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| Dialoghi nella rete/2 |
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Questa è la seconda parte della discussione circa la praticità del formato degli albi bonelliani rispetto a quello dei comic book americani, tratto dalla Mailing list Ayaaaak.
Formato Bonelli vs Comic Book
In questa pagina potete trovare la prima parte della discussione.
Davide Siccardi:
Tagliamo corto ed andiamo al dunque:
Bene, quel che l'esuberante R non vi ha detto e' che oggi i fumetti
americani hanno tutt'altro valore.
Una lunghissima digressione sulla storia del fumetto americano che si ferma
proprio sul piu' bello, ovvero al presente.
Non sprechero' parole a riguardo: compratevi un numero di Planetary
originale.
Vedrete colori molto belli che benissimo si legano ai disegni, vedrete
grafica molto curata che si adatta alla storia (cambia di numero in numero,
e nonostante cio' rimane estremametne visibile).
Questa e' la qualita' delle migliori serie americane.
Vi diranno che sono care: non sono certo economiche, ed il cambio non aiuta
gli italiani, ma valgono il costo.
E, sopratutto, il loro prezzo non influisce (negativamente) sulla loro
qualita'.
Quello che R non vi ha detto e' che le edizioni "incollate" degli albi
americani sono carissime e sono praticamente solo ristampe.
Chi compra fumetti dall'america sa che pensare ad un mercato fatto solo di
albi incollati e' risibile.
I fumetti vendono poco: ebbene si, in Italia come in USA.
Mi spiegava Memola che le tiratura di Tex in passato erano sul milione di
copie, e che oggi il fumetto italiano piu' venduto vende sulle
trecentomila.
Dunque il formato bonelli e' in via di estinzione?
D'altro canto non e' quasi piu' da nessuno adottato.
No, non e' in estinzione.
E, sopratutto, non era di questo che si stava parlando.
In quella esagerazione di parole, R ha buttato molto fumo negli occhi, oltre
ad aver usato modi da cafone: contro la maleducazione nulla posso, ma contro
le informazioni false si.
La Marvel sta lanciando una nuova linea di collane, Ultimate, la Crossgen ha
speso molti soldi per accaparrarsi buoni autori ed entrare nel mercato, la
Wildstorm e' stata pagata denaro sonante, Cliffhanger riunisce autori
contesi che minacciano di creare nuove etichette per ottenere ancora di
piu', e via cosi'.
Certo che il mercato e' in crisi, ma pure e' vero che viene sfornata
tutt'ora una mole impressionante di fumetti.
In Italia, poi, sono addirittura due le case editrici nuove che sono entrate
nel mercato delle traduzioni di fumetti americani: la Lexy, con vari tipi di
formato (puhblicano la Crossgen) ed altro editore che pubblica, spillato,
materiale della Chaos Comics.
A cio' aggiungete la nascita di almeno tre serie da edicola supereroistiche
della Magic (due spillate una no).
Insomma, vendere si vende poco ma fare si fa tanto.
Dunque il fumetto americano e' ben lungi dallo svanire.
Altra cosa: il futuro del fumetto e' nella schedatura dei clienti e nella
vendita on line "su misura", con bassissimi resi.
Cosa non detta da R.
Futuro non prossimo, ma se di futuro si parla non ci si puo' riferire a
ristampe in poche copie a carissimo prezzo.
Ancora: "pila" dissi, ma chiaramente intendevo fila.
Non era difficile capirlo.
Nota di colore: caro R evidentemente o non leggi libri o ti puoi permettere
una reggia.
Noi comuni mortali con semplici appartamenti dobbiamo accontentarci di
librerie e spazio risicato (terzo crollo).
Le librerie non sono tutte minute con scarso spazio in altezza: i fumetti
sottili americani "in fila" stanno giusti e stretti quanto serve, i bonelli
sprecano spazio in altezza e sono larghi (96 pagine).
Per distinguere gli americani basta inserire un cartoncino tra una serie e
l'altra con il nome.
Chi legge molto, ha problemi di spazio e non puo' permettersi di sprecare
spazio e tempo a "fighettare" con file tutte belle colorate.
Ruggine: vecchi volumi mal graffettati presentano questo problema.
Problema che non si pone con edizioni ben fatte.
La colla, invece, sempre cede.
Chi ha Tex vecchi di qualche anno (come me) sa che la carta si corrode,
ingiallisce molto e la colla si stacca.
Non si possono aprire appieno da nuovi e da vecchi cedono.
Poi fai distingui per le edizioni bonelli (brave tipografie, cattive
tipografie) ma non lo fai per gli americani: Cavalieri Marvel non rifletteva
alcunche', ad esempio.
Questo in riferimento alle edizioni italiane: chi ha numeri americani di
Wildcats, Authority, Planetary ed insomma quanto di meglio si vede in USA
oggi sa che la carta usata e' di ottima resa e non riflette alcunche'.
Ancora: per avere riflessi dovete leggere sotto una forte luce.
Per parafrasarti "ma come, sei collezzionista e lo esponi a luce ed
intemperie?".
E cio' vale solo per alcune edizioni italiane, attenzione.
Poi vi era tutto un discorso sul fatto che in america hanno le buste perche'
gli albi si rovinano: evidentemente non hai colto il nocciolo della
questione.
In america hanno le buste perche' non vogliono rovinare gli albi: ovvero vi
e' una cultura del fumetto diversa dall'usa e getta.
Di piu': quale che sia la causa dell'esistenza del collezionismo (solo in
minima parte ed in passato, per moda, legata al becero collezionismo di
mercato, che tanto male ha fatto al fumetto. Di fatti le regole di
classificazione non sono nate dall'oggi al domani), il fatto che il col.
esista e' una dimostrazione del fatto che gli albi non sono usa e getta.
Se fossero usa e getta non ci sarebbero buste (che, ti informo, sono usate
anche per i libri ed anche per manga e bonelli).
Cosi' non vengono intesi da chi li compra.
Chi compra Tex, caro R, per lo piu' lo butta.
Questo vuol dire che il lettore di tex non e' sempre (spesso) un lettore con
educazione fumettistica decisa.
E questo detto da chi Tex lo ama in tutte le salse e lo conserva da anni.
Chi compra Rat man non lo butta: non e' una questione di numero, ma di tipo
di clientela.
Sai, capita che leggendo fumetti da molti anni, conoscendo edicolanti,
librai, propietari di fumetterie e lettori da una ventina d'anni circa, il
sottoscritto sappia chi compra cosa.
Guarda il caso.
Ma sopratutto, a qualcuno interessava parlare di mercato e crisi del
fumetto?
Non si stava semplicemente discutendo di comodita' e qualita'?
Perche' buttare fumo negli occhi parlando del fumetto di decenni fa (per gli
americani, e di quello di oggi per gli italiani)?
Perche' parlare di dati di vendita?
Perche' tentare di confondere con disinformazione?
Perche' dare numeri fasulli o semplicemente irrilevanti?
E' una cultura tutta italiana, e fa male dirlo, quella di riempire la
mancanza di argomentazioni con grandi quantita' di parole sterili.
Messaggio alla nazione: leggete di tutto, i fumetti bonelli sono migliori di
quanto si dica in giro (ricordo critiche incomprensibili a JS e GH, serie
oggi valutate in maniera molto piu' obiettiva e che, direi, oggi sono
valutate da tutti per quel che sono e valgono: questo vuol dire che, piu' o
meno, anche chi non le ama lo fa, o dice di farlo, per buoni e sensati
motivi) e in USA si vendono fumetti ottimi (chiedete, che so, a Capone che
pensa di Miller). Questo vale pure per altri ottimi mercati.
Aggiungo che quel che non manca in Italia e la differenziazione nella
presentazione e vendita del prodotto.
Ce ne e' per tutti i gusti, ed il senso dei tempi che viviamo non e'
l'omologare tutto a standard unici ma lo sfruttare appieno le qualita' ed i
suggerimenti che arrivano d'ogni dove.
La mia obiezione, molto semplicemente, era questa.
Mi pareva di una semplicita' sconcertante.
Leggete quello che vi pare e, sopratutto, leggete di tutto.
Moreno Roncucci: Cerchero' di essere breve stavolta (ma non garantisco niente), anche perche' Davide dice che non leggera' questa risposta, e credo che lui sia l'unico in lista a cui occorra spiegare che uno spillato e' per natura piu' fragile di un brossurato... :-) Mi limitero' a correggere alcuni errori sostanziali (ebbene si', mi sento tanto la Maestrina dalla Penna Rossa del De Amicis...) sperando di non andare troppo off-topic. Per chi volesse approfondire alcuni di questi argomenti, i dati di vendita delle maggiori testate USA sono diffusi postati ogni mese nei newsgroup della gerarchia rec.arts.comics, e da una semplice lettura del Previews della Diamond e' possibile vedere prezzi e quantita' dei volumi, e la presenza evidente di opere pubblicate direttamente in volume. Fra le riviste che trattano di queste cose, la migliore e' nettamente il Comics Journal, mentre la piu' nota Wizard ha un livello di credibilia' pari a zero (voi vi fidereste di una price guide che lista come "vendutissimi" fumetti non ancora pubblicati?) ed e' da evitare. Ora, cominciamo con le correzioni con la penna rossa.... DS:[snip] Roncucci vi ha raccontato la favola della storia dei comics. Iniziamo male, con un piglio da retorica d'accatto. Peccato che tutto quello che ho affermato possa essere confermato da dati, cifre e testimonianze pubbliche, alla faccia delle "favole"... DS: Il primo fumetto riconducibile in qualche maniera alla Marvel, Namor (se non sbaglio all'epoca titolato Submariner, ma dovrei andare a controllare), e' stato pubblicato e venduto proprio come vi ha detto: davanti ai cinema, in immaginabili formati. Stai mischiando un po' cose diverse. La prima storia di Sub Mariner di Bill Everett fu realizzata per "Motion Picture Funnies Weekly", un "giveaway" (un fumetto _regalato_ agli spettatori nei cinema, non venduto), Le uniche 8 copie conosciute sono state trovate tutte insieme nella casa dell'editore. Se il fumetto fu mai effettivamente distribuito (ma sembra di si', almeno in piccole aree locali) , tutte le copie sono state poi gettate dagli spettatori. La storia fu poi riutilizzata con lievi modifiche nel n.1 di "Marvel Comics", pubblicato dalla Timely (che poi divenne la Marvel Comics), che fu distribuito e venduto nei general store e nei negozi che tenevano fumetti. Non e' molto importante per la nostra discussione, ma gia' che stavo a correggere... :-) DS: Bene, quel che l'esuberante R non vi ha detto e' che oggi i fumetti americani hanno tutt'altro valore. L'ho detto. Circa 250 lire a pagina. Avresti dovuto leggere meglio il mio post. DS: Una lunghissima digressione sulla storia del fumetto americano che si ferma proprio sul piu' bello, ovvero al presente. Ti sarai fermato tu a leggere, semmai. DS: Non sprechero' parole a riguardo:compratevi un numero di Planetary originale. Vedrete colori molto belli che benissimo si legano ai disegni, vedrete grafica molto curata che si adatta alla storia (cambia di numero in numero, e nonostante cio' rimane estremametne visibile). Questa e' la qualita' delle migliori serie americane. Vi diranno che sono care: non sono certo economiche, ed il cambio non aiuta gli italiani, ma valgono il costo. Tutto vero. Come e' vero che tutto questo sforzo qualitativo viene gettato in un effimero albetto che diventa assolutamente introvabile (a meno di pagare cifre d'antiquariato) dopo pochi mesi [se ha successo, senno' trovi le copie nei quarter bin a 25 centesimi l'una, 500 lire. Che bello, il fumetto come la borsa, devi prevedere rialzi e ribassi...] Per fortuna che la DC comics, per chi vuole un edizione piu' duratura, ristampa (e ristampera') tutta la serie in eleganti volumi da libreria... :-) Volumi che saranno sempre disponibili (Watchmen e' continuamente ristampato da oltre 15 anni. Gli albetti sono spariti e dimenticati, mentre il volume - che ormai ha venduto oltre 5 volte di piu' degli albetti - e' diventata l'edizione a cui tutti pensano quando pensano a Watchmen) e non saranno dimenticati dopo pochi mesi. DS: E, soprattutto, il loro prezzo non influisce (negativamente) sulla loro qualita'. Questa frase non ha senso. Credi che non si potessero stampare meglio? Credi che non si potessero stampare peggio? Il prezzo influenza sempre la qualita' di stampa, cosi' come la qualita' di stampa influisce sempre sul prezzo. DS: Quello che R non vi ha detto e' che le edizioni "incollate" degli albi americani sono carissime e sono praticamente solo ristampe. Entrambe queste affermazioni sono (scusa l'eufemismo) emerite balle. Visto che sono non so quanti post che fai affermazioni senza portare dati controllabili, li porto io. Proprio sulla serie da te citata, "Planetary". Una copia dell'albettino di Planetary costa 2.50 dollari. (per questa cifra hai 22 pagine di storia inframmezzate da 10 pagine di pubblicita', suprattutto di videogames) Una copia di "Planetary: All Over the World", il volume che raccoglie i primi 6 numeri di Planetary + il preview (una storia inedita di 8 pagine pubblicata in appendice ad altre testate wildstorm a scopo pubblicitario) contiene (oltre ad una introduzione di Alan Moore... ;-), TUTTE le copertine, e 140 pagine di storia senza pubblicita', per $14.95. Cioe', non c'e' pubblicita' (e quindi sono solo 156 pagine, copertine e introduzione compresa, contro le 224 degli albetti comprensivi di pubblicita'... e qui abbiamo anche sistemano la fola degli albetti "che tengono meno spazio"... :-), c'e' una storia in piu', e costa lo stesso di meno. In questo caso la differenza e' infima (pochi centesimi), ma quando non ci sono "bonus" in piu' tipo storie extra o altro, il risparmio e' ancora maggiore. Il volume che raccoglie Tom Strong 1-7 di Alan Moore (consigliatissimo), in uscita in Agosto, costera' solo $14.95, contro i $21.20 necessari all'acquisto dei singoli albettini: cioe' costa circa un terzo in meno, non ti fa riempire la libreria di 70 pagine di pubblicita' varia, e soprattutto rimarra disponibile, in tutte le librerie che tengono fumetti, per anni ed anni. Mentre i primi albettini di Tom Strong sono ormai introvabili. E', semplicemente, la differenza fra un libro, e un "collectable", come possono essere le sorpresine Kinder. Riguardo al fatto che i volumi contengano solo ristampe, vieni smentito proprio dalla serie che hai citato tu, "Planetary": dei due volumi finora dedicati dalla DC comics a quei personaggi (con un terzo in arrivo), uno, "Planetary: Ruling The World" e' una storia inedita pubblicata direttamente in volume brossurato Inoltre, i prezzi dei volumi brossurati (per dichiarazione degli stessi responsabili DC Comics e Marvel, che negli USA postano nei newsgroup) sono finora tenuti artificialmente alti per non danneggiare troppo le vendite degli albettini: e' interesse di queste case editrici avere una migrazione graduale dagli pamphlet ai volumi, per non avere crolli di vendite improvvisi nei primi con gravi danni economici. Ma ormai e' un processo irreversibile: piu' gente acquista i volumi, meno costeranno i volumi, mentre man mano che caleranno le vendite gli albettini dovranno continuamente aumentare il prezzo per non andare in passivo. Alla fine gli albettini saranno un mercato di nicchia per i nostalgici, un po' come adesso i dischi di vinile. DS: Chi compra fumetti dall'america sa che pensare ad un mercato fatto solo di albi incollati e' risibile. Chi compra fumetti dall'america e mette un po' il naso fuori dai comic shop (che sono pochissimi, meno di un decimo delle edicole italiane) sa benissimo che il mercato "largo" del fumetto, nelle librerie, e' fatto SOLO di volumi. Gli albettini sono off-limits. Persino la Disney, quando ha provato a rilanciare i suoi personaggi, si e' accorta che la testata _brossurata_ "Disney Adventures" , ispirata al "topolino" italiano, vendeva oltre le 200.000 copie, mentre gli albettini spillati (che non uscivano dai comic shops) non superavano le 6.000 copie... il fatto e' che i lettori italiani, acquistando i fumetti originali dalla Diamond, non vedono assolutamente nulla di tutto questo. La Diamond distribuisce solo nei comic shops, e quindi al lettore italiano sembra che esistano solo i comics shops. Non e' assoluramente vero. DS: I fumetti vendono poco: ebbene si, in Italia come in USA. Mi spiegava Memola che le tiratura di Tex in passato erano sul milione di copie, Non mi risulta che Tex abbia mai venduto piu' di un milione di copie con la serie inedita. Probabilmente Memola si riferiva alle vendite totali, ristampe comprese (e anche cosi', a quanti anni fa si riferiva?) DS: e che oggi il fumetto italiano piu' venduto vende sulle trecentomila. Si', questa e' la cifra che circola per le vendite attuali della serie inedita di Tex. DS: Dunque il formato bonelli e' in via di estinzione? Scusa, ma capisco da questo ridicolo paragone che non sai proprio di cosa stai parlando... Tex ha, nel corso di vent'anni, probabilmente dimezzato la tiratura. Ma in mezzo c'e' stata la grande crisi dei primi anni 80 (quella che ha ammazzato tutte le testate di Supereroi e tutte le testate tipo Intrepido e Monello) Nel corso degli ultimi 10 anni avra' avuto un calo sull'ordine del 15-25% delle vendite. Per vedere i dati di vendita delle testate americane, basta avere voglia di informarsi, sono postati regolarmente e ci sono siti che raccolgono i trend storici. Inoltre per legge le riviste vendute in abbonamento (come la maggior parte dei fumetti Marvel in passato) devono indicare una volta all'anno tiratura e copie vendute direttamente sull'albo.
Ti dico solo tre cifre: Ho reso l'idea? E non sto nemmeno a tirare fuori le vendite di Spiderman nei primi anni 90 (2 milioni di copie, che porterrebbero il calo di vendite al 98% in dieci anni) perche' si trattava chiaramente di una bolla speculativa. Micheal Burns ha postato in marzo le cifre del calo medio delle vendite delle testate fra il 1999 e il 2000 (medie annuali). Praticamente tutti i fumetti al top di marvel e DC presentano cali (in un anno, non in 10!!!) dell'ordine del 20-30%, con punte del 40% . DS: In quella esagerazione di parole, R ha buttato molto fumo negli occhi, oltre ad aver usato modi da cafone: contro la maleducazione nulla posso, ma contro le informazioni false si. Si', vedo come stai andando bene, a combattere le informazioni "false"... :-) DS: La marvel sta lanciando una nuova linea di collane, Ultimate, Beh, mi parrebbe molto strano per un editore USA non lanciare nuove collane. Con il ritmo in cui chiudono le vecchie, se non lo facessero dovrebbero chiudere in pochi mesi... DS: la Crossgen ha speso molti soldi per accaparrarsi buoni autori ed entrare nel mercato, Prima di parlare, ti sei informato su quanto poi vendono gli albi Cross-gen? No? Beh, l'ho fatto io: la testata Crossgen piu' venduta questo mese risulta questa: 95 Crux #3 CrossGen 19.1 - 3,0% Le cifre del taglia-incolla che ho fatto indicano che e' la 95° testata in ordine di vendite (alla faccia del boom), che vende _ai negozianti_ (poi bisogna vedere quante copie comprano i lettori) 19.100 copie, e che le vendite sono gia' in calo (del 3% rispetto al numero precedente) al terzo albo. Una nuova testata lanciata con enormi strombazzamenti, pagine e pagine di pubblicita' su tutti i cataloghi del settore, autori famosi circuiti a suon di dollari, e vende (in una nazione di oltre 200 milioni di abitanti) 19.100 copie... Nel frattempo un LIBRO come "Understanding Comics" (cioe' un volume di saggistica) ha superato le 100.000 copie vendute, quasi tutte in libreria FUORI dai comics shop... DS: Altra cosa: il futuro del fumetto e' nella schedatura dei clienti e nella vendita on line "su misura", con bassissimi resi. Hai la sfera di cristallo? Di solito chi afferma di sapere con certezza come si evolvono queste cose non ci becca mai... DS: Cosa non detta da R. Chissa', forse perche' ho preferito citare fatti e cifre, e non quello che si puo' vedere nella sfera di cristallo? DS: Ancora: "pila" dissi, ma chiaramente intendevo fila. Non era difficile capirlo. Da dove? DS: Nota di colore: caro R evidentemente o non leggi libri o ti puoi permettere una reggia. Noi comuni mortali con semplici appartamenti dobbiamo accontentarci di librerie e spazio risicato (terzo crollo). Ecco, ci mancava il solito discorso retorico sui soldi, tipico di chi non ha altri argomenti: se hai meno fumetti ti accusano di non avere letto tutto quello che hanno letto loro, se ne hai di piu' fanno le povere vittime della fame nel mondo. Evidentemente discutere nel merito senza queste sceneggiate e' troppo difficile... DS: Le librerie non sono tutte minute con scarso spazio in altezza: i fumetti sottili americani "in fila" stanno giusti e stretti quanto serve, i bonelli sprecano spazio in altezza e sono larghi (96 pagine). Questa e' bellissima, il "crimine" degli albi Bonelli e' di avere ben 96 pagine (di cui 94 di fumetto). E quindi occupano troppo posto. Se fossero come i comic book (32 pagine, di cui solo 22 di fumetto) sarebbe meglio perche' cosi' occuperebbero meno posto... :-) Ah, il gusto di aumentare il numero di pagine del 50% per metterci della pubblicita', cosi' (evidentemente) ci stanno piu' fumetti in uno scaffale... :-) DS: Poi vi era tutto un discorso sul fatto che in america hanno le buste perche' gli albi si rovinano: evidentemente non hai colto il nocciolo della questione. In america hanno le buste perche' non vogliono rovinare gli albi: ovvero vi e' una cultura del fumetto diversa dall'usa e getta. Sei irrecuperabile! :-) Vabbe',a questo riguardo ti lascio alle tue illusioni, non ho cifre pronte e citabili qui sul momento sulla percentuali di albi collezionati. Ma se un giorno andrai negli USA, attento all'atroce delusione, quando non troverai (statisticamente) nemmeno una casa in cui siano presenti fumetti... Il fumetto e' praticamente scomparso dalle case americane, relegato alla cultura dei "fans" da comic shop (una percentuale infinitesima della popolazione) ma avulso dalla vita quotidiana. Gli articoli nei giornali "popolari" che parlano di fumetti hanno sempre un tono nostalgico, come se si stupissero che esistono ancora (bisogna capirlo, se non entrano in un comic shop probabilmente sono vent'anni che non vedono un albo di Batman...). Ci sono probabilmente dalle 300.000 alle 500.000 collezioni di Tex, complete o incomplete, nelle case degli italiani (dando per buono il dato secondo cui il lettore di Tex e' molto fidato e regolare, ed e' ormai scomparso il lettore "occasionale", e contando poi 53 anni di pubblicazioni con molti lettori che avranno smesso ma non hanno buttato la serie. In realta' e' una cifra molto conservativa, quando andavo per soffitte alla ricerca di fumetti rari era rarissimo trovare una casa senza una collezione anche minima di albi di Tex...). Le collezioni di Spider-man negli USA non credo siano mai state censite, ma quelle con i primi numeri (contemporanei pressappoco ai Tex Gigante) sono molto probabilmente sull'ordine di 100-1000 (ed e' piu' probabile la cifra piu' bassa). Ovvio che con il Boom speculativo degli anni 90 ci saranno un sacco di collezioni di spiderman di nessun valore in giro (con i numeri dal 300 in poi, magari), ma anche ad esagerare e a credere che tutti i lettori attuali di Spider-man siano collezionisti, sono al massimo 50.000 copie. In una nazione con una popolazione 4 volte superiore a quella italiana. Ma no, tu sei convinto lo stesso che negli USA (negli USA, non nella micro-cultura dei pochi fans rimasti, meno dell'un per mille della popolazione...) ci sia la "cultura del conservare i fumetti". E' perche' lo dici? Perche' qualcuno vende bustine... DS: Chi compra tex, caro R, per lo piu' lo butta. Perche' lo dici tu suppongo. In base a quali informazioni o inchieste di prima mano sei giunto ad un simile risultato? DS: Ma sopratutto, a qualcuno interessava parlare di mercato e crisi del fumetto? Non so, hai cominciato tu a tirarli in ballo, pensavo che almeno a te sarebbe piaciuto saperne qualcoa di piu'... :-) DS: Perche' dare numeri fasulli o semplicemente irrilevanti? Senti bello, non ti azzardare a darmi ancora del bugiardo o ti ridicolizzo _davvero_, OK? Prima di andare a sparare accuse simili dovresti magari controllarle, le cifre. Ma no, a che serve, quando si sa gia' tutto per scienza infusa...
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