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" L'esodo"

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Cosa hanno in comune un ragazzina, un assicuratore, una parrucchiera, un disoccupto ed altri personaggi del genere? Perché a casa di Dylan Dog gli apparecchi sembrano funzionare da soli? Perché la gloriosa Royal Air Force è sulle tracce di Al Jone, il cavaliere elettrico? A questi interrogativi cercherà di rispondere ancora una volta il nostro Dylan Dog.

Tuoni e fulmini!
recensione di Marco Zucchi



TESTI
Sog. e Sce. Paola Barbato    

La trilogia sclaviana/brindisiana dei contatti con gli alieni, iniziata con Terrore dall'infinito, proseguita con Quando cadono le stelle e conclusa con Lassù qualcuno ci chiama, aggiunge un altro capitolo alla saga nella saga.

Qualcosa di diverso, con nuovi spunti, con nuovi argomenti che si vanno ad aggiungere a quelli già visti.
Con un punto in comune: la cocciutaggine, l'ingerenza, l'insofferenza, chiamatela come volete, usando termini più politicamente corretti ed altri meno, dei militari.
E chi meglio del colonnello Blackett poteva rappresentare questo aspetto? Infatti è proprio lui mettersi sulla strada di Dylan Dog, coinvolto suo malgrado in questa caccia al punto prescelto per il prelievo di una rappresentanza di esseri umani dagli alieni.

"L'autrice della storia ha creato un buon soggetto sorretto da una sceneggiatura altrettanto valida"
   
L'autrice della storia, Paola Barbato, ha creato un buon soggetto sorretto da una sceneggiatura altrettanto valida, in cui possiamo distinguere due fasi ben distinte: il racconto iniziale di Al Jone, racconto che si svolge in Cravenroad al N.7, e la fuga, prima attraverso Londra, poi nelle campagne inglesi.

Estremamente significativo è il delinearsi della fuga, sfuggendo ai corpi speciali, e aumentando la compagnia in fuga man mano che ci si avvicina al punto d'incontro: sembra di vedere in Al Jone, più che in Dylan, il pifferaio magico, che raccoglie non topi ma uomini, per portarli non incontro ad un tragico destino, ma verso un futuro migliore.

Ben scanditi sono pure i tempi, dedicando meno di due terzi dell'albo alla spiegazione di Al nei confronti di Dylan, e le restanti pagine alla fuga.
In tutto questo, nella richiesta da parte degli alieni di mettersi in contatto con degli umani, c'è comunque anche spazio per i sentimenti, come dimostrano Monroe e Al che tornano sui loro passi per recuperare Dylan, che già si era travestito per portare fuori strada la R.A.F..

Una storia che si fa leggere molto volentieri.



DISEGNI
Montanari e Grassani    

Montanari & Grassani: gioia e dolori.
Maestri della serialità, nonché della serietà.

Così iniziavo il commento ai disegni della storia da me recensita lo scorso anno. E ovviamente rimango del mio parere.

Il loro disegno è pulito, caratterizzato da tratti essenziali ma efficaci, il loro uso del nero applicato con dovizia e significatività, la semplicità del loro tratto, dove nulla è spinto all'eccesso.

Ovviamente come già sottolineato in altre recensioni del duo, il loro tratto ben si adatta a storie che fanno della linearità la loro forza. Ma come possiamo distinguere queste storie in maniera così semplice l'una dall'altra? Storie all'apparenza semplici nascondono un sottofondo psicologico, che comunque i disegni di Montanari & Grassani riescono a mettere in evidenza.

Certamente in maniera diversa da altri autori, ci mancherebbe; ma perché dovrebbero modificare il loro tratto in funzione di gusti estetici che, pur essendo diversi, sono comunque sempre soggettivi?

Ritengo ancora una volta di potere sottolineare come la loro prova sia di tutto rispetto, con quelle certezze che solo il loro disegno ci può dare: la giacca di Dylan Dog, macchia nera d'inchiostro inconfondibile, le loro rare inquadrature non lineari, per conferire dinamismo alla vignetta, sì, è vero, solo quando necessario, e quindi nelle loro storie, non in grandi quantità.

Ma sono tutti questi aspetti che ci permettono di continuare a considerare i due autori come punto di riferimento per la serie.



GLOBALE
 

Storia interessante, che ci consegna un senso di impossibilità di fronte all'accadere di certi eventi. L'esodo, titolo della storia, è significativamente rappresentante di quella fuga da un mondo non accettato verso un mondo migliore. È un qualcosa di biblico, che in effetti si ritrova nella scena dell'apertura delle acque, forse ultimo sforzo, non ci è dato di saperlo, di Al, che già in precedenza, pag.79, in una bellissima vignetta disegnata a due terzi da Montanari & Grassani aveva espressamente indicato l'idea di immolarsi al bene di questo gruppo di profughi (perché in effetti altro non si tratta che di profughi).
 

 


 
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