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Il triangolo...
Se un oggetto può svanire alla vista di Dylan…


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Quest'autrice ha fatto parecchio discutere. Qualcuno profetizza che salverà le sorti di Dylan. Bisogna riconoscere che la ragazza accende la curiosità dei lettori, ma fare pronostici è prematuro. Limitiamoci a notare che ci sono degli elementi interessanti nel suo operato...

articolo di Daniele J. Farah

La critica mescolata ai complimenti che fino ad ora le è stata fatta è la seguente: "Bella storia, scritta molto bene... peccato che ci sia il solito raccontino finale da parte dell'assassino che ci spiega la rava e la fava sul perché e il percome ha fatto quello che ha fatto".

La critica è mossa, quasi come per dire che nonostante l'autrice abbia ormai ampiamente dimostrato di saper sceneggiare bene, sembra non avere sufficiente fantasia da elaborare un finale più inconsueto che possa sorprendere il lettore.

Se però facciamo un confronto fra i primi lavori della Barbato, DD167 "Medusa", DD172 "Memorie dal sottosuolo" e DD175 "Il seme della follia", ci accorgiamo che il raccontino dell'assassino non è così "solito". Anzi, si può riscontrare una componente ricorrente ed "insolita" che di conseguenza ci porta a pensare che forse quella della Barbato è una scelta ragionata.

I vertici del triangolo...
(DD167)
DD n.167:
"Medusa"

(DD172)
DD n.172:
"Memorie dal sottosuolo"

(DD175)
DD n.175:
"Il seme della follia"

Proviamo a pensarla in questo modo: viene indetta una gara fra cuochi di varie regioni e nazionalità. Il regolamento prevede di realizzare un prodotto culinario avendo come ingredienti fissi "farina e lievito". Per il resto possono aggiungere quello che vogliono, e il tutto nelle proporzioni che più ritengono opportune. Così ci sarà chi con acqua, sale, pummarola con la mozzarella in coppa consegnerà una bella pizza e chi invece, con uova, mele e quant'altro occorre si presenterà con una deliziosa torta. Come ovviamente possiamo renderci conto le varianti sono innumerevoli (pasticcini, biscotti, fette biscottate, del semplice pane bianco, semifreddi ecc...).

Ora osservando in quest'ottica questi lavori della Barbato, vediamo che la sua farina sono gli omicidi seriali e il lievito è il raccontino-risolutore dell'assassino. Quest'ultimo è infatti il punto in cui, secondo la visione dell'autrice, la storia si gonfia (lievita) al punto giusto per mantenere la tensione narrativa. Conservando questi due punti come una costante, il vero lavoro di scrittura della Barbato, si riversa su tutto il resto. In quest'ottica, criticare l'uso di farina e lievito, risulta scorretto: è ovvio che non potremo avere una grigliata. Se quindi accettiamo le regole della gara culinaria in cui la Barbato si è volontariamente cimentata, la nostra vera critica di degustazione si deve riversare su tutto il resto (proporzione degli ingredienti, giusti tempi di cottura, ecc...).

"il duello finale è sempre fra "il bello", "il cattivo" e "il brutto" che magari un po' cattivo lo è, ma è abbastanza buono da risultare nel finale il miglior alleato per "il bello"."
   

Ed ecco comparire la componente "insolita" di cui si parlava. Il raccontino finale dell'assassino non è la solita situazione in cui il cattivo punta la pistola verso il buono e prima di ammazzarlo gli racconta quanto triste è stata la sua infanzia. Solitamente in questi casi il buono tira un calcione e fa volare la pistola al cattivo che sorpreso dice: "Bastardo... mi hai fregato!". In questi tre albi della Barbato, è stata sempre inserita una "terza parte". Così il duello finale è fra "il bello", "il cattivo" e questa terza parte che potremmo definire "il brutto", che magari un po' cattivo lo è, ma è abbastanza buono da risultare nel finale il miglior alleato per "il bello".

Si viene così a creare una sorta di "triangolazione" che ne "Il seme della follia" possiamo trovare nella vignettona di pagina 77. In "Medusa" possiamo trovare nella prima vignetta di pagina 87 e in "Memorie dal sottosuolo" sempre nella prima vignetta questa volta di pagina 70. Come abbiamo saggiamente anticipato con la nostra metafora, le "proporzioni" degli ingredienti possono anche variare, quindi in "Medusa" le assassine sono le "due" sorelle della "brutta" Medusa. In "Memorie dal sottosuolo" vi sono "due brutti": Egon, il brutto nel corpo per l'eredità genetica che si porta dentro, ed Henna che invece era imbruttita e avvelenata nell'anima, per lo stupro subito.

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… é perché ci troviamo nel triangolo della Barbato
disegno di Piccatto - (c) 2002 SBE

Il lavoro della Barbato punta quindi sempre a raggiungere la fase della "triangolazione", con un elaborato sempre diverso, che, pur con qualche critica è comunque sempre di ottima fattura. Per esempio il "problemino visivo" di Dylan ne "Il seme della follia", ci ricorda quella storia in cui la moglie irlandese, poi defunta, di Dylan soffriva d un problema analogo che però era di natura biologica. Anche lei percepiva a livello cerebrale immagini fantasma in ritardo (se non addirittura in anticipo) rispetto alla vista oculare. Nel caso di Dylan il problema è invece di natura psicologica... peccato che la Barbato non abbia ripescato l'elemento, mettendo in bocca a Dylan qualche frase appropriata.

Molto interessante la figura di Murray, il cantante, che fra tutti i "brutti" creati dalla Barbato, si rivela sicuramente il più "affascinante" per la cura che gli è stata riservata nella caratterizzazione.

 

 


 
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