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Dopolavoro
Ott.1998
      

Nessuno è perfetto


messaggio di Michele Giuliano

Salve, il mio piu' che un commento sul n.6 di Napoleone e' un opinione generale che mi sono fatto sul modo di trattare del vostro sito nei suoi confronti. Scrivo semplicemente per far sentire la mia opinione e questo e' solo un modo per non rimanere passivo alla lettura. Per quanto mi riguarda ho gia' scritto alla redazione della Bonelli per fare i complimenti su questa serie che, per la prima volta incarna un personaggio umano, degno di essere considerato tale. Questo e' gia' chiaro nell'attegiamento (l' insicurezza per la novita' li ha portati a sperimentare inizialmente la miniserie). Mi piace come scrive l'autore e non cambierei nulla di quello che c'e' nelle storie attuali perche' credo di essere fasato perfettamente con l'intensita' emotiva che Ambrosini intende esprimere. Io penso che la storia migliore di Napoleone sia quella del numero 4, mentre la piu' insipida e' l'ultima, la n.7.

Non mi voglio dilungare molto ma noto un atteggiamento da parte di tutti i recensori un po' troppo schematizzante. La tendenza a fissarsi sul "noir", come se questo fosse un tema scolastico da cui bisogna stare attenti a non uscire e' un modo di fare che non condivido. Ci sono storie di Napoleone che mi sono piaciute meno di altre e non nego che tutti voi abbiate sempre accolto con gioia questo personaggio. Ma ogni volta che esco dalla lettura di una delle vostre recensioni sento tutto appiattito, tutto viene sminuito, schematizzato. Sia le cose belle che i difetti vengono espressi con un tono inadeguato. E poi c'e' questa tendenza da parte vostra a considerare Napoleone uno anormale, uno con la psiche contorta. Nessuno mi ha dato mai l'impressione, da quello che scrive, di essersi almeno una volta identificato con lui, sembra una specie di vostra paura collettiva. Scusate se mi lascio andare un po' ma sto esprimendo queste cose perche' le trovo curiose, mi fanno riflettere e anche un po' sorridere (un sorriso bonario non vi offendete).

Vi lascio con un esempio che mi viene or ora. Ad esempio nell'ultima recensione, Daniele credo, parla della telepatia del merlo come una nota di demerito nei confronti del fumetto, cosa questa comune in queste occasioni. Non ha pensato pero' che l'animale, come simbolo intendo, rappresenta qualcosa di istintivo, qualcosa che metaforicamente supera le parole, i suoni. Il legame istintivo del merlo con quell'uomo nel fumetto in metafora diventa telepatia e va a stimolare proprio l'inconscio di Napoleone. L'inconscio che non e' altro che l'istinto, i sensi, quel qualcosa di impercettibile che ti fa capire una persona senza parlarci (non puo' non esservi mai capitato, state forse diventando dei siti anche voi? ;-)

Con affetto,
Michele.


risponde Daniele Alfonso, autore della recensione di NP 6

Ciao Michele,
c'è del vero nella tua osservazione sulla schematicità delle nostre recensioni, ma tieni conto che una buona parte del lavoro di ogni recensore sta proprio nello scoprire gli "schemi" su cui è basata ogni storia, per capire, e giudicare, come è strutturato il soggetto e come si sviluppa la sceneggiatura. Lungi da noi l'intenzione di sminuire, come dici tu, il lavoro degli autori, ma le nostre opinioni non possono prescindere da una valutazione tecnica del loro operato, anche per una serie fortemente basata su elementi poco ponderabili, o addirittura metafisici, come è Napoleone. C'è chi apprezza le nostre recensioni proprio per il tecnicismo (vedi il messaggio di C.Cardinali), c'è chi bada di più al "mistero" che avvolge le vicende (vedi il messaggio di C.Sacchi). Naturalmente noi ci sforziamo di valutare ogni aspetto, nelle nostre recensioni: purtroppo non sempre ci riusciamo.

L'esempio che fai, tratto dalla mia recensione di "La profezia del merlo", è però sbagliato. Ti invito a rileggere ciò che ho scritto a suo tempo, e che qui riporto:
L'elemento che invece può risultare sgradevole è il contatto telepatico tra Orlàsson e il merlo Rufus, che pare del tutto incredibile; ma è proprio questo che mette in moto il meccanismo della storia.

Come vedi, non si tratta di una nota di demerito: mi sono semplicemente limitato a segnalare questo particolare. A mio personalissimo parere, è effettivamente un po' sgradevole che una storia realistica prenda il via da un fenomeno paranormale, ma proprio perché si tratta di un opinione non condivisibile, ho lasciato il giudizio al lettore.

Infine, respingo la tua accusa di essere un sito: sono completamente convinto di essere umano.. ma del resto anche il clone robot di Martin Mystère aveva la stessa convinzione.


risponde Francesco Manetti, curatore di Napoleone

Ciao Michele,
aggiungo qualche considerazione alla risposta precedente. Quando ci accusi ;-) di non avere "toni adeguati" nel descrivere "l'umanità" del personaggio Napoleone e "l'intensità emotiva" delle storie narrate da Ambrosini, tocchi effettivamente un tasto per me dolente.
Se guardo alle recensioni che ho scritto per uBC, mi viene spesso da chiedermi se il mio approccio agli albi non sia stato troppo simile a quello di un dissezionatore, di uno che misura col bilancino pregi e difetti - perdendosi magari in considerazioni tecniche su dialoghi, struttura narrativa e inquadrature - , piuttosto che quello di chi vuol far capire quanto i personaggi e le loro vicende lo abbiano toccato emotivamente...
Questi dubbi diventano ancora più forti quando mi trovo a recensire gli albi di Napoleone, ovvero gli albi di una serie che fonda quasi tutto il suo fascino sulla evocatività delle atmosfere. Cosa dire in più, infatti, dinanzi ai vari albi, rispetto ad un semplice "mi è piaciuto perché è evocativo" o "non mi è piaciuto perché non è evocativo"? Ogni volta cerco di spiegare, a quei quattro gatti che mi leggono ;-), perché io abbia trovato suggestivo un albo come "Racconto d'autunno" NP 5 (a mio parere l'albo più bello fra quelli pubblicati sinora...) e non abbia invece trovato suggestivo un albo come "Il tesoro d'argilla" NP 7 (a mio parere l'albo più scarso fra quelli pubblicati sinora...). Per farlo, esamino gli albi in maniera forse troppo fredda, troppo "arida", finendo probabilmente per risultare troppo poco compartecipativo, persino nei casi in cui questi albi mi sono piaciuti molto.
Ma che posso farci? Sono un semplice appassionato che ha l'occasione, grazie a questo sito, di esprimere la propria opinione sugli albi Bonelli che legge. Non sono un recensore di professione (se lo fossi, chiederei al Webmaster di essere pagato :-)). Non mi resta altro, dunque, che sperare nella tua comprensione ;-).
Per quel che riguarda, infine, la tue riflessioni su Napoleone in quanto personaggio, devo dirti che francamente non mi pare che nessuno di noi ne abbia mai parlato come di un "anormale", di un tarato mentale. Per quel che mi riguarda, mi sono semplicemente limitato a evidenziare, nella recensione a "Storia di Allegra", la sua introversione (parzialmente smentita, peraltro, da certi suoi comportamenti nelle ultimissime storie), senza voler con questo esprimere un giudizio negativo.
A risentirci.
 

 




La grandezza di Ambrosini


commento di Claudio Cardinali a NP 6

Complimenti per la recensione sull'ultimo Napoleone, molto analitica e completa. Volevo, se permettete, continuare un vostro pensiero. Avete scritto:

Questa non è una mera coincidenza: esiste, infatti, una corrispondenza precisa tra gli avvenimenti del mondo reale e quelli del mondo onirico. Il ritrovamento del merlo di Orlàsson da parte di Napoleone nel mondo reale, corrisponde all'incontro di Lucrezia con Huck. Le due vicende procedono parallele, ed una è, in un certo senso, lo specchio dell'altra. Credo che questo sia l'aspetto più stimolante della serie creata da Ambrosini: c'è uno stretto legame tra i due mondi in cui Napoleone vive le sue avventure, ed una rigorosa logica che governa questo legame, non sempre evidentissima.

Ebbene questo non succede solo nei fumetti, anche i nostri sogni sono uno specchio della nostra realta' (la psicoanalisi insegna) ed e' qui la grandezza di Ambrosini, riuscire a dare un'immagine onirica della realta' di Napoleone, infatti, non si limita a descrivere i pensieri del protagonista, ma ci svela il suo lato oscuro, quello che neanche Napoleone conosce. E tutto cio non e' affatto facile, perche' devi costruire due storie contemporaneamente, una nella realta' e l'altra nei sogni, e quest'ultima e' quasi sempre slegata ma piena di richiami simbolici, che ben interpretati dal nostro amico l'aiutano nella risoluzione del caso.
 
 




Pareri su Brendon


commento di Carlo Sacchi a BR 2

Eh, ma siete proprio incontentabili! Con Brendon dite che ci sono troppe spiegazioni e testi troppo "dotti aforismici", con Zagor che sono troppo semplicisti tipo "maledetto ti uccido". Ebbene io adoro le spiegazioni; non mi piaciono le storie tipo Nathan Never quando salta fuori una nuova invenzione e non si sa da dove viene. Ma chissenefrega se nel primo numero alla ragazza hanno fatto quella maschera nel nostro tempo: da' piu' mistero alla vicenda. Qualche pecca ce l'ha, ad esempio lascia la sua casa incustodita con dentro in regalo un robot tuttofare al primo ladro che entra. Ma il secondo numero è stupendo, l'ho letto in 10 minuti tanto era coinvolgente la potenzialità di questo personaggio. E poi, poverino, esce ogni 2 mesi: l'aspettativa è piu' lunga .


commento di Mario Grifone a BR 2

Non sono d'accodo sul giudizio moderatamente positivo, se questo è un prodotto destinato a pre-adolecenti, il fatto di presentargli la realtà in maniera così triste e senza speranza non mi pare positivo


commento di Fabio Ucosich a BR 1

Credo sia un record anche la differenza di valutazione tra i lettori e uBC: un abisso! Eppure non vi è passato x la testa neanche x un momento che l'errore di valutazione sia vostro... (non è che state diventando un pò presuntuosetti?) :-))) Il mio giudizio è certamente più moderato per varie ragioni:

  1. Il primo numero di una serie è sempre un pò amorfo, poichè è un numero di presentazione.
  2. Tutti i vostri appunti sulle 'castronerie' presenti, sono ineccepibili, ma dimenticate che i lettori di fumetti sono abituati a subire ben di peggio. Non potete giudicare Brendon con i canoni di Martin Mystere: Brendon NON è Martin Mystere.
  3. Ultimo e più importante: abbassate il giudizio propio nel globale, quando e lì che l'albo recupera tutto. Mi spiego: io giudico un fumetto sopratutto in base alla sensazione che mi lascia quando lo chiudo, in secondo luogo in base a sceneggiatura, soggetto e disegni, e questo albo non mi ha certo lasciato l'impressione di aver buttato via soldi! (sensazione che provavo tutte le volte che leggevo la posta di Janine, adesso la salto: fatela smettere vi prego!)
     
 


 
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