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Un viaggio nella memoria del tempo che fu...
Di opinioni, entusiasti e critici
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Sempre più spesso le storie di Paola Barbato dividono i lettori in due gruppi, a giudicare dai dibattiti nei forum della rete: gli entusiasti ed i fortemente critici.
Questo ci sembra emblematico di come quest'autrice sia la sola, negli ultimi anni, ad aver scosso la serie dell'indagatore dell'incubo dall'apatia e routine in cui è finita con il progressivo diradarsi delle apparizioni di Sclavi, grazie a soggetti che, nel bene o nel male a seconda dello "schieramento", non lasciano indifferenti.
Così è stato anche per questo speciale, che addirittura ha "osato" mettere mano a personaggi storici del periodo classico della serie, divertendosi a scoprire "cosa sarebbe successo se...".
Gli entusiasti vi ritrovano un Dylan fortemente coinvolto e vivo, in situazioni limite e con un soggetto "caratterizzante", che solo lui può interpretare e che non può essere trasposto in altre serie con degli investigatori per protagonisti. Con tante, forti emozioni in ballo (Lillie, Bree, Johnny e Xabaras in un colpo solo, solo per citare i personaggi più rappresentativi).
Si tratta, naturalmente, di opinioni e, quindi, se ne può discutere all'infinito senza trovare una verità, che non può esistere per la natura stessa del termine "opinione". E la nostra opinione è che con "La scelta" siamo di fronte ad una storia di elevata fattura, ma non a un capolavoro assoluto. Un episodio di elevato livello poiché ci ripresenta, in modo plausibile e credibile nelle immaginarie evoluzioni alternative, personaggi di grande calibro rimasti indelebilmente impressi nell'immaginario dei lettori. Con un Dylan che riaffronta momenti chiave della sua Storia con enorme sofferenza, lamentandosene con "la grande consolatrice" quando è lui, in realtà, a porsi quelle domande. "Se avessi seguito l'istinto quella volta... se avessi osato in quell'occasione... se fossi morto cosa sarebbe stato degli altri...". Dylan segue un percorso che lo porta a capire che non esistono scelte semplici o ottimali, che la sua sopravvivenza può significare la morte di qualcun altro (e viceversa, come nel caso di Virgil Bloch), che non si deve essere necessariamente degli eroi (cosa che lui non è mai stato, nel senso usuale del termine) sobbarcandosi il fardello di una decisione difficile. Il diritto di non esercitare scelte.
La sceneggiatura ha un elevato tasso di emotività e drammaticità, è scorrevole e di rapida lettura. Dopo "Necropolis" (n.212), un altro episodio che conferma il superamento del frequente rimprovero fatto alle storie della Barbato, di uno scarso adattamento al mezzo di comunicazione "fumetto" con spiegazioni-fiume ed un'eccessiva verbosità. Qui di spiegazioni non ve ne sono, neppure sulla situazione che apre la vicenda (come ci si è arrivati? Chi se ne importa! Ai fini della storia e del viaggio nel passato di Dylan è del tutto secondario). Luigi Piccatto ha firmato le sue prove più convincenti negli ultimi anni sempre in coppia con la Barbato (n.175 e n.191). La sintonia tra i due autori è forte, testi e disegni sono in simbiosi ed esaltano a vicenda la drammaticità, la disperazione e la vertigine. Pur in presenza di un'eccessiva stilizzazione, sintesi o imprecisione in taluni casi, questa è una di quelle situazioni in cui testo e disegni viaggiano di pari passo, dando un qualcosa in più della somma dei singoli elementi. Il viaggio di Dylan e della Morte nelle vite non vissute è reso con una suggestiva mezza tinta in acquarello. Piccatto convince meno, invece, quando ricalca lo stile dei disegnatori originari nel ripresentare le situazioni del passato (lo Xabaras adattato sul modello di Stano, in particolare, è deludente). Da rilevare la rappresentazione, ben diversa da quella solita, della Morte: restyling su iniziativa di Piccatto o su suggerimento della Barbato?
Alcune note conclusive a margine. Come dicevamo all'inizio, molti lettori sostengono che Paola Barbato stia cambiando Dylan e che le sue storie tradiscano lo spirito di Sclavi, con valide argomentazioni di cui, sinceramente e senza alcuna ironia, il sottoscritto ammira l'acume.
Vedere anche la scheda della storia
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