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| La posta di uBC/1 |
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Potete partecipare al dopolavoro sia utilizzando l'apposito form, sia scrivendo direttamente al sottoscritto, curatore della rubrica. Anche per questo mese, buona lettura.
Il sito è stato ideato su progetto grafico elaborato da Nico Zardo, art director della Casa editrice, e realizzato da Ilte.Net, branca della Ilte (società italiana del settore grafico editoriale) che si occupa di web design e dello sviluppo di tecnologie applicate a Internet. Organizzato in diverse sezioni (ciascuna dedicata a un aspetto specifico della produzione bonelliana) il sito promette di diventare un vero e proprio catalogo virtuale ricco di immagini, notizie, anticipazioni, interviste e rubriche che verranno regolarmente e costantemente aggiornate. Offrirà, inoltre, una serie di servizi per il lettore e il visitatore, primo fra tutti la possibilità di acquistare on line i numeri arretrati delle varie serie. La Bonelli entra in rete ufficialmente, una presenza significativa che arricchisce le risorse presenti per gli appassionati di fumetti: i migliori auguri da parte di tutto lo staff di uBC!
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Credo che l'operato di Manfredi sia da elogiare sotto più punti di vista: innanzitutto per la bravura che ha dimostrato nel calarsi alla perfezione nel mondo western, genere che credo non avesse mai affrontato in precedenza (ricordate il tremendo Gordon Link?), bravura che si è tradotta nella creazione di 46 albi quasi tutti perfetti, sia stilisticamente che emotivamente, ma soprattutto per la lezione che ci ha dato, dimostrando che è ancora possibile dire qualcosa di diverso in questo genere, o almeno di poter FARE qualcosa di diverso, creando saghe notevolmente complesse (come le storie di Tex non sempre sono) ma lineari nonchè storicamente documentatissime. Nulla da dire poi sul parco disegnatori, sicuramente il migliore della casa editrice: se è vero che quasi tutte le altre testat hanno ottimi disegnatori (penso a De Angelis, a Villa, ad Andreucci, ad Alessandrini, a Brindisi, a Diso) è anche vero che per esigenze di mercato spesso essi vengono affiancati da autori di inguardabili scarabocchi (e qui penso a Di Clemente, Torti, Busticchi e Paesani, Cassaro, ecc...). Su Magico Vento questo non succede: se le vette di eccellenza sono rappresentate da Frisenda, Milazzo, Parlov e Mastantuono, al loro fianco, per non farcene sentire la mancanza (davvero breve, visto che ognuno di loro realizza un albo a poca distanza da quello precedente) ci sono ottimi autori come Piccatto, Biglia, Barbati e Ramella. Mi interesserebbe sapere come i disegnatori vengono assegnati alle diverse testate, se su richiesta dello sceneggiatore o con altri criteri. Considerando poi lo svolgimento della trama, si nota che il progetto dell'autore fila come un treno: voleva raccontare il periodo delle guerre indiane e lo fa alla grande! Una volta raggiunto questo obiettivo (le guerre indiane finiscono nel 1880) è ipotizzabile una conclusione della serie? Sarebbe assai spiacevole vedere la serie cadere in un medioevo oscuro privo di idee come già capitato ad esempio a Nathan Never o a Dylan Dog. Una logica e compiuta conclusione della saga consegnerebbe MV alla Storia del fumetto italiano come è accaduto alla mitica Storia del West. Cosa ne pensate? Credete sia possibile che ciò accada (magari assieme alla morte di Ned!)oppure ritenete che la logica di proseguire una serie "a tutti i costi" presente spesso in Bonelli colpirà MV? Credo che Magico Vento debba proseguire la sua corsa fin tanto che Manfredi avrà la voglia e l'entusiasmo di seguire e curare la sua creatura: sarebbe spiacevole vedere nomi diversi che si alternano sulle pagine della testata snaturandola o inaridendola (penso a Piani su NN o a Ruju su DD). Ottima è la totale esclusività della cura dei testi, che dovrebbe essere garantita dalla mancanza di speciali e/o giganti: Manfredi potrebbe curare interamente 8/9 storie l'anno delegando la sceneggiatura (ma solo quella, non il soggetto!) delle restanti a due autori affidabili (come Segura) e promettenti (Lugano). Chiudo qui la missiva, chiedendovi infine di pubblicare anteprime su MV e di comunicare eventuali date in cui sia possibile incontrare Manfredi o collaboratori in occasioni della prossima Cartoomics. Alla prossima!
Caro Massimo,
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Non è che Enoch, purissimo talento del comicdom
contemporaneo, abbia bisogno di un supporto come
sceneggiatore? E già che ci siamo, perché non
espungere dalle storie quel fastidioso
giovanilismo di maniera alla Sprayliz?
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per caso ho trovato l'indice analitico di Martin Mystère 1982-1992 e ho scoperto che avete pubblicato un sacco di "roba" fuoriserie... E' possibile sapere cosa avete pubblicato fino ad oggi 30/01/2001 su Martin? E' possibile sapere i prezzi di ogni pubblicazione ed eventualmente richiedervela?...
Spero proprio di si! Per favore fatemi sapere qualcosa al più presto...
Caro Marco,
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vi segnalo quella che per me è un'incongruenza di NN 116, "Viaggio nel tempo". Poichè Nathan Never e Martin Mystère ogni tanto si incontrano, si suppone che abbiano in comune il passato della terra. Ebbene, la spiegazione data alla scomparsa del tenente dell'aviazione Taylor nel 1945 fornita in NN 116 (finisce, tramite una distorsione temporale, nella giungla di Odaka e l'aereo si distrugge con lui sopra) contrasta con quella data nel MM bis 115, "Al Centro della terra", in cui si spiega che l'aereo dello sfortunato tenente era finito in un'altra dimensione e veniva addirittura usato da MM e compagni per tornare nel nostro mondo. Che il piano di Odaka abbia creato una nuova linea temporale? :-) Continuate così!
Nel quinto gigante viene spiegata la "rinascita" di Nathan, ovvero Nemo. Eppure non riesco a capire perche' Nemo abbia i capelli bianchi visto che lui, essendone il clone, e' venuto al mondo grazie al DNA di Nathan, che come tutti sanno i capelli bianchi se li e' ritrovati dopo la ben nota tragedia...
Un'altra incongruenza l'ho notata nell'albo 106, "Il patto" in cui Sigmund entra nel cyberspazio per rubare i dati su Kranio ai militari. Eppure mi sembra di ricordare che nel numero 27, 'Un mondo perduto', Sigmund e' tutto emozionato perche' solo in quel momento avrebbe messo per la prima volta i piedi (o in questo caso la testa) nel cyberspazio.
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