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| Dialoghi nella rete/1 |
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Dopo una lunga assenza, ritorna "Dialoghi nella rete" con questo acceso scambio di vedute circa la comodità e la praticità del formato degli albi bonelliani rispetto a quello dei comic book americani, tratto dalla Mailing list Ayaaaak. Data la lunghezza, abbiamo ritenuto necessario dividere l'intervento in due parti.
Formato Bonelli vs Comic Book
La discussione nasce da questo breve inciso di Moreno Roncucci, al quale segue una replica di Davide Siccardi:
Moreno Roncucci:
Davide Siccardi:
Mi dirai: ma chi compra Bonelli magari non compra fumetti esteri.
Resta comunque scomodo: un albo spillato di poche pagine occupa poco
spazio, il volume spesso e tozzo della Bonelli (come dicevano una volta
del formato mignon del Punitore: "e' come Calimero: piccolo, brutto ed
in bianco e nero") e' brutto a vedersi e scomodo da sistemare.
Resistente senza dubbio, ma pure con un tipo di carta che ingiallisce
molto, molto velocemente.
Rat Man e' piu' snello, ad oggi non mi e' ancora ingiallito, non
scrocchia assolutamente (Bastard scrocchiava: assurdo a dirsi,
all'autore giapponese piaceva cosi'), non perde pagine (Preacher perde
pagine, non Rat Man) e va bene cosi'.
Tra l'altro, chi compra Rat-Man lo colleziona, non lo butta.
Invece tra i molti piu' lettori di Tex (e della Bonelli in genere)
immagino ci sia molta piu' gente che butta via gli albi dopo averli letti.
O almeno, dalle pile di fumetti che mi e' capitato di vedere accanto ai
bidoni della spazzatura (Bonelli e Disney, in genere) direi questo.
Senza dubbio il formato "a quaderno" (inteso nel formato bonelliano) e'
stato una svolta significativa e vincente, e senza dubbio a tutt'oggi
rimane una maniera azzeccata di produrre fumetti, ma e' decisamente
anche una delle maniera piu' brutte (e spesso penalizzante per i
disegni) di vendere fumetti.
MR: Ora, sara' perche' in casa ne ho piu' di 10.000, sara' perche' seguo il mercato USA direttamente dagli albi originali dal 1982, sara' perche' e' una scuola fumettistica che mi ha sempre affascinato, tanto da aver letto almeno una trentina di volumi e speciali sulla sua storia, sviluppo, etc... ... ma mi sembra di sentir parlare dei fumetti di un altra dimensione! Roba che non si e' mai vista nel nostro mondo!! Roba che stravolge tutto quello che si sa sul fumetto di _questa_ terra!! Albi spillati che durano nel tempo rispetto ai "delicati" brossurati??? La presenza di price guides come esempio della vicinanza al mercato librario e di "rispetto" per il fumetto? O sto avendo allucinazioni, o sono finito in un altra dimensione senza accorgermene, o ci sono veramente tante, tante, tante idee errate sui comics USA da meritare una nuova mailing list solo per discuterne! Ma visto che il paragone con i Bonelli li rende in topic, per adesso possiamo usare questa... :-) Prima di passare a rispondere alle singole persone, qualche informazione generale (un po' di pazienza, non dura molto): 1) Il pamphlet (volantino, fogliaccio, depliant: e' il nome che gli stessi americani danno al formato Comic Book) e' in via di estinzione, e gia' adesso non e' quasi piu' economicamente praticabile: ci sono molte serie USA che sopravvivono solo grazie alla successiva ristampa in volume brossurato. 2) Il formato Pamphlet nacque negli anni 30 come veicolo promozionale per cinema e negozi: in omaggio ai clienti venivano dati questi sottili albettini per bambini con dentro varie strips prese da quelle pubblicate su quotidiani. Dopo poco a qualcuno venne l'idea di farne vere e proprie pubblicazioni (Famous Funnies) da vendere nei negozi vicino al banco dei canditi o dei gelati. Erano pubblicazioni dichiaratamente rivolte ai bambini o (piu' tardi) agli adolescenti, mentre il fumetto pubblicato sotto forma di Daily Strips e Sunday Pages sui quotidiani (e poi raccolti in volumi brossurati) erano i fumetti, se non per adulti, per tutti. 3) Nel dopoguerra, la crisi di vendite dei Comic Book spinse gli editori a tirare al risparmio, scegliendo carta sempre piu' economica, riducendo il formato (i primi comic book erano su carta migliore e di formato piu' grande) e il numero di pagine a favore della pubblicita' (si passo' da 64 a 48 pagine, e poi 32, mentre le pagine di storia calavano fino ad arrivare, ad un certo punto, a sole 17 pagine, con 15 pagine di pubblicita' e posta). Per la carta si passo' alla famigerata "newsprint", ottenuta da materiale di scarto omogeneizzato con vari acidi. Particolarita' di questa carta e' che bastano pochi minuti di esposizione al sole per farla ingiallire (fate la prova...), quando ingiallisce puzza, e che anche se conservata con tutte le precauzioni (e questo significa cambiargli la busta ogni 3-4 anni per togliere gli acidi che si accumulano all'interno) diventa fragile e si disgrega facilmente dopo pochi decenni. Sempre per risparmiare, le case editrici rinunciarono a tenere gli arretrati: l'edicolante strappava le copertine e rimandava in resa solo quelle, e buttava il resto (o lo rivendeva ai ragazzini per un decimo del prezzo). Il fumetto esisteva per pochi giorni, poi spariva per sempre ed era introvabile. Obsoleto e di nessun interesse (tanto le stesse trame venivano riciclate piu' e piu' volte..) Su queste scelte editoriali si possono fare due considerazioni: A) La scelta di un formato cosi' "umile" ed economico e' stata, secondo molti commentatori moderni (fra cui, per esempio, Kurt Busiek e Scott McCloud) un gravissimo errore. Confino' i comic book all'ambito di roba da poco, che vale meno di un pacchetto di cicche (quando i Bonelli costavano gia' 1800 lire, io trovavo i comic book a 650 lire l'uno...). E soprattutto li rese un qualcosa che rendeva cosi' poco all'edicolante che non aveva assolutamente nessun interesse nel promuoverli. Pian piano, sempre piu' negozi smisero semplicemente di tenerli, o li mandavano in resa senza nemmeno esporli. Inoltre questa corsa al risparmio riguardava anche gli autori, pagati paghe da fame e derubati in ogni maniera, tanto da spingere i migliori ad abbandonare il ramo. Guardando a livello mondiale, si vede (e i commentatori americano fanno spesso questa osservazione) che nei paesi dove si e' seguita la via americana con albetti di pochissime pagine a pochissimo, il fumetto si e' man mano quasi estinto (come e' ormai quasi estinto negli USA). I paesi dove il fumetto si e' sviluppato e le vendite per anni sono aumentate sono quelli dove si sono lanciati formati piu' duraturi e sostanziosi (Giappone, Francia, anche l'Italia con Tex Gigante , Topolino Libretto e Diabolik, tutti con piu' di 100 pagine). Sono anche i paesi dove il fumetto e' fatto per essere esposto in libreria (NON come il classico comic book USA, che va messo al massimo in uno scatolone chiuso!) B) Per i pochi appassionati rimasti in un mercato cosi' bistrattato, cercare anche il numero del mese prima era un impresa. Non tutti i numeri venivano distribuiti tutti i mesi (se il negoziante non ne aveva voglia, il numero di quel mese dei FQ tornava subito in resa, tanto per quello che gli rendeva.. d'altronde spessissimo lo stesso distributore non stava manco a distibuirlo...), e se saltavi un numero diventava impossibile trovarlo. Inoltre, anche se trovavi uno zio o un cugino con la copia che ti mancava, era quasi sicuro che la trovavi stropicciata, ingiallita e puzzolente, con la copertina staccato o con le spille allentate. Questo non e' un mercato librario (dove i libri, esauriri, vengono ristampati. Come faceva Bonelli per Tex, sempre disponibile per chi ne faceva richiesta dal 1957 al 1988, a costo di ristamparlo venti volte...), questo e' una meccanica da mercato delle sorpresine Kinder, o dei francobolli! Un mercato di roba "collectable", effimera, che nessuno conserva e proprio per questo diventa rara e "preziosa" per i pochi collezionisti. E' per questo che sono nate le guide dei prezzi. Altro che "rispettano tanto il fumetto, che aumenta di valore". Aumentava di valore proprio perche' NON era rispettato, tutti li buttavano via, la casa editrice se ne fregava degli arretrati (chi chiede gli arretrati degli ovetti alla Kinder?), e se volevi il numero DEL MESE PRIMA dovevi andare a comprarlo a caro prezzo da un commerciante! (E a quell'epoca non c'erano i negozi di fumetti, i commercianti erano tutti privati che andavano con il banchetto alle convention. Finita la convention, niente piu' occasione di cercare il numero del mese prima. A meno che non li contattavi per posta) Stesso discorso per l'esistenza di buste protettive: come si fa a sostenere che i comic book sono piu' duraturi perche' "per loro fanno le buste protettive"? E' come dire che il sesso e' meno rischioso, dal punto di vista dell'AIDS, del giocare a carte, perche' consigliano di usare il preservativo!! :-) Le buste protettive si sono rese necessarie, nel mercato americano, perche' senza di quelle col cavolo che si conservano per piu' di pochi mesi, quei fragilissimi e sottilissimi albi-sottiletta! Nel mercato italiano si sono diffuse solo molti anni dopo (e sono tutt'ora molto meno diffuse) semplicemente perche' un albo Bonbelli non ne ha nessun bisogno. E' _costruito_ per essere durevole D'altronde, per valutare la durabilita', basta vedere la rarita' dopo tanti anni. Ci sono fumetti americani che valgono decine di milioni, di cui esistono solo (a quanto se ne sa) solo 5 copie al mondo di cui solo una integra. Poi vai a vedere la tiratura iniziale e scopri che fu venduto in centinaia di migliaia di copie. E ti chiedi "un momento, il numero tal dei tali della striscia brossurata di Tex e' della stessa epoca, fu tirato in un numrro dieci volte inferiore di esemplari, come mai non vale tanto?" Non vale tanto (nonostante sia molto piu' ricercato: i collezionisti ad alti livelli di materiale Bonelli superano di gran lunga quelli di certi personaggi sconosciuti degli anni 50) semplicemente perche' ce ne sono molte piu' copie in giro: a parte quelle gettate via dalle mamme o comunque distrutte dai bambini, le altre sono rimaste tutte. La carta non si e' decomposta, non essendo spillate non si arrugginita la spilla e non ha distrutto la carta attorno (invito quelli convinti della durabilita' degli albi spillati ad andare ad una mostra e vedere le condizioni delle spillature dopo un tot di anni), avendo la costola piatta non si e' arrotolata come fanno gli spillati, etc. Queste pratiche, nel mercato USA, hanno portato ad una continua ghettizzazione dei comic books, i cui lettori sono calati continuamente nel corso degli anni. Finche', negli anni 70, la situazione non era piu' sostenibile: non era piu' possibile distribuire i fumetti come prima, le scarse vendite erano coperte da rese elevatissime. L'ancora di salvezza ad un mercato agonizzante la diede Phil Seurling con la sua idea di una distribuzione alternativa, senza rese: i fans avrebbero acquistato un tot di copie direttamente dalle case editrici bypassando completamente i negozi che non esponevano piu' i fumetti. Da questa intuizione nacquero i comics shops, che furono la cosa che salvo' il fumeto USA negli anni 80. In pochissimi anni, la maggior parte dei comic book americani non fu piu' nemmeno distribuita fuori dai comics shop (oggi, fuori da essi trovi al massimo gli X-Men e Archie). Questo consenti' alle case editrici di sopravvivere, ma li lego' purtroppo ad un pubblico composto in misura sempre piu' grande da fans. Con tutte le connotazioni negative del termine. Una cosa che da subito notarono le case editrici fu che questo nuovo pubblico non badava a spese. O, almeno, ci badava molto meno del pubblico "generico" che comprava i comics insieme alle cicche. Questi andavano nel negozio dei fumetti apposta per comprare fumetti. E spendevano in fumetti cifre anche consistenti, con un interesse quasi feticistico piu' che da lettori (tipico il caso dei "marvel Zombie", quelli che negli anni 80 si compavano tutti i fumetti pubblicati dalla Marvel, qualunque essi fossero - e nessun fumetto di altre case editrici). Furono tentati nuovi formati, ma quello che fu chiaro sin dal principio fu che questi fans volevano si' fumetti su carta migliore, stampati meglio, colorati meglio, etc... ma li volevano lo stesso in formato comic book!! Dal punto di vista di un tipografo o di un editore, e' una follia. Per quanto ci si possa spendere sopra, un albo spillato restera' sempre intrinsecamente fragile: le spille creano esse stesse dei punti di stress sulla costola, e alla lunga rompono la carta: lo stesso atto del leggerli sforza la copertina, come un fil di ferro piegato piu' e piu' volte, e rendere piu' rigida la carta _peggiora_ questo problema invece di ridurlo. Un albetto spillato da conservare e' per definizione un albetto da non leggere, feticistico, perche' ogni volta che lo leggi lo danneggi. Uno spillato letto non sara' mai "grade100%" secondo la gradazione delle price guides. Inoltre la costola con il titolo e' un _bonus_, un vantaggio, e rinunciarci a priori (spendendo di piu'!) per mantenere il costoso albo che compri il piu' simile possibile agli albetti da poco della tua infanzia e' un comportamente fra il feticismo e il masochismo. Fare un albo spillato costoso e' come montare la carrozzeria di una ferrari sul telaio di una 500, non ha alcun senso. Ma i fans quello volevano e quello ottennero. Prodotti su carta patinata, con colorazioni al top della tecnologia, i comic book schizzarono a prezzi assurdi e ridicoli. In breve tempo per acquistare un albetto di 22 pagine occorse spendere 2.50 dollari (meta' degli anni 90, dieci anni prima costavano 65 centesimi: prezzo quadruplicato in circa 10 anni: e' poi qui c'e' gente che si lamenta degli aumenti Bonelli..). In un primo tempo, quando i lettori si adattarono a questi aumenti (e si ebbe un boom speculativo gonfiato da riviste per gonzi avidi come Wizard) questa politica diede guadagni record. Ma quando gli speculatori mollarono (cioe' quando si accorsero che se tutti imbustano e conservano i fumetti senza leggerli, quei fumetti non valgono piu' un cavolo) e i lettori si stufarono di costosissime storie ipercolorate con ben poca sostanza, il mercato ebbe un ennesimo crollo. Ho detto prima che il mercato USA e' sul punto dell'estinzione. Non sono cose che dico io, sono cose che dicono le cifre (e anche diversi autori ed editori). In dieci anni le tirature si sono ridotte al 10% . Oggi vendere 30.000 copie e' un grandissimo successo (i fumetti che superano le 70.000 si contano sulle dita di una mano). Dieci anni fa una testata che vendeva SOLO 150.000 copie veniva chiusa... E il formato comic book sta, poco alla volta, venendo (finalmente!) abbandonato. Poco alla volta perche', purtroppo, il pubblico rimasto e' composto dai fans all'ultimo stadio, quelli che hanno causato sto' casino, quelli che vogliono comic books e solo comic books, e solo di supereroi. Con questi quattro gatti non si campa, ma se li scontenti e quelli ti mollano fallisci prima ancora di avere la possibilita' di cercarti un altro pubblico. Ma piano piano, la DC, la Image, la Dark Horse, e tutte le altre case editrici (e ultimamente anche la Marvel) hanno iniziato a ristampare, e poi a produrre direttamente, i loro fumetti sotto forma di volumi brossurati. I primi sono stati come al solito gli indipendenti (Cerebus e' ristampato in volume da oltre vent'anni) ma ormai qualunque serie Vertigo si sa che verra' ristampata primo o poi in volume brossurato. E gia' ci sono diversi fumetti Vertigo (o di altri) prodotti direttamente in questo formato, senza passare per i comic book. E vengono venduti anche nelle librerie normali, dove i comic book mai e poi mai verrebbero fatti entrare... Sara' un processo lento, ma o si supera il comic book (e quei quattro gatti dei loro fans) o il fumetto USA non ha futuro. Tornare alla carta newsprint e ai colori piatti non si puo', significherebbe far fallire i comic shop e non avere altri punti vendita di nessun tipo. Quindi i prezzi non possono calare, ma si puo' almeno, per quelle cifre, dare un solido e duraturo volume da libreria (che alla fine, in costo per pagina, costa meno di un comic book). Qualunque lettore normale concorderebbe, e i fans feticisti del comic book tanto sono in via di estinzione.. Quindi, in poche parole, il mercato USA sta scoprendo finalmente quello che Bonelli ha capito nel 1957 (e in Francia e in Giappone, anche prima!) :-) OK, finita la parte storica (durata piu' di quanto pensavo, spero che siate ancora svegli...) passiamo a qualche considerazione puramente fisica. Ho visto alcuni sostenere che i comic books stanno meglio in pila uno sull'altro. Immagino che lo ha detto ne abbia molto pochi (o che abbia un sacco di pile piccole), visto che a mettere in pila i comics americani non puoi metterne piu' di 20-30 senza rischiare di schiacciare e arrotolare quelli sottostanti, e senza far prendere forme tondeggianti a quelli superiori. I comic books non possono essere messi in pila. Non possono essere messi in libreria (come cavolo riconosci una certa copia? Inoltre, se la libreria e' troppo lunga si piagano lo stesso, e se li imbusti la spinta laterale li fa spostare dal fondo provocando comunque pieghe). Non possono essere conservati senza imbustarli. L'unica maniera di conservare a lungo i comic book e' quella di metterli in piedi ben pigiati (ma non troppo) in uno scatolone (ne fanno di appositi su misura) al buio. Se usate un altra maniera, cambiate metodo: quello e' l'unica maniera che dia buoni risultati (sulla mia eterna lotta per far conservare per decenni quei fragilissimi pamphlet potrei scrivere libri interi). Ma questa non e' la maniera di conservare un libro! Cosa me ne faccio di migliaia di sottili albettini imbustati uno per uno in scatoloni chiusi impilati nel punto della casa piu' al buio? E' una collezione da "avere e non godere" , non una raccolta di libri _vivi_ da leggere e rileggere! Per anni mi sono adattato perche' era l'unica maniera di leggere in originale certi fumetti (e poi un po' io SONO un collezionista - feticista...), ma da quando esiste l'alternativa dei trade paperback ho diminuito enormemente i miei acquisti di questi effimeri ed inutili albetti, preferendo di gran lunga dei volumi da leggere e rileggere. In quasi vent'anni ho riempito la casa con 38 di questi scatoloni pieni di fumetti anche belli ma che e' come se non avessi (chi si mette a spostare 3 scatoloni e a togliere dalle buste una trentina di albi per rileggersi il Thor di Simonson? E' per questo che mi sono comprato il comodo trade paperback pubblicato giusto il mese scorso dalla Marvel, nonostante fossero storie che avevo gia'. Perche' era come non averle, l'averle in comic book). Se il mercato continua cosi' la tendenza all'abbandono dei pamphlet, spero di non superare mai i 40 scatoloni anche se dovessi continuare a comprare fumetti altri 60 anni!! Abbasso i comic books, viva i volumi! Ma ora, passiamo alle risposte: non staro' pero' a ripetere le cose scritte sopra, che rispondono gia' alla maggior parte delle cose dette a favore dei comic book DS: Guarda che il formato Bonelli, pur non privo di molti pregi, e' decisamente scomodo. E' di gran lunga il formato piu' comodo fra quelli usati per i fumetti italiani. In un modulo standard di libreria ci stanno due file esatte (se fosse un po' piu' largo non ci starebbero, se fosse un po' piu' alto sarebbe sproporzionato e occuperebbe piu' spazio). Inoltre la costolatura non gonfia (a differenza di quelle di molti trade paperback o brossurati della concorrenza) e quindi puoi metterne in fila tanti quanti vuoi, ma rimangono sempre aderenti senza rotazioni o pagine piegate liberamente mentre le costole si schiacciano fra di loro (il classico "effetto Eternauta") Ho in casa piu' di venti librerie diverse, dalle scaffalature-parete alle classiche dispense riadattate, da scaffalature di negozio recuperate e riutilizzate alle ante di un vecchio armadio. E se tutti i formati fossero comodi come quelli Bonelli la mia vita sarebbe molto piu' facile. I comic book si piagano e si stropicciano e devi metterli negli scatoloni, i volumi cartonati (anche quelli di costo elevato) non hanno mai le copertine esattamente parallele e non puoi metterli in scaffali troppo lunghi o l'ultimo ha la copertina piegata di 40° rispetto al primo (e poi ti voglio vedere ad appogggiarlo all'altro lato della scaffalatura senza rovinare la costolatura). Gli Eura non ne parliamo. I manga riuniscono il non parallelismo dei volumi ad un formato che ti costringe ad usare la tripla fila o a sprecare un sacco di spazio. Magari, fossero tutti comodi da mettere in libreria come i Bonelli! DS: Scomodo innanzi tutto per i collezionisti (o chi, ad ogni maniera, compra normalmente fumetti): e' chiaro che avere a disposizione piu' pagine consente di sviluppare per bene una storia, ma e' pure chiaro che il formato a quaderno sballa tanto la pila dei libri quanto quella dei fumetti americani (o manga). Nessun collezionista degno di questo nome metterebbe mai i fumetti in pila. E' una delle maniere migliori di rovinarli. (Per forza poi i volumi ti si scollano. Guarda che non e' colpa dell'editore, cosa vuoi che ne sapesse lui che la copia sarebbe andata in mano a qualcuno che applicava magari 30 chili di peso di taglio direttamente sulla costolatura...) Comunque, anche da questo punto di vista, il formato Bonelli e' di gran lunga il migliore. I comic books non li puoi mettere in pile alte piu' di 20 cm senza rischiare di danneggiare quelli sottostanti e piegare quelli soprastanti (poggiati su un cilindro, ormai, piu' che un piano). E se li imbusti ti sfuggono di lato come saponette. I manga non li puoi mettere in pile troppo alte perche', non avendo le copertine parallele, dopo poco il piano e' storto e la pila diventa instabile e cade. I fumetti Bonelli, invece, li puoi mettere in pile altissime e rimangono sempre in piano. Inoltre, avendo la costolatura leggermente piu' stretta del resto dell'albo, evitano il problema dello scollamento che avevo citato in precedenza. Effettivamente, sono gli unici fumetti che conosca per cui il conservarli in pile non sia totalmente controproducente.. Certo che se uno e' tanto poco avveduto da mettere, oltretutto, nella stessa pila fumetti di dimensioni diverse... beh, si merita tutte le pieghe che trovera' quando li andra' a rileggere (e che imputera', sicuramente, al "formato non adatto", e non ovviamente alla sua scarsa lungimiranza... :-) Non commento poi la frase sul fatto che "il formato Bonelli non va bene perche' sballa la pila dei manga" perche' mi pare che siamo al delirio (quando l'ho letto per la prima volta, il tuo post mi sembrava uno scherzo...). A parte tutte le considerazioni su chi mai ti costringa a mettere i Bonelli nella pila dei manga, allora perche' non sono i manga ad avere un formato sballato perche' non stanno bene nella pila dei Bonelli? DS: Resta comunque scomodo: un albo spillato di poche pagine occupa poco spazio, il volume spesso e tozzo della Bonelli (come dicevano una volta del formato mignon del Punitore: "e' come Calimero: piccolo, brutto ed in bianco e nero") e' brutto a vedersi e scomodo da sistemare. Mi sa che non hai mai dovuto sistemare grandi quantita' di fumetti, vero? ;-) Cominciamo a correggere le balle: a parita' di pagine di storia, un albo bonelli e' piu' sottile di un comic book . Quindi occupa meno spazio. E se vuoi avere meno pagine di storia, basta che ne compri di meno. Sul "piccolo, brutto e in b/n", sono indeciso fra il chiederti se preferiresti veramente i disegni di Bacilieri colorati da quei cani che massacrano con protoshop molti albi USA, o se iniziare un altro thread con quello che penso sui bampa che considerano i fumetti a colori superiori a quelli in b/n... :-) DS: Resistente senza dubbio, ma pure con un tipo di carta che ingiallisce molto, molto velocemente. La Newsprint (su cui sono stampati la stragrande maggioranza dei comic book mai pubblicati) ingiallisce in poche ore. La carta che usano attualmente sui comic book, patinata, ti costa piu' di 250 lire a pagina di storia. (A parita' di prezzo un Bonelli costerebbe 25.000 lire) ed e' comunque troppo lucida e "spara", facendo perdere molti dettagli al disegno. La carta usata sui manga della MITA e' di solito tropo sottile e zeppa di gesso e se la tieni in un atmosfera non sufficentemente secca si gonfia, rendendo difficile la lettura e facendo "scroccchiare" la rilegatura. Come compromesso qualita' - prezzo la carta dei Bonelli e' favolosa, se vuoi di meglio ti consiglio di rivolgerti direttamente ai volumi cartonati da 30.000 lire senza stare a perdere tempo con i fumetti da edicola. Inoltre, se veramente riesci a far ingiallire velocemente la carta dei Bonelli (di solito invece molto resistente a questo problema, ho albi Bonelli degli anni 60 senza la minima traccia di ingiallimento) vuol dire che li tieni continuamente esposti ad una luce molto forte, probabilmente quella del sole. Mmmm... fumetti in pile, con fumetti di formato diverso nella stessa pila, esposti al sole... dimmi, sei proprio sicuro di essere un collezionista? ;-)
[esempio Rat-Man] Perche' piace il personaggio, ma non stavo parlando di cosa fa l'acquirente (e' noto che gli acquirenti conservano di tutto, c'e' gente che conserva i pacchetti di sigarette vuoti, o i francobolli usati...). Stavo parlando di come e' realizzata l'edizione. E l'edizione MITA di Rat-Man urla "albetto da leggere e buttare" da ogni minimo dettaglio, non certo solo dalla pubblicita'. Per fortuna almeno hanno migliorato carta e rilegatura negli ultimi numeri, all'inizio era proprio fetente (ovvio che te ne accorgi solo se hai gli originali, non le ristampe) DS: Invece tra i molti piu' lettori di Tex (e della Bonelli in genere) immagino ci sia molta piu' gente che butta via gli albi dopo averli letti. Ah, questo senza alcun dubbio: se anche solo un lettore di Tex su 10 buttasse via l'abo, si avrebbe un numero di Tex buttati pari al doppio della tiiratura di Rat-Man: ogni lettore del ratto dovrebbe burrate via l'albo, tornare a prenderlo, e ributtarlo via un altra volta, per pareggiare questo numero di albi buttati... :-) Ma, d'altro canto, basta girare un po' nelle case degli italiani per notare quante persone hanno, in bella mostra in libreria, la collezione completa (ovviamente piena di ristampe, ma che gli frega?) di Tex. Mantenuta da 20, 30 o anche 40 anni. Ne dovra' macinare di copie, il buon Rat-man, per solo avvicinarsi a questo livello di "collezionismo di massa"... DS: O almeno, dalle pile di fumetti che mi e' capitato di vedere accanto ai bidoni della spazzatura (Bonelli e Disney, in genere) direi questo. Ti capita spesso di rovistare nei bidoni della spazzatura? ;-) Come al solito, in questo post, stai tirando conclusioni a casaccio basate solo su tuoi errori concettuali: se Rat-Man vende un ventesimo delle copie di Tex e un sessantesimo delle copie dei Bonelliani in genere, non ti pare perfettamente logico che tu ne veda meno copie gettate? Potrebbero gettare via l'INTERA tiratura di Rat-Man, e tu non te ne accorgeresti nemmeno, visto l'insignificante numero di copie che toccherebbe ad ogni bidone.... :-) Ma lasciamo il buon Davide, che con le sue argomentazioni mi ha almeno fatto ridere di gusto (e non sono mica ancora sicuro al 100% che il suo post non fosse uno scherzo) e passiamo a... ancora a Davide???? =:-I DS: [snip] Ma guardate che il formato americano, debitamente imbustato, e' decisamente meglio preservabile del formato bonelli Certo, lo prendi, lo imbusti in una robusta sleeve di Mylar (magari con tanto di backing board), e cosi' protetto e irrigidito e' "meglio preservabile" dei fumetti Bonelli... e da questo tiri fuori che sono piu' duraturi???? Perche' il confronto non lo fai a parita' di imbustamento? (cioe', o tutti e due con la busta, o tutti e due senza?) :-) Forse perche' in quel caso i Bonelli ridicolizzerebbero quei sottili e fragili albetti? DS: tanto difficile da piazzare in una libreria dal finire con il costringere il possessore del volume a incastrarlo dove meglio puo'. Devi avere la libreria piu' strana dell'universo, dove sta comodo un comic book (e gia' qui siamo alla fantascienza, visto che si piegano comunque per il maggiore spessore da un lato), e invece un bonelli (piu' basso e piu' stretto) fa fatica ad entrare... :-) DS: E' assolutamente vero che le copertine delle edizioni americane sono _decisamente_ troppo sottili. Ma le buste esistono per risolvere questo problema. Se i comic book non fossero edizioni da poco fatte per non durare un cavolo, non ci sarebbe nessun bisogno di buste. DS: A cio' aggiungo che i lettori di comics _non buttano_ i fumetti. Perche' sono tutti convinti (ingenui) che un giorno varranno un casino? ;-) Sei poco aggiornato. Fino a qualche tempo fa, con la speculazione rampante, tutti conservavano i comic book (i piu' gonzi anche piu' copie dello stesso albo). Oggi che si e' sgonfiata la bolla speculativa, se parli con i negozianti (sia in talia che negli USA) scoprirai che sono sommersi dagli ex acquirenti che vogliono rivendere i loro vecchi albi. Io ho migliaia di comic book che rivenderei (anche di edizioni italiane, comprese le prime della Star Comics) e non essendo tanto ingenuo da credere che valgano un casino le vendo anche a poco, ma niente, non le vuole nessuno... DS: Non e' un caso che in america il mercato dei fumetti di seconda mano sia organizzatissimo, mentre in Italia e' lasciato all'improvvisazione. E non ti viene il vago sospetto che questo sia dovuto al fatto che in Italia le case editrici VENDONO gli arretrati, e non ti costringono a rivolgerti altrove? :-) DS: Sono i giapponesi a buttare i fumetti (ma da quel che ho capito solo alcune edizioni). E non ci sono piu' le mezze stagioni... DS: Inoltre se molto si dice sulla carta delle edizioni italiane dei fumetti americani, oggi nulla si puo' dire della carta dei fumetti americani "maggiori" se non che e' perfetta per resa di colori e disegni. Mica tanto. Troppo lucida e "spara" troppi riflessi. DS: E pure: la spillatura consente la piena lettura della pagina e... non si scolla con il tempo! Se non li metti in pila, non si scollano nemmeno i brossurati... :-) (e poi, io sinceramente saranno vent'anni che non vedo un bonelliano scollarsi. Hanno una rilegatura robustissima. A qualcuno di voi e' capitato?) Invece, gli spillati si rompono un po' di piu' ogni volta che li leggi, e le stesse spille distruggono un po' alla volta la carta. Certo, se per te la "piena lettura della pagina" si ottiene solo aprendo a 180° due pagine affiancate, questo non dovrebbe essere un problerma visto che romperesti alla stessa maniera (anzi, prima) anche un brossurato. Ma perche' farlo, visto che io leggo benissimo anche i brossurati senza romperli? OK, lasciamo (un altra volta) Davide, e passiamo a... Davide???? (ma che c'era, solo lui che criticava il formato Bonelli? E ditemelo prima, no?!) DS:[snip] Il texone piu' che scomodo e' scomodissimo, ma le tavole giganti sono un piacere. Essendo incollato prima o poi si scollera', purtroppo. Falso. Se fatta bene, una brossura resiste di piu' delle pagine che collega (cioe', si rompono prima la pagina della colla) E la brossura dei bonelli (Texoni compresi), pur essendo di qualita' diseguale a seconda della tipografia (ottima quella di Euroweb, che stampava Tex - adesso e' indicato I.L.T.E, non so se e' solo un cambio di nome o hanno cambiato tipografia - , mentre purtroppo le copie uscite dalla Rotolito Lombarda, che fa Nick Raider, Julia e - purtroppo - Magico Vento, si riconoscono per la rilegatura ondulata e scrocchiante) e' comunque la migliore fra quelle dei fumetti "da edicola" (quelle di volumi dal costo molto piu' elevato, come i volumi da libreria Play Press, non sono nemmeno paragonabili tanto sono fragili) DS: La spillatura, oltre a permettere una totale apertura dell'albo (e conseguente pieno godimento delle tavole), e' "eterna". Col cavolo! :-) Ne riparliamo fra qualche anno. Ti consiglio di non farti troppe illusioni... :-)
Luca Salvadei: DS: I 'mericani non sono mai costolettati. See, buonanotte.... Mai visto un albo Prestige Format? Strano, ne escono decine e decine ogni mese. Cosi' come escono decine di graphic novels, trade paperback, compact, etc. etc. Ormai ogni mese negli USA escono piu' pagine brossurate che pagine spillate, e questo dice che "gli americani non sono mai costolettati"... :-)
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