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DOPOLAVORO
APRILE 2000

La posta di uBC
Dialoghi nella rete/1
Dialoghi nella rete/2

In questa pagina:
A proposito
di vampiri...



Dopolavoro
Dialoghi nella rete/2  

Questo il secondo commento all'uscita di Dampyr (dal newsgroup it.arti.fumetti), che pone l'attenzione nei riguardi di una presunta errata interpretazione del mito del DAMPYR (e dei vampiri in generale) da parte degli autori. In difesa di questi ultimi anche una dotta disquisizione del Buon Vecchio Zio Beretta. :-)

A proposito di vampiri. . .


interventi di RRobe, Francesco Lo Cascio, Ombra e Vincenzo Beretta
dal newsgroup it.arti.fumetti

RRobe:
Oggi ho letto in maniera completa il primo numero della nuova testata Bonelli: Dampyr.

Che dire di buono? Che è un Bonelli come non se ne vedevano da anni, non tanto per la qualità assoluta della storia o dei disegni, quanto per essere una testata che sposta di qualche metro in avanti i limiti della Bonelli stessa.

In questo numero uno si vede gente impiccata, squartata, sparata, mutilata, due suicidi (di cui uno con pistola in bocca) una guerra attuale e vicina, un protagonista cialtrone e pezzente, una comprimaria "cattiva" per natura e un comprimario "cattivo" per scelta, un cast di personaggi secondari che non sembra intenzionato a lasciare facilmente la scena al protagonista, una testata che non ha il nome del protagonista, un tratto di disegno sporco e nervoso (dove quelli della redazione non ci hanno rimesso mano), una storia dai ritmi serrati e dal respiro "corto" (nel senso che in 96 pagine vediamo poco più di due notti), una qualità e professionalità nella narrazione che solamente le testate Bonelli serie (Tex, Magico Vento, Nick Rider, Mister No... per fare qualche esempio) possono vantare, parecchie buone intenzioni per il futuro. Innovazione, qualità e tradizione bonelliana coesistono bene su Dampyr, e questo è un pregio che sta diventando sempre più raro nelle recenti proposte di via Buonarroti.

Che dire di cattivo? Che i dialoghi sono chiaramente ingessati (quando agli autori Bonelli sarà concessa qualche licenza?), che molte vignette sono state pesantemente ritoccate, che il tratto di Majo non è ancora completamente maturo e non ha ancora raggiunto una sintesi tale da nascondere le sue carenze, che sarebbe stato bello vedere due grandi sceneggiatori come Boselli e Colombo ancora più liberi di esprimersi (perchè dare libertà alle cazzate di Enoch e non ad autori che hanno dimostrato sul campo di saper scrivere?), che il logo è molto brutto e che la copertina è fiacca (anche se stimo molto Riboldi) e che i redazionali offendono lievemente il mio intelletto.

Per ora Dampyr è bello nelle sue imperfezioni e nel suo coraggio, si spera che la strada intrapresa trovi sempre più audaci sbocchi narrativi e che i disegnatori che verranno (come l'imparegiabile Luca Rossi) sappiano catturarsi l'attenzione che meritano. Personalmente seguirò Dampyr per due ragioni diverse ma ugualmente importanti:
- perchè mi piace
- perchè mi sembra un prodotto realizzato da persone che conoscono il loro mestiere (cosa rara) e che nonostante vogliano "innovare" lo facciano rispettando tutti i principi di qualità e "sostanza" che hanno sempre contraddistinto le buone produzioni Bonelli fino allo sciaugurato arrivo della banda dei sardi.

Francesco Lo Cascio:
A me non mi ha fatto impazzire ma... concordo sul fatto che abbiano cercato di battere nuove strade. Personalmente non riesco a soffrire le serializzazioni... nonostante segua da vent'anni le pubblicazioni Bonelli. Pure JoJo va avanti da dieci anni però so che *prima o poi* si concluderà. Per quanto riguarda Dampyr, diciamo che è sì professionale, ma come al solito è pieno di riferimenti ad altri prodotti sia letterari che cinematografici, che per me sanno quasi sempre di furto.

E non mi è piaciuto il fatto che Bonelli nell'introduzione affermi che i vampiri di questa testata sono diversi, definendo quelli di Ann Rice (senza la quale i vampiri sarebbero ancora delle macchietta alla Cristopher Lee) vellutati (!!!). Francamente questo fumetto non ha modificato di una virgola l'idea che ho dei vampiri. Chissà cosa succederà quando gli autori leggeranno Dan Simmons...

Cmq ho apprezzato che la storia non inizi da un punto imprecisato della vita di Harlan ma proprio dal momento nel quale prende coscenza dei suoi poteri. Però l'ultima vignetta se la potevano risparmiare, non c'è nessun pathos ed è veramente banale e scontata.

Ombra:
Come fumetto non ho nulla da dire: bello.
Come appassionata di vampiri, beh... le citazioni e le tematiche vampiresche sono tutte sbagliate. A partire dalla parola Dampyr e dal significato che vorrebbero dargli. Ora , non voglio annoiarvi con righe su righe su cosa sia esattamente un *DAMPHIR* anche se, essendo logorroica, ovviamente saltero' dalla gioia se qualcuno me lo chiedera' (cito testualmente il nome da un libro -uno a caso perche' non e' l'unico che ho sul genere- autorevolissimo sulle leggende e i miti vampireschi, e oltre tutto mio padre e' nato in dalmazia e la leggenda del Damphir viene proprio da laggiu', quindi lui puo' illuminarmi -e l'ha fatto parecchio sui veri termini della sua lingua madre e delle astruse contrazioni e "rimodellamenti traduttivi" a cui certe parole sono sottoposte...

Ma se non vi rompe ve la dico la vera leggenda del Damphir, che tra l'altro e' parente stretto - nel senso che per un pelo non e' come lui- e allo stesso tempo nemico del Vurdalak...) ma da cio' che hanno detto di Anne Rice allo stesso significato che hanno dato a Dampyr (ripeto, *DAMPHIR*, e si leggerebbe dampir proprio e non dampair) posso garantire che, al di la' della qualita' fumettistica (indubbia) tutto cio' e' stato scritto da gente che non capisce un tubo delle leggende vampiriche e magari si crede esperto perche' ha visto un paio di volte il dracula di Coppola ( dai... magari ha anche leggiucchiato il libro di Stoker e lo ha trovato pure palloso perche' scritto in forma epistolare) ed ha visto "Intervista col vampiro" (senza sapere un tubo di Anne Rice, poiche' se avesse letto almeno la "Regina dei dannati" avrebbe visto cosa c'e' veramente sotto alla presunta "vellutaggine" di Lestat, e avrebbe conosciuto personaggi come Mekare e Maharet che di vellutato non hanno proprio nulla, e se poi conoscesse l'inglese e avesse fatto lo sforzo di leggere "The tale of the body thief" e "Memnoch the devil", due libri della saga di Lestat che si collocano tra la "Regina dei dannati" e "Pandora", purtroppo non tradotti in italia per scarso pubblico oltreoceano, avrebbe visto occhi strappati, corpi bruciati, morti orrende e mutilazioni, alla faccia del "velluto".

Cio' non vuol dire che debba piacere per forza, eh! Pero' prima di commentare sarebbe bene leggere tutto visto che Anne Rice e' una delle scrittrici che piu' ha dato al mito del vampiro, ed e' una base fondamentale almeno da conoscere per chi vuole scrivere *una serie intera* sui vampiri. Anche a me ogni tanto mi stucca la centesima scena pseudo omosessuale -come mi stuccherebbe la centesima scena di "i tuoi occhi sono come due laghi di montagna nei quali si riversa il fiume della vita" anche fosse eterosessuale - e vabbe', abbiamo capito che i vampiri per te sono asessuati quindi sono indifferenti alle differenze di sesso, Anne, ma BASTA adesso... e tengo a sottolineare che *adoro* Anne Rice, e chiunque abbia letto Rigelina se ne sara' accorto.)

Potremmo citare Barbara Hambly... Richard Matheson... R.Florescu, co-autore del bellissimo "Storia e mistero del conte Dracula"... e potrei andare avanti per altre cinquanta righe, ma vi risparmio lo stillicidio. Ora: non voglio dire che per scrivere una storia su un essere di fantasia (sia vampiro, lupo mannaro -perche' il licantropo checche' se ne pensi e' un altra cosa-) uno deve obbligatoriamente conoscere a menadito tutto cio' che e' stato scritto sull'argomento, anche perche' uno poi e' libero di reinterpretare come crede, no?

Pero' IMHO sarebbe meglio, specie da una casa editrice cosi' seria, e poi se proprio vogliamo beh... ok, non documentatevi cosi' tanto, ma almeno evitate di provare a spiegare cos'e' un *DAMPHIR* o a commentare la passata letteratura vampirica se non sapete di cosa parlate (mi rivolgo alla Bonelli non a voi!!!). Scrivete la vostra storia, fumettatela, vendetela e al massimo dite "questa e' una reinterpretazione del mito del *DAMPHIR"*". Non insegnate le cose ai puristi...

Quindi: IMHO, fumetto buono, pero' se scrivete una storia di vampiri o *peggio* date il via ad una serie prima documentatevi *bene*. A quel punto ognuno interpreta il vampiro come meglio crede, puo' anche farlo hippy, pero' cacchio, prima di renderlo hippy e quindi reinterpretarlo dovrebbe almeno sapere *le basi* della storia della mitologia vampirica.

RRobe:
Sul nome:
- il nome Dampyr e non Damphyr è un ovviamente un adattamento volta abvenire incontro alle limitate facoltà linguistiche del volgo, del resto anche Nick Raider si chiama Raider e non Rider per lo stesso motivo. Il caso di Dailan Dog-Dylan Dog ha insegnato qualcosa alla Bonelli.

Sulla natura del Damphyr:
Sono sicuro che Boselli e Colombo sono in grado di citarti a menadito ogni possibile versione delle varie storie che si raccontano dietro questa particolare sfumatura delle creature delle tenebre, ma quando si scrive un fumetto (specie un serial-popolare) si fanno delle scelte, scelte volte a rendere immediato e fruibile il personaggio e farlo apprezzare anche a chi magari di vampiri non ne sa nulla. Ricordati poi che proprio Boselli e Colombo sono gli scrittori di una guida vampirica molto bel realizzata che dovresti aver visto se segui Dylan Dog e i suoi vari speciali ed almanacchi. Ultima cosa importante da prendere in considerazione è che dietro a ogni mito si nascondono innumerevoli versioni e sfumature, i vampiri non sono necessariamente quelli della White Wolf o Lestat, anche gli autori che hanno creato questi universi hanno fatto delle scelte, includendo alcni particolare e sopprimendone altri. Insomma la "vampirità" non è un codice, non è un regolamento e non ha dogmi inviolabili.

Su Anne Rice:
Definire "vellutati" i personaggi di Anne Rice non mi pare un grave insulto, se io ti definissi vellutata posso assicurarti che non ti starei insultando... anzi! Del resto per quel che mi riguarda averi insulti ben peggiori da lanciare contro i vampiri fighetti e umanisti della Rice, di cui salvo il solo Lestat che proprio per la sua natura modaiola e stronza si autoesclude dallo stereotipo di vampiro "alla Rice".

Su la presunta mancanza di cultura degli autori:
Piano... rendere un prodotto fruibile per tutti non significa che poi io non abbia letto tutto lo scibile sui vampiri, tanto per farti un esempio io Anne Rice l'ho letta praticamente tutta (sono un masochista) ma questo non traspare assolutamente dalle pagine di Battaglia, tu hai sicuramente letto Matheson e visto "Il buio si Avvicina" ma questo non traspare dalle pagine di Rigel. Quindi pianino con le affermazioni, perchè sono sicuro ce se uno arrivasse da te e ti dicesse "Questa scrive di vampiri e ha letto solo il regolamento della White Wolf!" sono sicuro che ti farebbe girare i coglioni.

Vincenzo Beretta:
Almeno qui intervengo, anche se non sono ne' Boselli ne' Colombo :^)))

Innanzitutto, le "basi" della mitologia vampirica non esistono. O meglio, esistono in tutte le epoche e in tutte le culture miti simili che confluiscono in cio' che noi genericamente definiamo "vampiro", ma che in realta' e' un termine che definisce un concetto senza confini delimitati. Secondo Jung il mito del vampiro deriva dal desiderio dell'inconscio umano di simbolizzare al tempo stesso una serie di "pulsioni" (aggressive, sessuali...), di fenomeni (la rabbia intesa come la malattia...) e di una varieta' di situazioni religiose e sociali comuni all'inconscio collettivo dell'uomo ma non immediatamente spiegabili senza basi scientifiche.

I modi con cui tali elementi del vivere quotidiano vengono simbolizzati, pero', sono diversissimi, e variano di cultura in cultura. Il vampiro puo' essere bellissimo e seducente, o animalesco e bestiale. Puo' essere distrutto dalla luce del sole oppure fregarsene. Puo' essere respinto da simboli sacri oppure fregarsene pure li'. Puo' essere solo di sesso femminile, e in questo caso uccidere a squartamenti oppure consumando a poco a poco le energie vitali dello sfortunato che ha sedotto, e cosi' via. La lista potrebbe continuare all'infinito, ed e' inutile notare come alcune delle "descrizioni" del vampiro spesso arrivano a "sfumare" in quelle di altri mostri (come le succubi). Addirittura pare che il primo uso riconosciuto della parola "Vampyre" nella lingua inglese sia in un articolo pubblicato nel 1732 dalla rivista "Gentlemen's Magazine" dove venivano definiti "Vampyres" i burocrati e gli agenti del fisco che con leggi ingiuste "succhiavano il sangue" dalla popolazione uccidendo per fame e deprivazione i meno abbienti. Pensa un po'!

[Jung in realta' va oltre la semplice "proiezione", e arriva piu' tardi a definire il vampiro come "l'ombra" dell'anima umana, una contro-coscienza in cui tutti i valori vengono ribaltati: il giorno con la notte, la sana sessualita' con la lussuria, la ragione con la violenza, la vita con la morte ecc... Rappresentando cio' il vampiro genererebbe repulsione ma anche fascino poichè incarnerebbe i desideri proibiti dell'animo umano, ma da qui in avanti il discorso si fa complicato... :^D]

All'interno di un panorama cosi' vasto e' perfettamente normale che un autore "decida" quale sara' la sua personale mitologia del vampiro nell'opera che sta per scrivere. Lo ha fatto Bram Stoker, lo ha fatto Anne Rice, lo ha fatto Brian Lumley, lo ha fatto Quentin Tarantino e lo hanno fatto/faranno mille altri. Naturalmente tutte le leggende e i miti saranno correttemente riportati, ma solo alcuni saranno veri, mentre altri no. Inoltre, e' perfettamente possibile che nel corso delle sue "cerche" il protagonista scoprira' che alcune creature popolarmente indicate come "vampiri" invece vampiri non lo sono affatto (perche' magari sono demoni o non precisati esseri mannari).

Sulla preparazione di Boselli e Colombo sul tema del vampiro diro' solo che e' vastissima. Lo so perche' parte dei libri glieli ho forniti io, e la pur grossa massa di volumi da me prestata e' solo una parte di quelli che hanno letto. Cio' in realta' non significa nulla: una volta formatasi una cultura sull'argomento credo che ognuno ha il diritto e il dovere di reinterpretare il mito come meglio gli pare. Anzi, piu' il dovere che il diritto, dato che ci si aspetta almeno un minimo di lavoro creativo dagli autori (oltre che un po' di sorprese per i lettori!)

Per quanto riguarda la "citazione" dei vampiri di Anne Rice, essa e', per l'appunto, una citazione. Da "Vampiri" di John Carpenter, e per la precisione di una delle scene piu' ironiche del film: quella in cui James Woods "istruisce" il giovane pretino sui vampiri (piu' o meno suona cosi': "E, soprattutto, ricorda: i vampiri non sono checche vestiti di pizzo che vanno in giro a tormentarsi!" :^P) Ma al di la' di questo, non dimentichiamoci che questa frase viene pronunciata da un *personaggio* e come tale esprime tutt'al piu' una visione del mondo (limitata) del personaggio stesso, e non degli autori, che Anne Rice l'hanno letta di sopra e di sotto e non solo del ciclo dei vampiri (cosi' come io ho dato un altra visione del Talamasca nelle Storie da Altrove)...

Infine, per quanto riguarda il DAMPHIR, io ho trovato come forma non solo DAMPYR, ma anche DHAMPIR e pure DAMPIR "liscio". Lane Grate (cito il libro che ho qui sottomano, intitolato "Red as Blood - Towards a Junghian Intrepretation of the Vampire's Myth") lo definisce cosi':

"Il Dhampir e' un mito profondamente radicato nella cultura zingara (gipsy): il nascituro di un vampiro e di un essere umano - o "mezzo vampiro". Il tradizionale vampiro della tradizione zingara, il "mullo", e' invasato da un insaziabile appetito sessuale ed e' in grado di avere figli. Tali figli possiedono un discreto numero di poteri sovrannaturali che li pongono in vantaggio rispetto ai comuni mortali nella lotta contro i non-morti. I Dhampir hanno il potere di trasformarsi in un'altra creatura, generalmente un lupo (si tratta dello stesso potere posseduto dal "mullo"). Hanno inoltre la capacita' di individuare la presenza di vampiri nelle loro vicinanze, anche se questi ultimi sono invisibili. Secondo alcune fonti, qualunque colpo vibrato da un Dhampir contro un vampiro e' mortale per quest'ultimo, anche nel caso di un attacco a distanza come una freccia - o addirittura un colpo di pistola! Tradizionalmente lo scopo ultimo del Dhampir e' trovare il vampiro che lo ha messo al mondo e ucciderlo. Talvolta questo atto coincide con la morte del Dhampir stesso, mentre in altri casi "muore" unicamente il mezzo vampiro che e' in lui, ed egli torna a essere un normale essere umano..."
Ecc...

Come vedi Boselli e Colombo non si discostano di molto da questa descrizione, che comunque e' "una" tra le tante del Dampyr o come lo si vuole chiamare. Non c'e' una verita' assoluta nel mito, e soprattutto non credo che ci sara' mai in un mito cosi' complesso e diffuso come quello del vampiro. A meno che un giorno non ne cattureranno uno e non potranno cosi' studiarlo "scientificamente"! (blah! :^D)
 

 


 
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