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Il lavoro di acchiappafantasmi è troppo faticoso e i metodi tradizionali sono poco efficaci? Volete una soluzione radicale al problema?
Ditelo con le bombe! :-)
The "serial" ghostbusters
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Se avete comprato questo albo attirati dalla firma di Manfredi che compare in calce a questo episodio, immagino sarete rimasti profondamente delusi. Il Manfredi che ha scritto questa storia di Dylan infatti non sembra nemmeno parente di quello che attualmente scrive gli episodi di Magico Vento. D'altra parte lo stesso Manfredi ha più volte dichiarato che il personaggio di Dylan non è nelle sue corde e che tutte le sue storie scritte per l'indagatore (tra le quali svetta in negativo la doppia "Aracne") sono semplici gialli che ben poco hanno a che fare con la filosofia della serie. E questo episodio tiene fede alla regola: dietro ad un titolo rubato ad una misconosciuta pellicola di un giovane De Palma (con la quale peraltro la storia non ha proprio nulla a che fare) si nasconde infatti un banalissimo thriller, con un Dylan nella parte del classico detective alla ricerca del serial killer di turno (in questo caso un serial bomber) che, come nella più ovvia delle tradizioni, lo prende di mira inviandogli messaggi anonimi (in questo caso puzzle anonimi :-)) per annunciare i suoi crimini. A partire dall'assassino, i cui metodi e motivazioni appaiono sinceramente forzati e superficiali, tutti i personaggi sono appena abbozzati e lo stesso Dylan si aggira per tutta la storia come un manichino. A noi lettori resta l'interrogativo di come sia possibile che Manfredi, come un novello Jeckill/Hyde, riesca a produrre sceneggiature dal livello qualitativo così diverso, passando dalla sufficenza striminzita al capolavoro. :-) Altre considerazioni, note, citazioni e incongruenze nella Scheda della Storia.
Seconda abbuffata (dopo il primo MaxiDD uscito l'anno passato) dei disegni nazional-popolari che da sempre contraddistinguono l'inossidabile coppia Montanari & Grassani.
Personalmente (al contrario dell'amico Marco Zucchi, autore delle recensioni delle altre due storie di questo Maxi) mi risulta estremamente faticoso apprezzare le uniche doti di cui il loro stile può fregiarsi (chiarezza e leggibilità dei disegni), in quanto continuamente distratto dalla totale mancanza di espressività dei loro personaggi e dall'ingenuità delle loro soluzioni grafiche. In aggiunta, in occasione delle storie contenute in questo albo, tocca segnalare anche la negativa novità con il quale hanno tentato un "aggiornamento" del loro stile: forse insoddisfatti dell'espressività dei primi piani del loro Dylan eccoli prendere in prestito alcune vignette di Bruno Brindisi. Almeno non si può dire che non sappiano scegliersi i giusti modelli! :-) Nonostante questo secondo Maxi Dylan Dog presenti un livello medio delle storie superiore a quello del primo (soprattutto in virtù della presenza del pur non eccelso episodio scritto da Sclavi) l'impressione è ancora quella di trovarsi di fronte ad un contenitore fatto su misura per contenere l'iper-produzione standard della coppia M&G. Ribadiamo quindi, nuovamente, che è un peccato non sfruttare, anche solo una-tantum, l'opportunità di questa testata per proporre una lunga storia scritta appositamente (come nel caso dell'ultimo, ottimo, Maxi Mister No). |
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