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Salve, il mio piu' che un commento sul n.6 di Napoleone e' un opinione generale che mi sono fatto sul modo di trattare del vostro sito nei suoi confronti. Scrivo semplicemente per far sentire la mia opinione e questo e' solo un modo per non rimanere passivo alla lettura. Per quanto mi riguarda ho gia' scritto alla redazione della Bonelli per fare i complimenti su questa serie che, per la prima volta incarna un personaggio umano, degno di essere considerato tale. Questo e' gia' chiaro nell'attegiamento (l' insicurezza per la novita' li ha portati a sperimentare inizialmente la miniserie). Mi piace come scrive l'autore e non cambierei nulla di quello che c'e' nelle storie attuali perche' credo di essere fasato perfettamente con l'intensita' emotiva che Ambrosini intende esprimere. Io penso che la storia migliore di Napoleone sia quella del numero 4, mentre la piu' insipida e' l'ultima, la n.7. Non mi voglio dilungare molto ma noto un atteggiamento da parte di tutti i recensori un po' troppo schematizzante. La tendenza a fissarsi sul "noir", come se questo fosse un tema scolastico da cui bisogna stare attenti a non uscire e' un modo di fare che non condivido. Ci sono storie di Napoleone che mi sono piaciute meno di altre e non nego che tutti voi abbiate sempre accolto con gioia questo personaggio. Ma ogni volta che esco dalla lettura di una delle vostre recensioni sento tutto appiattito, tutto viene sminuito, schematizzato. Sia le cose belle che i difetti vengono espressi con un tono inadeguato. E poi c'e' questa tendenza da parte vostra a considerare Napoleone uno anormale, uno con la psiche contorta. Nessuno mi ha dato mai l'impressione, da quello che scrive, di essersi almeno una volta identificato con lui, sembra una specie di vostra paura collettiva. Scusate se mi lascio andare un po' ma sto esprimendo queste cose perche' le trovo curiose, mi fanno riflettere e anche un po' sorridere (un sorriso bonario non vi offendete). Vi lascio con un esempio che mi viene or ora. Ad esempio nell'ultima recensione, Daniele credo, parla della telepatia del merlo come una nota di demerito nei confronti del fumetto, cosa questa comune in queste occasioni. Non ha pensato pero' che l'animale, come simbolo intendo, rappresenta qualcosa di istintivo, qualcosa che metaforicamente supera le parole, i suoni. Il legame istintivo del merlo con quell'uomo nel fumetto in metafora diventa telepatia e va a stimolare proprio l'inconscio di Napoleone. L'inconscio che non e' altro che l'istinto, i sensi, quel qualcosa di impercettibile che ti fa capire una persona senza parlarci (non puo' non esservi mai capitato, state forse diventando dei siti anche voi? ;-)
Con affetto,
Ciao Michele,
L'esempio che fai, tratto dalla mia recensione di "La profezia del merlo", è però sbagliato. Ti invito a rileggere ciò che ho scritto a suo tempo, e che qui riporto:
Come vedi, non si tratta di una nota di demerito: mi sono semplicemente limitato a segnalare questo particolare. A mio personalissimo parere, è effettivamente un po' sgradevole che una storia realistica prenda il via da un fenomeno paranormale, ma proprio perché si tratta di un opinione non condivisibile, ho lasciato il giudizio al lettore. Infine, respingo la tua accusa di essere un sito: sono completamente convinto di essere umano.. ma del resto anche il clone robot di Martin Mystère aveva la stessa convinzione.
Ciao Michele, |
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Complimenti per la recensione sull'ultimo Napoleone, molto analitica e completa. Volevo, se permettete, continuare un vostro pensiero. Avete scritto: Questa non è una mera coincidenza: esiste, infatti, una corrispondenza precisa tra gli avvenimenti del mondo reale e quelli del mondo onirico. Il ritrovamento del merlo di Orlàsson da parte di Napoleone nel mondo reale, corrisponde all'incontro di Lucrezia con Huck. Le due vicende procedono parallele, ed una è, in un certo senso, lo specchio dell'altra. Credo che questo sia l'aspetto più stimolante della serie creata da Ambrosini: c'è uno stretto legame tra i due mondi in cui Napoleone vive le sue avventure, ed una rigorosa logica che governa questo legame, non sempre evidentissima. Ebbene questo non succede solo nei fumetti, anche i nostri sogni sono uno specchio della nostra realta' (la psicoanalisi insegna) ed e' qui la grandezza di Ambrosini, riuscire a dare un'immagine onirica della realta' di Napoleone, infatti, non si limita a descrivere i pensieri del protagonista, ma ci svela il suo lato oscuro, quello che neanche Napoleone conosce. E tutto cio non e' affatto facile, perche' devi costruire due storie contemporaneamente, una nella realta' e l'altra nei sogni, e quest'ultima e' quasi sempre slegata ma piena di richiami simbolici, che ben interpretati dal nostro amico l'aiutano nella risoluzione del caso. |
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Eh, ma siete proprio incontentabili! Con Brendon dite che ci sono troppe spiegazioni e testi troppo "dotti aforismici", con Zagor che sono troppo semplicisti tipo "maledetto ti uccido". Ebbene io adoro le spiegazioni; non mi piaciono le storie tipo Nathan Never quando salta fuori una nuova invenzione e non si sa da dove viene. Ma chissenefrega se nel primo numero alla ragazza hanno fatto quella maschera nel nostro tempo: da' piu' mistero alla vicenda. Qualche pecca ce l'ha, ad esempio lascia la sua casa incustodita con dentro in regalo un robot tuttofare al primo ladro che entra. Ma il secondo numero è stupendo, l'ho letto in 10 minuti tanto era coinvolgente la potenzialità di questo personaggio. E poi, poverino, esce ogni 2 mesi: l'aspettativa è piu' lunga .
Non sono d'accodo sul giudizio moderatamente positivo, se questo è un prodotto destinato a pre-adolecenti, il fatto di presentargli la realtà in maniera così triste e senza speranza non mi pare positivo
Credo sia un record anche la differenza di valutazione tra i lettori e uBC: un abisso! Eppure non vi è passato x la testa neanche x un momento che l'errore di valutazione sia vostro... (non è che state diventando un pò presuntuosetti?) :-))) Il mio giudizio è certamente più moderato per varie ragioni:
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