBC  

Potete partecipare al dopolavoro sia utilizzando l'apposito form, sia scrivendo direttamente al sottoscritto, curatore della rubrica.
Anche per questo mese, buona lettura.

La dama in  ghiaccio


intervento di Luigi Faragalli

Ho in mano il numero 94 di Nathan Never. Sono mesi che continuo a comprarlo più per abitudine che per interesse. Le ultime storie sono state tutte men che mediocri, ma questa "La dama di ghiaccio" sfiora il ridicolo.

Cominciamo dall'inizio, dai pensieri della bambola. Un trovata del genere non è poetica, è semplicemente risibile. Andiamo avanti citando un po' di cose che ho trovato offensive per un lettore che, come me, si aspetta un prodotto di qualità.

Pag.8: Quand'è che gli autori di Nathan capiranno che nessuna astronave, in nessun modo, con nessuna manovra può schivare un raggio laser o anche un fascio di particelle accelerate? Si decidano ad usare armi più convenzionali o si inventino degli scudi alla Star Trek, perchè sono stanco di vedere virate che, per essere plausibili, dovrebbero avvenire a velocità prossime o superiori a quella della luce.

Pag.13: Hanno avvisato il disegnatore che Nathan non usa quella macchina dai tempi di "fanteria dello spazio"?

Pag.24: I computer di una nave mandata da una compagnia potentissima a raccogliere qualcosa di segretissimo e preziosissimo ovviamente non hanno alcuna forma di protezione. Basta un cavetto e si possono addirittura usare le armi della nave. Wow!

Pag.33: Il capolavoro dell'ignoranza. Parlando dell'asteroide una didascalia recita testualmente: "La sua velocità di rotazione e le sue dimensioni garantiscono una certa forza di gravità sulla sua superficie...". Pasquale Ruju manifesta un'incompetenza disarmante. Si presume che un autore che si cimenta con una storia di fantascienza abbia almeno un'infarinatura di fisica. La velocità di rotazione ovviamente non ha nulla a che fare con la gravità, dipendendo essa solo dalla massa del corpo in esame, ed escludendo che quell'asteroide fosse grande quasi quanto la Terra, tutte le vignette che si svolgono sulla sua superficie sono semplicemente assurde. Ma smettiamola!

Pag.34: La bambola dell'inizio è resistita al rientro nell'atmosfera, ovviamente doveva essere rivestita con i materiali ceramici dello scudo termico dello shuttle. Ma rismettiamola!

Pag.56: Le didascalie continuano a regalarci emozioni. "L'oggetto sembra refrattario a tutti i nostri tentativi di analisi chimico-elettroniche. Appare incredibilmente antico. Probabilmente vecchio quanto l'universo stesso." Se appare refrattario a tutte le analisi, come hanno stabilito l'età? Ad occhio?

Pag.66: La spiegazione della natura della dama di ghiaccio. Anche qui il tutto appare ridicolo ed approssimativo. La materia che diede origine al big bang doveva avere per forza di cose una densità spaventosa, a rigore infinita, particolare ovviamente ignorato. I diamanti poi non c'entrano nulla, quelli sono solo un particolare tipo di aggregazione del carbonio puro. Avrebbero potuto dire "cristallo" risparmiandosi almeno questa figura da caciottari.

Pag.98: La bambola non solo ha resistito all'attrito con l'atmosfera, hanno resistito anche i suoi vestiti ed i suoi capelli. Affascinante.

Allora, il soggetto è debole e paradossale, costruito su una serie di assurdità inenarrabili. La fantascienza non è scrivere favole per bambini. I disegni non sarebbero la parte peggiore, ma sono comunque bruttini. I dialoghi sono al solito scritti come se si dovesse spiegare tutto a degli idioti. Insomma, inaccettabile.

Un altro albo così e smetto di comprare Nathan, non ha più senso. La qualità è scaduta ad un livello troppo basso. Un commento rapido sul gigante numero 4: Levate la penna a Medda e la matita a Casini. Ma che fine hanno fatto storie come "Agente Speciale Alfa", "Fanteria dello spazio/L'ultima battaglia", "Demoni", "L'enigma di Gabriel" etc. etc.? Non sembra nemmeno lo stesso fumetto, il primo gigante era un capolavoro, l'ultimo non ricordo nemmeno di che parla.

Non posso spendere tremila e cinque solo per guardare le copertine di De Angelis. Cordialmente vostro.
 

 




Neverone Flash


intervento di Francesco Volpe

Posso esprimere la mia ammirazione per l'ultimo nathaneverone?

Storia, sceneggiatura e disegni sono quelli degli albi Nathan Never di altissimo pregio e, per di piu', gia' si intuisce che il musone abbandonera' quella tirapiedi di Hadija (ma perche' se le sceglie sempre cosi' insulse? prima l'avvocato con gli occhiali e le lentiggini, poi la segretaria anche lei con gli occhiali - "ma come fanno le segretarie a farsi sposare dagli avvocati" - e adesso questa espressione di romanticume sdolcinato all'ennesima potenza).

Al contrario, nuovi e imprevisti sviluppi: Sara ha lasciato Melpomene, e' tornata sulla terra ed e' una donna attiva, energica e non propensa alle lacrime. Speriamo che la procedura di messa in stato di mobilita' di Hadija si risolva velocemente, senza troppo indugiare tra sensi di colpa e maldestre giustificazioni e ad maiora!
 

 




Reed Crandall, chi era costui?


Ciao mi chiamo Gino e sono un'appassionato fumettista. Volevo sapere se avevate informazioni sulle opere di Reed Crandall. Spero tanto che mi possiate aiutare.
Grazie in anticipo.


risponde Fabrizio Gallerani

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Uncle Creepy, alias Zio Tibia
disegnato da Crandall Reed
 
Crandall Reed è il nome un disegnatore americano, autore di alcuni racconti horror pubblicati negli anni '70 dalla rivista Creepy.

Caratteristica comune, la presenza dallo stravagante Uncle Creepy, macabro ma spiritoso presentatore dei racconti, spesso riduzioni di famosi classici della letteratura dell'orrore. Alcune di queste storie sono state pubblicati anche in Italia, da Mondadori nella collana del Oscar, raccolte sotto il titolo "Zio Tibia presenta".

Ma, soprattutto, invertendo il nome con il cognome (Reed Crandall) è anche lo pseudonimo con il quale Sclavi ha ribattezzato Angelo Stano, protagonista in vesti pseudo-autobiografiche del n.25 di Dylan Dog, "Morgana".

Pseudo, in quanto in quella storia Crandall (che ha in tutto e per tutto le sembianze di Stano) figura come autore completo di fumetti dell'orrore, non solo come disegnatore, costituendo così una sorta di alter ego bivalente per entrambi gli autori.

Il nome riappare anche, fugacemente, citato all'interno di un articolo di un quotidiano nel n.43 "Storia di nessuno", l'altra storia disegnata da Stano (oltre al n.1, al n.100 e al già citato n.25).
 

 




I Bonelli in TV


messaggio di Francesca Natale

Ciao a tutti, sto facendo una tesi su Bonelli e mi occorrerebbero informazioni sui tentativi che sono stati fatti di portare i personaggi Bonelli in televisione sotto forma di cartoni o di telefilm. Ne sapete qualcosa?

Vi sarei molto grata di qualsiasi informazione riuscirete a darmi.
Aspetto con ansia una risposta! Grazie in ogni caso.


risponde Fabrizio Gallerani

L'unico tentativo concreto di portare i personaggi Bonelli in televisione è rappresentato da Tex & Company, una serie in semi-animazione (forse sarebbe meglio dire non-animazione) realizzata a metà degli anni '70 da un consorzio di televisioni private, sotto la supervisione di Ferruccio Alessandri.

La serie era costituita dall'adattamento di alcuni dei migliori episodi di Tex, Zagor, Mister No, Ken Parker e anche di alcuni racconti della collana "Un uomo un'avventura". La tecnica era alquanto rudimentale: le vignette, epurate dei balloons, erano riprese in sequenza ed intervallate da rapide carrellate (per simulare il movimento) o frequenti zoom (per portare l'attenzione sul personaggio che parlava in quel momento).

I testi erano doppiati da alcuni attori (tra i quali probabilmente lo stesso Alessandri) e tutto era all'insegna del risparmio (basti pensare per la serie venivano utilizzate quasi esclusivamente quelle storie che già avevano avuto una edizione a colori - spesso si trattava delle ristampe cartonate Mondadori - così da ridurre i costi di una colorazione apposita).

Se allarghiamo il campo al mezzo cinematografico, invece, è impossibile non citare il film dedicato a Tex "Tex e il signore degli abissi", realizzato da Duccio Tessari nel 1985. La pellicola, interpretata da improbabile Giuliano Gemma nei panni di Tex e con un imperdibile cameo dello stesso Gianluigi Bonelli, è una sorta di maldestro spaghetti-western (sul "viale del tramonto", tanto per restare in ambito cinematografico :-)), penalizzato eccessivamente dagli scarsi mezzi tecnici e dalla evidente povertà degli investimenti.

Infine, per concludere questa rapida carrellatata, restano da segnalare le voci, le smentite e le mezze-conferme che circolano ormai da anni attorno ad una ipotetica serie animata di Nathan Never, al film americano su Dylan Dog, e, buona ultima, alla serie televisiva su Martin Mystère, per la quale, il prolifico Castelli, assicura di aver già preparato il trattamento.
 

 




Un mezza Vendetta


messaggio di Vittorio Massarini

Ho appena letto l'episodio di Tex intitolato "Vendetta Navajo" (si è vero, sono un pò indietro ma leggo solo Julia appena dopo l'acquisto...e il Ken Parker dei bei tempi andati)e non riesco a trattenere la domanda anzi la curiosità che è scaturita spontanea alla fine della lettura dell'albo: che problemi ci sono stati nella realizzazione del suddetto albo??

Mi spiego meglio: la storia, i personaggi, alcune situazioni ed il 90% dell'albo in questione suggerivano, a mio parere, l'inizio di un'Avventura di Tex con la maiuscola, da 10 e lode. Però, ecco risolta in poche pagine la vicenda, in maniera molto sbrigativa ma soprattutto piuttosto "infantile" se mi passate il termine.

Il mio sospetto è che sia accaduto qualcosa di imprevisto che ha impedito all'albo di essere sviluppato a dovere. Siete in grado di rispondere al quesito che mi assilla...? Ve ne sarei grato.

RingraziandoVi, Vi saluto cordialmente.


risponde Fabrizio Gallerani

Come avrai avuto occasione di leggere nella nostra recensione, Andrea Bigi, recensore del numero incriminato, condivide le tue perplessità: la necessità di scrivere una storia autoconclusiva per la celebrazione del cinquantenario, ha probabilmente costretto Nizzi a qualche semplificazione di troppo nella trama.

E a conferma di ciò, lo stesso Nizzi, rispondendo alla stessa tua domanda in una recente intervista sull'Annuario 1999 di Fumo di China, afferma: -"Tex ha effettivamente bisogno di tempi lunghi perchè così richiedono i canoni narrativi imposti da G.L.Bonelli: lunghe cavalcate, lunghe chiaccherate, lunghe scazzottate. Non è un caso, infatti, che le storie meno riuscite di Tex, chiunque fosse a scriverle, siano quelle più brevi (vedi i numeri 100, 200, ecc...)".
 

 




Il Piccolo Ranger perduto


messaggio di Pasquale Simone

Sono un appassionato collezionista di vecchia data e vorrei innanzitutto complimentarmi con voi per lo splendido sito.

Spero che possiate soddisfare la seguente mia curiosita': ho letto su un volume dedicato al Piccolo Ranger che esiste un ristampa anastatica del famigerato N.32 di tale serie. A chi ci si puo' rivolgere per saperne di piu' ed eventualmente acquistarla?
Grazie e cordiali saluti.


risponde Fabrizio Gallerani

Il n.32 del Piccolo Ranger, l'albo più raro in assoluto nella storia della Bonelli, è stato ristampato recentemente dalle Edizioni Lo Scarabeo di Pietro Alligo, in un prestigioso volume cartonato.

Per reperirlo e per qualsiasi altra informazione in merito, puoi rivolgerti a: Edizioni d'Arte Lo Scarabeo, Corso Svizzera, 31 - 10143 Torino
 

 


 
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